Immobile

La mia replica a “L’appuntamento”…

 Immobile

Immobile
come un pendolo
nella melma
attendo
un filo
per tempo:
fosse almeno
il profumo
del Cielo.

L’appuntamento

Madonnina su sentiero A

In attesa dei vostri preziosissimi commenti un dono dalla poetessa…

L’appuntamento

 

A poco è valso
quest’inferno
se non Ti abbiamo
riconosciuto
in ogni scheggia
di dolore.
Arriveremo tardi
alla morte
nel vedere,
ciechi,
la nostra verità
nascosta.

Fior da Fiore (Prima parte)

Luna dantesca

Spero di farvi cosa gradita con questa pubblicazione tratta dalla prefazione all’antologia letteraria “Fior da Fiore”, una miscellanea di prose e poesie scelte ed anche tradotte, in qualche caso, da Giovanni Pascoli per le scuole secondarie inferiori.

Personalmente ne ritengo utile la lettura ad esempio per comprendere fino in fondo la poetica espressa precedentemente ne “Il Fanciullino”.

E qui dunque mi rivolgo in special modo agli studenti universitari e a quelli delle scuole secondarie, magari a coloro che fra pochi mesi dovranno sostenere l’esame di maturità…

Pascoli ha curato questa antologia nel momento in cui era professore all’Università di Messina e precisamente nell’anno in cui aveva affittato la casa di Castelvecchio presso Barga, dove  scriverà le opere più mature.

Ve la propongo (a puntate) perché non è facile trovarla nelle antologie di oggi: L’edizione è infatti del 1902  e l’Editore è Remo Sandron di Milano-Palermo.  

