L’Enneagramma e la Gematria

L’Enneagramma è uno strumento che si usa da tempo immemorabile in ogni campo del sapere: da ultimo in psichiatria, ma anche in mediazione o nell’attività d’impresa[1].

Per gli studiosi è una rappresentazione dell’Universo secondo gli occhi di Dio, ma è nello stesso tempo un viaggio che porta l’uomo alla conoscenza di se stesso. È  in ultimo un viaggio che dall’uomo porta a Dio.

Mi ha stupito di conseguenza un interessante documento del Pontificio Consiglio della Cultura[2] in cui se ne fornisce una valutazione decisamente negativa associandolo al movimento “New Age”: “Se ne può vedere un esempio nell’enneagramma, lo strumento per l’analisi del carattere secondo nove tipi, il quale, quando viene utilizzato come mezzo di crescita spirituale introduce ambiguità nella dottrina e nella vita della fede cristiana.”

A me consta, infatti, che nella storia sia stato uno strumento utilizzato pacificamente da diversi religiosi: Evagrio Pontico[3], il monaco beato Raimondo Lullo[4], il gesuita Athanasio Kircher, tanto per fare degli esempi.

E che dal suo utilizzo siano derivati grandi progressi per l’umanità. Detto ciò mi sembra di qualche interesse analizzarne i significati.

Per avvicinarsi alla numerologia dell’Enneagramma può essere opportuno richiamare il significato della parola gematria che noi italiani conosciamo grazie a Pico della Mirandola, uno dei più grandi umanisti.

La gematria è per gli Ebrei una disciplina teologica che assegna alle parole dei libri sacri un numero. Anche per i cattolici è lo studio numerologico delle parole in lingua greca contenute nel Nuovo Testamento.

Chi studia l’Enneagramma si imbatte subito in due leggi: la legge dei 3 che riguarda il Triangolo iscritto nel Cerchio (enneatipi 3-6-9) e la legge dei 7 che attiene all’Esagono irregolare (enneatipi 1-2-4-5-7-8) .

La legge dei 3 stabilisce che ogni fenomeno risulta dall’incontro di tre differenti forze. Gurdjieff chiama queste forze: Santa-Affermazione (il n. 6), Santa-Negazione (il n. 3) e Santa-Riconciliazione (il n. 9).[5]

Secondo la gematria le tre componenti in ebraico della legge danno origine al numero 2039 che indica un meraviglioso messaggio: il potere dell’amore.

La legge dei 7 prevede poi che perché una forza determini un fenomeno, debba passare da 7 gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo. Se facciamo riferimento alla musica (da cui la riscoperta nel ‘900 dell’E. deriva) i punti di stallo si trovano tra il SI ed il DO (tra l’8 e il 9) ed il MI ed il FA (fra il 2 e il 4). Ci sono in altre parole due punti in cui qualsiasi vibrazione rallenta. Se non vi è uno shock il percorso della vibrazione cambia direzione: ogni scopo umano che ci prefiggiamo non verrà raggiunto senza uno shock al momento opportuno.

Per cercare di comprendere queste leggi si potrebbe chiedere aiuto ad una famosa raffigurazione di Raimondo Lullo dell’alfabeto dell’Arte magna[6] che si ispirò alla dottrina dei Sufi e che peraltro Gurdjieff stesso scrive di aver trovato (una stella a nove punte)  ovunque nel monastero Sufi Naqshbandi  ove avrebbe conosciuto l’Enneagramma[7].

L’8 rappresenta la H ossia l’attributo di Dio della Virtù mentre il 9 identifica l’IO e dunque non si stenta a comprendere il concetto per cui l’Adulto dell’uomo (così lo chiamerebbe Berne), ossia la parte razionale a contatto con la realtà, debba essere in qualche modo aiutata a raggiungere la Virtù.

Più complessa invece pare la legge dei 7: in base alla gematria il 2 rappresenta la Bonitas (la bontà) mentre la D la Duratio ossia l’eternità. La legge sembra dirci che il passaggio dalla bontà di Dio all’eternità necessita di uno stallo: potrebbe essere la morte?

Oltre a ciò si possono fare altre considerazioni?

