Chi sei?/Trattieni i miei sogni

LibroCarissimi,  purtroppo Vi devo abbandonare due giorni. Vado a Roma per  ragioni di lavoro, ma spero che il viaggio mi doni qualche bella parola da mettere sulla carta e da condividere con Voi al mio ritorno. 

Vi lascio ancora un colloquio…  che spero sia di Vostro gradimento.

Dalla poetessa…

Chi sei?

Non so
se sei la morte
forse la vita sei
ieri solo bellezza
oggi tutto l’amore
e nei tuoi occhi
vedo un dolore
che assomiglia
all’anima

E da me…

Trattieni la pagina

Forse sono il destino
e la polvere indelebile
che mi scrisse.
Trattieni la pagina
prima che il libro
si chiuda e sentirai
frusciare i miei sogni.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-ventottesima parte)

Santone cinese


L’eremita
Io non riesco a capire nemmeno i miei… l’unica cosa che ho compreso e che più cerco di soddisfare quelle che credo necessità primarie… più rimango all’asciutto… così mi sorprendo del fatto che in una precarietà estrema la vita vada avanti… ci siano sempre delle novità… belle o brutte non importa

Abelardo
La vita è un soffio di vento, ma non il vento che pensi tu… è un vento ristoratore che non si placa e che arricchisce le cose col suo passaggio…non lascia mai indifferenti…. perché è come se avesse un’intelligenza che cattura…e gli uomini non sanno che farsene…di questa energia senza confini… non sanno come abbandonarsi e fanno resistenza inutilmente…non è la vita che va avanti lo stesso… ma siamo noi che andiamo avanti perché il vento non si ferma… perché noi siamo la vita che si trasforma senza requie in una materia sempre più pura, sempre più lontana da quella che era una volta, ma nello stesso tempo in attesa di scoprire l’origine del vento. In questo volo non siamo partiti e non atterreremo mai; il cielo ci invita a restare in un luogo da cui non ci siamo mai mossi, né mai ci muoveremo… anche se il vento sembra sballottarci qui e là.

L’eremita
Ma allora la terra sotto i nostri piedi è soltanto un’illusione…

Abelardo
È solo una parte del cielo che attraversiamo con la morte… come se fossimo a testa in giù per un attimo di eternità e poi la nostra origine si capovolgesse nel silenzio; siamo uno specchio dei viventi che camminano e non sanno che la loro ombra è pure la nostra ombra; entrambi vediamo soltanto ciò che ci accompagna senza stancarsi mai, una traccia scura che s’imprime nella polvere sino a sigillare un legame…E anche noi sulla testa abbiamo un cielo che è difficile raggiungere, perché ci vuole tempo per appartenere a ciò a cui già si appartiene… il tempo dell’eternità.

L’eremita
La terra è solo una striscia di infinito ove camminano all’unisono i morti ed i vivi in posizioni opposte…

Abelardo
Con la morte i destini si sono divisi… solo nel Paradiso terrestre Dio camminava insieme all’uomo nel Giardino… ora Dio è in quell’ombra che unisce anime inconsapevoli…si allunga e si accorcia Dio… sino a scomparire, ma quando scompare la morte e la vita si incontrano senza compagnia dell’ombra, come un’unica statua protesa in due direzioni che poi sono equidistanti dal centro della sfera.

L’eremita
Mi sembra di vederla quella statua bianca e a forma di colonna con delle scanalature perfette…mi domando chi sia colui o colei che…che condivide la mia ombra…ma forse le anime non hanno sesso ed è riduttivo pensare allo spirito in termini umani.

Abelardo
L’ombra è già spirito, se ci pensi, non ha consistenza e per quanto tu possa cercare di catturarla, sei destinato all’insuccesso; così è per l’anima che cammina sui tuoi passi: non potete disgiungervi in questa vita e non vi riunirete nell’altra, tu avrai un’altra ombra da condividere e così fino alla fine dei tempi… quando verrà l’Agnello le anime dei vivi e dei morti formeranno un nuovo altare circondato dal cielo dei vivi e dei morti… il sangue dell’Agnello scorrerà e le estremità dell’altare si toccheranno finalmente e le tavole della legge mondana coincideranno con quelle della legge divina… perché i vivi ed i morti sono in fondo la giusta unione dei comandamenti dell’Universo.
L’eremita
E tu sai quando tutto questo avverrà?

Abelardo
Guarda che è già avvenuto…la vita è un sogno come ti ho già detto ed il verbo venire, come sicuramente ricordi, ha tanti significati tra cui quello di ritornare…l’Agnello ritorna a bagnare col Suo preziosissimo sangue ciò che è già insanguinato dalla notte dei tempi…Adamo sognava quando è arrivata Eva che era già parte di lui… così noi tutti sognamo ciò a cui apparteniamo dalle radici alle stelle… l’Agnello tornerà a svegliarci o forse a farci mutare sogno… chi lo può sapere…

L’eremita
Allora in fondo Dio si diverte a giocare con noi dormienti facendoci credere di poter cambiare il corso della realtà… allora tutti i nostri sforzi sono inutili e destinati nella migliore delle ipotesi a coronare qualcosa che non è reale

Abelardo
Queste sarebbero conclusioni corrette se noi conoscessimo il sonno  e la veglia, la realtà e la fantasia, e quale sia il gioco di Dio…ma noi non sappiamo nulla di tutto ciò…conosciamo solo lo scopo finale che è l’Amore…e se ci pensi bene non ci sarebbe molto gusto a conoscere prima il percorso… anche per Dio in fondo non sarebbe divertente… noi siamo una particella dell’infinito e come l’infinito non conosce una direzione, così è anche per noi… Dio stesso non sa dove stiamo andando… sa soltanto che andiamo verso di Lui perché l’infinito non ha una direzione, solo un centro che cattura ogni dimensione dello sguardo e alla fine abbraccia ogni punto di vista… perché chi gira intorno a sé resta fermo in un punto e quel punto è allo stesso tempo perno da cui si dipana l’immensità.
E puoi dare le spalle alla luce, ma basta che la luce giri e te la ritroverai in fronte, anche se repentinamente ti volterai ancora verso l’ombra…la luce ti scalderà le reni e ti sorreggerà mentre vagherai a tentoni in un buio provvisorio…e tutto ciò accadrà anche qualora tu decidessi di rimanere immobile…per questo ruota la sfera, per sopperire alla stanchezza dell’uomo e far fronte all’’impazienza di Dio che ci vorrebbe già pronti per le divine armonie.