Fior da Fiore

Aveva pernottato sur un gradino d’una ripida scala tagliata nel masso. L’aveva lì sorpreso la notte quasi all’improvviso, con togliergli d’avanti i piedi l’ombra sua che lo  precedeva; ché camminava e saliva verso l’oriente. S’era dunque sdraiato sur un gradino e s’era addormentato. Era stanco. Aveva fatto molto e aspro e strano cammino. Era disceso in un baratro immenso; s’era poi arrampicato per un monte altissimo. Quel baratro,  pieno d’urli e di maledizioni; questo monte, pieno di canti e preghiere; e l’uno e l’altro gremiti di pene e di martiri indicibili, sopportati là con feroce disperazione, qua con rassegnazione soave.
Era stanco. Dormiva. Vegliavano su di lui due Ombre, due Ombre di poeti morti mille e più anni prima. Dormiva e sognava. Ciò che sognava (era una donna che cantava e coglieva fiori), diceva al suo spirito che ci sono due vite per gli uomini buone e sante, sebbene l’una meno e l’altra più: quella che si spende nell’operare il bene e quella che si esercita nel contemplare il vero. Il sogno sparisce, il sonno si rompe. È il crepuscolo del giorno.
Di chi parlo? Voi avete già capito : di Dante. Non può essere che Dante, un così fatto viatore che compie con Ombre di morti la sua via.
Dante! Non c’è nome che in Italia sia più noto. Esso nome significa per noi e per altri, col solo risonare delle sue sillabe, il <<non più là>> dell’ingegno umano. Per questo, per essere una gloria insuperabile, più che per un altro fatto, vero anch’esso, d’essere stato il primo ed il sommo autore di nostra lingua, Dante è per noi segnacolo in vessillo. Noi siamo la nazione di Dante: possiamo dire e diciamo. E nessun’altra nazione potrebbe pronunziare così un nome di un suo poeta, e né di poeta né di guerriero né d’artefice né d’altrettali, né fare intendere tutto ciò ch’essa è e vuol essere. A noi, quando diciamo di essere i figli di Dante, si può rimproverare di dir troppo, non di dir poco. Ma noi diciamo quella parola soverchia non per vantazione, sì per augurio e conforto e voto e promessa e, magari strazio, sì, strazio a noi medesimi di non essere più quel che fummo e che potremmo tuttavia essere.
Quando poi prendiamo in mano il poema di Dante…. Allora diciamo parole strane. Alcuni dicono: – Questo poema è il più grande sforzo che abbia fatto nel passato e sia per far fare nell’avvenire l’ingegno umano. Contiene non solo tutta la vita, ma anche ciò che è di là della vita, non solo la terra ma il cosmo, e non solo il mondo ma l’oltremondo, tutto lo scibile e per giunta tutto il mistero. Ma chi può intendere questo poema? Esso ha nelle sue profondità di tempio o di catacombe tutto il sensibile e il soprasensibile; ma chi può penetrare in quel tempio e scendere in quelle catacombe? La porta è chiusa: il poeta portò la chiave con sé. –
E altri dicono: – La vita che Dante rappresenta è estinta. Il mondo che Dante figura non è quello che noi conosciamo e sappiamo. Il suo poema è sì un grande tempio, ma è crollato e non è più se non una rovina. Giova, sì, passeggiare tra le macerie. Pur piene di polvere e bronchi; giova; ché qua e là spuntano bellissimi fiori di poesia, e qua e là si leggono piccole scritte preziose per la conoscenza di quei tempi…-
E io dico, o fanciulli, che il tempio è ancora in piedi e che è bello dentro e fuori, e più bello nel suo complesso che ne’ suoi particolari che sono pur bellissimi, e che nel tempio e si gode molto, per la grande bellezza, e s’impara molto, per la ingegnosa verità: e che vi si può entrare, perchè la chiave s’è trovata. E se soggiungessi che l’ho trovata io, questo povero io, mi direste superbo? Quanti trovano, figliuoli miei, una chiave in questo mondo, e non sono detti superbi se dicono d’averla trovata e la riportano! E poi, sapete dove l’ho trovata? Nella serratura. Era nella toppa, la chiave del gran tempio! Era lì, e bastava appressarsi un poco per vederla e girarla ed entrare! Ma nessuno s’era, a quanto pare, appressato assai.
Perchè dico questo? Non certo per spiegarvi la Divina Commedia, a capo di questo vostro libretto; ma per darvi un saggio dell’esattezza del pensiero Dantesco, e della bellezza delle immagini con le quali è espresso.
Torniamo, dunque, a Dante che si sveglia  sull’alba presso la cima del monte che sorge solitario sull’emisfero delle acque.
Il poeta vivo sale coi due poeti morti. Egli si sente leggero e gagliardo come non mai: è sulla cima della scala, come in un volo. Perché? Perché non ha più in sé alcun impedimento, alcun peso: le passioni umane che ci fuorviano e ci ritardano, non sono più in lui. Ciò che egli farà, sarà il bene; ciò che egli vedrà, sarà il vero. È puro, perciò è libero.
Voi dovete andare a scuola. Perdonatemi, o fanciulli, questi paragoni fanciulleschi, i quali del resto erano cari al nostro grande padre, Dante. Voi  dovete andare. Codesto voi considerate una mancanza di libertà: non è vero? Voi dite: noi non siamo liberi d’andare e non d’andare: siamo in ciò schiavi della nostra dolce mamma, del nostro buon babbo. Sì? Davvero?
Considerate. Perché non siete in ciò liberi? Perché voi dite: se fossimo liberi, non andremmo. E perché non andreste? Perché vorreste piuttosto andare a caccia con la civetta e i panioni, andare a vendemmiare tra i contadini, andare in giro per le vie e per le piazze; o che so io.  Se in voi cessasse del tutto quel desiderio d’uccellare, di vendemmiare o di girellare, se voi smetteste affatto di volere quelle tali cose contrarie all’andare a scuola, ecco che andreste a scuola volentieri, cioè liberamente; ci andreste d’un buon passo, ilari, senza sentire il peso de’ vostri libri, senza dondolarvi per via, senza fare, all’ingresso, un passo avanti e due indietro. Vorreste; cioè sareste liberi. E sareste liberi e vorreste, perché vi avrebbe lasciato quel contrario volere, quell’opposto desiderio, quella passione della caccia e della campagna e dell’ozio; perché, insomma, sareste puri.
Dunque Dante era puro, perciò libero. Non poteva volere che il bene. Sicché saliva  la ripida scala leggiero leggiero come sull’ali del suo volere stesso. E quando fu sull’ultimo gradino, una di quelle Ombre, la più angusta, quella che l’aveva accompagnato e guidato nel gran viaggio per il baratro e per il monte, glielo disse. Ch’era libero, e che d’or innanzi poteva seguire i suoi gusti che non potevano essere che buoni. Il sole gli batte sulla fronte: avanti ed intorno agli occhi, gli si stende un paese felice. Egli potrebbe percorrerlo per lungo e per largo, se non fosse un fiumicello che gli traversa la strada. Quel fiumicello si chiama Lete o oblio. Chi lo passa, tuffandovisi, perde sin la memoria d’ogni trascorso e d’ogni passion sua. E chi lo passa si trova di là, sapete dove? Nell’Eden, nel luogo dell’innocenza, nel luogo dove si opera senza fatica e con somma dilettazione, e dove non si opera se non il bene.
Ogni uomo (non è vero, fanciulli?) deve desiderare di vivere in così fatto luogo; cioè, di operare solo il bene e di operarlo senza fatica e anzi con piacere. Essere felici è già una bella cosa, ma far felici gli altri, nell’atto e col fatto di essere felici noi, è la più bella cosa del mondo. Ebbene dimorare in quel luogo val quanto essere felici noi e far felici gli altri, perché vale fare il bene e farlo con sua gioia.
Dante guarda di là del fiumicello, che è mondo e bruno.
Ed ecco egli vede di là
            Una donna soletta che si gia
cantando, ed iscegliendo fior da fiore…

Ce n’era tanti, di fiori: fiori per dove la donna andava: ed essa, dunque, li coglieva cantando. Qual operazione meno faticosa e più dilettevole che cogliere fiori? Tanto è vero che la donna canta. Ma pure è un operare, quello. Il poeta a quel modo ci ha voluto significare questa idea, dell’operar giocondo.
La donna come si chiama? Matelda. Ma il nome propriamente di ciò ch’ella significa, qual è? Quel nome, o fanciulli, è ARTE.
Voi volete o fanciulli, che io discenda dall’altezza di quel monte e mi faccia più presso a voi, che siete costaggiù, terra terra… Ebbene, no: voi siete sulla cima e io, se mai, sono alle radici. Voi, voi, siete vicini a Matelda, perché siete tuttavia innocenti, ed ella è nel luogo dell’innocenza; e siete per ora  (oh! Siatelo a lungo!) felici, ed ella è nel luogo della felicità. Siete nella divina foresta, voi; e vedete Matelda che canta e sceglie i fiori.

