Il conto/La conta

pecora irlandese<<…Così non può dirsi poesia, semmai solo uno scherzo letterario, un momento di lusus durante il quale si gioca, si scherza con le parole, dando comunque sempre importanza al contenuto, sia esso di riferimento biblico, piuttosto che dantesco o mitologico. C’è anche un minimo di labor limae che non guasta mai, ma rimane a parer mio un dialogo alessandrino! La poesia del resto può vantare diverse sfaccettature ed è bello scoprire che sempre molteplici sono i modi in cui l’animo può esprimere qualcosa di profondo, richiamando magari alla mente qualche immagine che pensavamo nascosta nei meandri dei ricordi. >>
Così scrive la poetessa… E voi che cosa ne pensate?

Da me…

Il conto

Quando Sinone
morì sorrisero
le Parche.

E da Giulia…

La conta

Per la perduta
pecora il pastore
piange

Ti ascolto/Sillabe oscure

trottolaCome spiega Carlo Cuppi noi siamo cantori di fatti che non conosciamo nella speranza forse di catturare una briciola di autenticità ed è anche vero che non bisogna insuperbirsi perché spesso le parole sono davvero figlie del caso.
Ed ha ragione Renato quando individua un ribaltamento dei ruoli che però rimane soltanto nella mente del poeta, nonostante anche gli altri commentatori premano perché la donna accetti con fiducia il suo ruolo di salvatrice… come se la sua sconfinata desolazione fosse la desolazione di tutti, come se tutti volessero e potessero in fondo condizionare la propria salvezza a quella di lei.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato…verso la salvezza, forse anche per il poeta che rimane al culmine dell’amore di colei che è già  tra gli immortali.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato… non quando i commenti dei giovani sono così profondi e lirici, non quando gli adulti si confrontano con questo amore per la cultura, ma soprattutto per le persone che partecipano ogni giorno a questo sogno. Grazie di cuore a tutti!

Da Giulia…

Ti ascolto

Nell’oscurità luminosa
della parola
mi tieni per mano:
il silenzio
è vasto come la
musica
solo gli occhi
parlano
ed io non ho paura

E da me…

Sillabe oscure

Tra le note
rotola
la penna
e sarà
una trottola
d’amore
ad incidere
sillabe oscure
su questo letto
luminoso

Il peccato/Aneurisma d’amore

Vaso di Paestum

Il senso di questo blog forse sta proprio nel creare una relazione tra di noi e tra noi e quel Qualcuno che ci spinge a scrivere versi, a leggere e a commentare con delicatezza e lirismo: sarebbe davvero bello creare un coro universale come augura Alessandra, bolla dopo bolla…  all’infinito come riassume brillantemente Federico, post dopo post.

Da Giulia…

Il peccato


Riflessa in una polla d’acqua
conti i lividi violacei dell’anima.
Di bernoccoli è piena la coscienza
e tu incedi cianotica
lungo un’ecchimosi esistenziale.
Riderà anche Dio dinanzi al tuo angioma
che tutta ti tinge
in una aritmica geografia.
E a nulla servirà aver chiesto perdono:
è un canto stonato il tuo.
Le cetre accordate le suonano solo
gli angeli.

E da me…


Aneurisma d’amore

Aneurisma d’amore
tu sei
già
tra gli immortali
prima di farmi
scorrere
fino al culmine
del calice divino.

Il libro della Vita/Nella tua creazione

BollaChe dire di questa giornata se non che è stata spesa bene e che stasera forse possiamo riporre la nostra lampada senza  vegliare troppo.  Ci consola molto la considerazione di Maria “forse solo apparentemente siamo sani… forse malati lo siamo un po’ tutti”. Ma dobbiamo ricordarcene più spesso e non solo per lamentarci ripiegati su noi stessi, come accade di frequente. Diamo il benvenuto ad Anna e Franco, a Federico e Laura, a Bianca e Paolo, ad Andrea e Sandra e infine a Stefano e Silvia: ci auguriamo che questo spazio diventi per loro come per tutti un punto di riferimento, un luogo dove poter esprimere sentimenti e bisogni in libertà, in presenza di amici e di fratelli.