Premetto che Zoroastro, Platone, Pitagora, Raimondo Lullo, Dante, Giordano Bruno, Tommaso Hobbes, Cartesio, Athanasio Kircher, Leibniz, Christian Wolff sono solo alcuni dei grandi saggi che partivano da un presupposto che qui rileva, ossia dall’idea che il pensiero fosse essenzialmente calcolo matematico.

L’Enneagramma che fu conosciuto da tutti questi grandi sapienti deriva in qualche modo da questo concetto.

La parola Ennegramma in ebraico אניגרמה corrsiponde al numero 309 che è lo stesso numero con cui si identifica la parola tedesca Heureka, ossia la esclamazione “Ho trovato!” che si dice pronunciata da Archimede alla scoperta del suo famoso principio. In psicologia si parla di insight.

Il numero 18 del triangolo presente nell’Enneagramma (6+3+9) significa “Grande”.

La Grandezza per i monaci antichi era una degli attributi di Dio. Gli Ebrei considerano il 18 peraltro un numero molto fortunato.

Se si sommano tutti i numeri da 1 a 9 e dunque si compie un giro della sfera si ottiene il numero 45 che rappresenta la Kabbalah, la disciplina ebraica che studia il rapporto tra l’infinito ed il finito.

Sulla scorta degli insegnamenti di Raimondo Lullo, Athanasio Kircher ci insegna che alcune combinazioni dei primi 9 numeri (ossia delle prime 9 lettere dell’alfabeto ebraico, greco e arabo) che identificano il pianeta Saturno, danno sempre lo stesso risultato anche in diagonale ossia 15 che significa “alimentato, nutrito”.

49215
35715
81615
15151515

Le possiamo moltiplicare per uno stesso numero all’infinito ed otterremo sempre la stessa somma (non 15 ovviamente ma comunque lo stesso numero sia in diagonale sia verticale ed in orizzontale).

Stesso ragionamento vale per i numeri connotanti per gli antichi gli altri pianeti (Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna).

Da questo probabilmente gli antichi dedussero che i primi nove numeri sono in realtà le parti semplici dell’infinito.

Per i sapienti Egizi i numeri che abbiamo sino ad ora indicato ossia 3-9-15 e 45 stavano ad indicare il pianeta Saturno.

Da questa intuizione partì il calcolo combinatorio che Raimondo Lullo definì Ars magna e che arrivò sino al nostro computer.

Se si sommano tutti i valori fissi dei numeri corrispondenti ai pianeti (15,34,65,111,175,260, 369) peraltro si ottiene 1029 che è il numero con cui gli Ebrei identificano Gesù Bambino.

Queste combinazioni dei primi nove numeri corrispondono anche agli attributi di Dio secondo Raimondo Lullo (1276) che rendono tutti gli uomini nutriti, alimentati.

4 S9  B2 D15
3 P5 V7 V15
8 G1 M6 V15
15151515

4+9+2 Sapienza + Bontà + Eternità = Alimentato (15)

3+5+7 Potenza + Volontà + Verità = Alimentato (15)

8+1+6 Gloria + Grandezza + Virtù = Alimentato (15)

4+5+6 Sapienza + Volontà + Virtù = Alimentato (15)

2+5+8 Eternità + Volontà + Gloria = Alimentato (15)

Ogni Enneatipo secondo l’Enneagramma può fare “due viaggi” ossia i viaggi possibili (sarebbe meglio parlare di “danze” per usare la terminologia di Gurdjieff)  sono 12.

Il viaggio può avvenire, secondo i parametri antichi[8] seguendo gli attributi di Dio ovvero i vizi che ad essi si contrappongono (passione, peccato ecc.)

Anche gli enneatipi 3-6-9 corrispondenti al triangolo “fanno due viaggi” e così si arriva a 18 che indica come abbiamo detto uno degli attributi di Dio, la Grandezza.

Le possibili combinazioni di 3-6-9 che danno luogo ai viaggi portano allo stesso numero, ossia a 36 che secondo la gematria identifica Adamo.