Giovanni Pascoli

(continua)

Assente da me stessa/L’orizzonte

Grazie ai vostri commenti questo blog sta diventando una vera e propria antologia letteraria: ed è un modo di stare insieme e di fare nello stesso tempo cultura (lasciatemelo dire) che mi piace moltissimo; soprattutto mi consola,  perché da qualche anno non ho più il contatto con l’aula e mi manca tanto.

Qui il commentatore è a sua volta protagonista ed è splendido legare magari una lirica ad un’immagine che ne è stata data da parte di una persona che stimiamo e per cui proviamo affetto; pensate se a scuola si potesse ricordare l’enjambement  di una lirica, perché lo ha notato il proprio compagno di banco… sarebbe una bella rivoluzione!  

 Nuvole bianche

 Dalla poetessa…

Assente da me stessa
Ti guardo vivere
E tutta la mia vita è nei miei occhi:
ogni  pensiero la commuove
come lo spiffero una tremula
fiamma di candela
“Chiudi la porta, piano…”
che ancora sgocciolino i miei
lumi
di calde lente lacrime

 E da me…

L’orizzonte

 
Spalanco
l’orizzonte
se mi chiedi
di confrontarti
con il cielo.

L’eremita (Terzo atto) (scena unica -conclusione)

 Paradiso


L’eremita

É tutto un grande mistero… e non  ho capito granché… ma forse è meglio così… non sono pronto… io voglio vivere ancora…

Tu invece non sei un uomo… o sbaglio?

Tu sei Abelardo che mi è venuto a salvare, un po’ come la Pars Destruens…

Abelardo

Sì… ti voglio ancora libero di cercare, ma nello stesso tempo ripieno di quello Spirito che mi fece grande tra i Troni e le Dominazioni, dopo un’assoluzione insperata

L’eremita

Dimmi… perché sei venuto?

Perché l’orizzonte del mio corpo è assolutamente lontano da  me che sono già parte del tutto e mi ricordo di essere tale?

Abelardo

Perché la vita è ancora lunga… dura un’eternità e tu sai che cosa può essere l’eternità senza speranza? non puoi nemmeno immaginare come si stia nel luogo della disperazione… è un po’ come quella di Dio, ma il tuo spirito non può sopportarla … abbandonati con fiducia alla luce che di là tutto può… ora Dio ha compreso che anche l’amore fa parte della Sua perfezione… concentrati e cerca di intuirlo anche tu… di intuirlo… io non ti chiedo di più che una manciata di sabbia… un’offerta di quelle che scivolano verso terra, ma che si vorrebbero trattenere… e la tua salvezza…. la tua salvezza è già cominciata

L’eremita

Non importa allora che le mie mani siano bucate ed incapaci di stringere ormai…

Abelardo

Il cielo ha un buco soltanto ed il tuo cuore può riempirlo senza fatica perché tu sei ad immagine di Dio e puoi navigare senza fortuna e senza consapevolezza alcuna in questo mondo così attraente a volte e così tempestoso

L’eremita

Senza fortuna e senza consapevolezza alcuna… come la roccia ed il girasole che stanno nel mondo così attraente a volte e così tempestoso… e non si lagnano più di tanto, anche se in Cielo non ci possono andare… mentre io ho il mio buchetto che mi aspetta… che attende il mio cuore come una chiave che forse farà risuonare l’infinito in un modo che i beati non hanno mai sentito…

Padre… mi ascolta … Abelardo… non mi abbandonare

SILENZIO

L’eremita si alza preoccupato, apre i paraventi del confessionale e trova una roccia con un girasole scolpito al centro… si inginocchia e recita un Atto di dolore ed un Padre Nostro.

SIPARIO

Qui amici carissimi che non mi stancherò mai di ringraziare… l’Eremita non finisce:  tornerà presto con Abelardo e la seconda parte del viaggio che, a dire il vero, non so bene nemmeno io quando si concluderà… spero siate pazienti…

Se volete incontrare la roccia con il girasole scolpito vi dirò che potete trovarla  in Chiusdino (SI): si tratta di un bassorilievo scolpito dagli Etruschi che è stato rinvenuto nella Cattedrale di San Galgano, eretta dai templari. Oggi è divenuto un  altare estremamente suggestivo collocato nell’antica chiesetta appunto di San Galgano (che secondo alcuni non sarebbe altro che uno dei cavalieri della tavola rotonda). Accanto all’altare potete trovare anche la famosa spada nella roccia che come sapete meglio di me ha ispirato molte storie e leggende dell’alto e del basso medioevo…  

 rocciagirasole

L’eremita (Atto terzo) (Scena unica-parte ottava)

partes

L’eremita

In definitiva le Partes  hanno  svolto  ruoli  diversi…

Il confessore

Sì, anche la storia della salvezza che è poi quella della Pars Construens è stata  segnata da immani e silenziosi patimenti della Pars Destruens… di certo l’uomo da solo non avrebbe potuto sopportarli… ma credo anche da grandi speranze della Pars Construens che non hanno trovato coronamento

