Guardando Francesco/ Guardando mia madre

arcobalenoIeri sera  mi è venuta una gran voglia di continuare a scrivere il dialogo con Abelardo.
Nello stesso tempo avevo davanti una nuova e significativa composizione della nostra poetessa e volevo replicare; ed è ciò che alla fine ho fatto.
Dopo aver letto e riletto la replica, che Vi propongo insieme alla lirica della musa ispiratrice, ho pensato che nella mia mente fosse avvenuta una sorta di crasi tra le due esigenze, quella lirica e quella dialogica.
Non dico di più perché potreste chiamare il 118!
Oggi dopo aver letto i vostri commenti ho invece compreso che le nostre menti sono davvero entrate in una sorta di benefico contatto e che in realtà io scrivo ciò che Voi il giorno successivo pubblicherete.
Prendetemi pure per pazzo, ma le cose che Vi propongo sono legate a doppio filo con il Vostro affetto e le Vostre parole, come se stessimo tutti insieme e inconsapevolmente scrivendo un libro i cui benefici contenuti fossero già stabiliti… Sia Lode a Dio.

Dalla poetessa…

Guardando Francesco

Coi tuoi occhi, figlio,
vorrei guardare il mondo
e stupirmi se il vento
gualcisce i petali
del papavero.
Coi tuoi occhi
vorrei sentire sulla pelle
le lacrime di un temporale
e a bocca aperta bere
ogni sua goccia.
Coi tuoi occhi, figlio,
vorrei guardare in faccia Dio,
forse anche capire
perché l’arcobaleno
spunta solo quando
piove.

E da me…

Guardando mia madre*

Si specchia
in te
il Grifone
che muterà
in me.
E sarò
Figlio, Padre
e Spirito
ma tu
sempre
mia madre.

*Su puntuale ed amorevole considerazione di Feboapollo: il titolo da me pensato era “Il Grifone” ma giustamente non aiutava il lettore. Grazie infinite del suggerimento… 

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Senza maschera (I capitolo-seconda parte)

ramo innevato


Forse t’accorgi di questi miei pensieri mentre il panorama ci accoglie con le sue colline innevate e quasi irreali, la foschia umida inizia a mischiarsi con la sera ed io prendo a cuore i tuoi problemi di lavoro.
Come sarebbe bello farti toccare con mano la gioia che sento, la felicità che questo pomeriggio mi regala! ma, forse comprendi ugualmente, quando richiamo, senza necessità, la tua attenzione sul colore del mare e sul lido che si dipana lungo la strada quasi fosse un vezzo di luce al collo del promontorio.
E probabilmente hai anche un certo timore, quando mi avvio verso l’entroterra per un tornante ghiacciato che giusto un irresponsabile tenterebbe di percorrere.
Il mio desiderio di portarti in quel luogo è più pressante della coscienza, non valuto minimamente che prima o poi dovremo ritornare e che il ritorno sarà in discesa; mi accontento di assaporare l’andata, sperando nella mia buona stella e in un mancato rimprovero, come un bambino che non possa fare a meno di compiere una marachella.
Eccoci qua, sono molto lusingato dalla tua esclamazione di sorpresa.
Valeva la pena di fare qualche chilometro per scoprirci rapiti da un paesaggio che, in onore tuo, vorrei fosse ancora più irreale: scendiamo per camminare un poco, mi accorgo di dominare il golfo, ma non le emozioni ed è seducente oltreché eccitante il solo pensiero di sfiorarti lungo la strada, guardando lo strapiombare bizzarro della neve sul mare.
Sostiamo. Per qualche attimo lasci vagare il respiro nel vento gelido che trasporta la salsedine notturna o almeno così mi pare; sembra impossibile, ma la brezza non riesce a scompigliarti i capelli, né a scalfire lo statuario portamento che tuttavia posso solo immaginare: nella mia mente vagano i tuoi occhi, troppo profondi per un incontro reale che mi troverebbe certamente impreparato.
Non mi resta che ripetere, quasi meccanicamente:<<Col buio tutto diviene più affascinante…>>
Appari poco persuasa e le argomentazioni sono sincere, forse non temi sia l’inizio d’un corteggiamento più esplicito; ad ogni buon conto risaliamo in macchina, ingrano la marcia e sono stranamente felice che non avanzi il tempo d’attendere la notte.
L’oscurità arriva mentre discutiamo di cinema, sulla strada di una cittadina rivierasca che potrebbe andare benissimo per qualsiasi tipo di situazione o di atmosfera. <<Il film che l’anno passato mi ha maggiormente impressionato, è stato quello di Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, l’ho visto in un momento particolare… il giorno dopo quella notte che sai… ha rafforzato in me un’idea con cui mi ero svegliato… l’idea che il mio sentimento per te fosse importante di per sé, a prescindere dal fatto che tu l’avessi o meno ricambiato.>>
Aggrotti la fronte, mediti per qualche secondo e preso un gran respiro affermi con apparente gravità:<<Non avrei mai pensato che da un’esperienza così negativa si potesse trarre un contenuto così positivo.>>
<<Finché riesco a provare certe emozioni vale la pena di vivere: anche il protagonista ha vissuto un grande amore e non ha potuto coronarlo, però alla fine, quando tira le somme ed osserva l’ultima pellicola, pesano soltanto i suoi sogni, le sensazioni che è stato capace di provare e di manifestare…>>
<<Hai ragione… se mi fossi messa con te… non so se sarebbe stato un bene o un male.>>
Non rimane che rassegnarsi, con un filo di voce, all’ennesima sconfitta. <<Non so… chi può dire se sarebbe stato un male o un bene…>>.