(continua)

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-ventiseiesima parte)

Ginestra su vulcano

L’eremita
Ho paura di perderti anche se non esisti… ho paura di non avere più speranze… di sapere che non ho più tempo di tornare quel che ero e che non sono più… ho paura di dire che il tempo è finito… che i conti non possono essere più pareggiati dall’essere buono che c’era in me… ho paura di guardarmi allo specchio e di vedere che ormai sono soltanto un grassone vizioso… ho paura di pensare che se io scomparissi… che in fondo la terra non ha alcun bisogno di me… sempre che lo abbia mai avuto… in effetti sono stato da subìto un pesce fuor d’acqua

Abelardo
Bella immagine la tua… anche Gesù lo è stato… un pesce fuor d’acqua, ma era il pesce della pace destinato a morire prima degli altri…e a rinascere.
Tu come Lui non sai respirare in questo mondo… che ci vuoi fare? Dio ha voluto che vivessi in apnea, che respirassi il Suo spirito… e tu non lo vuoi? vuoi morire due volte… non saresti il primo… tanti hanno rinunciato a vivere davvero… e per che cosa poi?

L’eremita
Per scrivere le tue parole forse… finché vorrai dettarmele… non ti sembra un buon motivo?

Abelardo
E tu credi che la via della perdizione sia necessaria per scrivere le mie parole? mi stai dicendo forse che ti sto aiutando a dannarti?

L’eremita
Certo che no… a dannarmi no… ma forse ad accettare la dannazione cui sembro inevitabilmente destinato… forse qualcuno ha aiutato anche Giuda ad accettare di poter tradire Dio…

Abelardo
Non sono così certo che Giuda sapesse Chi stava per tradire… però è anche vero gli uomini tutte le volte che commettono un peccato sanno benissimo di tradire la fiducia del Signore… e non hanno bisogno di alcuno aiuto psicologico… lo fanno e basta… o meglio sembra che basti… ma i peccati si accumulano finché… non ci crederai… l’anima non li può più contenere e vanno ad inflaccidire il corpo… spezzano anche le ossa sotto il loro peso… ed una dieta non serve proprio a nulla… ci vorrebbe un cambiamento della vita… così per te… ti vedì grasso… ma in realtà non è soltanto il cibo che ti uccide piano piano… sono le bugie che la verità rimasta dentro di te non riesce più a tenere in scacco… fuoriescono da tutte le parti… e la pancia ti duole e si ingrossa… per forza è già tanto che non sia ancora scoppiata… e a contemplarla solamente certo non si riduce…

L’eremita
Ti ricordi di quando mi hai mandato in eremitaggio? Lì avevo perso diversi chili… avevo certo molti timori, ma dal desiderio di morire sono passato alla paura… e mi è ritornata la voglia di vivere… forse ogni tanto Dio ci mette la mano sulla testa per ricordarci che la vita è un dono prezioso.

Abelardo
Quando Dio ha deciso di darci la vita in realtà ce l’ha tolta… nel Paradiso  Terrestre Adamo ed Eva erano immortali… ma nel momento in cui è finita la vita eterna,  ce ne ha restituita una apparentemente mortale; come la rigiri… la rigiri… vita e morte si alternano e giocano a nascondino reciprocamente… non si può mai sapere dove inizia l’una e comincia l’altra…e tu sai che il mare è come una ginestra sapiente che invita i vulcani a rispettare l’habitat del mondo… c’è sempre il mare dove finisce la terra… sole e sale si alternano senza sosta nell’onda che scorre senza saper dove… senza sapere il perché di tanto moto irrefrenabile

L’eremita
E se non ci fosse quel moto il mare non si distinguerebbe dalla terra…insomma mi vuoi dire che ogni circostanza per quanto spiacevole è naturale ed esiste di necessità…

Abelardo
Anche tu esisti di necessità…perché Dio ne ha sentito il bisogno… la necessità del mondo coincide con i bisogni di Dio… è per questo che spesso non riusciamo a comprendere la ragione delle cose… come si fa a capire i bisogni dell’eternità?

(Continua)

Nel giardino/Adamo

giardinoCarissimi, tante volte su questi fogli virtuali facciamo riferimento al passato, a figure di un tempo mitico e lontano per cercare là una risposta, forse un conforto ed anche una conferma di quel che accade nel nostro quotidiano…c’è sempre qualcuno che prima di noi ha immortalato un sogno, un dolore, un amore, un frammento di Dio nel quale immancabilmente ci riconosciamo e sentiamo che quelle sue parole ci appartengono. Così, come per magia, i grandi classici non sono più omoni troppo alti da guardare negli occhi, ma ci si accorge che hanno il nostro stesso cuore, hanno provato il nostro stesso patire e tutto ciò grazie all’alchimia propria della parola, che fa sì che ci si incontri e ci si prenda in braccio a secoli di distanza. Del resto l’uomo è sempre uguale a sé stesso ed il passato non solo contiene una lezione, ma è consolatorio di una realtà che a tratti, come scoprirete nel prossimo duetto, può non essere quella che avevamo progettato o sognato. Quel che è certo è che nella parola dei Grandi si trova sempre una straordinaria consolazione per la nostra anima, perché la lettura ci guida a ragionamenti e riflessioni che portano comunque a trovare soluzioni anche  se talvolta lontane da ciò che si era desiderato. Capita così che durante il giorno riaffiori alla mente un’immagine, un’eco di ciò che anni fa si è letto, un verso custodito nei recessi del cuore e da quell’icona, da quel verso nasce a poco a poco una lirica, una consolazione dapprima per la nostra anima, un dono per voi con tutto l’affetto di cui siamo capaci…solo per continuare il dialogo con i Grandi che ci hanno preceduto e che non smettono mai di essere Maestri nel trasmetterci emozioni.

Così scrive  la poetessa ed io mi associo…

 Da me…

Nel Giardino
(Un amico di Renzo)

Colono
nel Giardino
ove crebbero
le erbacce
non piantai
i semi buoni
prima della peste.
Stanchezza
e steccato
ammalorarono
nell’anima mia
gemente
senza pianta
e senza frutto.

E dalla poetessa…

Adamo

Chiuso hai la porta
del giardino
con la dolcezza
d’un battito d’ali.
Nel pozzo profondo
getterò ora la mia
anima, perché non veda
la Tua assenza
che opprime come
un laccio la gola
il mare chi annega
il sogno che finisce
quando sappiamo sognare.

Prima che il sole tramonti/Semidio

Contiamo cara Paola sul Tuo prezioso apporto perché Tu insieme a Marta e ad Alice siete il nostro futuro.

La poesia eterna l’essere umano, ma ci vogliono pur sempre altri esseri umani che continuino a leggerla e ad amarla, perché diversamente anche le liriche muoiono unitamente ai libri che le contengono.

Dalla poetessa…

Prima che il sole tramonti

Ogni giorno
sconto una pena non mia
e nasco naufraga
ogni giorno non mio.
Nulla m’appartiene.
Perché?
La risposta è là
in quella stella
impassibile.
Il dolore
è uno specchio
d’ombra di luce.

 

E da me…

Semidio

Anche
il tritone
invidioso
passò
tra le onde
dalle note
alle stelle ridenti.

In uno specchio/Lazzaro

Siamo veramente inebriati da tante geniali ed ineccepibili interpretazioni.

Tutti voi recate un incredibile contenuto… Emilio ha proprio ragione! E spero tanto che ve ne rendiate conto sino in fondo e che possiate provare anche una minima parte della gioia che procurate a noi che stiamo sognando.

