L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-ventiduesima)

L’eremita
Questa è bella… non l’avevo mai sentita!

Abelardo
Se esiste la certezza deve pure esistere anche il dubbio…
E se noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio… anche Dio è a nostra immagine e somiglianza… di qui non si scappa.

L’eremita
E pertanto se noi abbiamo dei dubbi ce l’ha anche Dio e viceversa… e se Dio possiede delle certezze anche noi ne possediamo a nostra volta…

Abelardo
In qualche misura… è proprio così… ma non del tutto.
Noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio… ma l’immagine di una cosa non è esattamente quella cosa… e infatti si parla di somiglianza.
L’immagine può essere più o meno nitida… è la somiglianza che ci deve incoraggiare… ma anche far pensare che ciò che si trova nella testa di Dio… sempre che si possa dire così… è qualcosa che somiglia ai nostri dubbi… è un’immagine più o meno nitida dei nostri dubbi.

L’eremita
Sarà certamente più nitida…

Abelardo
Tanto nitida che potremmo definirla come un dubbio assoluto… ma siccome non può esistere un dubbio assoluto, a meno che non si rinunci a credere  nella certezza assoluta… in Dio certezza e dubbio coincidono perfettamente e si annullano… per così dire… in Ciò che É e che sfugge ad ogni nostro tentativo di definizione… Così anche i nostri dubbi alla fine dei nostri giorni terreni saranno annullati in Lui.

L’eremita
Tutto ciò può valere per ogni manifestazione dello spirito, sia essa positiva o negativa… anche per l’amore o l’odio… per il bene e per il male… per la pars destruens e construens che è in ognuno di noi…

Abelardo
Gli opposti si annullano in Dio… è giusto… ma ricorda sempre che il Nulla è Ciò che É: e se il buio si annulla con la luce… rimane pur sempre ed inspiegabilmente la Luce: in Dio l’Amore trionfa sempre ed ogni lotta per quanto terribile ha una fine scontata e benevola.
Così è per te che sei a Sua immagine e somiglianza: lo spirito è un nocciolo duro ed incorruttibile, ma perché divenga seme nella Vigna del Signore devi averne cura e perseguire sempre la rassomiglianza; chi si stanca fa sbiadire l’immagine fino al punto di non riconoscerla… e se non la riconosci più nemmeno tu… che potrà fare Dio che… ti assomiglia?

L’eremita
Mi condannerà… ma questo l’ho già capito e me ne sto… tanto non c’è verso di impedirlo… io sono nato per morire dopo aver sofferto inutilmente, dopo aver offerto la mia vita alla malevola incoerenza… l’imperfezione uccide sai… molto più della morte che ti annichilisce una volta sola… l’imperfezione ti uccide se pensi che il tuo cuore avrebbe potuto battere diversamente, se ti convinci che la tua mente non ha fatto alcun progresso ed ha dimenticato anche lo sforzo… per non dimenticare, se il tuo corpo non ha mai conosciuto un movimento armonico… se non hai mai suscitato un sorriso… o meglio quel sorriso di desiderio che avresti voluto suscitare… ma tu queste cose forse non le hai mai vissute… ed ora ne cogli il riflesso in noi, povere anime assorte nel non-essere…

