Il conto/La conta

pecora irlandese<<…Così non può dirsi poesia, semmai solo uno scherzo letterario, un momento di lusus durante il quale si gioca, si scherza con le parole, dando comunque sempre importanza al contenuto, sia esso di riferimento biblico, piuttosto che dantesco o mitologico. C’è anche un minimo di labor limae che non guasta mai, ma rimane a parer mio un dialogo alessandrino! La poesia del resto può vantare diverse sfaccettature ed è bello scoprire che sempre molteplici sono i modi in cui l’animo può esprimere qualcosa di profondo, richiamando magari alla mente qualche immagine che pensavamo nascosta nei meandri dei ricordi. >>
Così scrive la poetessa… E voi che cosa ne pensate?

Da me…

Il conto

Quando Sinone
morì sorrisero
le Parche.

E da Giulia…

La conta

Per la perduta
pecora il pastore
piange

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Ti ascolto/Sillabe oscure

trottolaCome spiega Carlo Cuppi noi siamo cantori di fatti che non conosciamo nella speranza forse di catturare una briciola di autenticità ed è anche vero che non bisogna insuperbirsi perché spesso le parole sono davvero figlie del caso.
Ed ha ragione Renato quando individua un ribaltamento dei ruoli che però rimane soltanto nella mente del poeta, nonostante anche gli altri commentatori premano perché la donna accetti con fiducia il suo ruolo di salvatrice… come se la sua sconfinata desolazione fosse la desolazione di tutti, come se tutti volessero e potessero in fondo condizionare la propria salvezza a quella di lei.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato…verso la salvezza, forse anche per il poeta che rimane al culmine dell’amore di colei che è già  tra gli immortali.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato… non quando i commenti dei giovani sono così profondi e lirici, non quando gli adulti si confrontano con questo amore per la cultura, ma soprattutto per le persone che partecipano ogni giorno a questo sogno. Grazie di cuore a tutti!

Da Giulia…

Ti ascolto

Nell’oscurità luminosa
della parola
mi tieni per mano:
il silenzio
è vasto come la
musica
solo gli occhi
parlano
ed io non ho paura

E da me…

Sillabe oscure

Tra le note
rotola
la penna
e sarà
una trottola
d’amore
ad incidere
sillabe oscure
su questo letto
luminoso

Il peccato/Aneurisma d’amore

Vaso di Paestum

Il senso di questo blog forse sta proprio nel creare una relazione tra di noi e tra noi e quel Qualcuno che ci spinge a scrivere versi, a leggere e a commentare con delicatezza e lirismo: sarebbe davvero bello creare un coro universale come augura Alessandra, bolla dopo bolla…  all’infinito come riassume brillantemente Federico, post dopo post.

Da Giulia…

Il peccato


Riflessa in una polla d’acqua
conti i lividi violacei dell’anima.
Di bernoccoli è piena la coscienza
e tu incedi cianotica
lungo un’ecchimosi esistenziale.
Riderà anche Dio dinanzi al tuo angioma
che tutta ti tinge
in una aritmica geografia.
E a nulla servirà aver chiesto perdono:
è un canto stonato il tuo.
Le cetre accordate le suonano solo
gli angeli.

E da me…


Aneurisma d’amore

Aneurisma d’amore
tu sei
già
tra gli immortali
prima di farmi
scorrere
fino al culmine
del calice divino.

Il libro della Vita/Nella tua creazione

BollaChe dire di questa giornata se non che è stata spesa bene e che stasera forse possiamo riporre la nostra lampada senza  vegliare troppo.  Ci consola molto la considerazione di Maria “forse solo apparentemente siamo sani… forse malati lo siamo un po’ tutti”. Ma dobbiamo ricordarcene più spesso e non solo per lamentarci ripiegati su noi stessi, come accade di frequente. Diamo il benvenuto ad Anna e Franco, a Federico e Laura, a Bianca e Paolo, ad Andrea e Sandra e infine a Stefano e Silvia: ci auguriamo che questo spazio diventi per loro come per tutti un punto di riferimento, un luogo dove poter esprimere sentimenti e bisogni in libertà, in presenza di amici e di fratelli.


 

 

Da Giulia…

Il libro della Vita

Io e te
siamo parole della
Lingua che ogni giorno
Qualcuno scrive:
ti chiamo per nome
ed è come una
preghiera.

E da me…

Nella tua creazione

Scivolato
nel soffio
fantastico
di una bolla
mi raccomando
al cerchietto
e alle tue labbra
insaponate.
Poco importa
se i tuoi occhi
chiusi resteranno
per devozione
o per paura
io esploderò comunque
nella tua creazione.