Il prossimo duetto che Vi propongo è arduo assai; o almeno così dice la poetessa che della mia povera lirica ha voluto un’interpretazione autentica. Io invece confido nella vostra bontà e nel Vostro impegno, ma se sono così indecifrabile, tiratemi le orecchie  e perdonatemi.

Dalla poetessa…

In uno specchio

 Lo specchio riflette
due corpi
ma se guardi bene
un’anima sola
vedrai:
si accarezza
si muove sinuosa
ed è occhi, mani, labbra
e la pelle profuma
di muschio.
Poi si corica,
l’anima.
Lo specchio si rompe:
un’unica voce
e mille schegge
di luce.
Nell’aria solo l’eco
di un nuovo inno
alla vita.

E da me…

Lazzaro


Come uno specchio
spezzato finì
Lazzaro
prima d’essere
ricomposto
e così
l’anima nostra
dopo
la dolce fine.

L’eremita (Seconda parte) (Atto unico-scena venticinquesima)

Abelardo
Tu sei la mia voce… io non parlo più da tanto tempo… hai una bella responsabilità ed una missione importante… senza di te non so neppure se mi sarebbe concesso di… di tornare ancora qui

L’eremita
Quando ci siamo incontrati mi hai detto che c’erano anche altre persone che avevano bisogno di te…

Abelardo
É verissimo… ma non ti ho detto come avrei potuto aiutarli… io ti stavo aspettando… ti aspetto da tanto tempo… perché il mondo ritorni a pensare alle cose di Dio… e continuerò ad aspettarti finché avrai il desiderio di tornare in questo luogo…la tua sete di Dio tiene in vita anche le mie parole.
Ci ritroveremo tra un anno, tra un secolo, tra un’ora… non importa… il tempo non conta… conta soltanto che gli uomini non rimangano senza l’eternità… e tu puoi essere quel piccolo raggio che collega la perdizione alla salvezza.

L’eremita
E se io non volessi partecipare al tuo progetto? se non avessi più voglia di… qualcuno prenderebbe il mio posto oppure tutto ricadrebbe per sempre nelle tenebre?

Abelardo
Tu conosci la risposta… sai dove l’ombra si riposa e non è detto che trasalisca… la verità è un momento e si addipana nel sogno dell’uomo… non so dirti se il sole sarà più o meno contento di scaldare la terra senza di te… perché il sole non ha sentimenti…. ma il cielo ce li ha anche se noi possiamo vederne solo il colore…. ed è un colore rassicurante… non  trovi?

L’eremita
Sei sempre più incomprensibile… tanto che mi chiedo se tu sia soltano il parto della mia mente sconvolta… una guida nel mondo nuovo della follia… mi chiedo se il libro che tu mi hai dettato in realtà non sia che un espediente per ritardare la fine… in attesa di che cosa poi… non so. Forse era meglio farla finita… al tempo che ci siamo incontrati… sempre che ci siamo davvero incontrati… dubito anche di questo.

Abelardo
Anche Dio sta riposto nel tuo cuore: tu non lo vedi, ma Lui c’è; ti servirebbe a poco negarne l’esistenza…perché Lui non ti ha rinnegato e non ti rinnegherà anche se continuerai a mantenere le distanze… sei libero di farti amare in lontananza, così come di sparire dall’orizzonte… tanto l’orizzonte non esiste… puoi urlare nel buio fino a diventare afono, ma se urli  è per essere ascoltato… se stai muto invece è per ascoltare… anche se sei libero di pensare ad altro… ma che cosa è poi questo altro se non una proiezione immaginaria di qualcosa o di qualcuno che vorresti ascoltare?
È il tuo desiderio di me che mi dà esistenza nel tuo cuore… finché avrai desideri io ci sarò, anche se tu non potrai vedermi, anche se mi allontanerai a tratti per abbracciare quella che tu credi essere la realtà… ben per te… ma io resterò il più vicino possibile.

(continua)

Nello stesso arco/Sogni proibiti

Rimaniamo stupefatti di fronte al Vostro calore ed impegno e non possiamo che cercare di darVi un altro motivo per rinnovarli.

Salutiamo tutti gli amici, sempre col dolore nel cuore di non poterli raggiungere tutti, ed in particolare ringraziamo un nuovo amico, Renato, che si è aggiunto alla nostra festa.

Da me…

 Nello stesso arco

Riposa
il tuo arco
oh Ulisse
e Amore
ne farà
due corpi congiunti.
Combatterai così
soltanto
il desiderio
del mare
e Penelope
di te
che un talamo
scolpito
non trattenne.

E dalla poetessa…

Sogni proibiti

Nel sonno mordi
la mia innocenza,
tu,
febbrile bellezza
tragica e terrestre
non mio forse
e forse troppo mio
ora che cola tra le sbarre
del sacramento
il miele della purezza che
più non torna
più non torna

In questa radura/Picnic

La poetessa ha voluto replicare ad una mia lirica che alcuni di voi già conoscono per averla letta ne “La mia bottiglia” ed io non posso che proporle entrambe… con infinito affetto per tutti Voi

Da me…

In questa radura

In questa radura
coperta dal vento
vorrei concepire con te
e poi vederti
partorire
un bimbo
già vecchio
sul plaid spiegazzato.
Saprei allora
che tanto amore
non è stato vano
nemmeno dopo
la nostra morte.

E dalla poetessa…

Picnic

Mi sbricioli
Su una coperta
Consunta e lisa
Assetato d’amore
Mentre mordi
Un pane sapido
Di vita

L’eremita (Atto unico) (Scena unica-parte ventiquattresima)

Abelardo
Mi sembra che tu sia disperato e non ne capisco la ragione…

L’eremita
Mi sento escluso, emarginato ed ho voglia di fuggire, ho una gran voglia di fuggire.

Abelardo
Il mondo è rotondo e quindi… a forza di fuggire ritorni sempre nello stesso punto…per vivere ci vuole coraggio… il coraggio di affrontare il punto da cui siamo partiti.

L’eremita
Tu credi che possa servire a qualcosa?  Se è vero quel che dici… se il punto di partenza e quello di arrivo alla fine coincidono… si sa già come andrà a finire… vivere allora che senso ha?

Abelardo
Nel tuo percorso puoi sempre guardare le stelle e domandarti come si fa a raggiungerle…credi che sia un buon motivo per camminare?

L’eremita
Se le stelle sono state messe lì per me… può essere una buona ragione… e lo stesso potrei dire se anche loro mi guardassero e si ponessero le mie domande… le mie stesse domande… sarebbe bello se tutti gli elementi dell’universo si interrogassero ogni giorno e così potessero trovare il loro senso.

Abelardo
Le domande sono già una bellissima relazione in effetti… ma se le stelle non brillassero, e gli uomini non potessero abbracciare la luce, non ci sarebbero domande né risposte… ricorda… la luce prima di tutto… nel buio si trova il puro pensiero… gli esseri sono già uniti e nella unione trova un senso la loro relazione… voi siete ancora alla ricerca ed il percorso sulla terra è utile a ritrovare l’origine… un ricongiungimento che basti a se stesso.

