Un sorriso (Atto unico-parte ultima)

Madonna con Bambino del Quattrocento

Un uomo

Quel che sento non mi sorprende, credo sia in linea con tutti i tuoi consigli e di certo con gli inviti a cogliere la vita in un dato modo.
E se anche non fossi una suora, per me non cambierebbe granché; la mia capacità di amare e di innamorarmi ormai è  un’idea, e lo sarebbe anche se tu avessi dato segni di gradimento.
E l’immaginazione, lo ribadisco, non cercava neppure un nome, non ne aveva bisogno.
In fondo quello che provo con te nasce dagli occhi, ma si alimenta nel cuore, ed il cuore da diversi minuti va per i fatti suoi; può creare tutto un mondo a prescindere da te ed anzi lo crea a maggior ragione, perché il nostro amore non sarebbe soltanto improbabile, ma decisamente impossibile.
È sicuro che io non posso e che non voglio competer con Dio, ma nemmeno Lui credo vuol togliermi l’immaginazione, e in definitiva averti incontrato è un Suo dono.
Potrai pensare che ci sono diversi modi per riceverlo, ma il mio potrebbe anche essere dei più completi.
Rifletti, non solo ti ho ascoltato con attenzione, ma ti ho anche desiderato per la tua diversità, per la bellezza, per il sorriso, per lo sguardo severo e nello stesso tempo accattivante, sempre assolutamente al di sopra di ogni mia ipotetica descrizione… per la tua capacità di essere donna e mistero.
Sicuramente Dio avrà un altro modo di cercarti e di desiderarti, ma è poi libero come il mio? E soprattutto così umano, fragile e volubile?
Sarà forse più tenero e denso di promesse che hanno compimento, ma Dio non può mentire come lo posso io ed anzi Lui permette che io lo faccia, né può darti quelle incertezze dolorose da cui nascono le speranze ed i timori, così care alla nostra piccola dimensione.
Dio risponde sempre, che tu lo tradisca o meno è indifferente, Dio non ti giudica mille volte e mille volte non desidera  dimenticarti.
Soffre, forse, ma il Suo amore è così intenso che non puoi o non riesci più a capire dove e come si fondono l’ardore e l’angoscia.
Dio non ha bisogno di aspettare e comunque non ha fretta.
Io avevo fretta di capire perché sei entrata in questo scompartimento così vuoto.  

Una donna

Quando si sostiene che in Dio esiste una parte buona ed una parte cattiva, in realtà si pensa all’uomo; ed in te il sublime ed il blasfemo si mescolano davvero in modo inestricabile ed insondabile per me.
Mi sembri un angelo ribelle che ama Dio, strana genia non c’è che dire, a metà tra la terra ed il cielo, davvero a metà tra la vita e la morte.
Ma devi deciderti, non puoi permetterti a lungo di essere allo stesso tempo santo e demonio, nessuno lo può, nemmeno i santi ed i dèmoni.
Ora puoi lasciarmi delle parole ad effetto e la convinzione di un semplice e banale corteggiamento, oppure dirmi che cosa sei o perlomeno che cosa vorresti essere.

Un uomo

Alzare gli occhi è un’esperienza indubbiamente meravigliosa, ma a me piacerebbe anche poterli abbassare così da incontrare i tuoi, che per quanto fissi su un crocefisso, sono pur sempre gli occhi di una donna.
Tu poi hai uno strano modo di fuggire gli uomini: è come se fossi una scogliera che invita a guardare di sotto, un colpo di vento ed eccomi nelle tue braccia metaforiche, annegato in un mare appiccicoso come il vischio, ma profondo e limpido che l’altezza fa paura.

Una donna

Incontra pure i miei occhi, se può aiutarti ad osservare il Cristo in una doppia immagine; la forza ed il volo lampeggiano nel mio cuore quando prego, ed ora prego che tu possa trovare la tua strada.
Lo faccio come una madre che vede il figlio cadere e vorrebbe sollevarlo senza fargli del male, ma il figlio cade in mille pezzi.
Salvare un pezzo significa allontanarlo dagli altri ed allontanarlo da sé.
Cristo ed io vorremmo salvare la tua anima, ma siccome non possiamo separarla dal corpo puoi guardarmi, almeno credo, fino alla fine di questo viaggio, ancora breve, ma anche un breve momento può fare miracoli, almeno lo spero.

Un uomo

La tua bellezza potrebbe avere anche il significato di una preghiera silenziosa di cui innamorarsi, sarebbe bello sai e finalmente non scontato.
Mi piacerebbe pregare se Dio avesse i tuoi occhi ed i tuoi seni, se Dio mi stringesse come potresti fare tu invocando la mia essenza per il riconoscimento di un attimo, se Dio si distendesse accanto a me come il settimo giorno, stanco e appagato di aver sanato ogni cesura tra significante e significato.
Mi piacerebbe che Dio mi desse ancora quella vita che, come hai definito bene tu, è significante e significato; e che mi togliesse l’assillo delle ragioni, perché un amplesso infinito probabilmente ha ragioni illimitate che nemmeno la terra ed il cielo insieme possono contenere.

Voce fuori campo

Avvertiamo i Signori viaggiatori che tra pochi minuti arriveremo nella Stazione di Grosseto…coincidenza per Firenze al binario 5…

Una donna

Devo scendere… mi dispiace… ma a te spiacerebbe se dicessimo insieme una preghiera?

Un uomo

Un’altra preghiera? E a te dispiacerebbe se dicessi io le prime due parole?

Una donna

Vuoi scherzare? Fai pure…

Un uomo

Madre nostra…

Un uomo e una donna

Che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, così in Cielo come in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Un uomo

AdDio.

Una donna

AdDio e… sorridi.

 

Fine

Un sorriso (Atto unico-parte decima)

Statua a Pompei

Una donna

Devi cambiare prospettiva, amico mio, il mezzo giusto per non cedere alla disperazione non è la pretesa del cambiamento, ma l’adattamento gioioso alla natura, la meraviglia per ciò che accade fuori di noi.
Non è il cuore dell’uomo a cambiare, ma le interpretazioni del cuore.
Stiamo attenti ai passaggi che anche nell’esistenza più regolare hanno sempre diverse sfumature.
In fondo anche le stelle rimangono sempre le stesse, almeno per come le vediamo noi, ma se ci fermassimo a questo dato tutti gli astronomi potrebbero andare in pensione.
L’universo è in movimento, seppure non muti la propria essenza, ma al limite si trasformi.
Cerca di appartenere a questo strano e mirabile dinamismo: sarai sempre una novità anche per te stesso e non avrai bisogno di illuderti, perché lo stupore è più forte della convinzione.

Un uomo

Non vedo come si possa essere mobili e nello stesso tempo  bloccati dai nostri limiti che, secondo te, dovremmo saper riconoscere a priori…Mi paiono due filosofie opposte ed inconciliabili.

