Bifora immaginaria/Cicala immortale

bifora

In preda a profonda commozione per tutti i vostri doni non posso che lasciarVi  una nuova “tenzone”.

Dalla Poetessa…

Bifora immaginaria


Per strada
tu ascolti
muto
dietro le imposte
chiuse
un canto di donna
voce che culla
sogni sopiti
in una tiepida alcova
come sotto l’ala
il nido.
Tu ascolti il tuo
fremito
stupefatto d’esistere:
il desiderio
è un tacito grido
che vola in una
bifora di fantasia

E da me…

Cicala immortale

Intorno
alla macina
di pietra
non sapevi più
d’essere
cicala immortale.
Dolce fatica
girare uniti
nel poema
della ragione.

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L’eremita (Seconda parte) (Atto unico-parte quarta)

ciliegi


Abelardo
Conciso finalmente… ma corretto.
Per imparare a morire però è necessario imparare a vivere… è un mestiere duro come sai… studiare è provare passione per la vita… la stessa passione del Cristo è tutta qui

L’eremita
La via crucis rappresenta allora solo le tappe della vita… e se è caduto il Cristo allora è normale che cadiamo anche noi

Abelardo
Sì. Le ultime ore del Cristo sono soltanto un’allegoria della vita: per questo non se Le poteva risparmiare… se fosse morto senza indicare il percorso non avrebbe amato.
Tu volevi suicidarti… puoi ora ben capire che chi muore togliendosi la vita non muore come il Cristo, non ama come il Cristo… non accetta le tappe della vita, ma le brucia,  e quindi non impara a morire né per sé stesso, né per gli altri…

L’eremita
È una morte apparente… allora… più che forzata

Abelardo
È la fine di chi non vuole imparare.

L’eremita
E dove vanno i suicidi?

Abelardo
Se Dio avesse voluto rivelarlo, lo avrebbe fatto.

L’eremita
E perché non lo ha fatto?

Abelardo
Non so. Forse perché ci ha donato il libero arbitrio, e non poteva limitare la nostra scelta più importante.

L’eremita
E di che cosa poteva aver paura? siamo già tanto limitati!

Abelardo
Tu sei libero come l’aria… forse di più: non c’è fratellanza in te che speri sempre di prendere qualcosa senza dare… l’egoismo è la forma massima di libertà che vuoi sperimentare e quindi non capisco di che cosa ti lamenti…

L’eremità
Se mi fosse dato di sapere forse sarei meno egoista…

Abelardo
Aggiungeresti ai peccati noti, delle nuove mancanze… più ampie forse… tanto ampie che ora non puoi nemmeno immaginare

L’eremita
Meglio provare l’ignoto, che razzolare in un fango conosciuto.

Abelardo
Il fango che conosci rimane  sempre lì… così come ti può rimanere la speranza.
Il peccato che gli uomini sperimentano è comunque definito, rinnovabile quanto si vuole ma definito o almeno definibile ed evitabile entro certi limiti.
Lo dimostra il fatto che i comandamenti sono solo dieci.
Ma  quali regole potresti seguire se avessi ricevuto di colpo una consapevolezza più che umana?
Rimarrebbero le regole antiche irrisolte nell’animo, e nuovi precetti sconosciuti.
Vivresti nel timore, come facevano i popoli antichi che non riuscivano bene a capire quali fossero gli dei buoni e quelli cattivi, le divinità che si potevano offendere impunemente e quelle che invece sarebbero state implacabili.

L’eremita
Una vita molto dura insomma…

Abelardo
Sì… e alla fine ti ricordi cosa è successo?

L’Eremita
Che la religione antica è morta ed è nato il Cristianesimo…

Abelardo
Il Cristianesimo è nato perché gli uomini non avevano più una guida spirituale, né la speranza di una vita diversa…

L’eremita
So quello che c’è scritto sui libri di storia… ma sarà poi vero?
È anche vero che la Madonna con Bambino che ho visto ad Aquileia…

Abelardo
Era in realtà la raffigurazione di Iside… storia vecchia, ma se ci pensi bene ciò non fa che accrescere la gloria di  Maria… Gli uomini hanno trovato nella Madre di Gesù gli  attributi della madre di tutte le religioni

L’eremita
Una ideale prosecuzione della madre terra… che genera i suoi Frutti senza peccato, soltanto per l’amore del sole e della pioggia… in fondo dello Spirito che ci fa vivere e si manifesta

Abelardo
Non è un caso che siamo battezzati con acqua… senza di essa non potremmo vivere.

(continua)

Un sorriso Atto unico (Scena unica-parte quinta)

Dalla radura


Un uomo

Tanti errori possono anche derivare dal desiderio di confondere i cammini, dall’illusione che ci possa o ci debba essere una strada unica, dal non capire che siamo compagni di viaggio su binari paralleli.

Una donna

Può essere, ma il succo della vita sta anche in queste invasioni di campo. L’importante, credo, sia rendersi conto che dobbiamo vivere un gioco individuale, modellato e modellabile sulla nostra persona, un gioco che può influenzare quello del nostro prossimo, ma lo dovrebbe fare con sensibilità e rispetto.
L’ascolto può servire appunto ad aver cura del percorso altrui, a capire a che punto l’altro è arrivato, a dissuaderlo, se possibile, dal negare la vita, a valorizzare le tappe di ricerca del bene, di questa energia benefica che fa capolino tra le pieghe d’ogni vita ed invita all’inseguimento.