L’eremita

Chissà perché mi vengono in mente i Comandamenti ed i Profeti… i primi inosservati ed i secondi inascoltati

Il confessore

Sì, la Pars Construens ha provato in tutti i modi a ricondurre l’uomo a Sé, attraverso i Comandamenti, con le guide a partire da Abramo per giungere a San Giovanni Battista, con l’intervento degli Angeli… ha provato perfino a parlare direttamente con l’uomo, ma ogni tentativo si è arenato

L’eremita

Dopo tutti i fallimenti e le vendette della Pars Construens, la Pars Destruens ha deciso di compiere un atto d’amore, di agire a modo Suo e di generare Gesù Cristo… perché Lei amava l’uomo e temeva che la Pars Construens lo distruggesse in un impeto di disperazione… per quanto si possa dire che Dio si disperi… è ovvio

Il confessore

Sono contento che mi segui… in effetti si sono invertiti i ruoli dell’Origine…

la Pars Destruens ha raccolto tutto il Suo amore  ed ha generato… nel Credo è scritto più che correttamente che Cristo è stato “generato e non creato” e che è figlio unigenito, cioè della Pars Destruens.

L’eremita

Lo Spirito insomma  è stato  soffiato dalla Pars Destruens

Il confessore

Che poi ha compiuto il gesto più eclatante: l’accettazione della morte in questo mondo… solo l’Amore poteva esserne capace, non mai la ragione

L’eremita

Così sono stati raggiunti due risultati: si è salvato l’uomo espressione della perfezione… ma anche la stessa Pars Construens

É curioso però che l’assoluta perfezione abbia avuto bisogno del sentimento… quindi dei servigi di una Pars di grado inferiore

Il confessore

Sì… infatti… per l’uomo potrebbe esserlo… tuttavia Gesù Cristo nel Vangelo dichiara che non è venuto ad abolire la legge ma a perfezionarla… quella stessa Pars che era sfuggita al controllo di Dio… che Lo aveva indotto al soffio vitale dopo la creazione… si immola perché la Trinità resti tale e si rafforzi e l’uomo possa al contempo conservare la libertà e riprendersi la vita eterna, quella del Paradiso terrestre… anche se in un’altra vita… quella che il Cristo risorto è andato a preparare

(continua)

L’eremita (Terzo atto) (Scena unica-settima parte)

  


L’eremita

In definitiva Dio non poteva agire su Se stesso… la libertà nasce dall’impotenza divina…

Il confessore

Più che dall’impotenza… dall’impossibilità che venisse meno una delle Partes divine e nello stesso tempo che vi fosse un altro essere divino al di fuori della Trinità… “Ora è come uno di noi”… dice il Signore Dio, dopo che l’uomo ha mangiato dell’Albero della conoscenza… il discorso sarebbe lungo e non so francamente se c’è qualcuno al mondo che sia in grado di farlo…

L’eremita

Ci provi padre… io sono qui… inginocchiato… ad attendere una scintilla che mi faccia infiammare.

Il confessore

Bisogna partire da un concetto che in parte ridimensiona il nostro orgoglio di terrestri… ma solo in parte: noi non siamo gli unici esseri dell’Universo ad immagine e somiglianza di Dio… siamo però forse gli unici che derivano in un certo qual modo da una componente della Trinità che negli altri mondi è rimasta un po’… come dire… in secondo piano…

L’eremita

La Trinità esisteva  quindi prima della Creazione…

Il confessore

Sì… mi perdonerai se uso dei paroloni… io stesso faccio fatica ad abituarmi… Dio in estrema sintesi è trino ed è composto da una Pars Construens, da una Pars Destruens e dallo Spirito che è emanazione di tutte e due

L’eremita

Ma mi aveva detto che… che lei non era un fine teologo… 

Un confessore

Infatti… questi sono solo i frutti della preghiera  e della lettura sacra… Dio disse: “Facciamo l’Uomo”… che bisogno c’era che parlasse al plurale se non fosse stato in più persone?

L’eremita

Allora si può dire che certamente era trino prima della creazione dell’Uomo… ma cosa sono queste Partes

Il confessore

 La Pars Construens è quella che viene definita comunemente ragione e la Pars Destruens corrisponde… in termini nostri… al sentimento, all’irrazionalità, lo Spirito avrebbe potuto essere emanazione dell’una o dell’altra

L’eremita

Il concetto mi sembra chiaro… ma non seguo lo sviluppo del discorso…

Il confessore

Se l’uomo fosse stata creatura ed emanazione solo della ragione, la terra sarebbe stata perfetta come la Pars Construens.

Probabilmente in altri mondi questa è la norma; la vita viene generata attraverso la ragione e quindi non c’è bisogno della luce per vederci chiaro… lo spirito di Dio… ricorda bene… all’inizio dei tempi aleggiava nel buio… quindi in questi mondi che noi non conosciamo la fisicità non conta e forse nemmeno esiste

L’eremita

In altre parole in un mondo generato dalla Pars Construens Adamo ed Eva non avrebbero mai mangiato la mela perché non ne avrebbero avuto necessità… non si sarebbero mai uniti, perché lo sarebbero stati già in quanto parti della mente di Dio.