Una donna

Non puoi però essere in movimento se interrompi il tuo moto, superare i limiti comporta troppo spesso fratture insanabili.
Ma per un momento lasciamo da parte quei concetti che ti sembrano astrazioni.
Non c’è un uomo che mi sta aspettando alla stazione, né ci può essere uomo con cui tu possa gareggiare.
Ciò nonostante se volessi corteggiarmi faresti qualcosa di dannoso per te e  non semplicemente quello che tu definisci un buco nell’acqua.
Dovresti infatti misurarti con un concorrente insuperabile.
Io sono una prostituta sacra degli anni duemila.
Vivo anche nel Tempio come puoi immaginare, ma non mi concedo a stranieri, soltanto allo spirito e per un obolo eterno.
Fuor di metafora, se non lo avessi capito, sono una suora, anche se faccio parte del mondo, anche se le apparenze  fino ad ora ti hanno ingannato.
Certo non indosso l’abito, né ho segni distintivi, ma avresti dovuto capire che, se ti indicavo una strada al di là della sessualità, non era per stare sulle mie o per insegnarti una lezioncina, ma per convinzione e scelta.
Io potrei avere tutti gli uomini che desidero – direi – se fossi una donna come le altre, ma io non desidero gli uomini e quindi non lo dico.
Li ho frequentati, se è questo che vuoi sapere, ma Dio è davvero un’altra cosa  e definirLo una cosa mi sembra a dir poco riduttivo.
Hai presente la volpe del Piccolo Principe?
Ebbene io mi sento come lei: gli uomini mi fanno scappare, solo Gesù Cristo ha compiuto quei passi che ho riconosciuto, solo Gesù Cristo per me rappresenta il colore del grano e quindi mi fido solo di Lui.
Questo non vuol significare che io non ti abbia ascoltato e creduto, ma che, se mi devo fidare di qualche ragionamento, non può essere né il tuo, né quello di qualsiasi altro uomo.
L’unico insegnamento per me è il Vangelo perché solo Gesù ripete continuamente al mio cuore che non mi devo preoccupare, ed io ho capito che ha ragione, lo sento, lo vivo.
Tu potrai pensare che io non sia quella che dico, forse perché sono bella e ti sorrido, o perché mi desideri… comunque non saresti il primo a pensarla così… e non te ne faccio una colpa.
Ma la mia bellezza è di Dio e lo sarà per sempre: solo così potrò preservarla degnamente. 

(Continua)

Un sorriso (Atto unico-parte nona)

Sentiero a Pralongià

Un uomo

Scusa se sono noioso, ma io sono sempre più convinto che tu non abbia mai amato sino in fondo, che tu non abbia mai conosciuto la  condizione di amore straordinario.
Non c’è volontà che tenga per chi ci si trova in mezzo, o meglio c’è un’unica volontà, quella di raggiungere l’oggetto amato ad ogni costo, fino al totale annientamento della dignità e della personalità.
Diventare lo zimbello del mondo è un gioco crudele, ma il giocatore non se ne preoccupa, spera di guadagnare quel che gli altri si sono già spartiti ed insegue ciò che un giorno ha creduto di intravedere, la proiezione di un’ombra cui non sa rinunciare, perché è in fondo la sua ombra e nulla più.
Fantasie, dirai, da schiacciare come un cerino spento, magari fosse così facile! e non sono nemmeno tanto d’accordo sul fatto che ci siano anche altri interessi al mondo.
Non c’è cosa più assorbente dell’innamoramento o che ad esso possa contrapporsi nel cuore dell’uomo con la stessa potenza, se non forse l’odio, che è, in ogni modo, un altro sentimento.
Chi è innamorato non pensa che alla paura di lasciarsi sfuggire l’amore che fugge; lavoro, soldi, carriera perdono qualsiasi valore e significato, e con essi se ne va anche il poco rispetto che l’altro poteva nutrire, perché l’amato bene non può soffrire la debolezza della devozione assoluta, che è poi, se vuoi, la forza cieca della fede, incomprensibile agli occhi di chi non l’ha.
Chi è innamorato ragiona un po’ come colui che ha studiato tutta una vita senza riuscire a concretizzare la sua fatica, e talvolta, come nel mio caso, i due tipi si fondono con esiti miserabili: ambedue si consolano pensando che nessuno potrà portar via loro il sentimento e la cultura; si sentono degli eletti, troppo elevati per essere compresi, insomma per dirla con le parole dell’Ottocento, degli eroi romantici. 

Una donna

Ma se tu sai tutte queste cose, se sai distinguere dentro di te l’antica fiamma, perché non te ne tieni lontano come faccio io?
Non ha molto senso sfidare le situazioni che ci vedrebbero perdenti.
Quando poi si conoscono anche gli effetti in tutta la loro portata, ritenere gli altri sfortunati perché non hanno provato l’amore straordinario, mi sembra illogico.
La saggezza è uno dei requisiti fondamentali perché spinge sempre verso l’autoconservazione, e non c’è nulla di più saggio che fuggire le esperienze che non si è in grado di affrontare.
Ci vuole anche umiltà nel riconoscere i propri limiti ed essi  cominciano proprio nel punto in cui c’è qualche cosa che possa impedire di ampliarli.
La vita dovrebbe servire ad estendere al massimo le proprie capacità, ma ciò non è possibile se la tensione ci spezza e non possiamo certo decidere quando l’arco debba tirare l’ultima freccia.
Noi siamo arcieri che mirano all’infinito.

Un uomo

Mi piace questa definizione, ma non capisco come ci si possa limitare nel tiro quando siamo irresistibilmente attratti dalla linea dell’orizzonte e non possiamo sapere in anticipo quanta forza ci voglia per raggiungerlo.
Solo se ci tendiamo col massimo sforzo possiamo dire di averci provato: quel che rischiamo è, al limite, un buco… nell’acqua.
Te lo dice uno che non vorrebbe vivere l’esperienza della risacca, ma è inevitabile, nessuno lo può impedire, nemmeno il mare.

Una donna

Poetico il concetto, ma cosa vuoi dire?
Quando l’arco si è rotto non è facile ripararlo in modo che possa resistere ad una nuova tensione: il legno non la può sopportare ed è certamente più adatto di me e di te allo sforzo.
Spesso riteniamo che la natura abbia raccolto in noi tutti i doni migliori di cui disponeva, ma non è così.
Siamo fragili specie nell’esercizio di quelle che riteniamo nostre esclusive prerogative o forse perché sono soltanto nostre facoltà e non abbiamo termini e momenti di confronto con altre creature.
In materia di sentimenti non c’è un nemico da vincere, se non la nostra identità che è quasi impossibile da superare e che forse è neutralizzabile soltanto a termine.
Non a caso quando una storia sta finendo ci si accusa di essere cambiati, di non essere più gli stessi.
Ma anche questo è un equivoco: noi non siamo diversi rispetto a quello che eravamo, ma siamo diventati diversi da quello che siamo realmente; è una differenza apparente ed inautentica e soprattutto temporanea. Ciò nonostante o forse per questo viene sottolineata inevitabilmente ogni volta che un rapporto deve finire.


Un uomo

Che utilità può avere l’apertura alla vita se il risultato è quello di restare immutati ed immutabili?
Quale è il significato di un’esistenza che non scalfisce l’essenza delle persone?
Celebrare il proprio fallimento giorno per giorno non sembra molto allettante, ma se così è, che senso hanno l’autoconservazione e la prudenza?
Che cosa si può perdere se non la monotonia?
Che differenza c’è tra il vivere sotto, sopra o sulle righe?
Io non capisco come può appagarti il dormire di notte o l’alzarti di mattino, in fondo se tu non lo facessi nulla cambierebbe.

