L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte diciannovesima)


patata


Abelardo

Pensa alle patate… non so se hai mai notato… quando sono vecchie hanno delle protuberanze di un colore gialliccio… ebbene quello è lo scotto che devono pagare al tempo che passa senza che qualcuno le utilizzi… eppure le patate sono buone e da principio sembra davvero inverosimile che divengano guaste… così è per la vita, all’inizio chi ti voleva bene pensava che i tuoi talenti si sarebbero sviluppati, ma per un motivo o per l’altro sei rimasto chiuso nella credenza e così ora hai dei bitorzoli… poco male se ti sei guastato… tu non sei una patata fortunatamente…ma da solo non puoi che continuare a produrre bitorzoli… ecco perché devi accettare che qualcuno li tagli… i bitorzoli… è doloroso lo so, perché ormai fanno parte di te… e se vogliamo proprio sottilizzare… sono le spie di una nuova rinascita…ma per una pulizia efficace è necessario andare in profondità, togliere tutto l’involucro che peraltro è solo un cumulo di muffa e di sporcizia…ed avvolgerti in un panno che non ti è proprio… un panno candido che è caldo e confortevole, ma che è pur sempre un corpo estraneo… siamo d’accordo… questo panno è l’umiltà che si deve imparare quando si è nudi, ma nudi veramente… quando si abbandonano tutte le infrastrutture che la vita ci costruisce intorno e che sono alla fin fine false protezioni…chi ce lo porge in fondo è sempre in difetto, perché prima ci ha purificati con la sua gratuità fino all’osso ed il disagio è quindi garantito… ma non ci sono molte alternative.

L’eremita

In questa situazione è difficile pensare ad una rinascita… spesso mi sembra di avere una strada segnata soltanto verso la morte… tutti dobbiamo morire… lo so, ma chissà perché… ho quasi la certezza e nello stesso tempo il terrore di morire senza aver fatto quello che dovevo e che potevo… di essere condannato alla fine eterna senza alcun rimedio… e lo stridor di denti è già nella mia testa con quei maledetti acufeni che ritornano implacabilmente uguali a se stessi, nei periodi di maggiore preoccupazione… e poi sento spesso in gola la sensazione del metallo… è difficile spiegare a che cosa lo associo… ma la sensazione è netta… si tratta di qualcosa che non riesco a fare o a capire e che mi sembra invece alla portata degli altri uomini… si tratta della tecnica delle cose che non ho imparato e che non imparerò mai… il mondo mi pare davvero un insieme di regole occulte che giocano a nascondino con la mia povertà

Abelardo

Il gusto del metallo lo conosco bene anch’io e so di che  cosa parli quando ti riferisci a regole occulte… in linea di principio tutte le regole che non sembrano riguardarci direttamente lo sono… e soltanto Dio conosce quelle che appartengono ad ognuno di noi, perché da principio le norme sono state dettate da Lui… l’uomo è riuscito a polverizzarle in innumerevoli precetti tecnici che hanno la pretesa di ingabbiare ogni settore della vita, ma alla fine sono solo dieci i comandamenti che possono renderci felici e di questi dieci come ti ho già detto è stato fatto anche un mirabile condensato.
Se ami il prossimo tuo come te stesso vuol dire che lo accetti senza pretendere di comprenderlo: e dalla rinuncia alla comprensione nasce la compassione che è ben più alta e più profonda… è l’arte… la tecnica come la chiami tu… più elevata e raffinata che un uomo possa conoscere ed imparare… di fronte alla compassione si inchinano i Santi e gli Angeli si commuovono facendo sorridere le ali… Dio stesso Si stupisce di aver creato un essere così perfetto e prova un’irresistibile attrazione… ti dà modo certo di raffinarti sempre più con il dolore e l’ardore, fino al punto che il corpo si  consuma in una mirabile energia… l’energia dei miracoli che basta una invocazione a richiamare

L’eremita

Chi non ha imparato a compatire dunque ha trascorso la vita inutilmente…

Abelardo

È come una pietra esposta al sole nell’afa dell’estate: il suo calore è inutile, quando non è  molesto…

(continua)

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Una risposta a "L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte diciannovesima)"

  1. eh sì..è prpoprio ciò che le ho appena scritto! Lasci lavorare Dio sui suoi bitorzoli, lasci che l’angelo (suo messaggero nella sua più pura e greca etimologia) tagli i bitorzoli e sia artefice della sua rinascita;lo lasci andare in profondità, fino a mostrarsi nudo: abbia fiducia, si abbandoni e non tema:non le ruberà nulla, nulla in cambio pretenderà…solo il suo bene. Solo il suo bene!

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