Il confessore

Esatto.

Nel nostro invece Dio nella sua interezza ha creato l’uomo, mentre solo lo spirito è stato soffiato dalla Pars Construens… il  “Signore Dio” come lo  definisce la Genesi… ma  facciamo ancora un passo indietro

L’eremita

Forse è meglio…

Il confessore

Nella Genesi si dice a più riprese che Dio considerava buona la creazione… fa’ attenzione:  buona e non giusta, il concetto di bontà non implica necessariamente quello di ragione…

L’eremita

Perché il Dio che valutava la sua creazione non era tanto

la Pars Construens , ma la Destruens, il sentimento.

Il confessore

Vedo che cominci a capire… e questo mi riempie il cuore di gioia

L’eremita

Ma allora Dio in un certo senso si è comportato da ipocrita: ha punito il povero Adamo per una mancanza che in fondo era riconducibile  alla Pars Destruens

Il confessore

Non è così semplice… Dio è trino perché le Partes operano su livelli diversi… con maggiore precisione un teologo ti direbbe che operano per gradi diversi… c’è un gradualità anche nella Sua perfezione… Chi ha creato l’uomo è la Pars Destruens, ma Chi lo ha fatto essere vivente,  lo ha posto nel Paradiso Terrestre e lo ha giudicato è stata indubbiamente la Pars Construens che sta più in alto… la Pars Destruens invece ha sofferto della cacciata  vicino alla Sua creatura…

L’eremita

In definitiva le Partes  hanno  svolto  ruoli  diversi…

(continua)

L’eremita (Atto terzo) (Scena unica-sesta parte)

Scintille

L’eremita

È una consolazione sapere che esiste qualcosa  da ricercare… ho sempre creduto in una ricerca fine a se stessa… e come ben sa mi ero anche stancato di recitare solo per me…

Il confessore

Il Senso ci attende e fluttua… non può staccarsi dal creato e da noi… questa è la vera consolazione… noi recitiamo per Lui che assorbe l’inautenticità ed il dolore e li trasforma in Sé… in un cuore dai battiti ancora regolari… il tuo ed il mio… che sorridono di essere ancora parte dell’aria e della terra

L’eremita

Io sono solo un ceppo che annerisce immobile nel fuoco: dentro c’è una forza senza calore che non si distingue da me, se non quando vorrei che mi lasciasse… sa che gioco, in fondo, e che non posso trasformare la materia… che non posso finire quando voglio… ed io ci conto

Il confessore

Ma il fuoco arriva al centro prima o poi ed è un tripudio di scintille… di minuscoli pezzetti luminosi che cercano il cielo dai punti più disparati della memoria

L’eremita

Lei, padre, confonde il centro della mia vita con il biancore della corteccia che non può fare a meno di staccarsi, ma sono lampi che muoiono dentro al camino, attimi di cenere bollente, fragile e contorta… il mio centro rimane una forza senza calore…  Lei, padre, si confonde con le emozioni che cadono a terra mentre ci cammino sopra 

Il confessore

Ma l’albero resta tale anche se cadono le foglie e se perde la corteccia nel fuoco… non può rinnegare la sua essenza… e tu sei comunque un uomo anche se vorresti dimenticartene… a tratti è comodo e anche poetico… se vuoi.. scordarsi di avere un cuore ed una coscienza… ma è soltanto un’illusione

L’eremita

A lei è mai accaduto?

Il confessore

Spesso perdo il mio cuore anche in questo confessionale… ma lo ritrovo pensando a quello che ancora ignoro… c’è sempre speranza per chi crede di poter vivere in eterno… ed io lo credo…

L’eremita

Basta insomma ricordarsi di non sapere nulla… avere il cuore vuoto

Il confessore

Solo chi lo possiede può far proprio un regno infinito… accogliere tutto ciò che il cuore può e sa contenere…

L’eremita

Padre, mi dica… è veramente convinto che io sia così libero di scegliere? che possa svuotare  e riempire il mio cuore a piacimento e a comando?

Il confessore

Il libero arbitrio esiste e non ne puoi dubitare… pensa ad Adamo ed Eva… se non fossero stati liberi Dio avrebbe potuto impedire il peccato originale… oppure avrebbe… che so… potuto cancellare il Paradiso Terrestre con tutto quello che c’era dentro, per crearne un altro di Suo gradimento… 

L’eremita

Ma non lo ha fatto… è un peccato… poteva creare un mondo di stabile armonia… si sarebbe risparmiato un sacco di grattacapi…

Il confessore

Non poteva farlo… avrebbe dovuto eliminare Se stesso… lo Spirito si era messo in azione… ormai si era incarnato… e l’uomo era stato creato ad immagine e somiglianza… del Creatore

Finché ha potuto Dio… Dio non si è fatto uccidere…

(continua)

Al volante/Almeno tu

Dalla poetessa….

Al volante

Vedo il tuo profumo
che si fa strada
tre le pieghe
di una mano
che ascolto
toccarmi il cuore
ed annuso col pensiero
il sapore di baci
mai ricambiati
che mi sussultano
in grembo

Pioggia su cotto

E da me…

Almeno tu

 

Almeno tu
possiedi il litorale
ed il picchiettio
della pioggia.
Io soltanto
questo respiro
raggomitolato
nella tiepida assenza.