Abelardo
Il privilegio di essere qui… qui su questa terra…non consiste nello stare tra i primi… ma tra gli ultimi; se Dio avesse voluto un destino diverso tu non saresti mai nato…saresti rimasto tra i primi in Paradiso… presso e nel Suo Amore.
I veri numero uno dimorano soltanto in Paradiso… potremmo anche dire che sono quelli che lottano con tutte le forze per arrivarci.
I primi del mondo saranno gli ultimi, perché hanno già ricevuto la loro parte di emozioni e le hanno preferite a quelle che durano in eterno.
Tu vuoi essere uno di loro? è facile, basta rinunciare alla tua anima fino a vederla quasi scomparire, basta smettere di pregare il Signore per la salvezza del mondo e chiedere a Satana di dispensare le sue menzogne.
La via è tutta in discesa, non ti viene nemmeno il fiatone e non ci vuole un grande allenamento, è sufficiente indurire il cuore fino a farlo scoppiare, perché il cuore non ne sarà mai contento; basta imprigionare il cuore prima con le illusione e poi con il vuoto che ti sei fatto intorno… pesa anche quello anche se non lo vedi… ti riduce al silenzio… all’incapacità di provare la benché minima umanità… e soffre ormai solo l’ombra che ti segue e ancora si illude di riportarti alla luce.
E a dire il vero mi sembra che tu sia sulla strada giusta: non temere… ci vuole un po’ di tempo anche per il male… diversamente Lucifero che gusto ci può trovare a trascinarti subito all’inferno? ci sono delle tappe anche per rimanere a mani vuote, anche per non avere più mani, ma dei moncherini già bruciacchiati: indossa pure l’abito più costoso ed elegante del mondo, ma le mani non ti ricrescono e la luce non la puoi più afferrare… e poi per quale motivo essa dovrebbe illuminare qualcosa che è già sfolgorante? le monete col calore bruciano… e per adorarle non ci vuole né un lume e né un altare, basta un sogno od un desiderio in cui avere fede… una fede bizzarra ed incrollabile… nonostante i continui tradimenti.
Ma forse l’uomo è nato per essere ingannato… ed il demonio ha solo sfruttato un’inclinazione naturale… il peccato… peccato che la naturalezza del mondo non coincida con quella di Dio… anche se Lui stesso si è fatto ingannare, dopo Adamo… e mentre Adamo forse sentiva soltanto i suoi istinti, Dio conosceva benissimo il veleno che Lo avrebbe ucciso e ci ha lasciato in eredità la salvezza , ma anche  questa consapevolezza.
Dalla croce in poi nessuno può più dire di non conoscere il male, ma solo di averlo riconosciuto e rifiutato o di averlo abbracciato più o meno apertamente.
Questo è quanto… anche se per nostra fortuna il punto di vista di Dio è più benevolo e soprattutto sempre pronto ad accoglierci.
Vuoi essere desiderato?
E cosa c’è di desiderabile in te?
Sei capace di dare amore? Di far sì che il desiderio non sia soltanto l’emozione di un momento?
E che ci fai con uno sguardo ricambiato, se in fondo rimane solo uno sguardo ricambiato?
Potrai dire a Dio che sei in pace con Lui perché qualcuno ti ha guardato?
O forse accadrà che uno sguardo su sguardo, una montagna di sguardi ti seppelliranno alla fine sotto una campana di se e di ma, di “forse avrei potuto”, di “come mi sarei sentito”, di non ho avuto scelta”, di “non avrei saputo cosa scegliere”… è la morte nella follia… se mi intendi… anche se i pensieri e gli sguardi si tramutassero in carne su carne e i tuoi appetiti sessuali fossero sempre appagati, la tua carne resterebbe sempre divisa dal resto ed incapace di una qualsiasi rimembranza… che tristezza pensare e sapere che l’istinto manterrà i ricordi fino a che non sarà appagato… è una tabula rasa sporca e nient’altro… quest’uomo che tu vuoi emulare.

(continua)

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte ventunesima)


Gabbiano

 

Abelardo
Mieterà e in un modo o nell’altro nulla di utile andrà perduto: voi avete un concetto della conservazione che in Cielo non ha diritto di  cittadinanza; in Cielo c’è l’eternità e lo Spirito, non si conserva qualcosa che non può andare perduto e non si distrugge qualcosa che non può essere distrutto.
Il punto è che la gerla di Dio è mezza piena e mezza vuota: tu non puoi sapere in anticipo a che cosa apparterrai, se al vuoto o alla pienezza, sempre che il Paradiso possa definirsi in questi termini… è ovvio… ma sappi che il vuoto celeste aspetta di essere riempito e quindi appartenergli in fondo non è una male, se ciò va a sommarsi alla pienezza… si fa solo un po’ più di fatica perché non ci sono punti fermi a cui ancorarsi… chi si smarrisce non ne ha e quindi fluttua alla ricerca di una illusione… nel vuoto non ci sono cose che possono darci un minimo di stabilità neppure momentanea… Dio lo sa, ma ci lascia lì quanto lo desideriamo… in compenso ci fa vedere anche la pienezza che appare lontana quanto a portata di mano… noi siamo un po’ come gocce d’olio nell’acqua… per pochi istanti abbiamo l’illusione di riuscire a ricomporci in un ambiente ostile e poi ci dividiamo con tutte le nostre forze e contro le leggi di natura: questa ci appare come la verità che andiamo cercando, ma la verità è soltanto una… che siamo l’Uno a dispetto di ogni sforzo… e questa unità è la legge dell’Universo… una forza di gravità che ci attira verso il centro della sfera da cui non ci siamo mai divisi.