Un uomo

Spesso mi comporto come se fossi l’unico uomo al mondo e penso che la mia vita valga certamente di più di quella di coloro che incontro, ignoro le persone a meno che non siano in grado di darmi qualcosa e mi stupisco di non riuscire nemmeno ad ottenere una delle cose che desidero.
In conclusione gli altri sono interlocutori inutili, eppure non riesco a fare a meno di cercarli e spero ogni volta che sia quella buona, non dico per trovare la felicità, ma almeno per provare un’emozione, un qualcosa che mi liberi un po’ dalle preoccupazioni e mi dia la possibilità di realizzare finalmente i miei desideri.
In qualche momento di lucidità ho anche la sgradevole sensazione di essere stato creato in modo maldestro, ma poi penso che non ha molto senso darmi per realizzato, che anche questa è in fondo una forma di pigrizia e di presunzione.
E poi vivo una situazione curiosa: ho tanta voglia di prendere e nello stesso tempo mi ritengo l’unico a poter dare qualcosa di prezioso che la gente non richiede perché non può capirne la grandezza.
Alla fine non do e non prendo e mi ritrovo in apnea.

Una donna

Che cosa vuoi che ti dica? che hai fatto una bella analisi di te stesso e che questa denota senz’altro una sensibilità superiore?
Desideri che mi inchini alla tua grandezza o preferisci che proviamo a parlare della solitudine dorata di cui in fondo ti compiaci?

Un uomo

Se mi sono sforzato di raccontarmi in poche parole è perché ritengo importante il tuo giudizio, diversamente mi sarei tenuto per me… non capisco la tua aggressività…

Una donna

Scusa se sono stata brusca, non sopporto i narcisisti che si danno aria da intellettuali, che ti buttano in faccia il loro malessere per il gusto di farlo e tu mi sembri proprio uno di questi.
Non vuoi cambiare il tuo modo di concepire la vita e desideri che il mondo si modifichi per recarti omaggio; è una pretesa buffa che ti porterà solo delusioni, se non altro per il fatto che la maggior parte delle persone nutre la stessa attesa; e le aspettative uguali e contrarie quando si incontrano restano comunque aspettative uguali e contrarie e nulla di più.
Hai mai visto unirsi in natura due polarità dello stesso segno? non credo che avverrà mai, se non apparentemente.
Potrei farti un esempio.
Se tu sentissi il desiderio di fare l’amore con me ed io volessi farlo con te, cosa credi che potremmo ottenere?
Se fossimo consenzienti faremmo l’amore, ma è davvero questo il risultato che ci aspettavamo?
Ne dubito, perché a conclusione di tutto, diversamente da quel che accadrebbe, ci sentiremmo appagati, felici, e non soltanto rilassati.
Capita invece di godere, sempre che questo avvenga e che avvenga per ambedue, ed è come se si spegnesse la luce.
Se ci hai mai fatto caso, due bacetti… giusto per non sembrare scortesi e poi si pensa ad altro o si dorme in attesa di qualche cosa che possa dare nuovi stimoli.
Il sesso può portare ad equivoci terribili ed irrimediabili.

Un uomo

Tu mi hai invitato ad aprirmi alla vita e poi rifiuti un’esperienza primaria.
Se non ti apri all’amore mettendoti in gioco, come puoi sostenere di adeguarti alle leggi della natura?
Se è vero che la natura è alternanza di luce ed ombra, di vita e di morte, perché neghi il buio?
Che nell’atto sessuale ci sia un’adesione alla natura mi pare indubitabile, così come mi sembra indiscutibile che gli uomini lo abbiano capito da molto tempo.
In Mesopotamia, tanto per fare un esempio, ogni donna, maritata o non, doveva giacere almeno una volta al mese con uno straniero che lasciasse un’offerta, anche estremamente modica, alla divinità.
Quella che noi chiamiamo prostituzione o se vuoi, come si considera generalmente, sesso privo d’amore, aveva dunque un valore rituale altissimo.
Tu stessa poi hai in precedenza sostenuto che la natura è regolata dalla necessità; ebbene non c’è natura, non c’è vita senza sessualità.
Di conseguenza se ai fatti di natura non è corretto dare in generale una giustificazione, è possibile che non sia giusto cercare delle motivazioni per l’atto sessuale come sembriamo voler fare noi.
È probabile che avessero ragione gli antichi a considerare la sessualità come qualcosa di sacro, di celebrante la natura, di distinto rispetto ai sentimenti che non venivano ritenuti indispensabili.
Anzi, potrebbe essere la giustificazione che vogliamo dare al sesso a comportare così tanti problemi.
Forse non dovremmo vivere la sessualità come un falso valore che rimanda a qualcosa di più profondo che inconsapevolmente ci prefigureremmo di raggiungere.