L’eremita
Sei piuttosto oscuro…

Abelardo
Hai ragione… le mie parole non riguardano la vostra dimensione… mi sono fatto prendere la mano… ma quel che è importante alla fine dei conti… è che può valere la pena di vivere anche se solo… per interrogarsi… ogni domanda arriva a Dio con tanta potenza che la risposta… sta nella bellezza del creato. E tu puoi essere bellezza… sei bellezza… nel momento in cui susciti una domanda ed una risposta. Non puoi nemmeno immaginare quante volte accade ogni giorno e ogni notte… che qualcuno si interroghi su di te… fosse anche “soltanto” Dio.

L’eremita
Ma ciò non mi consola… io non mi sento bellezza.

Abelardo
Importa ciò che tu sei… non ciò che tu senti di essere… i sentimenti sono mutevoli… l’essenza rimane in eterno… l’emozione del cuore è solo bagliore di ciò che rimane ed è sempre stato.

L’eremita
Sai che cosa vorrei? vorrei che le tue parole non rimanessero nel buio di questo confessionale… vorrei che portassero la speranza a chi sa accoglierla meglio di me… io non so aprire le mani… da troppo tempo mi abbraccio come in una morsa… e sono forse l’unico… quasi potessi fermare il tempo che corre inesorabile.

(continua)

L’eremita (Atto unico) (Scena unica-ventitreesima parte)

L’eremita

Ci sono momenti in cui c’è un silenzio… un silenzio che senti il progetto di Dio… anche se sai soltanto che sta tra la vita e la morte… e la realtà è solo un rumore fastidioso di cui non vuoi conoscere il significato.

Abelardo
Sono momenti in cui non si attende più di essere anelli di una catena… ciò non toglie però che sia una mera impressione… la catena rimane e noi non possiamo spezzarla… ma il nostro piccolo anello diviene un luogo circoscritto e lo scorrere del tempo perde significato…

L’eremita
Proprio così…sono momenti eterni in cui non conta neppure il nostro nome… in cui Dio potrebbe prenderci e non ce ne accorgeremmo… la mente si spoglia dei nostri progetti che sono sempre da realizzare… ed il cuore di Dio si avvia a prendere una decisione anche per noi.

Abelardo
Meglio arrivarci preparati ai momenti di cui parli tu… si può fare, lo sai?.. Se il tuo cuore può prefigurarsi un futuro nonostante tutto… tutto quello che c’è stato prima intendo… se sei riuscito prima a smettere di condannarti.
Non è poi così difficile se riesci a comprendere che non sei giudice di te stesso… che non c’è nulla che il tuo giudice non abbia ascoltato e perdonato.

L’eremita
Ma che cosa mi resta se non posso più peccare? se mi trattengo dai piaceri che desidero e di cui forse più che non voglio, non sono capace di pentirmi veramente?
Io non riesco a vedere una strada di oblio per l’anima di un peccatore… non posso cancellare quel che sono, anche se lo vorrei… e non puoi farlo nemmeno tu… non puoi rimettere i peccati di chi si confessa per paura e sa con certezza che tornerà a peccare perché lo vuole… perché nella sua vita non c’è altro che quel momento di emozione…

Abelardo
L’emozione è un riflesso di Dio… ma solo un riflesso che pur ci allieta la vita… e anche Dio Si emoziona e Si è emozionato anche durante la vita terrena… ma anche le emozioni di Cristo non furono durature, si scontrarono alla fine con la morte… quelle che vennero con la risurrezione invece sono ancora parte di un sogno infinito di bellezza e di gratitudine per essere Cristo tornato ad essere partecipe dell’eternità.
Ti parlo di un sogno, perché voi lo chiamate così, ma in realtà quando vi addormentate sperimentate per un breve tempo quel che sarà il vostro futuro. Per questo si dice che i sogni sono premonitori, anche se il futuro è già lì che vi aspetta.
Ora… che cosa può sognare chi è deluso dalle sue scelte seppur irrinunciabili?
Per progettare buoni sogni ed un buon futuro devi poter dormire tranquillo…
A questo serve la fede, a credere nonostante tutto di potersi ricongiungere a Dio… e la fede svanisce non tanto quando non osservi i precetti di Dio… ma quando credi di essere dannato irrimediabilmente per non averli osservati… che ti serve infatti credere in un Dio a cui pensi di non poter arrivare più?
E chi non crede più, non sa nemmeno perché dorme o perché sta sveglio… vegeta in attesa di una fine che ritiene crudele ed imminente, senza quindi uno scopo, senza che uno scopo qualsiasi possa avere un senso… in questo stato sei più che morto, perché i morti sanno esattamente dove sono e che cosa fanno, più dei vivi, te lo assicuro.
Prima di sognare prega, anche se la preghiera ti pesa e ti sembra senza un senso immediato, Dio entrerà nel tuo sogno e ti mostrerà che cosa potresti ancora essere… poi svanirà con la luce del mattino… perché la scelta spetta soltanto a te… ma ti rimarrà nel cuore un sapore… il sapore del futuro a cui sei chiamato… e potrai continuare a ragionarci sopra, anche se non lo ricorderai… perché quel momento deve ancora venire, se tu lo vorrai… prega senza preconcetti, anche con il cuore vuoto di gioia: si riempirà con qualcosa che non riuscirai a dimenticare nel sogno di qua, nella vita di ogni giorno che la Luce comunque accompagna.

L’eremita
La tua parola è una musica dolce che però non riesce a far presa sul mio cuore.

Ho ingoiato la penna di Dio/Nei miei occhi

Tre notti fa mi sono svegliato con un pensiero che dovevo mettere sulla carta e così ho fatto.

Ieri notte è successo anche alla poetessa…

Nessuno di noi ha comunicato niente all’altro fino a stamattina.

Lascio a Voi, amici carissimi, giudicare l’esito… non tanto dal punto di vista stilistico – perlomeno la mia  non può dirsi una lirica – ma in quanto alla comunanza dei contenuti.

 

Da me…

Ho ingoiato
la penna
di Dio
voleva aspirare
l’anima
ma il pennino
era secco
per scrivere
il reame
degli Angeli

 

E dalla poetessa…

Nei miei occhi

Scrivi sull’anima
sul cuore incidi
lettere d’Amore:
la Tua Parola
egli leggerà
negli occhi
leggera sulle ali
di un pentagramma

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-ventiduesima)

L’eremita
Questa è bella… non l’avevo mai sentita!

Abelardo
Se esiste la certezza deve pure esistere anche il dubbio…
E se noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio… anche Dio è a nostra immagine e somiglianza… di qui non si scappa.