(continua)

L’eremita (Seconda parte) (Atto unico-parte quinta)

massicciata


L’eremita
E non è un caso che siamo stati creati col fango, il materiale più nobile e l’unico capace di generare spontaneamente

Abelardo
Per questo l’agricoltore ha ucciso il pastore…

L’eremita
È sempre chi vuole scoprire i segreti della vita che uccide chi si accontenta di vivere

Abelardo
La semplicità non ha mai fatto male a nessuno… ma è proprio questo che l’uomo non vuol capire… ha sempre paura di ciò che non sa spiegarsi e lo vive come un pericolo imminente

L’eremita
Spesso però non si comprendono neanche le regole principali della sopravvivenza… il timore allora mi sembra più che giustificato

Abelardo
La sopravvivenza non ha regole… si regge per definizione… e tu non ti accontenti certo di sopravvivere… vuoi essere un altro e poi un altro ancora… mille volti assurdi che non esistono… di certo che poi ti spaventi… non sai nemmeno più riconoscerti

L’eremita
È vero… io sono un piccolo bruco che sogna di diventare farfalla… e pensa sconfortato che non la diventerà… in barba a tutte le leggi della natura

Abelardo
E divenuto farfalla non sa far altro che stupirsi delle ali… quasi fossero un peso inutile e non richiesto…volare è fatica, ma non farlo ti consuma lo stesso… tanto vale abbandonarsi al cielo… il cielo ha un colore così rassicurante… potresti respirare la leggerezza…

L’eremita
Già la respiro… qui con te e non mi sto neppure confessando

Abelardo
Questa è una tua opinione…

L’eremita
Ma non dovrei pentirmi prima? E poi propormi di non peccare più?

Abelardo
A rigore… e non è detto che tu non lo faccia presto… io sento che ne hai bisogno…come il sordo ha necessità di udire. Vivere nel silenzio diventa insopportabile senza musica nell’anima… e tu hai nel cuore solo una traversina del treno… le emozioni sfrecciano via veloci, e non ti portano da nessuna parte conoscibile; ti lasciano come una pietra rotolata dalla massicciata in mezzo agli sterpi.

L’eremita
Il massimo dell’inutilità insomma… il paragone è calzante, credo che non avresti potuto trovare una similitudine più appropriata… e la cosa che mi sconvolge di più è il fatto di non potere risalire verso la massicciata

Abelardo
E chi ti ha detto che devi risalire? Forse il tuo posto è proprio in mezzo agli sterpi, tu potresti essere una piccola massicciata tra gli sterpi… pensa che importante compito ti è stato assegnato!

L’eremita
Se lo dici tu… vicino a me ci sono solo fazzolettini sporchi e copertoni usati, la terra si spacca sotto al sole e non vengono a visitarmi nemmeno le lucertole… gli sterpi stessi mi guardano con sospetto e se potessero mi soffocherebbero… temo che un giorno accadrà anche questo

Abelardo
Tu sei un baluardo in un luogo che non interessa ad alcuno: i luoghi che non interessano sono i più ricercati da Dio che ci va per riflettere… e non è una battuta… Dio ha bisogno di riflessione e di riposo come noi tutti e predilige i posti inutili, riposa il Suo capo sulla tua pietra e riflette sulla terra arida… è un pensiero doloroso il Suo perché sa che la pioggia non servirebbe a molto… perché ci devono essere quei luoghi abbandonati  e ci devi essere tu… fuori della massicciata… in mezzo agli sterpi… il tuo dolore è accogliente…è impotente al punto giusto perché Lui ci possa trovare la calma necessaria… anche Dio si spazientisce sai… ed ha bisogno della tua disperazione per rincuorarSi e rincuorarti… il pianto di entrambi impreziosisce anche la terra più desolata 

(continua)