 

 

Da Giulia…

Il libro della Vita

Io e te
siamo parole della
Lingua che ogni giorno
Qualcuno scrive:
ti chiamo per nome
ed è come una
preghiera.

E da me…

Nella tua creazione

Scivolato
nel soffio
fantastico
di una bolla
mi raccomando
al cerchietto
e alle tue labbra
insaponate.
Poco importa
se i tuoi occhi
chiusi resteranno
per devozione
o per paura
io esploderò comunque
nella tua creazione.

Le mie notti

bimbo malatoVorrei rispondere alla riflessione di Carlo con una flebile eco,  solo per dare ancora al blog la veste di un dialogo maschile e femminile. Io non ho altre parole per replicare, se non questa lettera di una madre a suo figlio…potete immaginare voi le circostanze che legano i due esseri, vi chiedo solo una cosa:nessun commento, per favore, solo il silenzio che accompagna una preghiera…per il dolore di oggi, di ieri e del domani che verrà, per l’oggi, ed il domani che abbiamo sognato e che non è stato, che non sarà…per tutti i sogni d’amore bagnati di celate lacrime. Grazie. Giulia

Le mie notti

Mi siedo sul bordo
del tempo
le gambe
a penzoloni
in mano la clessidra:
l’ultima goccia
non acqua sarà
ma una lacrima
una tmesi
cesura lacerante
ora che il cuscino
dei sogni giace
stropicciato
perché ho riempito
di te
tutte le mie notti.

 

 

Malattia

pazzoOggi ho avuto molto da pensare ed ho provato una sensazione di forte disagio.
Ve ne parlo perché mi sembra costruttivo.
Mi sono recato alla commissione medica per il rinnovo della patente e per errore mi è stata prescritta una visita psichiatrica.
Poco male… direte voi… era un errore… non pensarci più.
E invece ci penso: non perché ci sia qualcosa di male in una visita psichiatrica… anzi… può darsi che io ne abbia realmente bisogno… visto le cose che scrivo ultimamente.
Ma il problema è un altro, il problema è che spesso non abbiamo sufficiente attenzione per il prossimo.
Mi perdonino gli psichiatri che mi leggono, per le inesattezze in cui posso incorrere e mi correggano se necessario.
Io ho contatti frequenti con disabili mentali per la mia attività di tutore e mi è capitato di parlare della malattia con disinvoltura, senza curarmi delle eventuali conseguenze.
Oggi ho capito quanto grave sia stato il mio errore, che ci sono sempre delle conseguenze, se anche un presunto sano di mente si può sentire atrocemente  ferito nell’essere trattato come un malato.
E i disabili di media sono molto più sensibili dei non disabili.
E mi sono pure ricordato di quanto sia facile fare confusione tra una malattia ed un’altra e quanto questo determini spesso conseguenze irrimediabili, anche per gli affetti.
Troppo spesso la malattia condiziona la vita del malato sotto tutti gli aspetti…
Non è civile una società che debba costringere i datori di lavoro ad assumere disabili.
O forse non sono civili quei datori di lavoro che assumono disabili solo perché lo impone la legge…
Sono considerazioni pesanti, me ne rendo conto, ma non voglio sottrarmi dallo scrivere ciò che penso.
Assumere un malato non significa soltanto farsi carico della sua malattia, ma donare un’occasione di guarigione o comunque di superamento della malattia ed i frutti di ciò possono essere imprevisti.
Vi propongo al fine un piccolo atto unico:  mi piacerebbe che fosse motivo di riflessione.