L’eremita (Atto terzo) (Scena unica-parte quinta)


 

L’eremita

Sento il calore delle sue parole… mi sembrano quasi le rivelazioni di un profeta… di una sibilla invasata da un dio… di un vecchio cieco che guardi il paradiso

Il confessore

Io vedo la vita che passa… come ti dicevo… in un semplice scricchiolio… come un pipistrello nel buio del mio confessionale…

Passa veloce sai… la vita… ed è circolare… a volte ondeggia… è verde… è chiara… ha i contorni sfilacciati… ma è un flusso continuo che mi fa  percepire un’incredibile energia… e se ci posso affondare le mani io… qui nel mio piccolo, intendo… pensa alle Mani di Dio… a quello che Lui potrebbe fare  per te, se solo glieLo chiedessi

L’eremita

Ogni richiesta è un debito… come ogni promessa… ed io non voglio promettere quel che non riuscirei a mantenere

Il confessore

Sappi ascoltare le foglie d’autunno… quando cadono sul selciato… spesso stridono nel vento, perché non vorrebbero cadere… ma poi l’albero rinasce e nuove foglie… nuovi amori di clorofilla si affacciano baldanzosi… la vita è un ciclo di cadute e di fiduciose attese… non voler cadere è naturale, e rimanere statici per la paura serve a poco… tu vorresti promettere di non morire?

L’eremita

In effetti è ridicolo non voler promettere per sopravvivere a mio piacimento… quando ho addirittura invocato la morte… ma sono un uomo contraddittorio

Il confessore

Fino all’ultimo singulto tu troverai casa nel ludibrio di te stesso senza via di scampo…ti piace oltraggiare la vita,  ma la vita… la vita si fa beffe della nostra pochezza e ci illumina quando il sole non scalda abbastanza… esci da te stesso e sii uomo… accogli la luce nel suo breve cammino a misura di te… sappi che il mondo non perdona chi lo coglie in fallo… e riduci le tue pretese…

L’eremita

La perfezione è ansia della meta… lo so… mi auguro di morire dopo aver condensato in un istante le emozioni più contrastanti… l’amore buttato e ricevuto insieme… la musica che ancora promette un futuro e le note di questa riconosciuta solitudine… ma sono ancora lontano

Il confessore

Grazie a Dio!  Te lo auguro insomma… di trovare e di cercare ancora… di legare la paura ad una risata… di quelle che fanno scendere le lacrime nel cuore… di quelle che uniscono ogni senso nella tensione dell’ascolto

L’eremita

Di quelle che sento tra me e me quando il torace non sembra abbastanza grande per trattenere il respiro… di quelle che fanno raggiungere la disperazione più sublime

Il confessore

Un sublime duraturo però… che non hai timore di afferrare e di smarrire, che senti al di là di ogni ragionevole dubbio e che non puoi dimenticare, né ridimensionare, che non muta di certo intensità con le emozioni…

L’eremita

Un sublime inesprimibile ed ancora da esprimere

Il confessore

Ma già espresso dall’inizio dei tempi… quando lo spirito di Dio aleggiava sulla terra…

(continua)

L’eremita (Terzo atto) (Scena unica-parte quarta)

Uccelli sul filo


 Il confessore

Lui mi racconta molte cose… tu non devi dubitare di quel che ora  ti dico come io non mi stupisco che tu abbia discusso con un girasole ed una roccia…io mi rivolgo a Dio tutti i giorni e le notti e ti ho ricordato nelle mie preghiere…

L’eremita

Ma Dio le risponde? Insomma… le ha dato consigli su come comportarsi… si è mostrato davvero preoccupato per il mio futuro?

Il confessore

La Sua parola è una risposta continua… basta aprire a caso il breviario e Dio Si rivela… spesso le frasi che leggo vanno al di là delle domande… o meglio ribattono  quesiti che nemmeno sospettavo esistessero in me…

Sento anch’io quelle inquietudini di cui mi hai parlato,  talvolta non le metto a fuoco… ed è una fortuna che sia poi Dio a tirarle fuori quando sono oramai innocue, quando la pace della sera è pace reale e non una semplice aspirazione

L’eremita

E allora Dio non è preoccupato per me… fa solo il burbero bonario… a disposizione ci sono anche le risposte ad interrogativi ignoti…

Il confessore

A disposizione di chi vuol leggere… ma tu sei soltanto impegnato a decifrare te stesso… i tuoi occhi sono rivolti costantemente verso il basso…

L’eremita

E alla fine dell’analisi… quale sarà la conclusione?

Il confessore

Che sei stato costruito con il fango… che ci vuoi fare… a tratti troverai anche lo Spirito che ti ha dato la vita… ma Lo confonderai spesso rovistando nella terra… la Parola esce dal cuore dell’uomo e vola… puoi scegliere di tenerla imprigionata  o di volare con Lei senza timore

L’eremita

Il girasole ha detto che mi sarebbero spuntate le ali, la roccia invece che tra le mie ossa sarebbero cresciuti dei bellissimi fiori… che ne sarà di me?