(Continua)

Un sorriso (Atto unico-parte ottava)

Un uomo

Al contrario di te io sono sposato, come puoi vedere dalla mia vera e quindi posso coltivare soltanto amori impossibili, che poi sono i più fecondi di forti sensazioni; per questo non ha significato conoscere il tuo vero nome o dichiararti il mio, ma è più interessante immaginarti, cercare di capire che storia hai dietro alle spalle ed insinuarmici con la fantasia, pensare che io sarei migliore di colui che ti stringe tra le braccia, di colui che forse ti sta aspettando alla stazione e non saprà mai di questa conversazione, a meno che non gliene parli.
É un peccato però che non provi alcun interesse per me: in un colpo solo avrei salvato la dignità di cavaliere e mi sarei inventato uno di quei sogni impossibili che mi piacciono tanto.
A dire il vero gli avevo già dato corpo, pensando con tristezza e anticipata nostalgia al momento in cui saresti scesa; devo riordinare le mie fantasie e mi dispiace un poco.

Una donna

Tu parti sempre dal presupposto che sia meglio non vivere l’esperienza, e ne costruisci una virtuale, accomodante e priva di rischi.
Io invece considero due tipi di esperienze: quelle che vivo e quelle che non vivo; una terza via è di troppo.
Questa semplice regola mi rende ben consapevole del presente, tranquilla per il passato, fiduciosa e misurata per il futuro.
Così mi apro alla vita, diversamente finirei per chiuderle i battenti in faccia, in attesa di qualcosa che non esiste se non nella mia mente.

Un uomo

La cosa non può esaurirsi così semplicemente, perlomeno non per i sentimenti.
A me non importa tanto possedere la donna che amo, ma avere la certezza che lei vuole possedermi.
È sicuramente una terza strada rispetto a quella da te indicata e non è meno concreta, almeno per me.
Puoi immaginare quanto dolore nasca dalla consapevolezza di non essere più desiderato? Si diventa vecchi prima del tempo e viene in continuazione lo stizzoso desiderio di affrontare l’ingrata di turno a muso duro, di dirle che ci sono altre donne che al suo posto sarebbero felici di vivere con intensità quella storia che per lei non conta più nulla, di aggiungere che la vita è breve e che non si vuol perdere altro tempo inutilmente.
Poi qualcosa ci frena, forse la paura di aver sbagliato a giudicare il nostro amore, ipotesi peraltro assai remota, o di perdere quello che in fondo non abbiamo più o non abbiamo mai avuto, e così proseguiamo ad ingoiare fango nell’assurda speranza che si trasformi in acqua limpida.
Tutto ciò è tremendamente reale, non trovi?


Una donna

E chi ti ha detto che non esiste una terza via?
Semplicemente io ho sempre cercato di evitare quelle situazioni che tu stai descrivendo con tanta partecipazione, quasi ci fossi dentro a capofitto.
Non volevo soffrire più del necessario e soprattutto non intendevo crearmi dei falsi problemi.
Finché è stato acceso il cerino della passione ne ho goduto la fiamma e poi quando si spento, e si è spento davvero come un cerino, l’ho schiacciato perché non potesse più accendersi inavvertitamente; l’ho annientato con la volontà e ho cercato un’altra fiamma soltanto se avevo bisogno di quel calore, cosa che non è avvenuta poi di frequente, anche perché le fiamme chiare e magiche sono rare e nella vita, grazie a Dio, esistono anche altre cose oltre all’innamoramento.

Un sorriso (Atto unico-parte settima)

Vaso di Paestum
Un uomo

Che ti importa conoscere il mio nome? tra pochi minuti scenderai e non ci incontreremo mai più.
Preferisco rispettare il codice della cavalleria e non presentarmi. Del resto mi sono già messo abbastanza a nudo e non ti rimane granché da scoprire…

Una donna

Io non ti ho chiesto il tuo nome, mi sono soltanto presentata. E comunque non dai un’interpretazione un po’ troppo rigida della cavalleria?

Un uomo

Per quel che ne so Dante non ha mai detto a Beatrice: <<Io mi chiamo Durante…tanto piacere…>>,  Petrarca non si è presentato alla sua Laura, Rudel non ha conosciuto la dama di Tripoli di cui si era innamorato unicamente per averne sentito parlare.

Una donna

Non capisco bene il mio rapporto con queste eroine della letteratura… ma comunque non puoi negare che Dante e Beatrice si siano salutati e che il poeta ne abbia ricavato beatitudine e salvezza. Almeno… questo è ciò che insegnano a scuola.
Ma se ritieni opportuno non salutarmi…

Un uomo

Dante e Petrarca scoprirono soltanto un modo nuovo per parlare dell’amore umano in un’età che scopertamente non lo consentiva: Laura e Beatrice, per quanto realmente vissute, sono simboli, figure che affondano la loro esistenza o inesistenza… nei canti dei trovatori provenzali, uomini che credevano in un codice che mirava rigorosamente all’inappagamento.
E sul fatto di salutarti devo rifletterci.
Ci sono diversi tipi di saluto e se ci hai fatto caso noi non ci siamo salutati quando sei entrata nello scompartimento.

Una donna

Certo non ci conoscevamo… ma a dire il vero io ti ho sorriso ed il mio sorriso equivaleva ad un saluto. Tu non mi hai ricambiato, perché mi hai spiegato di non saper più sorridere.

Un uomo

Nemmeno ora ci conosciamo: tu sai praticamente tutto di me, voglio dire, le cose importanti ed intime, mentre io non sono ancora riuscito a capire che tipo sei.
E quanto al codice cavalleresco, io credo di interpretarlo nel modo corretto.
La prima regola della cortesia riguardava la rinuncia all’amore carnale, perché l’appagamento lo  avrebbe sminuito.
La seconda regola atteneva alla discrezione, mai scoprirsi nei propri versi. I poeti antichi non indicavano il loro nome nelle composizioni perché si trattava di un amore extraconiugale.
La terza concerneva appunto la celebrazione di un amore adultero: non ci poteva essere appagamento nell’amore coniugale, poiché la passione per definizione doveva essere d’impossibile realizzazione.
In ultimo valeva la devozione per una donna che era assoluta padrona dell’uomo.

Una donna

Ma io non sono una donna sposata, né ho intenzione di instaurare con te una storia, né di diventare la tua padrona.
Non vorrei che gli esempi che ti ho fatto in precedenza ti avessero portato fuori strada, non era mia intenzione adescarti.

