L’eremita (seconda parte) (Scena unica-diciottesima parte)

stracci sporchi

Abelardo
Se tu avessi gli occhi ripieni di Dio ti troveresti a varcare i cancelli del Paradiso, ma sei qui sulla terra ed un motivo c’è… sei vuoto come una ciotola dimenticata nella credenza… puoi ricordare forse i cibi prelibati che un giorno ti riempirono per un momento, i profumi ed il calore che si spandevano verso il soffitto… ma per il resto stai al buio ad assaggiare la polvere… assomigli in un certo senso al Paradiso, ma alla rovescia perché il Paradiso attende te e tu aspetti di tornare alla Luce, di scrollarti la patina che il tempo depone e che ti impedisce di riflettere la luce delle cose.
I talenti sono un po’ come il panno che si impregna della polvere, bisogna tenerlo sempre pulito per ottenere il miglior risultato. Così non può stare al buio con te nella credenza, perché soffrirebbe anch’esso l’inclemenza del tempo. Bisogna invece che esca all’aperto e si confonda un po’ con l’aria, rimanendo morbido e chiaro.
Il Signore lo vuole così il nostro cuore che sa fruttificare a tal punto da confondersi con lo Spirito, morbido e chiaro sul povero volto segnato dalla sofferenza e dalle delusioni che il mondo non manca di riservare.
Ascolta la musica di un panno cullato dal vento, non fa rumore quando si piega o si increspa: fruttificare significa piegarsi senza far rumore e rimanere o ritornare puliti.
Così non ha molto significato moltiplicare quasi matematicamente le capacità, né porsi il problema di chi sia andato per primo a coltivare la Vigna del Signore.
Imparare a piegarsi con fede può essere il frutto di un attimo o di una vita.
Spesso poi i talenti sono delle croci… e bisogna trascinarle con gioia, in modo da dare a Dio la sensazione che il carico sia leggero nonostante tutto.
Chi ignora di essere malato non guarirà mai.

L’eremita
Allora la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa in questa vita potrebbe essere la croce che mi è stata affidata… forse dovrei accettarla con serenità… non mi sembra giusto però che la mia croce venga portata anche da altri…che io non abbia ancora imparato a camminare con le mie gambe.

Abelardo
Se ci pensi bene è successo anche a Cristo… Dio non è riuscito a fare tutto il percorso che Lo separava dalla morte e chi Lo ha aiutato non lo ha fatto nemmeno volontariamente… Chissà che amarezza deve aver provato il Signore a vedere coinvolto un altro essere umano… anche Dio ha sperimentato l’impotenza di chi non vorrebbe chiedere con tutte le sue forze. 

L’eremita
Accettare l’aiuto altrui è la cosa più difficile, anche quando lo desidero; mi sembra sempre di perdere la faccia, di fare la figura dell’ipocrita che finge di rifiutare un’opportunità che sa già sua.

(continua)

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L’eremita (Atto unico) (Seconda parte-scena diciassettesima)

ciotola


L’eremita
Ma il Paradiso allora non è eterno?

Abelardo
Che cos’è l’eternità? Se non il frutto dei nostri ricordi, quell’andare indietro in un tempo di cui non disponiamo nemmeno per un attimo…l’eternità è vita che non c’è più, ma che ci dona altra vita, altra speranza in qualche cosa che mai potremo ottenere e che comunque è già stato nostro…perlomeno lo abbiamo respirato, amato, rispettato. L’eternità è un ciclo che non possiamo ripercorrere e che tuttavia seguiamo con l’intuito. Il Paradiso è come una ciotola di legno che non si spezza e che può contenere i nostri desideri…neppure il padrone della locanda può detergerne il fondo…dal momento in cui ci siamo in qualche modo incontrati…si sono scambiate le essenze…noi abbiamo conosciuto il calore e la solidità del legno ed il legno si è addolcito definitivamente.