Il confessore

Se il tuo tempo inizierà nel cuore e sfilerà lungo i campi di grano, là dove il cielo si macchia di giallo, se il tuo giorno si accenderà di blu nell’indifferenza delle stagioni, se l’inverno migrerà con le tue parole fredde e stanche verso calde mete che ancora non conosci ma che sei disposto a visitare, tutto il mondo sarà nelle tue mani leggere come l’aria…

Accompagna la luce… ne tieni sempre in mano un filo anche se è invisibile… e  ti chiede soltanto di essere condotto

(continua)

L’eremita (Atto terzo) (Scena unica-terza parte)

roccia

L’eremita

Ma che cosa significa dividere la luce dal buio?

Il confessore

Desiderare la Verità a qualsiasi costo e vivere nell’Amore

L’eremita

Sono due esperienze di cui non mi sento capace… di cui non voglio essere capace

Il confessore

E come puoi aiutare l’alba ad alzarsi… se tenti di nascondere il sole? Puoi lasciare che arrivi la notte… quando il tramonto non si è stretto intorno al calore del tuo focolare?

L’eremita

Ma io non riesco ad aiutare neppure me stesso… che posso fare in un  progetto infinito che sembra andar per suo conto?

L’uomo non esisteva quando gli astri furono creati per segnare il tempo: e noi pensiamo di essere i padroni del cosmo…  faceva bene la roccia a sottovalutarmi…

Il confessore

Non credo che avesse ragione… in fondo alla roccia il tempo importa poco…

L’eremita

Importa… importa… la roccia tiene il conto dei giorni in cui l’erba nasconderà la pianura… sa che il muschio si fa più birichino quando l’inverno si avvicina e che soffrirà  il solletico… ha paura del buio e attende con ansia la pioggia perché la liberi dal fango.  

E anche al girasole interessa: di notte può riposare e sognare di essere un’alga marina…

Il confessore

E allora vuoi che questo progetto non abbia un senso anche per te? che tu possa stare lì… in un angoletto… senza scegliere, mentre le stagioni passano, il cuore invecchia… senza aver battuto come potrebbe…  

L’eremita

Io volevo solo aiutare i miei amici… ma hanno detto che non era compito mio… che il compito mi avrebbe cercato… in vita o in morte… che chi non attende  il suo scopo si danna, perché non lo scoprirà mai

Il confessore

La Luce cerca ogni giorno e ogni giorno attende: puoi continuare ad ignorarla e a dannarti… perché ti stai dannando ora… se non lo sai… la tua anima è in naftalina e tu la lasci nel buio di un armadio di ferro… lo avessi scelto almeno di legno… potrebbe respirare… invece così… tu vivi l’inferno amico mio… e la morte potrebbe soltanto renderlo definitivo… altro che scopo… gli scopi lasciali a chi ha tempo di cercare… tu non ne hai quasi più… e Dio non ha voglia di giocare ancora a nascondino… è stanco di fare la conta e sbirciare fiducioso nella tua vita… pentiti della filosofia che dà sollievo solo alle narici… tu non respiri più e non te ne accorgi…

L’eremita

Neppure la roccia mi ha attaccato con tanta violenza ed era razzista… almeno così diceva il girasole…

Non credo di essere peggiore o migliore di tanti altri… un confessore dovrebbe essere più moderato nei giudizi… che cosa sa lei della pazienza di Dio?

(continua)

Sola/ La tua nave d’oro

      Dalla poetessa…

Sola

In questa perlacea
sera
nulla rimane
se non una diafana
luna
morente nel silenzio
che di lui vive

luna su A

E da me…

La tua nave d’oro

Rimani anche tu
a guardare
la luna
che sbadiglia
e lascia che
il cielo
ti contagi.
Anche
in fondo
al mare
guiderò
la tua nave
d’oro


Per ringraziare Dio di essere vivi e di potere godere di tanti amici meravigliosi

Grazie a cometaspenta
Grazie a Feboapollo
Grazie ad Emilio
Grazie a Nicola
Grazie ad Alessandra
Grazie ad Heathen
Grazie a Salvatore
Grazie a Daniele
Grazie a Cris
Grazie ad Alberto
Grazie a Robertas
Grazie a Lucia
Grazie a Marta
Grazie a Centocolori

Grazie a tutti gli altri che non possiamo raggiungere

Il nostro cuore
trabocca
d’affetto
per voi

L’eremita (Atto terzo) (Scena unica-parte seconda)

L’eremita

E se dovessi viverci dentro contemporaneamente… se il nero ed il bianco fossero soltanto colori?

Il confessore

Tu  possiedi comunque occhi  per distinguerli… e vuoi che il cuore…

L’eremita

È vero: il cuore sa… anche se la mente cerca di ingannarlo

Il confessore

E l’indulgenza… una certa inclinazione per la dimenticanza… fanno il resto…

L’eremita

 Forse sono meccanismi che aiutano l’animella  a non soccombere… se non ci volessimo un po’ di bene… se non ci fosse un sano egoismo… in fondo è istinto di sopravvivenza

Il confessore

Che dovremmo superare… un po’ per giorno… non dobbiamo essere troppo attaccati alla vita

L’eremita

Non posso cercare la morte, né attaccarmi alla vita: il gioco si fa veramente difficile… che mi rimane? la solita sopravvivenza fatta di tempo apparentemente neutro