(Continua)

Un sorriso (Atto unico-parte sesta)

La visita

Un uomo

Ma tu hai mai amato qualcuno veramente o hai sempre soppesato le tue energie col bilancino?
Per essere una che si alza di mattino e che va a letto di sera mi sembri davvero complicata.
Mi pare che la precarietà della vita in fondo sia un problema più assillante per te che per me.
Normalmente io mi paralizzo, ma quando si tratta d’amore non sto a pensare a quello che è stato, né mi faccio particolari illusioni.
Anzi, a dirtela tutta, la possibilità di non essere ricambiato mi stimola, mi dà modo di creare un mondo interiore sempre più lucido e dettagliato, nel quale vivo comunque fortissime emozioni.
E poi scrivo e mi innamoro anche delle parole che magari resteranno semplicemente un foglio di carta dimenticato in un angolo di qualche scatola polverosa.
Se penso a tutti gli amori non ricambiati o per i quali non ho avuto il minimo coraggio di farmi avanti, mi viene soltanto una grande nostalgia della vita, della giovinezza in cui sapevo guardare i colori delle cose o forse le cose si coloravano per me più vivamente, fatto sta che tutto mi si accendeva intorno.
Anche allora non riuscivo a gioire di una giornata di sole che mi risultava indifferente, ma la vedevo, la registravo; così capitava anche alle mie notti che sono ben ferme nella memoria ed ormai hanno assunto un valore mitico.

Una donna

Ammetterai comunque che le esperienze che ricordi con maggior piacere sono quelle sfortunate.
Ciò che hai ottenuto di solito non lascia traccia o addirittura si presenta come qualcosa di sgradevole, un’esperienza di cui sei sazio tanto da non voler ricordare.
È questa una delle possibili compensazioni che la natura ci mette a disposizione: quando non realizzi un desiderio la tua corsa rimane uno dei momenti più sublimi della vita stessa, talvolta è tanto elevato che ne provi vergogna; hai usato credo l’aggettivo giusto, tutto diviene mitico ed innalza ad un livello di superiore distacco e compiacimento.
In questo senso è una sorta di rivincita sulla sfortuna, specie nel caso in cui l’amore non fosse effettivamente alla nostra portata.
Gli ottimisti dicono che al mondo non esiste l’impossibile, che con l’ostinazione si può raggiungere qualsiasi obbiettivo, ma non è così: ci sono mete che ci distruggerebbero anzi tempo e allora Qualcosa ci salva e ci porta in seguito a trasportare la nostra esperienza ad un livello talmente elevato che non possa farci del male.
La funzione della memoria non è soltanto, come si crede, quella della conservazione, ma anche della preservazione.

Un uomo

Tu spesso eludi le mie domande e ti lanci in un’analisi che sembra fredda e costruita, quasi io partecipassi ad una seduta di psicoanalisi ed ogni mia frase fosse rilevatrice di un problema da risolvere.
Ma io ci terrei a conoscerti, a capire cosa si nasconde dietro al tuo splendido sorriso.

Una donna

Il mio sorriso ti cattura perché non puoi appropriartene.
Il fascino scaturisce di solito da un desiderio inappagato e inappagabile, da quel qualcosa che sfugge al controllo che noi crediamo di poter avere sulle cose e sulle persone, da una diversità riconosciuta.
Quando sono entrata nello scompartimento tu hai capito subito che ero differente da te, anche se hai creduto di fondare il tuo giudizio soltanto sui miei tratti esteriori, sul fatto che insomma sono una bella ragazza che ti vorresti portare a letto: capita che i luoghi comuni diventino ragionamenti automatici per la mente (o sono forse i ragionamenti automatici a divenire luoghi comuni…).
Le fantasie ci conducono spesso lontano dai nostri veri propositi e gli istinti confondono le acque ancor di più, se possibile.
Ma se mi guardi bene, io non possiedo caratteristiche che non abbiano altre donne e quindi non può ridursi tutto all’istinto a meno di ritenere, ma mi dispiacerebbe arrivare a questa triste conclusione… che tu, in effetti, proveresti le stesse pulsioni per tutte le belle ragazze che si sedessero davanti a te; né si può dire che io sia esteticamente più attraente di molte altre persone.
C’è dell’altro.

Un uomo

Che cosa mi ha colpito allora?

Una donna

In primo luogo che io sia entrata, perché molte altre, un po’ per vergogna, un po’ per diffidenza, avrebbero tirato dritto per cercare uno scompartimento vuoto o più affollato; tu stesso l’avresti fatto a parti invertite, per evitare quei malintesi che in realtà sono già benintesi anticipati da uno sguardo lanciato frettolosamente dal corridoio.
In secondo luogo che io ti abbia rivolto la parola, perché tu non avresti osato e ti saresti torturato tutto il viaggio con il taccuino e con una musica improvvisamente molesta e falsamente coinvolgente.
Ho anticipato i tempi con una richiesta che per quanto ritenessi improbabile tu desideravi; e a dire vero ti sei anche ripreso bene dalla sorpresa, giacché hai iniziato a farmi la corte con quella che presumo sia la tua arma preferita: il tentativo di provocare pena, di mostrarti inferiore alla preda che vuoi catturare nella speranza che ci creda e ti catturi; sistema infallibile da utilizzare contro chi vuol catturare a sua volta, ma non nei miei confronti.
Hai riconosciuto insomma la diversità del mio spirito ancor prima che volessi condividerla con te.
Ecco cosa si nasconde dietro al mio sorriso: il riconoscimento di cui continui a compiacerti.
Quando si dice che ci si innamora dell’amore non si sbaglia: sei rimasto affascinato dalla tua capacità di riconoscermi diversa e quindi, in un certo senso, anche in questo continui ad amare te stesso ed il tuo modo di percepirmi.

Un uomo

E tu perché sei entrata in questo scompartimento? Non hai provato né vergogna, né diffidenza, né ti è importato dei malintesi.
Come hai fatto ad ignorare tutti questi ostacoli che le altre donne non riescono o non vogliono superare?

Una donna

Non ho fatto alcun calcolo in proposito, sono entrata e basta; ciò che ho detto prima voleva essere soltanto una spiegazione del mio fascino per te: nel mio comportamento non c’è stata alcuna intenzionalità e consapevolezza di quello che avrei potuto rappresentare.

L’unica cosa che ho notato è che in questo scompartimento c’era posto; io sono semplice ed ho un approccio essenziale alla vita. Se ti ho deluso mi dispiace, ma le cose stanno così.
Dovresti fare meno calcoli anche tu e avere meno timori e forse ti potrebbero capitare incontri più arricchenti.
Impostare le relazioni interpersonali in base a quel che pensano o potrebbero pensare gli altri, impedisce di prendere qualsiasi decisione ragionevole.
È una continua frustrazione che non può che farci sentire inadeguati. Apriti alla vita… a proposito siamo quasi alla fine del mio viaggio e non ci siamo ancora presentati, io sono…

(Continua)

Un sorriso Atto unico (Scena unica-parte quinta)

Dalla radura


Un uomo

Tanti errori possono anche derivare dal desiderio di confondere i cammini, dall’illusione che ci possa o ci debba essere una strada unica, dal non capire che siamo compagni di viaggio su binari paralleli.

Una donna

Può essere, ma il succo della vita sta anche in queste invasioni di campo. L’importante, credo, sia rendersi conto che dobbiamo vivere un gioco individuale, modellato e modellabile sulla nostra persona, un gioco che può influenzare quello del nostro prossimo, ma lo dovrebbe fare con sensibilità e rispetto.
L’ascolto può servire appunto ad aver cura del percorso altrui, a capire a che punto l’altro è arrivato, a dissuaderlo, se possibile, dal negare la vita, a valorizzare le tappe di ricerca del bene, di questa energia benefica che fa capolino tra le pieghe d’ogni vita ed invita all’inseguimento.