 …il padre e la madre la seguivano preoccupati, si erano vestiti come per una cerimonia: eppure non si trattava di una ricorrenza ma di un semplice consulto medico.
Entrarono in una sala d’aspetto ordinaria e asettica; le solite stampe anonime sulla tappezzeria di cattivo gusto, i giornali di qualche mese prima sul tavolino, forse per una sorta di rispetto nei confronti dei pazienti veramente gravi.
<<Cerretti!>>
<<Siamo noi…>>
<<Non vi aspettavo così numerosi… dovrò portare altre sedie nello studio…>>
<<Se preferisce noi restiamo fuori… tanto è nostra figlia che si deve convincere: la nostra opinione l’abbiamo già espressa!>>
<<Sto scherzando naturalmente… faccio strada… potete accomodarvi… dicevate?>>
<<Noi abbiamo paura… come dire… che nostra figlia lo frequenti… niente di personale… d’altronde non lo conosciamo ma…>>
<<Posso darle del “tu”?>>
<<Faccia pure… ci mancherebbe!>>
<<Tu lo ami?>>
<<Beh… non saprei è così poco che stiamo insieme… amare è un termine un po’ grosso… ma scusi è vero che… che ha avuto l’esaurimento nervoso?>>
<<Chi ti ha riferito questa sciocchezza?>>
<<Mi sono informata nel posto dove lavora. Mi hanno detto che è un ragazzo intelligente, ma che due o tre anni fa ha avuto questo esaurimento.>>
<<La gente dovrebbe farsi gli affari propri…>>
<<È comunque una persona con dei problemi… un malato di nervi, no? così hanno detto a nostra figlia e quindi noi preferiremmo…>>
<<Ma perché avete chiesto di incontrarmi dal momento che sapete già tutto?>>
<<Perché è Anna che si deve convincere… possono sempre rimanere amici, no… poi, se è un bravo ragazzo come nostra figlia dice, non siamo contrari che in futuro si frequentino…>>
<<Ma tu lo ami?>>
<<No… non lo so… insomma… vorrei che mi tranquillizzasse… per i figli…>>
<<Ma se non sai nemmeno se lo ami… che cosa ti interessa? voglio dire… mi sembra un po’ prematuro…>>
<<Vorrei solo sapere se quella medicina che prende può essere dannosa…>>
<<No, non lo è. Lo sarebbe se dovesse partorire, perché il sangue alimenta anche il feto, ma non mi risulta che gli uomini partoriscano… almeno per ora… in ogni caso Enrico non ha avuto un esaurimento nervoso… è in cura perché quattro anni fa è svenuto ed ha avuto una crisi comiziale… crisi che peraltro non si è più ripetuta… quindi si può ragionevolmente pensare che per il futuro ci siano ampie garanzie…>>
<<Il guaio è che anche noi abbiamo un parente…>>
<<Se dovessimo risalire alle tare familiari… nel mondo nessuno si sposerebbe più… chi è che non ha qualche problema in famiglia?!>>
<<Sì, ma in questo caso il rischio ci sembra veramente grande!>>
<<A vostro criterio… quello che vi dovevo dire, l’ho detto… il mio paziente è stato molto corretto nei vostri confronti… forse anche al di là di quanto avrebbe dovuto… e in ogni caso, se fossi in te, ripenserei piuttosto ai tuoi sentimenti… di solito quando faccio colloqui di questo genere c’è sempre… come dire… un contrasto tra i miei interlocutori… in questo caso mi sembra invece che siate tutti d’accordo…>>
<<La ringraziamo molto per il tempo che ci ha dedicato…  arrivederci.>>
Alcune strette di mano a suggellare non si sa che cosa e poi l’aria umida della strada, fuori dallo studio e dal problema; era deciso: Anna doveva smetterla con quel rapporto, in un modo o nell’altro.
Io avevo appena finito di lavorare e mi ero precipitato al telefono; sapevo di quell’incontro e non mi facevo soverchie illusioni.
<<Pronto… professore… mi scusi se la disturbo… è venuta la mia ragazza?>>
<<Non solo la ragazza… ma anche i suoi genitori… a proposito… davvero una bella ragazza… lei è pieno di risorse…>>
<<La ringrazio.>>
<<Comunque io li lascerei bollire nel loro brodo…>>
<<Anche lei pensa che…>>
<<Bah… di solito quando vengono a parlarmi c’è sempre un contrasto di interessi… ma in questo caso… per intenderci, non credo che la ragazza provi dei grandi sentimenti…>>
<<Ho capito… e come mi devo comportare?>>
<<Gliel’ho detto… li lasci bollire nel loro brodo… quel che sarà, sarà… non faccia più pressioni… che siano loro a fare la prima mossa…>>
<<Va bene… la ringrazio molto… arrivederci.>>
La sera era fredda ma tersa come ogni sera di novembre che si rispetti e il rosso del semaforo sembrava ancor più nitido del solito; con Anna al fianco, ero tutto sommato contento… il cinema con gli amici e poi chissà…
<<Oggi sono stata dal professore…>>
<<Ah! e cosa ti ha detto?>>
<<Ora sono sicura… ti voglio bene senza riserve…>>
<<Ma… sono venuti anche i tuoi?>>
<<Mi ha accompagnato mia madre… non voleva entrare ma poi ho insistito…>>
<<Come l’ha presa? voglio dire… si è convinta?>>
<<Non ha detto niente… e poi… in ogni caso… sono io che devo decidere…>>
A metà del film Anna si mise a rantolare nel buio, con la faccia riversa all’indietro; un medico mi aiutò a portarla nell’atrio; la distesi  per terra e le sollevai le gambe.
<<Ti sei ripresa>>
<<Sì, quando fa così caldo mi succede… svengo.>>