369
396
639
693
936
963
363636

Se si sommano i numeri che si incontrano nel viaggio degli enneatipi diversi dalla triade 3-6-9 si vedrà che si ottiene sempre il numero 27.

27 è il numero corrispondente sempre al termine Cabala.

27 è del resto il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico.

27 è anche il numero che rappresenta Euterpe la musa che ha inventato la musica. Il suo nome è “bene unito a piacere” e significa “colei che rallegra”.

Viene sempre rappresentata con uno strumento (un aerofono doppio detto aulos) che Platone associava al culto di Dioniso e che secondo Aristotele non doveva essere usato che nelle cerimonie di purificazione.

Non deve apparire strano il collegamento “pagano” con la musa Euterpe: ancora nel XVIII secolo c’era la seguente corrispondenza tra le 9 facoltà umane, le 9 muse e le 9 gerarchie angeliche[9].

SerafiniMenteUraniamusa dell’astronomia e della geometria.
CherubiniIntellettoPolimniaMusa della memoria e della retorica
TroniRagioneEuterpeMusa della musica
DominazioniImmaginazioneEratoMusa del canto corale
PotestàUditoMelpomeneMusa della tragedia
VirtùVistaTersicoreMusa della danza
PrincipatoOlfattoCalliopeMusa della poesia epica
ArcangeliGustoClioMusa della storia
AngeliTattoTaliaMusa della poesia bucolica

Le gerarchie angeliche venivano rappresentate con il simbolo che segue che assomiglia molto al nostro Enneagramma.

Athanasio Kircher ci racconta  del resto che Adamo imparò per prima cosa la matematica e poi la musica.  

La musica che rallegra è anche uno strumento di purificazione dato che le stesse note secondo Guittone d’Arezzo nascono dal salmo: «Ut queant laxis Resonare fibris Mira gestorum Famuli tuorum Solve polluti Labii reatum, Sancte Iohannes» che significa: “Affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato, o santo Giovanni, dalle loro labbra indegne”.

L’enneagramma è uno strumento di purificazione che si costruisce appunto attraverso l’ottava musicale.

14285727
ReFaMiSiSolLa 
17582427
ReLaSolSiMiFa 
28571427
MiSiSolLaReFa 
24175827
MiFaReLaSolSi 
41758227
FaReLaSolSiMi 
42857127
FaMiSiSolLaRe 
58241727
SolSiMiFaReLa 
57142827
SolLaReFaMiSi 
71428527
LaReFaMiSiSol 
75824127
LaSolSiMiFaRe 
85714227
SiSolLaReFaMi 
82417527
SiMiFaReLaSol 
      567

La somma di tutti i possibili viaggi degli enneatipi (27×12) non è insomma altro che una melodia e la somma di tutte le melodie dà 567 che secondo la gematria indica lo Zodiaco.

Note, uomini ed astri sono accomunati dallo stesso viaggio come rappresenta Athanasio Kircher nel frontespizio della famosa opera Arithmologia che in ebraico אריתמולוגיה  indica il numero 711 che significa “calcolatore della gematria” o anche “Spiriti angelici della Luce”.


[1] Cfr. J. G. BENNETT. Studi sull’Enneagramma, p. 43, Atanor, 2009.

[2] GESÙ CRISTO PORTATORE DELL’ACQUA VIVA Una riflessione cristiana sul “New Age”.

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/interelg/documents/rc_pc_interelg_doc_20030203_new-age_it.html

[3] Secondo Evagrio gli uomini nascono puri, ma poi si ammalano per una passione (in termini moderni psicopatologia);

il primo passo per guarire è quello di riconoscere di essere malati. Poi di sperimentare la virtù al posto della passione per raggiungere la salute dell’anima (apàtheia). Con Evagrio Pontico che abbiamo un elenco di nove fissazioni dell’anima che impediscono la vocazione alla santità e le corrispondenti grazie per superarle. Questa prospettiva è stata ripresa da ultimo da Naranjo. Evagrio peraltro si rifà all’epistola paolina Gal 5-22 (Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé).

[4] Il suo pensiero ebbe influssi nella teologia e spiritualità ad esempio di Ignazio di Loyola, del Concilio di Trento, del cardinale Federico Borromeo e di Pio XI.