Un uomo

Spesso mi comporto come se fossi l’unico uomo al mondo e penso che la mia vita valga certamente di più di quella di coloro che incontro, ignoro le persone a meno che non siano in grado di darmi qualcosa e mi stupisco di non riuscire nemmeno ad ottenere una delle cose che desidero.
In conclusione gli altri sono interlocutori inutili, eppure non riesco a fare a meno di cercarli e spero ogni volta che sia quella buona, non dico per trovare la felicità, ma almeno per provare un’emozione, un qualcosa che mi liberi un po’ dalle preoccupazioni e mi dia la possibilità di realizzare finalmente i miei desideri.
In qualche momento di lucidità ho anche la sgradevole sensazione di essere stato creato in modo maldestro, ma poi penso che non ha molto senso darmi per realizzato, che anche questa è in fondo una forma di pigrizia e di presunzione.
E poi vivo una situazione curiosa: ho tanta voglia di prendere e nello stesso tempo mi ritengo l’unico a poter dare qualcosa di prezioso che la gente non richiede perché non può capirne la grandezza.
Alla fine non do e non prendo e mi ritrovo in apnea.

Una donna

Che cosa vuoi che ti dica? che hai fatto una bella analisi di te stesso e che questa denota senz’altro una sensibilità superiore?
Desideri che mi inchini alla tua grandezza o preferisci che proviamo a parlare della solitudine dorata di cui in fondo ti compiaci?

Un uomo

Se mi sono sforzato di raccontarmi in poche parole è perché ritengo importante il tuo giudizio, diversamente mi sarei tenuto per me… non capisco la tua aggressività…

Una donna

Scusa se sono stata brusca, non sopporto i narcisisti che si danno aria da intellettuali, che ti buttano in faccia il loro malessere per il gusto di farlo e tu mi sembri proprio uno di questi.
Non vuoi cambiare il tuo modo di concepire la vita e desideri che il mondo si modifichi per recarti omaggio; è una pretesa buffa che ti porterà solo delusioni, se non altro per il fatto che la maggior parte delle persone nutre la stessa attesa; e le aspettative uguali e contrarie quando si incontrano restano comunque aspettative uguali e contrarie e nulla di più.
Hai mai visto unirsi in natura due polarità dello stesso segno? non credo che avverrà mai, se non apparentemente.
Potrei farti un esempio.
Se tu sentissi il desiderio di fare l’amore con me ed io volessi farlo con te, cosa credi che potremmo ottenere?
Se fossimo consenzienti faremmo l’amore, ma è davvero questo il risultato che ci aspettavamo?
Ne dubito, perché a conclusione di tutto, diversamente da quel che accadrebbe, ci sentiremmo appagati, felici, e non soltanto rilassati.
Capita invece di godere, sempre che questo avvenga e che avvenga per ambedue, ed è come se si spegnesse la luce.
Se ci hai mai fatto caso, due bacetti… giusto per non sembrare scortesi e poi si pensa ad altro o si dorme in attesa di qualche cosa che possa dare nuovi stimoli.
Il sesso può portare ad equivoci terribili ed irrimediabili.

Un uomo

Tu mi hai invitato ad aprirmi alla vita e poi rifiuti un’esperienza primaria.
Se non ti apri all’amore mettendoti in gioco, come puoi sostenere di adeguarti alle leggi della natura?
Se è vero che la natura è alternanza di luce ed ombra, di vita e di morte, perché neghi il buio?
Che nell’atto sessuale ci sia un’adesione alla natura mi pare indubitabile, così come mi sembra indiscutibile che gli uomini lo abbiano capito da molto tempo.
In Mesopotamia, tanto per fare un esempio, ogni donna, maritata o non, doveva giacere almeno una volta al mese con uno straniero che lasciasse un’offerta, anche estremamente modica, alla divinità.
Quella che noi chiamiamo prostituzione o se vuoi, come si considera generalmente, sesso privo d’amore, aveva dunque un valore rituale altissimo.
Tu stessa poi hai in precedenza sostenuto che la natura è regolata dalla necessità; ebbene non c’è natura, non c’è vita senza sessualità.
Di conseguenza se ai fatti di natura non è corretto dare in generale una giustificazione, è possibile che non sia giusto cercare delle motivazioni per l’atto sessuale come sembriamo voler fare noi.
È probabile che avessero ragione gli antichi a considerare la sessualità come qualcosa di sacro, di celebrante la natura, di distinto rispetto ai sentimenti che non venivano ritenuti indispensabili.
Anzi, potrebbe essere la giustificazione che vogliamo dare al sesso a comportare così tanti problemi.
Forse non dovremmo vivere la sessualità come un falso valore che rimanda a qualcosa di più profondo che inconsapevolmente ci prefigureremmo di raggiungere.

Una donna

Quello che dici sembra ineccepibile sulla carta; ogni teoria può apparire  buona in astratto, ma bisogna testarla con la realtà.
La storia è un insieme di fatti, non c’è spazio per la soggettività, si dice, se non quando influisca direttamente sugli avvenimenti.
Ma io vorrei avere una macchina del tempo per chiedere a quelle donne sumere, a quelle “prostitute sacre”, che cosa provassero ad essere prese da uno sconosciuto in tutta fretta, in cambio di un obolo finito immancabilmente nelle tasche dei sacerdoti.
Il fatto che l’amore per la propria consorte sia una “conquista scandalosa” dai tempi di Plutarco, non fa di quelle donne antiche delle sostenitrici di una botta e via.
E poi la storia è da sempre maschilista.
Che cosa potevano dunque scrivere i signori uomini per giustificare le loro insensibilità ed infedeltà, se non che le loro compagne li ricambiavano senza rimorsi?
Ma passiamo ad altro.
Come ti senti dopo l’amore? non provi dentro al cuore un senso di rassegnata sazietà o la paura di non aver soddisfatto pienamente la tua compagna?
La chiamano ansia da mancata prestazione, ma a ben vedere è successiva.
E ti sei mai chiesto perché le donne dopo il rapporto talvolta cercano di conservare il seme dentro di loro il più a lungo possibile?
Ti sei mai domandato perché capita ancor prima di un incontro che si pensi al fatto di non poterne vivere uno successivo?
E perché questo possa paralizzare fino al punto di abbandonarsi a convulse crisi di pianto, anche durante il rapporto?
Noi siamo tutti vittime di una precarietà che non vorremmo e che il breve spazio di un piacere troppo aggressivo suggella.
Sappiamo che esiste la morte ma non la accettiamo: cerchiamo nell’altro una particella d’eternità; il desiderio sessuale non è altro che ansia di raggiungere uno stabile appagamento od un’unione duratura.
Ma nessuno di noi è in grado di donare agli altri qualcosa che non possa concludersi.
L’innamoramento certo può andare avanti anche una vita, ma è, se ci pensi bene, una perenne richiesta che l’altro non può soddisfare se non per brevi momenti intercalati da una lunga assenza.