Quando la matematica/Lo zero

ZeroSiete riusciti a toccare una quindicina di tematiche, l’una diversa dall’altra: siamo a dir poco ammirati.
Salutiamo Martina e Alberta, la mia sorellina che ci segue dall’Irlanda e che mi ha consigliato di postare quel dipinto degli scacchisti: si tratta della più antica immagine conosciuta in materia (1143) e si trova nella Cappella palatina a Palermo.
Vediamo come ve la cavate con le prossime liriche… Che Salvatore e gli altri amici matematici perdonino le nostre licenze poetiche.

Da me…

Quando la matematica

I numeri primi
tacciono
non c’è bisogno
di uno zero
e tu che zero sei
ripercorri il conteggio
alla ricerca irrespirabile
d’un errore.
Vorresti non essere uomo
per ignorare la regola
ma non puoi
e sei solo
al centro
di una tastiera infinita.

E da Giulia…

Lo zero
(Vivamus mea Lesbia atque amemus)

All’Arabo il vanto
d’averlo scoperto
perché grazie
a quel nulla
ora anch’io posso darti
non solo nove ma
dieci, cento , mille baci
e ancora mille, cento e dieci
baci, e quando fatte ne avremo
molte migliaia
anche Catullo contando
ci strizzerà l’occhio.

 

 

Ulisse/Anche Argo

ScacchiOggi ci pare che argomento principe sia stato quello della incomunicabilità tra gli uomini.
Ebbene questa sera mi  sento come Enea, con il cuore bruciante che si allontana sul mare, perché non posso ancora raggiungere molti di voi… scusate se batto sempre su questo tasto, ma di fronte a tali e tanti commenti io mi sento come un povero a cui sia fatta una elemosina meravigliosa da parte di un benefattore che voglia rimanere ignoto. Il mio cuore è grato, ma sanguina perché vorrebbe almeno poter proferire un grazie su una casella virtuale. E Giulia certo si associa a questo mio tormento.
Siamo invece più che felici di dare il benvenuto a Federico, Carlotta, Claudia, Elisabetta, Laura, Marco, Fabrizio, Maria e al loro professore Renato che tanto ci ha donato nei precedenti post: sappiate ragazzi che il vostro insegnante ha la passione di Enea e di Didone, seguite la sua sacra fiamma e amate… come lui ama e conosce la letteratura…come lui ama e conosce ciascuno di voi.
Anche Odisseo e gli Itacensi avevano problemi di comunicabilità… Ulisse pensava a viaggiare perché forse non aveva nella sua isola un’esperienza così grande con cui confrontarsi e gli sembrava di essere così piccolo… in realtà i suoi sudditi lo amavano fino a morire pur di seguirlo e quindi aveva già presso di loro il suo tesoro più prezioso.
A nostra volta dovremmo dire a chi ci sembra grande che in effetti lo è per il nostro cuore: ognuno di noi ha bisogno di sentirsi amato e stimato, anche colui che ci sembra più in alto.