[5] Cfr. P.D. OUSPENSKY, La quarta via, Astrolabio, 1974; P. D. OUSPENSKY, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976

[6] Cfr. Trattato di astrologia di Raimondo Lullo, a cura di Giuseppe Bezza, Milano, Mimesis, 2004.

[7] Cfr. G. I. GURDJIEFF, Incontri con uomini straordinari, Adelphi, 1977

[8] Quelli attuali che fanno capo a Naranjo sono differenti perlomeno con riferimento alle posizioni dei vizi.

[9] Cfr.Athanasii Kircher, Arithmologia sive de abditis Numerorum mysterijs, Roma, 1665.

La mediazione e l’Enneagramma

 

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A differenza del giudizio ove si tiene conto delle prospettazioni in fatto ed in diritto che vengono operate in causa dai legali, la mediazione e la negoziazione[1] si occupano anche e soprattutto delle persone e dunque non soltanto dei rapporti che abbiano una rilevanza giuridico-economica.

In un convegno così originale, dedicato alle persone come risorse, non potevano perciò mancare alcune considerazioni sugli strumenti alternativi.

Il processo da circa centocinquanta anni[2] ha puntato tutto sul diritto: al contrario per millenni la giustizia non si è fondata sulle leggi che spesso non erano nemmeno conosciute dai giudici, ma sul linguaggio del corpo.

In questo modo un codice del II secolo d.C. chiede al giudice di operare: <<Scopra la mente degli uomini per mezzo dei segni esterni, del suono della loro voce, del colore del volto, del contegno, del portamento del corpo, degli sguardi e dei gesti>>[3].

Da allora l’uomo non è cambiato affatto e pertanto questo approccio risulta quanto mai attuale, per quanto non utilizzato nei nostri tribunali.

Con la conversione del decreto del fare[4] e con quella del decreto-legge 132/14[5], si sono ormai affermate come parti necessarie delle procedure alternative le persone dei legali; non che prima non venissero utilizzate per la consulenza e la conciliazione, ma in oggi un Tribunale della Repubblica, in particolare quello di Torino[6], ha sancito l’improcedibilità della domanda appunto per l’assenza del legale in mediazione.

E dunque gli attori principali della procedura negoziata sono oggi i litiganti ed i loro avvocati.

Come affrontare un procedimento ove valgono così tanto le persone?

Già in consulenza perciò il legale ed il suo cliente dovrebbero porsi tre quesiti prima di intraprendere una via od un’altra.

  • Possiamo raggiungere una soluzione da soli o abbiamo bisogno di un terzo?
  • La controversia ha una componente emozionale importante?
  • Ci sentiamo abbastanza forti in negoziazione da partecipare ad una trattativa?

Se pare necessario l’intervento di un terzo ad esempio per l’animosità dei contendenti od il particolare atteggiamento di chiusura, se l’emozione gioca un ruolo rilevante nella controversia e in ultimo se non appare semplice affrontare una negoziazione[7] – ricordo che per secoli a noi avvocati è stato chiesto di difendere e non di negoziare – può essere opportuno partecipare ad una mediazione civile e commerciale.

E ciò a prescindere da quel che prevede la legge in materia di condizione procedibilità: sa l’avvocato che cosa è meglio fare per il suo cliente e non il legislatore; e così come il legale riesce agevolmente spiegare la strategia processuale, può nondimeno ragionare col suo assistito sulla più idonea strategia negoziale.

Qualunque sia la scelta, per preparare una negoziazione od una mediazione – che non è altro se non una negoziazione con l’assistenza di un terzo – è fattore di non poco conto quello di comprendere se il proprio cliente sia o meno collaborativo: il cliente non collaborativo smentisce l’avvocato un minuto dopo che venga iniziata la procedura.

Massima questa ben conosciuta dai legali che tendono, infatti, a non far parlare il proprio cliente né davanti al giudice, né in mediazione.

Tale espediente tuttavia non è congruente con il mezzo extragiudiziale, perché la mediazione nasce proprio dal bisogno che ha ognuno di noi di poter vedere riconosciuto il suo punto di vista: come diceva Martin Buber il riconoscimento tra gli uomini sta alla base della vita associata[8].