Le mie notti

bimbo malatoVorrei rispondere alla riflessione di Carlo con una flebile eco,  solo per dare ancora al blog la veste di un dialogo maschile e femminile. Io non ho altre parole per replicare, se non questa lettera di una madre a suo figlio…potete immaginare voi le circostanze che legano i due esseri, vi chiedo solo una cosa:nessun commento, per favore, solo il silenzio che accompagna una preghiera…per il dolore di oggi, di ieri e del domani che verrà, per l’oggi, ed il domani che abbiamo sognato e che non è stato, che non sarà…per tutti i sogni d’amore bagnati di celate lacrime. Grazie. Giulia

Le mie notti

Mi siedo sul bordo
del tempo
le gambe
a penzoloni
in mano la clessidra:
l’ultima goccia
non acqua sarà
ma una lacrima
una tmesi
cesura lacerante
ora che il cuscino
dei sogni giace
stropicciato
perché ho riempito
di te
tutte le mie notti.

 

 

Malattia

pazzoOggi ho avuto molto da pensare ed ho provato una sensazione di forte disagio.
Ve ne parlo perché mi sembra costruttivo.
Mi sono recato alla commissione medica per il rinnovo della patente e per errore mi è stata prescritta una visita psichiatrica.
Poco male… direte voi… era un errore… non pensarci più.
E invece ci penso: non perché ci sia qualcosa di male in una visita psichiatrica… anzi… può darsi che io ne abbia realmente bisogno… visto le cose che scrivo ultimamente.
Ma il problema è un altro, il problema è che spesso non abbiamo sufficiente attenzione per il prossimo.
Mi perdonino gli psichiatri che mi leggono, per le inesattezze in cui posso incorrere e mi correggano se necessario.
Io ho contatti frequenti con disabili mentali per la mia attività di tutore e mi è capitato di parlare della malattia con disinvoltura, senza curarmi delle eventuali conseguenze.
Oggi ho capito quanto grave sia stato il mio errore, che ci sono sempre delle conseguenze, se anche un presunto sano di mente si può sentire atrocemente  ferito nell’essere trattato come un malato.
E i disabili di media sono molto più sensibili dei non disabili.
E mi sono pure ricordato di quanto sia facile fare confusione tra una malattia ed un’altra e quanto questo determini spesso conseguenze irrimediabili, anche per gli affetti.
Troppo spesso la malattia condiziona la vita del malato sotto tutti gli aspetti…
Non è civile una società che debba costringere i datori di lavoro ad assumere disabili.
O forse non sono civili quei datori di lavoro che assumono disabili solo perché lo impone la legge…
Sono considerazioni pesanti, me ne rendo conto, ma non voglio sottrarmi dallo scrivere ciò che penso.
Assumere un malato non significa soltanto farsi carico della sua malattia, ma donare un’occasione di guarigione o comunque di superamento della malattia ed i frutti di ciò possono essere imprevisti.
Vi propongo al fine un piccolo atto unico:  mi piacerebbe che fosse motivo di riflessione.