Un sorriso Atto unico (Scena unica-parte quarta)

casa diroccata


Una donna

La domanda è mal posta: chiedere alla natura è in generale dannoso, ma lo è ancora di più nella sfera dei sentimenti.
Meglio sarebbe interrogarsi su cosa offrirle perché si mostri benigna.
Ma “il dare” in amore è irto di ostacoli: si realizza, a pensarci bene, solo nel rapporto tra la madre ed il figlio.
E anche qui il  risultato può non soddisfare. La madre non sempre otterrà dimostrazioni d’amore e può accadere che il figlio non si senta amato.
Eppure l’amore esiste, perché c’è una vita che cresce e si sviluppa a prescindere poi dalla direzione che prenderà; l’amore però cammina da sé, chi lo dona non se ne giova più di tanto; in questo senso è “un dare alla natura”.
È arduo concepire un tale tipo di sentimento tra due innamorati, a meno che non venga inteso reciprocamente: la vita allora, anche se non è sicuro, potrà fare bene ad entrambi, ma di fatto difficilmente si instaurerà un rapporto diretto.
Non a caso si dice che la più alta forma d’amore è quella del Creatore; soltanto quest’ultima si può considerare senza intermediari, ed è per questo che spesso non la si comprende; è troppo elevata per uomini che hanno l’esigenza di proiettare al di fuori i loro sentimenti e di ricevere amore dall’esterno.
Un amore diretto non ha effetti percepibili dall’esterno e non proviene dall’esterno, non deve necessariamente dipendere da una natura su cui rimbalzano i nostri desideri.

Un uomo

Se ho capito bene, per te l’amore umano non ha alcun valore e non potrà mai rendere l’uomo felice.

Una donna

Non dico che non abbia valore, ma solo che è diverso dall’amore di Dio, ma sono d’accordo con te sul fatto che non sia appagante nella maggior parte dei casi.

Un uomo

E allora perché la natura ha voluto che gli uomini si unissero tra di loro? che senso ha procreare qualcuno che sai a priori non poter trovare felicità o appagamento?

Una donna

Nell’universo nulla accade per caso, nemmeno il caso, anche se il significato sfugge.
Perciò non si dovrebbe cadere nell’errore di attribuire alla natura le giustificazioni umane; la natura non conosce motivazioni, ma solo necessità e queste si sottraggono alle motivazioni anche come concetto logico: la necessità è  ragione di sé stessa, è significato e significante.
La vita è a sua volta necessità e non ha senso attribuirle un fine ed una motivazione, e tanto meno il fine e la motivazione che gradiremmo noi.
Ancor peggio poi è interromperla, abortire in base alle nostre personali valutazioni; una morte ne comporta sempre almeno due,  anche se si resta in vita.
L’esistenza continua “di necessità”, ma quanta angoscia può contenere il cuore di chi ha negato la vita; è un pozzo senza fondo che si autoalimenta di rimorsi ed oscurità.
A tratti si ritrova la speranza, ma è qualcosa che sta fuori, a cui non si riesce pienamente a partecipare e allora si diventa a poco a poco fatalisti e rassegnati.
Ci si butta sul lavoro magari con tenacia e ferocia, ma il vuoto della vita negata resta sempre lì come una fessura; col tempo può diventare uno spiffero da cui però continua ad entrare un vento freddo, impetuoso e desolante.
Anche questa è vita, una vita più rarefatta, forse paragonabile all’acqua ossigenata su una ferita profonda: disinfetta ma non cicatrizza, brucia e lascia il cuore infiammato. 

Un uomo

Ma tu come fai a descrivere queste sensazioni con tanta precisione? le hai forse vissute? allora la vita non è stata poi benevola come mi hai fatto credere…

Una donna

E chi ha mai detto il contrario? Comunque una delle cose fondamentali che ho imparato è certamente ad ascoltare.
Non ti puoi aprire alla vita se ascolti solo te stesso, per il semplice fatto che devi ancora vivere.
Certo che ho sofferto, ma ho anche ascoltato con attenzione, ed è soprattutto per questo che conosco il dolore di negare la vita.
A volte per capire è sufficiente percepire il silenzio, la freddezza che scende nell’animo di chi ha compiuto un passo irrevocabile, la disillusione di chi non trova più illusioni da disilludere, perdona il gioco di parole, ma credo sia purtroppo così.
Ci sono esperienze che fanno riflettere ed allo stesso tempo incutono timore, anche se sono state vissute dagli altri: basta possedere un pizzico di sensibilità per farle proprie; se ti rendi conto che non le devi necessariamente provare, che comunque puoi intravedere gli elementi essenziali per trarre un insegnamento, allora puoi raggiungere almeno la consapevolezza delle ferite altrui.
E già per il fatto di non esserne coinvolto direttamente puoi gioire e consolarti e nello stesso tempo trovare la forza di convincere chi incontri a non andare contro natura.

Un uomo

Non sono d’accordo. In questi anni mi sono persuaso che l’uomo non è assolutamente in grado di fare tesoro delle esperienze degli altri; è pacifico che abbiamo imparato poco o niente dalla storia e gli errori si ripetono ciclicamente ed instancabilmente.

Una donna

Non mi sono spiegata: non volevo sostenere che l’esperienza delle persone può farti evitare gli sbagli; sarebbe auspicabile, ma nei fatti non accade quasi mai.
Desideravo soltanto parlarti dell’ascolto, perché con esso è possibile imparare e consolare, ma non è detto che dopo aver ascoltato ed imparato si diventi immune dall’esperienza; se fosse così probabilmente la vita sarebbe ben più breve di quello che già risulta.
C’è chi soffre, chi fa un certo cammino senza comprendere il cammino e le sofferenze altrui né le proprie e c’è chi se ne rende conto e riesce a lasciare la propria strada per accompagnare qualcuno, senza peraltro abbandonarla definitivamente.

(continua)

Un sorriso Atto unico (Scena unica-terza parte)

luce e buio

 

Un uomo

È proprio quello che succede a me, ho sempre il timore di fare qualcosa di sbagliato e alla fine prendo regolarmente una cantonata; vivo nel panico per quello che dovrà inevitabilmente accadere.
La mia unica regola è forse la paura di non essere all’altezza di ciò che vedo come un prossimo e sicuro terrore; il resto della mia vita è perlopiù dolore che passa tra un’ansia che non so precisamente delineare e la conseguenza certamente dannosa dei miei errori.
E non è uno stato di comodo in cui mi sono rinchiuso per non aprirmi alla vita, ma una condizione naturale cui non so sfuggire.

Una donna

Lo pensi tu… come tutti hai bisogno di regole e ti sei dato quella che sembrava più favorevole ad una parte di te, ma non è la migliore visto che ti paralizza: dovresti almeno vivere la paura in modo attivo.
Se guardi alle grandi civiltà del passato c’è sempre stata una fase in cui si è creduto di aver raggiunto l’apice nel bene o nel male.
Poi gli uomini hanno scoperto quasi sempre che si trattava semplicemente di un periodo in cui sono state poste le basi per qualcosa di nuovo.
Potresti accettare dunque che la paura sia solo la fine del vecchio e la porta di un promettente avvenire.
Le novità vengono in ogni caso, ma il bello sta nell’esserne partecipi.