Da Giulia…

Ulisse

Per il mar color
del vino
scodinzolavi come
un cane randagio
mendico
sulla rocciosa Itaca
abbracci il tuo talamo e
ancora vai chiedendo
al popolo
chi sei
se Odisseo o Nessuno

E da me…

Anche Argo

Anche Argo
morì per imbarcarsi
nell’ultimo
viaggio.
E gli altri
videro
un Re
che non li aveva
ingannati
mai.

L’ultimo canto di Elissa/Dal mare

DidoneDicono che l’Enea del IV canto sia un personaggio poco riuscito e che Didone fosse morta prima del tempo e che quindi non potesse aspirare all’immortalità dei giusti.
Ma sarà poi vero?
Diamo il benvenuto a Riccardo e ringraziamo Lucia per averci già donato l’immortalità… poco importa forse oggi dove andremo se ci sarà chi ci ricorda… e ci ricorda con piacere: Foscolo gode in cuor suo e noi con lui.

 

Da Giulia…

L’ultimo canto di Elissa

Voglio bere
il cristallino Oblio
essere per sempre
ma non esser stata mai
quel che tutto era
ora è niente
e solo mi resta
l’adamantina gioia
d’esser triste.
Sorgerà l’alba
domani
sulle mie palpebre
serrate
buie come la
notte concava

E da me…

Dal mare

Bruciava il mio cuore
quando salpai
ed il corpo trattenuto
in progetti disumani.
Ipoteca ridicola
fu il futuro:
certi di un ultimo
bacio
avremmo potuto
morire insieme
e guardare Iride
negli occhi

 

Come una ferita/Permesso ti sarà

fuocoCarissimi speriamo che queste vacanze siano state un balsamo per Voi tutti.
Siamo rimasti molto colpiti dalle parole di Marta ed Alice: ci avete davvero commossi. Grazie!
Noi tutti scriviamo qui perché Voi siete la nostra storia ed il nostro futuro.
Ecco due nuove liriche ansiose di essere commentate.  

da Giulia…

Come una ferita

Nuda mi presenterò
alle porte
dell’inferno
e risorgerò in te
in te un’altra volta
mentre le braccia
dolorosamente
come una ferita
apri

 E da me…

Permesso ti sarà

Ancora il sogno
non capiranno
gli angeli
ma permesso ti sarà
il sonno nella luce
e così vero ti parrà
quel che di me
la fiamma non divorò

L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte trentunesima)

Crocifisso in Alta Badia


Abelardo
Se hai capito davvero perché continui a preoccuparti? Non c’è nulla che possa farti male, né devi essere così ansioso di trovare una risposta od un posto nel mondo, ce lo hai già e la risposta sei tu, sei tu che non potresti essere diverso da quel che sei perché Dio ti ha voluto così senza il benché minimo ripensamento…e se non ci ha ripensato Lui, vuol dire che sei perfetto per un mondo che è come te, che è stato cercato e mantenuto ad ogni costo nel modo in cui lo vedi ora…non credere che dalla creazione sia cambiata una sola virgola, ogni affanno è stato necessario, ma non è stato di certo sufficiente a trasformare la terra in qualcosa di diverso.
Dio ama ancora tutto quel che ha creato come il primo giorno in cui la mente ha spaziato sull’abisso ed ha deciso che il buio dovesse essere squarciato… e anche se l’uomo volesse far esplodere la Terra ogni particella tornerebbe alla fine nelle Sue mani così come Ne è uscita all’inizio; l’Atto immortale tornerebbe alla Potenza che lo ha generato.

L’eremita
Ma se è vero quel che dici…che io continui ad esistere o meno è indifferente…posso anche tornare terra nel pugno di Dio, prima ancora che lo Spirito la trasformasse… perché non mi prende e non la facciamo finita?