 …il padre e la madre la seguivano preoccupati, si erano vestiti come per una cerimonia: eppure non si trattava di una ricorrenza ma di un semplice consulto medico.
Entrarono in una sala d’aspetto ordinaria e asettica; le solite stampe anonime sulla tappezzeria di cattivo gusto, i giornali di qualche mese prima sul tavolino, forse per una sorta di rispetto nei confronti dei pazienti veramente gravi.
<<Cerretti!>>
<<Siamo noi…>>
<<Non vi aspettavo così numerosi… dovrò portare altre sedie nello studio…>>
<<Se preferisce noi restiamo fuori… tanto è nostra figlia che si deve convincere: la nostra opinione l’abbiamo già espressa!>>
<<Sto scherzando naturalmente… faccio strada… potete accomodarvi… dicevate?>>
<<Noi abbiamo paura… come dire… che nostra figlia lo frequenti… niente di personale… d’altronde non lo conosciamo ma…>>
<<Posso darle del “tu”?>>
<<Faccia pure… ci mancherebbe!>>
<<Tu lo ami?>>
<<Beh… non saprei è così poco che stiamo insieme… amare è un termine un po’ grosso… ma scusi è vero che… che ha avuto l’esaurimento nervoso?>>
<<Chi ti ha riferito questa sciocchezza?>>
<<Mi sono informata nel posto dove lavora. Mi hanno detto che è un ragazzo intelligente, ma che due o tre anni fa ha avuto questo esaurimento.>>
<<La gente dovrebbe farsi gli affari propri…>>
<<È comunque una persona con dei problemi… un malato di nervi, no? così hanno detto a nostra figlia e quindi noi preferiremmo…>>
<<Ma perché avete chiesto di incontrarmi dal momento che sapete già tutto?>>
<<Perché è Anna che si deve convincere… possono sempre rimanere amici, no… poi, se è un bravo ragazzo come nostra figlia dice, non siamo contrari che in futuro si frequentino…>>
<<Ma tu lo ami?>>
<<No… non lo so… insomma… vorrei che mi tranquillizzasse… per i figli…>>
<<Ma se non sai nemmeno se lo ami… che cosa ti interessa? voglio dire… mi sembra un po’ prematuro…>>
<<Vorrei solo sapere se quella medicina che prende può essere dannosa…>>
<<No, non lo è. Lo sarebbe se dovesse partorire, perché il sangue alimenta anche il feto, ma non mi risulta che gli uomini partoriscano… almeno per ora… in ogni caso Enrico non ha avuto un esaurimento nervoso… è in cura perché quattro anni fa è svenuto ed ha avuto una crisi comiziale… crisi che peraltro non si è più ripetuta… quindi si può ragionevolmente pensare che per il futuro ci siano ampie garanzie…>>
<<Il guaio è che anche noi abbiamo un parente…>>
<<Se dovessimo risalire alle tare familiari… nel mondo nessuno si sposerebbe più… chi è che non ha qualche problema in famiglia?!>>
<<Sì, ma in questo caso il rischio ci sembra veramente grande!>>
<<A vostro criterio… quello che vi dovevo dire, l’ho detto… il mio paziente è stato molto corretto nei vostri confronti… forse anche al di là di quanto avrebbe dovuto… e in ogni caso, se fossi in te, ripenserei piuttosto ai tuoi sentimenti… di solito quando faccio colloqui di questo genere c’è sempre… come dire… un contrasto tra i miei interlocutori… in questo caso mi sembra invece che siate tutti d’accordo…>>
<<La ringraziamo molto per il tempo che ci ha dedicato…  arrivederci.>>
Alcune strette di mano a suggellare non si sa che cosa e poi l’aria umida della strada, fuori dallo studio e dal problema; era deciso: Anna doveva smetterla con quel rapporto, in un modo o nell’altro.
Io avevo appena finito di lavorare e mi ero precipitato al telefono; sapevo di quell’incontro e non mi facevo soverchie illusioni.
<<Pronto… professore… mi scusi se la disturbo… è venuta la mia ragazza?>>
<<Non solo la ragazza… ma anche i suoi genitori… a proposito… davvero una bella ragazza… lei è pieno di risorse…>>
<<La ringrazio.>>
<<Comunque io li lascerei bollire nel loro brodo…>>
<<Anche lei pensa che…>>
<<Bah… di solito quando vengono a parlarmi c’è sempre un contrasto di interessi… ma in questo caso… per intenderci, non credo che la ragazza provi dei grandi sentimenti…>>
<<Ho capito… e come mi devo comportare?>>
<<Gliel’ho detto… li lasci bollire nel loro brodo… quel che sarà, sarà… non faccia più pressioni… che siano loro a fare la prima mossa…>>
<<Va bene… la ringrazio molto… arrivederci.>>
La sera era fredda ma tersa come ogni sera di novembre che si rispetti e il rosso del semaforo sembrava ancor più nitido del solito; con Anna al fianco, ero tutto sommato contento… il cinema con gli amici e poi chissà…
<<Oggi sono stata dal professore…>>
<<Ah! e cosa ti ha detto?>>
<<Ora sono sicura… ti voglio bene senza riserve…>>
<<Ma… sono venuti anche i tuoi?>>
<<Mi ha accompagnato mia madre… non voleva entrare ma poi ho insistito…>>
<<Come l’ha presa? voglio dire… si è convinta?>>
<<Non ha detto niente… e poi… in ogni caso… sono io che devo decidere…>>
A metà del film Anna si mise a rantolare nel buio, con la faccia riversa all’indietro; un medico mi aiutò a portarla nell’atrio; la distesi  per terra e le sollevai le gambe.
<<Ti sei ripresa>>
<<Sì, quando fa così caldo mi succede… svengo.>>

Quando la matematica/Lo zero

ZeroSiete riusciti a toccare una quindicina di tematiche, l’una diversa dall’altra: siamo a dir poco ammirati.
Salutiamo Martina e Alberta, la mia sorellina che ci segue dall’Irlanda e che mi ha consigliato di postare quel dipinto degli scacchisti: si tratta della più antica immagine conosciuta in materia (1143) e si trova nella Cappella palatina a Palermo.
Vediamo come ve la cavate con le prossime liriche… Che Salvatore e gli altri amici matematici perdonino le nostre licenze poetiche.

Da me…

Quando la matematica

I numeri primi
tacciono
non c’è bisogno
di uno zero
e tu che zero sei
ripercorri il conteggio
alla ricerca irrespirabile
d’un errore.
Vorresti non essere uomo
per ignorare la regola
ma non puoi
e sei solo
al centro
di una tastiera infinita.

E da Giulia…

Lo zero
(Vivamus mea Lesbia atque amemus)

All’Arabo il vanto
d’averlo scoperto
perché grazie
a quel nulla
ora anch’io posso darti
non solo nove ma
dieci, cento , mille baci
e ancora mille, cento e dieci
baci, e quando fatte ne avremo
molte migliaia
anche Catullo contando
ci strizzerà l’occhio.