Un uomo

È vero quel che dici, io non riesco ad affrontare il presente con il dovuto coinvolgimento, perché ho una costante preoccupazione per il futuro e non vorrei venisse mai, se non per dire che anche quella è una fatica passata.
Mi sento inadeguato e privo delle forze necessarie ad affrontare qualsiasi nuova sfida, come se fossi una pila che va verso l’esaurimento, senza alcuna sicurezza di potersi ricaricare. E giacché ringiovanire non si può, la china non potrà che divenire sempre più ripida e penosa.
Sento l’angoscia di non poter soddisfare nemmeno i bisogni primari ed essere già vecchio a quaranta anni mi rende ogni giorno più cupo e depresso. Tu non ti senti mai in questo modo?

Una donna

Continui a voler sfuggire alle leggi naturali e la natura piano piano non può che abbandonarti.
Tutti gli esseri umani si sentono in certi momenti come ti senti tu, ma alcuni, la maggior parte fortunatamente, conservano pur sempre un poco di speranza e di fiducia.
Luce e buio si avvicendano dall’inizio dei tempi: non vedo per quale ragione  noi non dovremmo accettare quest’alternanza.
L’universo muore ogni giorno, ma ogni giorno rinasce, magari  non come  lo vorremmo, ma porta  con sé una serie indefinita d’opportunità.
Per chi nasce o rinasce poi sono determinanti senza dubbio i genitori: ecco perché gli uomini un po’ in tutte le ere hanno cercato un Padre celeste; è improbabile, infatti, averli accanto in carne ed ossa in tutti i momenti della vita.
La natura insomma ci soccorre: possiamo avere un punto di riferimento a qualsiasi età, in qualunque condizione.
E allora non ci resta che rinascere con gioia, con lo slancio di chi può ancora imparare tutto e sa di trovare comunque Qualcuno o Qualcosa che può insegnare o perlomeno suggerire, che può sostenere ogni titubanza per quanto assurda, irreale, indefinita ed indefinibile.

Un uomo

E allora perché viviamo in uno stato d’eterna ribellione contro quelli che dovrebbero essere i nostri punti di riferimento? chi ci ha voluto nemici a noi stessi e alle nostre radici?
Se fosse come dici dovremmo approfittare d’ogni guida o modello che incontriamo: sarebbe razionale e conforme al desiderio della felicità.
Al contrario siamo completamente dominati da una forza distruttiva che ci spinge a prestare orecchio solo a noi stessi, anche se abbiamo nulla da dire e siamo completamente disorientati.

Una donna

Anche questo fa parte del gioco personale: la soluzione sta forse nella ricerca di un accordo tra interiorità ed esteriorità; la forza distruttiva di cui parli alla fine non avrebbe altra scelta che spingerci nella direzione favorevole.

Un uomo

Tu la fai semplice, ma con i sentimenti come la metti?
Quale intesa puoi trovare ad esempio tra l’essere innamorato e la natura, se il tuo amore, il tuo unico, vero amore, non ti ricambia minimamente, o quel che è peggio, non ti comprende e ti tradisce?

Una donna

La rassegnazione è l’unica armonia possibile.
A differenza di quel che si pensa comunemente essa può essere movimentata, perché devi adeguare il tuo io refrattario alla realtà.
Alla rassegnazione subentra poi uno stato di serenità dolorosa che il tempo rende via via più sopportabile.
Il tempo aiuta, è una variabile che spesso non consideriamo, forse può curare davvero le ferite inferte da una natura maldisposta.
E gli amori sfortunati, se ci pensi bene, rientrano nella logica naturale: quando t’innamori vorresti che l’altro si adeguasse a te, l’esatto contrario di quello che avviene in natura; non può dunque che andare male nella maggior parte dei casi.
A meno che… a meno che l’altro non trovi in te la natura e allora potrebbe anche concepirsi e verificarsi un’adesione reciproca.
Ma perché questo accada tu devi essere natura, è necessario procedere in armonia con le sue leggi e questo accade a pochi.
Non si può pretendere affetto quando affetto non c’è, né negare l’affetto quando esso sussiste; eppure tutto ciò accade: di qui le delusioni d’amore.

Un uomo

E quali sono le leggi naturali che si devono osservare in amore per ottenere ciò che desideriamo?

Un sorriso Atto unico (Scena unica-seconda parte)

Ritmi della natura


Un uomo

É giusto quel che dici, infatti spesso ho voglia di morire, anche se sento un richiamo per la vita che mi commuove. Insomma non so decidermi: vorrei morire e nello stesso tempo vivere. È tanto preoccupante?

Una donna

Credo di sì, perché una delle due cose è già di per sé assai faticosa. Chi vuol essere partecipe di due stati contrapposti rimane sospeso e tu non  sembri desideroso né di vivere, né di morire.

Un uomo

Che parole ricercate usi e che concetti sofisticati… non sostenevi che era tutto così semplice?

Una donna

La semplicità mi aiuta qualche volta a capire e ad esprimere anche le cose difficili e, in ogni caso, basta guardarti per comprendere senza tanti discorsi che stai vivendo una situazione di disagio.

Un uomo

Effettivamente incontro un po’ di difficoltà: sarà per questo che non so più sorridere… o sarà tutto così problematico perché non sorrido? bah… chi lo può sapere…

Una donna

Direi entrambe le cose, ma forse sono le regole del tuo gioco.
Ognuno è immerso in un gioco personale per volontà di Qualcosa o di Qualcuno. La vita e la morte ne fanno parte ed ogni scelta comporta il rispetto di alcune regole.

Un uomo

Ma se ci sono regole da osservare non potremo mai essere liberi, felici, convinti di muoverci al meglio, non riusciremo mai completamente ad aprirci alla vita.

Una donna

Sì che potremo, è sufficiente rispettare quelle fondamentali che ognuno di noi sente dentro al cuore. Ed io, come ti ho detto, ne sento due: alzarmi di mattino e dormire di notte.
Non credere che sia poco: se trovo la forza e la convinzione di alzarmi vuol dire che la vita è contenta di me, diversamente non mi lascerebbe… vivere.
E lo stesso credo valga per la notte: se riesco a dormire e a ritemprarmi significa che anche lei desidera il mio bene, diversamente soffrirei d’insonnia e mi chiederei come fanno gli altri a riposare.

Un uomo

Hai ragione. La natura mi è nemica perché non so accettarne con decisione le regole principali e allora forse neanche a lei viene voglia di aiutarmi.
Forse non ha interesse a vedermi felice o almeno io non so darle gli stimoli giusti, quelli che le permetterebbero di farmi sorridere.
Anch’io però mi alzo di mattino, seppure con gran fatica, e di notte dormo perché sono talmente stanco da non poter fare altrimenti.
Mi adeguo insomma alla vita come fai tu, ma il risultato non mi pare lo stesso.

Una donna

Perché non è detto che per tutti valgano e bastino le stesse regole: dovrebbe capitarti la combinazione di scoprire le tue.
In questo mi ritengo davvero fortunata, perché sinora ho trovato senza cercare; ma il cammino non è lo stesso per tutti, e se io non ho avuto bisogno di cercare, non è detto che ciò debba valere anche per te. Anzi è possibile che le cose vadano diversamente, visto che non sono l’unica su questa terra.