Sarebbe dunque più opportuno stabilire che in mediazione/negoziazione ci fossero momenti di competenza dell’avvocato e momenti di operatività del cliente, come insegna del resto l’American Bar Association nella sua guida alla mediazione che ogni anno viene inviata ai legali statunitensi[9].

Ma per pianificare al meglio questa ripartizione di compiti è necessario scoprire chi ci troviamo davanti: tale comprensione è di capitale importanza anche e naturalmente per il mediatore.

Ciò serve in primo luogo a trovare uno stile comunicativo efficace.

Ne esistono almeno cinque[10] che si possono praticare cambiando il tono od il volume della voce.

Siccome noi ci relazioniamo di preferenza o col pensiero o con l’emozione ovvero col comportamento, bisogna comprendere in primo luogo con quale delle tre modalità il nostro interlocutore preferisce essere contattato ed in secondo luogo quale è appunto lo stile migliore per entrare dalla “porta” giusta.

Per fare ciò è importante capire sin da subito quale senso utilizza prevalentemente chi interagisce con noi; in merito all’uso degli organi di senso gli esseri umani sono suddivisibili grosso modo in tre categorie, così ci insegna almeno la programmazione neurolinguistica: c’è l’auditivo che preferisce utilizzare l’udito, il visivo che vive la realtà tramite immagini ed il cenestesico che usa il tatto, il gusto e l’olfatto e si concentra soprattutto sulle sensazioni.

Se si desidera essere ascoltati da qualcuno bisogna scoprire la categoria di appartenenza e dunque utilizzare il tono, il volume, la cadenza della voce, le frasi e le parole che predilige chi interagisce con noi ovvero gli altri strumenti di comunicazione prediletti.

Per fare qualche esempio: se si tratta di scegliere una vacanza, il visivo guarda una brochure, l’auditivo ascolta i consigli di un conoscente, il cenestesico immagina l’esperienza; i principali interessi di un visivo potranno essere la fotografia, la lettura, la visione di film, quelli di un auditivo l’ascolto della musica o il discorrere con gli amici; mentre un cenestesico sarà interessato all’attività fisica, a un buon vino o a un buon cibo.

Bisogna poi sapere che il modo di comunicare può variare a seconda del fatto che ci troviamo in condizione di stress oppure a nostro agio (“a riposo” si dice in Enneagramma): talvolta basta il semplice cambio del tono della voce a segnare lo spartiacque tra i due momenti.

Non voglio affermare che il legale od il mediatore debbano invadere il campo dei terapeuti oppure tenere in qualsivoglia maniera un comportamento manipolativo nei confronti del cliente/mediante, vorrei soltanto sottolineare che comprendere chi ci troviamo di fronte aiuta a metterlo a suo agio, ad entrare in empatia; e la collaborazione nasce soltanto quando le persone passano da una situazione di stress ad una in cui le ghiandole surrenali non secernono più cortisolo all’impazzata, cosa quest’ultima che nell’attività frenetica di ogni giorno è assai comune ed incide tra l’altro pesantemente sull’esistenza di tutti gli uomini.

L’esperienza ha insegnato allo scrivente che l’Enneagramma è uno strumento che si può rivelare prezioso[11] allo scopo di interagire con gli altri al meglio delle nostre e delle loro possibilità.

Si tratta di un antichissimo sistema[12] che individua in 9 le tipologie psicologiche a cui un essere umano può appartenere.

Per necessità di memorizzazione tali tipologie (dette Enneatipi) si indicano spesso con dei nomi che possono variare nel tempo e nei luoghi[13], ma graficamente si indicano solo con dei numeri posti su un cerchio e collegati da particolari figure geometriche[14] che stanno in soldoni ad indicare le caratteristiche negative di personalità che assumiamo quando siamo stressati e quelle positive che sperimentiamo quando invece non lo siamo[15].

In questo breve contributo per semplicità di esposizione utilizzerò dunque i numeri.