L’eremita
E pertanto se noi abbiamo dei dubbi ce l’ha anche Dio e viceversa… e se Dio possiede delle certezze anche noi ne possediamo a nostra volta…

Abelardo
In qualche misura… è proprio così… ma non del tutto.
Noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio… ma l’immagine di una cosa non è esattamente quella cosa… e infatti si parla di somiglianza.
L’immagine può essere più o meno nitida… è la somiglianza che ci deve incoraggiare… ma anche far pensare che ciò che si trova nella testa di Dio… sempre che si possa dire così… è qualcosa che somiglia ai nostri dubbi… è un’immagine più o meno nitida dei nostri dubbi.

L’eremita
Sarà certamente più nitida…

Abelardo
Tanto nitida che potremmo definirla come un dubbio assoluto… ma siccome non può esistere un dubbio assoluto, a meno che non si rinunci a credere  nella certezza assoluta… in Dio certezza e dubbio coincidono perfettamente e si annullano… per così dire… in Ciò che É e che sfugge ad ogni nostro tentativo di definizione… Così anche i nostri dubbi alla fine dei nostri giorni terreni saranno annullati in Lui.

L’eremita
Tutto ciò può valere per ogni manifestazione dello spirito, sia essa positiva o negativa… anche per l’amore o l’odio… per il bene e per il male… per la pars destruens e construens che è in ognuno di noi…

Abelardo
Gli opposti si annullano in Dio… è giusto… ma ricorda sempre che il Nulla è Ciò che É: e se il buio si annulla con la luce… rimane pur sempre ed inspiegabilmente la Luce: in Dio l’Amore trionfa sempre ed ogni lotta per quanto terribile ha una fine scontata e benevola.
Così è per te che sei a Sua immagine e somiglianza: lo spirito è un nocciolo duro ed incorruttibile, ma perché divenga seme nella Vigna del Signore devi averne cura e perseguire sempre la rassomiglianza; chi si stanca fa sbiadire l’immagine fino al punto di non riconoscerla… e se non la riconosci più nemmeno tu… che potrà fare Dio che… ti assomiglia?

L’eremita
Mi condannerà… ma questo l’ho già capito e me ne sto… tanto non c’è verso di impedirlo… io sono nato per morire dopo aver sofferto inutilmente, dopo aver offerto la mia vita alla malevola incoerenza… l’imperfezione uccide sai… molto più della morte che ti annichilisce una volta sola… l’imperfezione ti uccide se pensi che il tuo cuore avrebbe potuto battere diversamente, se ti convinci che la tua mente non ha fatto alcun progresso ed ha dimenticato anche lo sforzo… per non dimenticare, se il tuo corpo non ha mai conosciuto un movimento armonico… se non hai mai suscitato un sorriso… o meglio quel sorriso di desiderio che avresti voluto suscitare… ma tu queste cose forse non le hai mai vissute… ed ora ne cogli il riflesso in noi, povere anime assorte nel non-essere…

Abelardo
Il privilegio di essere qui… qui su questa terra…non consiste nello stare tra i primi… ma tra gli ultimi; se Dio avesse voluto un destino diverso tu non saresti mai nato…saresti rimasto tra i primi in Paradiso… presso e nel Suo Amore.
I veri numero uno dimorano soltanto in Paradiso… potremmo anche dire che sono quelli che lottano con tutte le forze per arrivarci.
I primi del mondo saranno gli ultimi, perché hanno già ricevuto la loro parte di emozioni e le hanno preferite a quelle che durano in eterno.
Tu vuoi essere uno di loro? è facile, basta rinunciare alla tua anima fino a vederla quasi scomparire, basta smettere di pregare il Signore per la salvezza del mondo e chiedere a Satana di dispensare le sue menzogne.
La via è tutta in discesa, non ti viene nemmeno il fiatone e non ci vuole un grande allenamento, è sufficiente indurire il cuore fino a farlo scoppiare, perché il cuore non ne sarà mai contento; basta imprigionare il cuore prima con le illusione e poi con il vuoto che ti sei fatto intorno… pesa anche quello anche se non lo vedi… ti riduce al silenzio… all’incapacità di provare la benché minima umanità… e soffre ormai solo l’ombra che ti segue e ancora si illude di riportarti alla luce.
E a dire il vero mi sembra che tu sia sulla strada giusta: non temere… ci vuole un po’ di tempo anche per il male… diversamente Lucifero che gusto ci può trovare a trascinarti subito all’inferno? ci sono delle tappe anche per rimanere a mani vuote, anche per non avere più mani, ma dei moncherini già bruciacchiati: indossa pure l’abito più costoso ed elegante del mondo, ma le mani non ti ricrescono e la luce non la puoi più afferrare… e poi per quale motivo essa dovrebbe illuminare qualcosa che è già sfolgorante? le monete col calore bruciano… e per adorarle non ci vuole né un lume e né un altare, basta un sogno od un desiderio in cui avere fede… una fede bizzarra ed incrollabile… nonostante i continui tradimenti.
Ma forse l’uomo è nato per essere ingannato… ed il demonio ha solo sfruttato un’inclinazione naturale… il peccato… peccato che la naturalezza del mondo non coincida con quella di Dio… anche se Lui stesso si è fatto ingannare, dopo Adamo… e mentre Adamo forse sentiva soltanto i suoi istinti, Dio conosceva benissimo il veleno che Lo avrebbe ucciso e ci ha lasciato in eredità la salvezza , ma anche  questa consapevolezza.
Dalla croce in poi nessuno può più dire di non conoscere il male, ma solo di averlo riconosciuto e rifiutato o di averlo abbracciato più o meno apertamente.
Questo è quanto… anche se per nostra fortuna il punto di vista di Dio è più benevolo e soprattutto sempre pronto ad accoglierci.
Vuoi essere desiderato?
E cosa c’è di desiderabile in te?
Sei capace di dare amore? Di far sì che il desiderio non sia soltanto l’emozione di un momento?
E che ci fai con uno sguardo ricambiato, se in fondo rimane solo uno sguardo ricambiato?
Potrai dire a Dio che sei in pace con Lui perché qualcuno ti ha guardato?
O forse accadrà che uno sguardo su sguardo, una montagna di sguardi ti seppelliranno alla fine sotto una campana di se e di ma, di “forse avrei potuto”, di “come mi sarei sentito”, di non ho avuto scelta”, di “non avrei saputo cosa scegliere”… è la morte nella follia… se mi intendi… anche se i pensieri e gli sguardi si tramutassero in carne su carne e i tuoi appetiti sessuali fossero sempre appagati, la tua carne resterebbe sempre divisa dal resto ed incapace di una qualsiasi rimembranza… che tristezza pensare e sapere che l’istinto manterrà i ricordi fino a che non sarà appagato… è una tabula rasa sporca e nient’altro… quest’uomo che tu vuoi emulare.