Il confessore

O piuttosto il senso della vita…

L’eremita

Se lo conoscessi lo cercherei… invece mi rendo conto che lo spirito dimagrisce di un infinito al giorno… e non so più che cosa dare da mangiare ai miei alibi

Il confessore

Se tu leggessi le Sacre scritture troveresti molte risposte… e certo ne ricaveresti beneficio…

L’eremita

Padre può spiegarmi? È vero… io leggo poco la Bibbia e ora sono in difficoltà

Il confessore

Nella Genesi Dio divide il giorno dalla notte… la luce dall’oscurità… vede che questa operazione è cosa buona e chiede agli astri di segnare il tempo per ricordare la separazione… l’uomo non c’era ancora, ma  questo mi fa credere che Dio lo stesse progettando…

L’eremita

Il tempo  cioè era solo un mezzo per andare oltre…

Il confessore

Sì… quella che noi chiamiamo vita è un mezzo, ma non un fine… se non la viviamo però non partecipiamo alla grande divisione… e non possiamo capire che questa separazione è cosa buona

L’eremita

Quindi la vita è utile a dividere il buio dalla luce…

Il confessore

Questa dovrebbe essere la funzione primaria… ed anche il nostro scopo… credo…

L’eremita

Prendere ogni giorno in mano la luce e cercare di separarla dal buio… questa sì che è una funzione essenziale… come quella di proteggere una pianura o di fare ombra ad una roccia… ma allora perché incontriamo tante difficoltà e Dio non ci semplifica le cose?

Il confessore

Perché all’inizio c’era il buio… e Dio stesso comprese solo in un secondo momento che la luce era una cosa buona per la terra… l’oscurità c’è da prima del tempo e quindi il tempo non la può sconfiggere

L’eremita

Insomma dobbiamo abituarci ogni giorno alla fatica della separazione dalle tenebre

Il confessore

Sì… Dio stesso si riposò soltanto il settimo giorno…

L’eremita

Ma si riposò comunque…

Il confessore

A cose fatte…

(continua)

L’eremita (Terzo atto) (Scena unica- prima parte)

grotta

 

L’eremita torna alla chiesetta di Cluny, per ultimare la sua confessione.

Il confessore lo accoglie nelle sue mani.

Il confessore
Uhm… ma io già conosco questo scricchiolio…

L’eremita
Sì… infatti sono venuto a concludere la mia confessione…

Il confessore
Ci sei andato allora?

L’eremita
Sì… sono stato nell’eremo di Abelardo

Il confessore
Sono proprio contento… e che te ne è parso?

L’eremita
Non saprei… certo è un’esperienza che mi ha insegnato delle cose particolari

Il confessore
Immaginavo che ti sarebbe stata utile… raccontami… sempre che tu lo desideri

L’eremita
È difficile da spiegare… sono cose che bisogna provare…

Il confessore
Ma tu non stai comunicando solo con me… vuoi che Dio non possa capire?  abbi un po’  di fiducia… almeno qui

L’eremita
Con Lui ho cercato di mettermi in contatto, ma non ci sono riuscito.
La grotta non faceva al caso mio… ne avevo soggezione, è difficile cercare il silenzio in un luogo dove il silenzio c’è dall’eternità

Il confessore
Il silenzio per diluire un poco i tuoi pensieri sovraccarichi di rimorso… per farti sopportare ancora il peso della vita… non mi aspettavo di più 

L’eremita
Beh… il risultato è stato in parte raggiunto… oggi non voglio morire e quindi non ho bisogno di assoluzione… se non per il pensiero di farla finita

Il confessore
Ma non sei soddisfatto? Che cosa c’è d’altro?

L’eremita
Ho scoperto che sulla terra vivono esseri che hanno un compito preordinato e lo conoscono…

Il confessore
E questo che cosa ti fa pensare?

L’eremita
Da una parte che non sono fortunati, perché la loro vita è immutabile… ma dall’altra che hanno almeno delle certezze

Il confessore
E tu credi che potresti affrontare un’esistenza con dei punti fermi?

L’eremita
Ho incontrato una roccia ed un girasole che la vivevano… mi hanno parlato di sogni e di rimpianti… ma sembravano sereni… non sono diventato pazzo… non pensi male…

Il confessore
Lo so bene che non ti ha dato di volta il cervello… gli eremiti discorrono spesso con la natura… vanno per questo in eremitaggio… quel che racconti non mi  sorprende affatto

L’eremita
Le rocce ed i girasoli non vanno in paradiso, né all’inferno…

Il confessore
Mi sembra ragionevole, anche se non è sicuro… ma tu sei un uomo

L’eremita
E per me l’inferno c’è…  già su questa terra… purtroppo

Il confessore
C’è anche il paradiso però… sta a te decidere se vuoi vivere nell’uno o nell’altro

(continua)

Diapason/Una nota

donna su prato

Dalla poetessa…

Diapason

Cerco invano di
accordare i miei
sogni:
tu solo sei
diapason
che vibra
sulle viscere
fermo sull’orlo
della mia
anima

E da me…

 

Una nota

Solo
il coraggio
di una nota
spando
e tu
trasmuti
anche
il silenzio
in armonia

Per ringraziare infinitamente tutti gli amici che stanno aiutando i bambini Prader Willi…