L’eremita
Anche le tue parole ormai sfuggono… e come dici bene tu… c’è una pienezza a portata di mano che mi guarda beffarda e mi rimprovera muta… io non ce la faccio davvero più… essere uomo è già una fatica insostenibile e per diventare un buon cristiano ci vuole forse almeno un po’ di equilibro… un po’ di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo…

Abelardo
Il vento non può disperdere le briciole… per quanto violento esso sia, qualche uccellino a suo tempo le troverà e si sfamerà… quel che viene donato nel mondo, anche se inconsapevolmente, trova sempre chi lo deve ricevere… è soltanto una questione di tempo… non ci sono altre variabili che ci dividono dal  Creatore… e anche questa non è una barriera in fondo.
Il dono è l’unione delle armonie, per  questo giunge quando è il momento in cui le armonie possono riconoscersi… laddove ci sia dissonanza l’armonia non può giungere, perché ne verrebbe travolta… sì, è necessaria una condizione di pace per riconoscere il dono… e la pace giunge quando la disperazione si fa più insostenibile, il dono si sostituisce alla morte agognata e desiderata…. è una fine provvisoria per un inizio più stabile, anche se  provvisorio… ci vuole la goccia che ti scavi fino al vuoto… fino al punto che la stessa terra non ha più appigli e mostra soltanto le sue radici… ma sono ancora radici sporche e fragili… non sei ancora pronto per cercare nel cuore di Dio… al cuore di Dio si arriva soltanto quando se ne può ascoltare il battito e non basta uno stetoscopio, al cuore di Dio si arriva soltanto quando il sangue può unirsi al sangue divino senza bisogno del vino e della Messa.

L’eremita
Posso dunque ricevere solo un pezzetto che mi sfamerà temporaneamente e quando non me  lo aspetto più, ma questa è solo una tappa estrema di un percorso fatto di tante tappe estreme…

Abelardo
La luce ed il buio sono tappe estreme… nella penombra non c’è progresso, né regresso… c’è solo la penombra ed il nostro cuore malato e congestionato che batte senza uno scopo… inutile ossequio al tempo… come quello di una clessidra senza fori.
Ogni respiro è il punto culminante di un processo che potrebbe non ripetersi e nemmeno l’espirazione sa che cosa la seguirà… viviamo in apnea come i pesci e come i pesci non ce ne stupiamo: l’aria e l’acqua sono solo dettagli di cui troppo spesso non abbiamo alcuna cognizione… e la cosa  più buffa è che in fondo… in fondo non sappiamo nemmeno respirare… ci pensano i nostri polmoni che sono più attaccati alla vita di noi…
Perché preoccuparsi dunque… se dentro di noi c’è un mondo meraviglioso che lavora per garantirci l’eternità… nostro malgrado?

L’eremita
Insomma viviamo in un estrema precarietà…

Abelardo
In una precarietà che non possiamo controllare perché la controlla Dio… Lui è una garanzia… anche se l’intervento non avviene nei tempi che diciamo noi… perché ci sono molti cuori da riparare e molti cuori non vogliono essere davvero riparati…
Che rimangano ammaccati dunque fino all’irreparabile:  è un limite che esiste solo per noi e che solo noi vediamo; Dio vede un cuore rotto, aperto… dove è più facile entrare.
E consolati un poco… anche Dio ha dei dubbi…

(continua)