(continua)

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte ventunesima)


Gabbiano

 

Abelardo
Mieterà e in un modo o nell’altro nulla di utile andrà perduto: voi avete un concetto della conservazione che in Cielo non ha diritto di  cittadinanza; in Cielo c’è l’eternità e lo Spirito, non si conserva qualcosa che non può andare perduto e non si distrugge qualcosa che non può essere distrutto.
Il punto è che la gerla di Dio è mezza piena e mezza vuota: tu non puoi sapere in anticipo a che cosa apparterrai, se al vuoto o alla pienezza, sempre che il Paradiso possa definirsi in questi termini… è ovvio… ma sappi che il vuoto celeste aspetta di essere riempito e quindi appartenergli in fondo non è una male, se ciò va a sommarsi alla pienezza… si fa solo un po’ più di fatica perché non ci sono punti fermi a cui ancorarsi… chi si smarrisce non ne ha e quindi fluttua alla ricerca di una illusione… nel vuoto non ci sono cose che possono darci un minimo di stabilità neppure momentanea… Dio lo sa, ma ci lascia lì quanto lo desideriamo… in compenso ci fa vedere anche la pienezza che appare lontana quanto a portata di mano… noi siamo un po’ come gocce d’olio nell’acqua… per pochi istanti abbiamo l’illusione di riuscire a ricomporci in un ambiente ostile e poi ci dividiamo con tutte le nostre forze e contro le leggi di natura: questa ci appare come la verità che andiamo cercando, ma la verità è soltanto una… che siamo l’Uno a dispetto di ogni sforzo… e questa unità è la legge dell’Universo… una forza di gravità che ci attira verso il centro della sfera da cui non ci siamo mai divisi.

L’eremita
Anche le tue parole ormai sfuggono… e come dici bene tu… c’è una pienezza a portata di mano che mi guarda beffarda e mi rimprovera muta… io non ce la faccio davvero più… essere uomo è già una fatica insostenibile e per diventare un buon cristiano ci vuole forse almeno un po’ di equilibro… un po’ di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo…

Abelardo
Il vento non può disperdere le briciole… per quanto violento esso sia, qualche uccellino a suo tempo le troverà e si sfamerà… quel che viene donato nel mondo, anche se inconsapevolmente, trova sempre chi lo deve ricevere… è soltanto una questione di tempo… non ci sono altre variabili che ci dividono dal  Creatore… e anche questa non è una barriera in fondo.
Il dono è l’unione delle armonie, per  questo giunge quando è il momento in cui le armonie possono riconoscersi… laddove ci sia dissonanza l’armonia non può giungere, perché ne verrebbe travolta… sì, è necessaria una condizione di pace per riconoscere il dono… e la pace giunge quando la disperazione si fa più insostenibile, il dono si sostituisce alla morte agognata e desiderata…. è una fine provvisoria per un inizio più stabile, anche se  provvisorio… ci vuole la goccia che ti scavi fino al vuoto… fino al punto che la stessa terra non ha più appigli e mostra soltanto le sue radici… ma sono ancora radici sporche e fragili… non sei ancora pronto per cercare nel cuore di Dio… al cuore di Dio si arriva soltanto quando se ne può ascoltare il battito e non basta uno stetoscopio, al cuore di Dio si arriva soltanto quando il sangue può unirsi al sangue divino senza bisogno del vino e della Messa.

L’eremita
Posso dunque ricevere solo un pezzetto che mi sfamerà temporaneamente e quando non me  lo aspetto più, ma questa è solo una tappa estrema di un percorso fatto di tante tappe estreme…

Abelardo
La luce ed il buio sono tappe estreme… nella penombra non c’è progresso, né regresso… c’è solo la penombra ed il nostro cuore malato e congestionato che batte senza uno scopo… inutile ossequio al tempo… come quello di una clessidra senza fori.
Ogni respiro è il punto culminante di un processo che potrebbe non ripetersi e nemmeno l’espirazione sa che cosa la seguirà… viviamo in apnea come i pesci e come i pesci non ce ne stupiamo: l’aria e l’acqua sono solo dettagli di cui troppo spesso non abbiamo alcuna cognizione… e la cosa  più buffa è che in fondo… in fondo non sappiamo nemmeno respirare… ci pensano i nostri polmoni che sono più attaccati alla vita di noi…
Perché preoccuparsi dunque… se dentro di noi c’è un mondo meraviglioso che lavora per garantirci l’eternità… nostro malgrado?

L’eremita
Insomma viviamo in un estrema precarietà…

Abelardo
In una precarietà che non possiamo controllare perché la controlla Dio… Lui è una garanzia… anche se l’intervento non avviene nei tempi che diciamo noi… perché ci sono molti cuori da riparare e molti cuori non vogliono essere davvero riparati…
Che rimangano ammaccati dunque fino all’irreparabile:  è un limite che esiste solo per noi e che solo noi vediamo; Dio vede un cuore rotto, aperto… dove è più facile entrare.
E consolati un poco… anche Dio ha dei dubbi…

(continua)

L’eremita (Seconda parte) (scena unica-parte ventesima)

Pupazzo di contadina in Arabba


L’eremita
Eppure si impegna a dare ospitalità alle lucertole, e i grilli e le cicale le fanno compagnia di buon grado…

Abelardo
Per lo spazio di una stagione.. poi cala il sipario e arriva il freddo dell’inverno e la solitudine…

L’eremita
La vita è comunque assai breve…

Abelardo
Senza compassione lo è anche di più… perché non ci sono momenti da salvare… non ti rendi conto che tutto è vano?… che la gioia è una danza di pochi istanti che rilascia alla fine soltanto un ricordo di piroette nell’aria… e che ci fai col ricordo se non un pensiero malinconico… la compassione invece è un legame che hai stretto con Dio… un vincolo che può renderti fiero e fiducioso, capace di affrontare il tempo che scorre… ogni istante può rivelarti il vero volto dell’uomo che s’accende di bisogno e gratitudine… può svelarti la tua immagine così offuscata da false quanto radicate credenze… è una banale e comoda superstizione quella che ti fa credere di essere ormai incapace di amare.

L’eremita
Sarà… ma io sciolgo ormai le vele a venti tempestosi e distruttivi… sento l’inferno che incombe irrimediabilmente sul mio capo… sono oltre l’incapacità di amare… ora credo che tutto l’amore del mondo non potrebbe salvarmi… sai che ti dico… spesso penso che quando l’Onnipotente mi giudicherà indegno del Paradiso, sarò io che Lo manderò al diavolo… e non è una battuta…
Perché  non riesco a concepire che Dio abbia compassione di me?… eppure se è vero che io sono a immagine e  somiglianza di Dio… come è possibile che alla fine condanni all’inferno una parte di Sé stesso?… Dio è la Pars infrazionata… non può disperdere le Sue particelle… così mi hai insegnato anche tu…

Abelardo
Se tu fossi il giudice ed il condannato insieme ti assolveresti o ti condanneresti?

L’eremita
Mi sto già condannando all’infelicità prima ancora di sapere quale sarà il mio destino… la tua è una domanda retorica… certo che mi condannerei, ma mi rattrista il fatto che lo voglia fare anche Dio… non potrebbe bastare questa vita di stenti, di rimorsi, di rimpianti, di assoluta sfiducia nell’uomo e nelle cose?

Abelardo
E questo dolore che ora stai provando placherebbe il tuo cuore nella vita di là?