Abelardo
Mi stai annoiando con la tua ansia di morte… che fretta hai di andare in un posto dove starai per l’eternità? Calmati e rifletti…o piuttosto calmati e basta… tu pensi anche troppo dato che la riflessione non ti porta a nulla di costruttivo; Chi ti ha donato la mente non voleva che pensassi alla morte…ma solo che te ne ricordassi di tanto in tanto.
Ti lamenti di non avere uno scopo? E che cosa dovrebbe fare Dio? Che non riesce a far cambiare l’uomo, quale è il compito di Dio? Te lo sei mai chiesto? Che impotenza deve provare Lui che tutto può? Eppure non ha lasciato che il mondo finisse nell’oscurità… non ha lasciato la Creazione in balia degli eventi… non ha rinunciato a te e tu sei così presuntuoso che pensi sia venuto il momento di rinunciare a Lui… non è facile morire, così come non è facile vivere… per ogni cosa c’è il momento giusto… e il tuo non è ancora arrivato perché diversamente tu parleresti con ben altro Giudice, con ben altra Misericordia…accontentati per ora di seguire le orme di Dio…sono profonde sai… anche qui…anche dove il terreno è più impervio e la durezza impedisce ogni controllo… lasciati scivolare, potresti fare diversamente? No, non lo potresti…eppure c’è differenza tra l’averne consapevolezza e il non averne…c’è la differenza che passa tra il sorriso e la lacrima…se prima sorridi, poi piangerai con gioia e troverai nelle lacrime il compimento…il vero sguardo dell’Onnipotente… ma se le lacrime si sommeranno alle lacrime anche lo sguardo di Dio sarà appannato… Lui non potrà che porgerti un altro fazzoletto…

Ed ora/Non panta rhei

 clessidra2Anche oggi ci avete ricoperto col Vostro Amore e pure Abelardo è assai felice che si inizi a disputare intorno alle sue parole… anche se ormai è un’anima, le lotte con San Bernardo sono lontane e forse ha pure cambiato parere sull’utilità di un itinerario filosofico nella mente di Dio… chissà…
Che le vostre vacanze siano serene! Noi proseguiamo qui per chi non dovesse andarci o si potesse comunque collegare.

Da me…

Ed ora

Ed ora
non è più
io rimango nel futuro
ed il passato
è un cane arrabbiato
che ulula alla luna

E da Giulia

Non panta rhei

Aggrappata al pendolo
mi dondolo
cullata dal tempo
che scorre.
I ricordi sono pioggia
di vissuto che
il sole non asciuga,
il passato una strada
bagnata dove ancora
cerco pozzanghere
in cui riconoscermi
io, goccia immobile
del fiume di Eraclito

Il sogno di Dio/Il carro del Sole

Carro di MedeaDiamo il benvenuto a Mario, a Luciano e a Federica.
Ogni giorno grazie a Voi tutti ci sembra di festeggiare il compleanno!
Se qualche mese fa ci avessero detto che dalle nostre parole sarebbero scaturiti tanti mirabili commenti, forse non ci avremmo creduto…
Ma oggi con l’arrivo di Enrica c’è addirittura una certezza in più, che insieme a Voi possiamo davvero fare qualcosa di buono per i giovani… ed è la più bella consolazione per questa Pasqua. 

Da Giulia…

Il sogno di Dio

In un rosario di stelle
stanotte Lo vedrai
nel dedalo dei desideri
ti dirà che tu sei
forma del Suo sogno
e come tutti, come Lui,
sei tanti e nessuno
ovunque e in nessun luogo.

 

E da me…

 

Il carro del Sole

 

Quasi fossi Tu
per una volta
a pregarmi
lascerai dunque
una litania
infinita di sguardi
nella mia piccola
stanza.
Ed io incrocerò
ancora una volta
le braccia
come per sognare
di guidare insieme
e senza paura
il carro del Sole.

 

L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte trentesima)

Cristo risorto


L’eremita
E come si fa a capire quando arriva il momento?