Una donna

Quello che dici sembra ineccepibile sulla carta; ogni teoria può apparire  buona in astratto, ma bisogna testarla con la realtà.
La storia è un insieme di fatti, non c’è spazio per la soggettività, si dice, se non quando influisca direttamente sugli avvenimenti.
Ma io vorrei avere una macchina del tempo per chiedere a quelle donne sumere, a quelle “prostitute sacre”, che cosa provassero ad essere prese da uno sconosciuto in tutta fretta, in cambio di un obolo finito immancabilmente nelle tasche dei sacerdoti.
Il fatto che l’amore per la propria consorte sia una “conquista scandalosa” dai tempi di Plutarco, non fa di quelle donne antiche delle sostenitrici di una botta e via.
E poi la storia è da sempre maschilista.
Che cosa potevano dunque scrivere i signori uomini per giustificare le loro insensibilità ed infedeltà, se non che le loro compagne li ricambiavano senza rimorsi?
Ma passiamo ad altro.
Come ti senti dopo l’amore? non provi dentro al cuore un senso di rassegnata sazietà o la paura di non aver soddisfatto pienamente la tua compagna?
La chiamano ansia da mancata prestazione, ma a ben vedere è successiva.
E ti sei mai chiesto perché le donne dopo il rapporto talvolta cercano di conservare il seme dentro di loro il più a lungo possibile?
Ti sei mai domandato perché capita ancor prima di un incontro che si pensi al fatto di non poterne vivere uno successivo?
E perché questo possa paralizzare fino al punto di abbandonarsi a convulse crisi di pianto, anche durante il rapporto?
Noi siamo tutti vittime di una precarietà che non vorremmo e che il breve spazio di un piacere troppo aggressivo suggella.
Sappiamo che esiste la morte ma non la accettiamo: cerchiamo nell’altro una particella d’eternità; il desiderio sessuale non è altro che ansia di raggiungere uno stabile appagamento od un’unione duratura.
Ma nessuno di noi è in grado di donare agli altri qualcosa che non possa concludersi.
L’innamoramento certo può andare avanti anche una vita, ma è, se ci pensi bene, una perenne richiesta che l’altro non può soddisfare se non per brevi momenti intercalati da una lunga assenza.

L’eremita (seconda parte) (Atto unico-terza parte)

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L’eremita
Io sono più cieco di quanto tu possa pensare… in me manca anche la percezione… e se per uno strano caso riconosco l’amore… non so che farmene.

Abelardo
Perché non puoi appropriartene.
Non mi sembra poi così grave.
Ci sono due maniere di vivere l’amore, che spesso si intersecano e soprattutto che non si possono scegliere a tavolino.
Gli uomini ritengono che i sentimenti siano catalogabili e li chiamano con nomi diversi…
Ma i sentimenti in astratto non esistono: l’Amore come categoria vive solo nella mente…
Per questo non sai che fartene.

L’eremita
Troppo semplice e deresponsabilizzante: non sembra il mio caso…e l’altro modo?

Abelardo
I sentimenti umani sono anche fatti di carne e di sangue, sono le persone, gli animali e la natura in genere che esprimono un particolare modo di essere.
In questa prospettiva quando rifiuti un sentimento, respingi una manifestazione della natura, perché non sai come comportarti…
È un limite insuperabile…

L’eremita
Questa mi pare la chiave di lettura più corretta : la vita è proprio una catena di rifiuti reciproci, intenzionali o meno, poco importa, dato che avvengono.

Abelardo
Ma rifletti, potresti fare davvero qualcosa di diverso? potresti appropriarti del modo di  essere di un’altra creatura?

L’eremita
No, così come non posso far mio il tempo o lo spazio

Abelardo
Dici bene. E se non ci si può appropriare dell’amore, quale è per l’uomo la reazione più frequente?

L’eremita
Invece di ammettere la sua incapacità egli rifiuta o si sente rifiutato.
Ma perché Dio ha voluto che gli uomini  e  le donne si amassero, se ciò non è possibile? Se non è possibile possedere l’altro.

Abelardo
Attento.
Nella Genesi non si parla di amore umano tra l’uomo e la donna, almeno non come lo intendi tu.
La donna è un aiuto dell’uomo, il fine della coppia è quello di moltiplicarsi  per dominare sul Creato.
E anche Cristo ha detto: “Amatevi l’un l’altro, come io ho amato Voi”… non ha fatto riferimento ad un modello di amore umano

L’eremita
Ma allora noi possiamo amare come Dio…

Abelardo
Possiamo farlo, ma non è detto che gli altri ci ricambino o se ne accorgano.
Dio stesso quando lo ha fatto è finito in croce… Ecco credo che ci si possa donare reciprocamente la propria morte.

L’eremita
Ma cosa dici? Non ti riconosco…

Abelardo
Dio vuole che noi ci amiamo, fino a morire per l’altro… la morte, vedi, non ammette repliche, ecco un altro motivo che impedisce agli esseri umani di far propri i sentimenti altrui… è difficile accettare la morte che un altro ti dona…

L’eremita
Studiare l’amore allora significa imparare a morire per l’altro come ha fatto Dio.

Abelardo
Conciso finalmente… ma corretto.

(continua)