L’eremita
Io non so risponderti… dovrei potermi calare nei panni di Dio e la cosa mi sembra molto difficile

Abelardo
Difficile, ma non impossibile… pensa ai fiori di campo, se la falce li miete il loro colore sbiadisce rapidamente……. ma i fiori non hanno un’anima… la loro vita è un ciclo predeterminato… la falce anticipa ciò che sarebbe comunque di lì a poco.
Se tu fossi un fiore di campo non avrei dubbi circa la sorte… anche se Dio in modo inspiegabile raccoglie anche le corolle recise…
Ma sei un essere che è stato creato per l’eternità e quindi la falce del mietitore può solo arrecarti un grande dolore momentaneo… di certo momentaneo rispetto all’eternità, la tua vita è dunque giusto un momento in cui la falce fa giustizia…
Se ci pensi bene…. che male fanno i fiori di campo al mietitore?… eppure diventeranno cibo per le bestie, senza nessuna colpa.
Tu invece incolpevole non lo sei e lo dimostra il fatto che non riesci a perdonarti, ma hai una funzione più importante rispetto a quella dei fiori.
Quindi il mietitore ha le sue ragioni per colpirti, ma ne ha altrettante per conservarti dopo averti colpito.

L’Eremita
E cosa deciderà… il mietitore?

(continua)

PROVVEDIMENTO 16 marzo 2006

Ieri sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le liste collegate ai due leader politici Berlusconi e Prodi in relazione alla elezione alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica.

Credo che possa essere una cosa utile postare  qui i provvedimenti  della Corte di Cassazione così come sono comparsi sulla gazzetta ufficiale on-line. 

Ovviamente la presente pubblicazione non richiede commenti, ma vuole soltanto costituire informazione.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

PROVVEDIMENTO 16 marzo 2006

  L'Ufficio  elettorale  centrale  nazionale,  composto  dai  signori
magistrati:
dott. Giovanni Paolini, presidente;
dott. Mario Rosario Morelli, componente;
dott. Roberto Michele Triola, componente;
dott. Federico Roselli, componente;
dott. Alessandro De Renzis, componente;
Visto  il proprio precedente provvedimento in data 4 marzo 2006 che
non  ha riscontrato irregolarita' nelle dichiarazioni di collegamento
relative  ai  partiti  politici  o  gruppi organizzati in coalizione,
depositate  presso  il  Ministero  dell'interno per le elezioni della
Camera  dei  deputati  del  9  e  10  aprile 2006, ai sensi dell'art.
14-bis,  decreto  del  Presidente  della Repubblica 30 marzo 1957, n.
361;
Esaminati gli atti e visti, in particolare, gli elenchi delle liste
ammesse, trasmessi dagli uffici centrali circoscrizionali;
Dichiara
che i collegamenti ammessi sono i seguenti:
1) liste collegate nella coalizione avente come unico capo Silvio
Berlusconi:
Forza Italia;
Alleanza Nazionale;
Unione di Centro;
Lega Nord;
Democrazia Cristiana e Partito Socialista Nuovo PSI;
Partito Liberale Italiano;
FIPU - Pensionati Uniti - Movimento pensionati;
Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini;
Movimento Sociale Fiamma Tricolore;
Ecologisti Democratici;
Progetto Natura;
No Euro;
SOS Italia - Movimento Nazionale Cittadini;
Italia di Nuovo;
Unione Nord-Est;
2) liste collegate nella coalizione avente come unico capo Romano
Prodi:
Democrazia e' Liberta' - La Margherita;
Ulivo;
Democratici di Sinistra;
Partito della Rifondazione Comunista;
Federazione dei Verdi;
Italia dei Valori;
Partito dei Comunisti Italiani;
Rosa nel Pugno;
Popolari Udeur;
Lista Consumatori CODACONS - Democrazia Cristiana;
I Socialisti;
SVP;
Liga Fronte Veneto;
PSDI;
Lega per l'Autonomia Alleanza Lombarda Lega Pensionati;
Partito Pensionati;
Consumatori Uniti,
e
Dispone
la  pubblicazione  di  questo  provvedimento nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana entro il 19 marzo 2006.
Roma, 16 marzo 2006
Il presidente
Paolini
I componenti
Morelli, Triola, Roselli, De Renzis

18.03.2006
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
10:51:04
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE PROVVEDIMENTO 16 marzo 2006
Elenco   dei  collegamenti  ammessi  all'elezione  del  Senato  della
Repubblica.

 

  L'Ufficio  elettorale  centrale  nazionale,  composto  dai  signori
magistrati:
dott. Giovanni Paolini, presidente;
dott. Mario Rosario Morelli, componente;
dott. Roberto Michele Triola, componente;
dott. Federico Roselli, componente;
dott. Alessandro De Renzis, componente;
Visto  il proprio precedente provvedimento in data 4 marzo 2006 che
non  ha riscontrato irregolarita' nelle dichiarazioni di collegamento
relative  ai  partiti  politici  o  gruppi organizzati in coalizione,
depositate  presso  il  Ministero  dell'interno  per  le elezioni del
Senato  della  Repubblica  del 9 e 10 aprile 2006, ai sensi dell'art.
14-bis,  decreto  del  Presidente  della Repubblica 30 marzo 1957, n.
361;
Esaminati gli atti e visti, in particolare, gli elenchi delle liste
ammesse, trasmessi dagli uffici elettorali regionali;
Dichiara
che i collegamenti ammessi sono i seguenti:
1) liste collegate nella coalizione avente come unico capo Silvio
Berlusconi:
Forza Italia;
Alleanza Nazionale;
Unione di Centro;
Lega Nord;
Democrazia Cristiana e Partito Socialista Nuovo PSI;
Partito Repubblicano Italiano;
Riformatori Liberali;
Partito Liberale Italiano;
FIPU - Pensionati Uniti - Movimento pensionati;
Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini;
Movimento Sociale Fiamma Tricolore;
Ecologisti Democratici;
No Euro;
SOS Italia - Movimento Nazionale Cittadini;
Nuova Sicilia;
Patto per la Sicilia;
Patto Cristiano Esteso;
2) liste collegate nella coalizione avente come unico capo Romano
Prodi:
Democrazia e' Liberta' - La Margherita;
Ulivo;
Democratici di Sinistra;
Partito della Rifondazione Comunista;
Insieme con l'Unione;
Italia dei Valori;
Rosa nel Pugno;
Popolari Udeur;
Lista Consumatori CODACONS - Democrazia Cristiana;
I Socialisti;
Liga Fronte Veneto;
PSDI;
Democratici Cristiani Uniti;
Lega per l'Autonomia Alleanza Lombarda Lega Pensionati;
Movimento Repubblicani Europei;
Partito Pensionati;
Dispone
la  pubblicazione  di  questo  provvedimento nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana entro il 19 marzo 2006.
Roma, 16 marzo 2006
Il presidente
Paolini
I componenti
Morelli, Triola, Roselli, De Renzis