Abelardo
Non si capisce. Capire è una parola forte che dovresti eliminare dal tuo vocabolario, anche se mi rendo conto che non sia una cosa facile. Deve essere un residuo dei momenti in cui Eva stava prendendo le sue decisioni… scherzo…ma la prima a sentire il bisogno di scegliere e di comprendere è stata proprio lei…forse per questo l’uomo ha continuato a punirla nei secoli…anche se la fame di sapienza lo aveva contagiato.
Che ti posso dire… il momento sarà quello in cui la tua essenza non avrà più nulla da recare al mondo… quando sarai un sacco completamente vuoto che Dio potrà riempire completamente di Sé, quando saprai rinunciare con fede al prezzo della tua fatica e non temerai di non avere più la forza di camminare nel mondo…quando ti accorgerai di non avere più la parola per recitare una preghiera e la preghiera si spezzerà a metà sotto alla tua impotenza e disperazione, così come il pane dell’ultima cena si spezzò.
È curioso… ma l’uomo conduce a suo piacimento una vita grama nella convinzione che alla fine potrà a suo piacimento ingannare Dio ancora una volta e chiedere perdono: questo è trattare Dio come se fosse solo un uomo, quell’uomo che si è… senza pentimento alcuno… flagellato e coperto di sputi per l’intera esistenza.
Ma Dio non è soltanto il Cristo crocifisso, Dio è il Cristo risuscitato… lo Spirito non è certo attaccabile dalla nostra mediocrità e limitatezza…

L’eremita
Mi stai spaventando… ma allora sono davvero destinato alla perdizione se non potrò pregare quell’ultima volta, se Dio non Si commuoverà più per me…

Abelardo
Al momento della tua morte Dio non sarà più un uomo con cui confrontarti… ascolta con attenzione le mie parole e non giungere a conclusioni affrettate… questo per te è solo un vantaggio, perché la sincerità del tuo spirito non si misurerà più con le parole, ma con il silenzio che sta in mezzo alla preghiera spezzata; è quel Silenzio che ti salverà perché simile allo Spirito di Dio, ma quel Silenzio dovrà poter condensare tutta la tua vita e non essere soltanto l’improvvisazione del momento… a quel punto Dio Si compiacerà del tuo dono e ti accoglierà nel Suo regno da cui peraltro non ti sei mai allontanato nonostante tutti i tuoi maldestri tentativi in proposito.

L’eremita
Quel che conta è allora la sincerità del silenzio finale…ora capisco perché anche i vignaioli dell’ultima ora hanno ricevuto la stessa mercede… Gesù si riferiva allo spirito di Dio e non ad un obolo terreno… lo spirito di Dio non è frazionabile… è eterno ed infinito e si mescola al Silenzio nella stessa quantità che è infinita…che non tiene conto della nostra umanità, né della stessa umanità del Cristo ormai è risuscitato

Alba/Solo potenza

Alba dalla mia finestraOgni giorno che abbiamo il privilegio di vivere ci vede artefici di qualche verso da condividere con voi.  Di solito una lirica nasce da un’immagine, da un tormento, da un desiderio che si vorrebbe imprimere e stampare per sempre…nasce da un alito di noi che si vorrebbe rendere immortale, per l’illusione di quell’aspetto divino di cui partecipiamo. La replica non è facile: non lo è per vari motivi. In primo luogo perché determinati versi ci dicono cose e trasmettono sensazioni che forse non sono gli stessi di quelli che l’hanno originata…ma fin qui poco male, anzi, più il campo si allarga più ci si arricchisce. In secondo luogo perché  è facile cadere nel banale dinanzi a versi universali…questa è stata la difficoltà che io ho avvertito ieri. La mia prima replica infatti è stata una folgorazione…appena Carlo mi ha inviato i suoi versi è subito uscita dalla penna la risposta immediata e fluida. Poi l’ho riletta, ma mi pareva così banale, ma così banale che dinanzi a quel foglio ho provato un senso di impotenza infinita, come si avverte quando si sente forte dentro l’impossibilità di ricambiare in modo degno  un dono che ci viene fatto. E’ frustrante, sapete?, veramente avvilente. Ed allora mi son messa a pensare ad un’altra replica, ma non è stato facile perché dovevo occuparmi da sola di sei bambini dagli uno agli undici anni e le immagini andavano e venivano, prendevo la penna e buttavo giù un verso e poi dopo venti minuti lo sostituivo con un altro, cancellavo, riscrivevo…alla fine avevo in mano non una ma due indegne repliche. Perdonatemi, ma per la poesia ci vuole tempo, studio, calma e silenzio…io non sempre vivo in tali condizioni, ma mi pareva un torto ancora maggiore da fare a Carlo e a voi se non avessi risposto per nulla. Ecco il perché di due repliche…accettateci così come siamo, coi nostri limiti, i nostri deliri quotidiani, ma sempre con il pensiero rivolto a voi tutti che ci sostenete con affetto in questo splendido viaggio