Come si diventa un numero dell’Enneagramma? Ogni persona dalla nascita in poi incontra difficoltà legate in primo luogo alla perdita di fiducia nei confronti dei genitori e in secondo luogo alle loro aspettative.

In base alla difficoltà e al tipo di reazione di ciascuno si crea una strategia che rimane dominante nel tempo e che è tesa a soddisfare prima il bisogno di essere accuditi ed amati e in seguito quello di riconoscimento.

In altre parole i bambini piccoli adottano dei comportamenti che gli adulti replicano per tutta l’esistenza, anche se il più delle volte ne sono assolutamente inconsapevoli: in particolare tra la nascita ed i 18 mesi i neonati cercano di ottenere beni primari per la loro sopravvivenza (cibo, carezze, abbracci ecc.) manifestando un particolare linguaggio del corpo; anche i genitori con il loro linguaggio del corpo lanciano dei segnali che il bimbo interpreta: ad esempio se il neonato si rende conto che i suoi genitori sono sopraffatti dalla responsabilità ad un certo punto non piange più per non essere loro di peso e per tutta la vita cercherà di non essere un peso per gli altri: attenzione ai bambini che non piangono!

Tra i 18 mesi ed i 6 anni il bambino tenta invece di ottenere l’amore dei genitori adottando la migliore strategia in risposta alle loro richieste: così se i genitori condizioneranno la loro attenzione al fatto che il figlio ottenga buoni voti a scuola il bambino – e poi l’adulto – cercheranno il successo in ogni attività che svolgeranno (senza interessarsi peraltro veramente a quello che fanno) e non concepiranno nemmeno lontanamente l’idea di fallire.

In altre parole ogni persona in seguito ad un bisogno (ipotizziamo quello di mangiare) ha una pulsione fisica (ad es. la fame) che determina uno stato di disagio: il soggetto tende ad eliminarlo o a ridurlo con determinati comportamenti detti compulsivi (ad es. mangiando); si sentirà bene, a suo agio, quando realizzerà la sua compulsione[16] ossia quando si troverà in un ambiente ove possa ottenere e fare ciò che sente necessario: ad esempio il n. 1 dell’Enneagramma[17] che ho scelto oggi dato che vi appartengono buona parte dei professionisti, ricerca in ogni cosa che fa la perfezione e si trova a suo agio quando si sente di poter affrontare ogni compito col massimo dettaglio.

E dunque l’avvocato che voglia collaborare con un n. 1, il mediatore che abbia a che fare con un n. 1, deve sapere per esempio che i documenti che arrivano sul suo tavolo vanno analizzati e compresi con un’attenzione certosina, così che il soggetto possa utilizzare al meglio tutte le sue risorse che sono limitate dallo stress (sotto stress il n. 1 va in collera).

Prima ancora dunque di passare al rinvenimento degli interessi (ossia ciò che alla persona importa veramente), il mediatore dovrà aiutare il soggetto a fare massima chiarezza anche sui punti di vista (ciò che la parte dice di volere) espressi in sessione congiunta.

Particolare attenzione dovrà essere poi riservata allo svolgimento delle tecniche per l’accertamento della migliore alternativa all’accordo negoziale (M.A.A.N. o B.A.T.N.A.) o per la valutazione delle alternative che possono risolvere il conflitto riformulato, per i dettagli dell’accordo una volta rinvenuta l’opzione e così via.

Le tipologie da 1 a 9 si delineano nel tempo attraverso, dicevamo, motivazioni psicologiche[18] che divengono dominanti per il piano di vita di ciascuno e che si possono raggruppare in tre macro aree: 1) bisogno di affiliazione (inteso come l’esigenza di stabilire, mantenere e promuovere relazioni affettive positive con altre persone), 2) bisogno di successo (volontà di svolgere mansioni competitive ad alto livello) e 3) bisogno del potere (che riflette i desideri di dominio e il timore di dipendenza)[19].

Risponde in prevalenza al bisogno di potere la personalità dell’8 e del 5, al bisogno di successo quella del 7, del 3 e del nostro 1 ed infine al bisogno di affiliazione quella del 2, del 4, del 6 e del 9.

Ciò non significa che la tipologia resti del tutto immutabile nel tempo, per quanto si mantenga quello che potremmo definire uno “zuccolo duro”.