Un uomo

Ma allora per me intravedi qualche motivo di speranza?

Una donna

Sì, soltanto per il fatto che tu sei in cerca delle regole: a forza di tentare  la vita potrebbe aiutarti; del resto se vuol bene a me, non vedo perché non ne possa volere a te.

Un uomo

E se io non volessi osservare alcuna regola?

Una donna

Anche questo potrebbe essere il tuo gioco. La regola potrebbe essere appunto il non rispettare alcuna regola. Ma non sono tanto sicura, visto che non sembri in vena di sorridere e di cercare la felicità, come saresti se avessi trovato le regole.

Un uomo

Ma la felicità non esiste: si dice e si sa che al massimo si può raggiungere a tratti una certa serenità, niente di più.

Una donna

È uno sbaglio che fanno tutti quelli che si accontentano di vivere a metà, che hanno timore d’essere vivi a trecentosessanta gradi.
Il problema da porsi forse non è quello dell’esistenza della felicità; la felicità è un concetto umano e se l’uomo esiste deve esistere necessariamente anche lei; diversamente a nessuno sarebbe venuta in mente.
Tutte le idee esistono o comunque penso rivelino desideri che abbiamo imparato da qualche parte, non so bene dove, ma ogni cosa ha un’origine ed una conclusione, insomma si adegua alle regole che ti dicevo prima.
La questione è soltanto quella di riconoscere la felicità quando si presenta: spesso non siamo in grado di avvicinarla nemmeno se ci tende la mano.
È curioso, ma sembra quasi che la felicità comporti la rinuncia a qualcosa d’importante; e allora chiudiamo gli occhi nel momento in cui dovremmo spalancarli.

Un uomo

È proprio quello che succede a me, ho sempre il timore di fare qualcosa di sbagliato e alla fine prendo regolarmente una cantonata; vivo nel panico per quello che dovrà inevitabilmente accadere.
La mia unica regola è forse la paura di non essere all’altezza di ciò che vedo come un prossimo e sicuro terrore; il resto della mia vita è perlopiù dolore che passa tra un’ansia che non so precisamente delineare e la conseguenza certamente dannosa dei miei errori.

Un sorriso Atto unico (Scena unica-prima parte)

Al largo

Mi dispiace che Pascoli non riesca a scaldarvi un po’ il cuore, ma grazie a Dio non siamo tutti uguali: che mondo sarebbe se i miei gusti combaciassero in tutto e per tutto con quelli degli altri? Probabilmente una noia mortale…
Prima del ritorno di Abelardo, vorrei sottoporvi un altro dialogo filosofico nella sua versione originaria. Quella attuale è un po’ diversa, ma dicono faccia perdere la concentrazione perché ci sono pezzi poetici che si alternano a brani di prosa e spezzano forse un po’ il filo…
Spero che sia di vostro gradimento come lo è stato l’Eremita.

Un sorriso

Atto unico

Personaggi

Un uomo

Una donna

Una voce fuori campo

 All’interno di una carrozza ferroviaria viaggiante sulla linea Roma-Genova in un primo e grigio pomeriggio di fine novembre 2002.
Seduto nel senso di marcia del treno, un uomo osserva il mare della costa laziale ed un taccuino nel quale sta annotando qualche pensiero; ha in testa delle cuffiette: sta ascoltando l’ultimo cd di Roberto Vecchioni.
Una donna entra nello scompartimento e gli siede di fronte: è molto bella, ha i capelli e gli occhi scuri, seni abbondanti e compressi verso il basso dalla camicetta bianca, labbra rosse e carnose ed uno splendido sorriso che non lesina di dispensare.
L’uomo, scavato in volto, possiede occhi verdognoli e capelli corti tagliati approssimativamente, è un poco ingobbito e goffo nei movimenti: sta seduto in maniera scomposta tanto da non trattenere una discreta pancetta.
Nonostante l’età non più giovanissima conserva un viso dai tratti delicati, quasi da bambino; imbarazzato continua a guardare con la coda dell’occhio la forfora depositata sulla giacca del suo vestito blu.
Quando la donna inizia a parlare, l’uomo smette di ascoltare la musica e ripone le cuffiette nella borsa, chiude lentamente il taccuino, incrocia timidamente gli occhi della sua interlocutrice e risponde con galanteria inaspettata.
Durante la conversazione intreccia nervosamente le dita e si porta di tanto in tanto una mano alla bocca per annusare l’odore del proprio alito, che non gli sembra gradevole, anche se la donna non pare esserne disturbata. 

Una donna
Che cosa ascolti?
Un uomo
Ascolto il tuo sorriso
Una donna
Che cosa leggi?
Un uomo
Leggo il tuo sorriso
Una donna
E che cosa ne ricavi?
Un uomo
Nulla, solo un sorriso.
Una donna
Ed è piacevole?
Un uomo
Sì. È come una musica che contorce le budella, come un libro che per la profondità e la bellezza fa sorridere anche me.
Una donna
E tu ci trovi tutto questo in un sorriso?
Un uomo
No. Ci trovo assai di più, ma non so dirlo, non so descrivere il bianco. Il bianco è un colore che rischierei di macchiare con qualsiasi altro.
Una donna
Anche io vorrei descrivere il tuo sorriso…
Un uomo
Niente di più facile, è qui per te, ma ti avverto che non riesco a sorridere molto bene.
Una donna
Che cosa vuoi dire?
Un uomo
Che quando sorrido la bocca si contorce in una smorfia, come le viscere quando sorridi tu.
Una donna
Dovresti metterti davanti allo specchio ed esercitarti per diventare più naturale.
Un uomo
Ma poi lo specchio potrebbe ridere di me, perché sarei buffo. Ho perso ogni naturalezza da tanto tempo.
Una donna
Una volta riuscivi a sorridere?
Un uomo
Sì, anche se non ricordo con precisione quando. Ma torniamo a te. Come fai a sorridere in questo modo che incanta?
Una donna
Non lo so, forse ho imparato ad aprirmi alla vita.
Un uomo
E chi ti ha insegnato?
Una donna
La vita stessa probabilmente. Non le ho mai chiesto… ed essa mi ha dato tutto ciò di cui ho avuto bisogno. Per questo sorrido.
Un uomo
E come si fa a non chiedere alla vita?
Una donna
Si vive, semplicemente. Ti alzi di mattino e vai a dormire di sera senza domandarti il perché, dato che non puoi individuare la ragione.
Un uomo
Non ti sembra un po’ semplicistico?
Una donna
Semplice, non semplicistico; finisco soltanto per adeguarmi ai ritmi della natura.
Un uomo
Ma tu non sei a tua volta natura?
Una donna
Proprio per questo osservo le leggi interne al mio organismo; del resto potrei fare altrimenti solo con grande difficoltà e di certo non avrei più molta voglia di sorridere.
Un uomo
Anch’io dormo di notte e mi alzo di giorno, ma non riesco a sorridere, ad aprirmi al mondo. C’è qualcosa che hai voglia di consigliarmi perché possa sentirmi come te?
Una donna
Non c’è una risposta, la vita non è matematica… ma ci vuole convinzione almeno per quanto riguarda l’essere vivi.

(continua)