Da me… 

Alba

Ho visto sorgere
un’immortalità
di albe
per capire che
l’anima ancora
germoglia
solo se ama
non se ha amato
se la mano raccoglie
se il cielo piove,
oggi

E da Carlo…

Solo potenza

M’impregno
e non sono
atto, né eternità
solo potenza
bagnata dalla pioggia
solo potenza
orfana di miccia
e di fuoco
nel vano tramonto

Stringimi forte/Stringimi forte/Battiti

UniversoRingraziamo Renato perché ha preso domicilio sul portale…
Diamo il benvenuto a Paola e Mario.
Oggi  siete stati commoventi per tanti motivi: ci siamo chiesti tutto il pomeriggio se veramente le nostre cose meritino tanta affettività…
Di sicuro le cose che scrivete riescono a trasformare ogni post in un’opera d’arte.

Da me…

Stringimi forte

Sudore e battiti
sconvolti disse
l’anima al corpo
e mai l’universo
fu più semplice
nel contatto
della separazione

E dalla poetessa che ci dona addirittura due liriche in replica…

Stringimi forte

 L’universo sei
che nell’anima
pulsa
sei la mia nostalgia
di saperti irraggiungibile
nell’esatto attimo
in cui ti afferro
e ti ho già perso

Battiti

Ansimanti richiami
l’anima emette
il corpo risponde con forza
si stacca, ghiaccio scioglie
in bocca miele
rovente rimani

Caleidoscopio/Vetro

Anonimo franceseSiete davvero straordinari.

E questo blog vive della Vostra passione…

Come della nostra…

Dalla poetessa…

Caleidoscopio

In colorati schizzi
e scaglie vitree
si frantuma
il tuo volto
e forma muta.
Nella caleidoscopica
memoria
una policroma
esplosione
e tu rassomigli
al sogno o
all’oblio

E da me…

Vetro

La notte nel deserto
portò in dono
il vetro.
Con il calore
dello specchio
mi rivelai graffiando
i sogni e l’oblio.

Nettare mortale/Lettere tremanti

pollineDiamo il benvenuto a Daniela Lami e tutti gli amici dell’Istituto di genetica del CNR di Napoli.
In cuor nostro ci auguriamo sempre che anche gli altri commentatori che non lo hanno ancora fatto prendano un domicilio sul portale, perché è triste non poterli ringraziare personalmente.
I vostri commenti come al solito sono stati straordinari e al di là di ogni nostra possibile immaginazione.
Non possiamo che donarvi altre parole.

Dalla poetessa…

Nettare mortale

Oscilla la coscienza
pendolo bramoso
di carne che vibra
come corde d’arpa.
Vorrei, vorrei salvarti
ma vanamente
ora che latteo scorre
il polline:
l’ambrosia è per gli dei
per noi mortali
solo lacrime
d’amplesso

E da me…

Lettere tremanti

S’incastona
nell’aria
la smorfia
di un muto
che all’improvviso
articola parola.
Lettere tremanti
di tutto e di niente
sciolgono la morsa
che attrae le essenze
ed io
mi smagnetizzo
nella felicità.