Eremita
Quindi il Paradiso è già parte della nostra vita…

Abelardo
Dimentichi che lo avete già conosciuto…di quel tempo è rimasto il peccato originale che Cristo deterge col battesimo…ma i vostri desideri sono ancora sul fondo della ciotola…avete trasformato quel regno di perfezione in qualcosa che desidera sempre una maggior perfezione…e la nostalgia che vi prende oggi è qualcosa di atavico…la ricerca dei vostri desideri originari cui presto vi ricongiungerete.

L’eremita
Vorrei avere le tue certezze e soprattutto le tue speranze… io credo che una calorosa speranza sia già una certezza appena nata… ma mi sento talmente vecchio che ogni piccolo traguardo mi pare ormai un’impresa impossibile.

Abelardo
Dio ha costruito l’Universo col nulla e tu disperi?

L’eremita
Ma io non sono Dio… mi sembra ovvio e anche se vuoi dolorosamente banale.

Abelardo
L’unica cosa ovvia è che dobbiamo faticare… perché anche Dio si è riposato alla fine dell’opera.
Tu invece vorresti riposare e nello stesso tempo creare l’universo, la qual cosa mi sembra dolorosamente difficile, se non impossibile.
E creare un granello di sabbia – te lo assicuro – richiede lo stesso sforzo, quindi accontentarsi a priori non serve a ridurre il lavoro da fare… è solo una autolimitazione che ci illude di percorrere un cammino più facile.

L’eremita
Ma allora la parabola dei talenti non vale? Non a tutti sono concessi gli stessi strumenti.

Abelardo
Cristo non ha mai detto che dobbiamo accontentarci di una meta inferiore, ma che, al contrario, dobbiamo raggiungere la meta più lontana che ci concede la nostra capacità. Neanche chi è dotato di un solo talento può sentirsi autorizzato a sotterrarlo.
La parabola contiene comunque altri elementi che dovrebbero farti riflettere…

L’eremita
A me sembra già chiaro il concetto…

Abelardo
Beato te che hai sviscerato così a fondo la mente divina!
Io ti pongo solo due piccole questioni.
Come si fa a sapere  quanti doni una persona ha ricevuto, tanto da riuscire a fare i conti?
Vi è davvero differenza tra il ricevere un talento o dieci talenti? 

L’eremita
Se per questo io vorrei almeno per una volta essere più sottile di te: che cosa sono i talenti?

Abelardo
I talenti sono monete… ricordi cosa abbiamo detto delle monetine nel pozzo?

L’eremita
che non servono per far avverare i desideri…
Abelardo
Hai centrato il punto…vedo che mi segui ancora.
I talenti non servono che a moltiplicarsi… non danno altro che sé stessi e si moltiplicano a patto che non li nascondiamo.
In ogni caso Dio li recupera per ricomprarci il Paradiso che ha già preparato… sono prestiti finalizzati alla nostra salvezza che ci vengono donati senza una richiesta… li dobbiamo restituire, perché non sono nostri – nulla in questo mondo è veramente nostro – ed  il Signore pretende in più un interesse…
Se mi passi la battuta… Il Creatore dell’Universo ha fondato la prima banca della Storia… però ciò che riceviamo noi è molto più impegnativo di una semplice somma di danaro.
Dio desidera la nostra anima… il dono deve quindi ingrandirsi per mano di noi che lo riceviamo…  in modo che alla fine ci faccia sentire il dovere, quando non il desiderio di tornare da Lui… nulla è più prezioso della nostra anima ai Suoi occhi… perché vedi… anche la nostra anima è Sua, così come noi possiamo dire che Dio ci appartiene.

L’eremita
Insomma i talenti sono un mezzo per giungere alla parte di Dio che vive in noi, per risvegliarLa quando dorme, come credo avvenga in me in questo momento.
In ogni caso nulla viene gettato via, i sacrifici trasformano i talenti in una specie di energia che ci farà volare verso l’ultima dimora con l’abito luminoso che abbiamo riconquistato.

(continua)