18.03.2006
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
10:43:06
Elenco   dei  collegamenti  ammessi  all'elezione  della  Camera  dei
deputati.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte diciannovesima)

patata


Abelardo

Pensa alle patate… non so se hai mai notato… quando sono vecchie hanno delle protuberanze di un colore gialliccio… ebbene quello è lo scotto che devono pagare al tempo che passa senza che qualcuno le utilizzi… eppure le patate sono buone e da principio sembra davvero inverosimile che divengano guaste… così è per la vita, all’inizio chi ti voleva bene pensava che i tuoi talenti si sarebbero sviluppati, ma per un motivo o per l’altro sei rimasto chiuso nella credenza e così ora hai dei bitorzoli… poco male se ti sei guastato… tu non sei una patata fortunatamente…ma da solo non puoi che continuare a produrre bitorzoli… ecco perché devi accettare che qualcuno li tagli… i bitorzoli… è doloroso lo so, perché ormai fanno parte di te… e se vogliamo proprio sottilizzare… sono le spie di una nuova rinascita…ma per una pulizia efficace è necessario andare in profondità, togliere tutto l’involucro che peraltro è solo un cumulo di muffa e di sporcizia…ed avvolgerti in un panno che non ti è proprio… un panno candido che è caldo e confortevole, ma che è pur sempre un corpo estraneo… siamo d’accordo… questo panno è l’umiltà che si deve imparare quando si è nudi, ma nudi veramente… quando si abbandonano tutte le infrastrutture che la vita ci costruisce intorno e che sono alla fin fine false protezioni…chi ce lo porge in fondo è sempre in difetto, perché prima ci ha purificati con la sua gratuità fino all’osso ed il disagio è quindi garantito… ma non ci sono molte alternative.

L’eremita

In questa situazione è difficile pensare ad una rinascita… spesso mi sembra di avere una strada segnata soltanto verso la morte… tutti dobbiamo morire… lo so, ma chissà perché… ho quasi la certezza e nello stesso tempo il terrore di morire senza aver fatto quello che dovevo e che potevo… di essere condannato alla fine eterna senza alcun rimedio… e lo stridor di denti è già nella mia testa con quei maledetti acufeni che ritornano implacabilmente uguali a se stessi, nei periodi di maggiore preoccupazione… e poi sento spesso in gola la sensazione del metallo… è difficile spiegare a che cosa lo associo… ma la sensazione è netta… si tratta di qualcosa che non riesco a fare o a capire e che mi sembra invece alla portata degli altri uomini… si tratta della tecnica delle cose che non ho imparato e che non imparerò mai… il mondo mi pare davvero un insieme di regole occulte che giocano a nascondino con la mia povertà

Abelardo

Il gusto del metallo lo conosco bene anch’io e so di che  cosa parli quando ti riferisci a regole occulte… in linea di principio tutte le regole che non sembrano riguardarci direttamente lo sono… e soltanto Dio conosce quelle che appartengono ad ognuno di noi, perché da principio le norme sono state dettate da Lui… l’uomo è riuscito a polverizzarle in innumerevoli precetti tecnici che hanno la pretesa di ingabbiare ogni settore della vita, ma alla fine sono solo dieci i comandamenti che possono renderci felici e di questi dieci come ti ho già detto è stato fatto anche un mirabile condensato.
Se ami il prossimo tuo come te stesso vuol dire che lo accetti senza pretendere di comprenderlo: e dalla rinuncia alla comprensione nasce la compassione che è ben più alta e più profonda… è l’arte… la tecnica come la chiami tu… più elevata e raffinata che un uomo possa conoscere ed imparare… di fronte alla compassione si inchinano i Santi e gli Angeli si commuovono facendo sorridere le ali… Dio stesso Si stupisce di aver creato un essere così perfetto e prova un’irresistibile attrazione… ti dà modo certo di raffinarti sempre più con il dolore e l’ardore, fino al punto che il corpo si  consuma in una mirabile energia… l’energia dei miracoli che basta una invocazione a richiamare

L’eremita

Chi non ha imparato a compatire dunque ha trascorso la vita inutilmente…

Abelardo

È come una pietra esposta al sole nell’afa dell’estate: il suo calore è inutile, quando non è  molesto…

(continua)

L’eremita (seconda parte) (Scena unica-diciottesima parte)

stracci sporchi

Abelardo
Se tu avessi gli occhi ripieni di Dio ti troveresti a varcare i cancelli del Paradiso, ma sei qui sulla terra ed un motivo c’è… sei vuoto come una ciotola dimenticata nella credenza… puoi ricordare forse i cibi prelibati che un giorno ti riempirono per un momento, i profumi ed il calore che si spandevano verso il soffitto… ma per il resto stai al buio ad assaggiare la polvere… assomigli in un certo senso al Paradiso, ma alla rovescia perché il Paradiso attende te e tu aspetti di tornare alla Luce, di scrollarti la patina che il tempo depone e che ti impedisce di riflettere la luce delle cose.
I talenti sono un po’ come il panno che si impregna della polvere, bisogna tenerlo sempre pulito per ottenere il miglior risultato. Così non può stare al buio con te nella credenza, perché soffrirebbe anch’esso l’inclemenza del tempo. Bisogna invece che esca all’aperto e si confonda un po’ con l’aria, rimanendo morbido e chiaro.
Il Signore lo vuole così il nostro cuore che sa fruttificare a tal punto da confondersi con lo Spirito, morbido e chiaro sul povero volto segnato dalla sofferenza e dalle delusioni che il mondo non manca di riservare.
Ascolta la musica di un panno cullato dal vento, non fa rumore quando si piega o si increspa: fruttificare significa piegarsi senza far rumore e rimanere o ritornare puliti.
Così non ha molto significato moltiplicare quasi matematicamente le capacità, né porsi il problema di chi sia andato per primo a coltivare la Vigna del Signore.
Imparare a piegarsi con fede può essere il frutto di un attimo o di una vita.
Spesso poi i talenti sono delle croci… e bisogna trascinarle con gioia, in modo da dare a Dio la sensazione che il carico sia leggero nonostante tutto.
Chi ignora di essere malato non guarirà mai.

L’eremita
Allora la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa in questa vita potrebbe essere la croce che mi è stata affidata… forse dovrei accettarla con serenità… non mi sembra giusto però che la mia croce venga portata anche da altri…che io non abbia ancora imparato a camminare con le mie gambe.

Abelardo
Se ci pensi bene è successo anche a Cristo… Dio non è riuscito a fare tutto il percorso che Lo separava dalla morte e chi Lo ha aiutato non lo ha fatto nemmeno volontariamente… Chissà che amarezza deve aver provato il Signore a vedere coinvolto un altro essere umano… anche Dio ha sperimentato l’impotenza di chi non vorrebbe chiedere con tutte le sue forze. 

L’eremita
Accettare l’aiuto altrui è la cosa più difficile, anche quando lo desidero; mi sembra sempre di perdere la faccia, di fare la figura dell’ipocrita che finge di rifiutare un’opportunità che sa già sua.

(continua)