Essa si accresce delle esperienze che arrivano dagli altri tipi (modellamento[20]): non esistono ad esempio due tipi 1 che siano identici.

Ed in ogni caso la tipologia in cui transitiamo vivendo tende a modificarsi in negativo o in positivo almeno temporaneamente a secondo della condizione di stress (se i soggetti non soddisfano la loro compulsione) o di riposo in cui sono immersi (se i soggetti soddisfano la loro compulsione).

Con l’avvertenza che non esistono personalità peggiori o migliori, ma solo diversi modi per affrontare la vita.

Si può invece parlare di personalità mature o immature. In quelle mature a grandissime linee ci sono più lati positivi, in quelle immature maggiori sono i lati negativi.

Diamo ora qualche breve cenno sulle caratteristiche della tipologia 1[21]: non abbiamo il tempo di affrontarne di più, ma sono sicuro che basterà per comprendere quanto questa conoscenza può essere preziosa per il mediatore, come per qualunque altro soggetto che voglia affrontare una qualsivoglia relazione intima, amicale o sociale.

La tipologia 1[22] è detta da ultimo “il Perfezionista”[23].

Parliamo di un soggetto che controlla le emozioni e che ha fantasie che non esterna. Nella sua famiglia c’erano emozioni che sono state bandite (Ad es. la mamma gli diceva: “Un bravo ometto non piange mai”).

Oggi che è adulto vive e veste in modo austero. Misura le parole ed i gesti.

Usa la logica (talvolta a suo danno; es. per le malattie). È un abile parlatore e difensore di sé (intelligente e acuto); può discorrere in più lingue anche contemporaneamente.

Prova interesse per il dettaglio (e sua descrizione) e l’organizzazione.

Sente un minimo senso di colpa e di solito per non aver proseguito gli studi.

Critica e giudica sé e gli altri: è rigido ed intransigente (impartisce continui ordini e controlli, ma non sopporta il controllo).

Possiede un forte senso del dovere: è un gran lavoratore e lottatore.

Disprezza il piacere (opposto al dovere) o comunque lo posticipa sempre all’effettuazione del dovere.

Non sopporta il disordine (in casa, sul lavoro ecc.).

Quando parla non si esprime con «Voglio che» ma con «Tu devi», «Al rogo se non».

In termini di analisi transazione si dice che il suo Genitore contamina l’Adulto: ossia che prende per realtà quelli che sono invece messaggi genitoriali introiettati nell’infanzia; il risultato è che di base vede più il lato “negativo” che il “positivo” delle cose.

Gli piace lottare per una giusta causa: così riesce a sfogare l’aggressività; normalmente, infatti, aborrisce la violenza fisica.

Predilige soluzioni a lungo termine; lamenta cronicamente una mancanza di tempo: di ciò si deve tener conto anche sul posto di lavoro: il tipo 1 dà il meglio di sé nel momento in cui ha a sua disposizione il tempo necessario; se gli si chiede di fare presto e bene o non accetterà l’incarico o lo svolgerà comunque coi suoi tempi e modi. Non è adatto dunque ad affrontare situazioni di emergenza e chi voglia impiegarlo in simili frangenti non rispetta la sua tipologia.

Se è chiamato ad affrontare un esame o a compilare un test si prende tutto il tempo a disposizione e non è capace di fornire delle risposte istintive che glielo si chieda o meno.

È un buon cittadino e paga le tasse, obbedisce alla polizia, ma può divenire anche “riformatore” perché nell’inconscio è un ribelle.

Se donna simpatizza probabilmente per il «femminismo»: è dominante, competitiva e mascolina.

Prova la rabbia[24] (che cerca di trasformare in virtù) come emozione dominante, ma si tratta di rabbia mascherata.

Preferisce esprimersi con una pedanteria che mette a disagio, con una bontà non spontanea (es. maestro di scuola), con la commiserazione, con un eccesso di virtù.

Ove sussista una patologia della personalità troviamo eccessiva preoccupazione (e angoscia) per l’ordine, la pulizia, l’igiene, la moralità ed il controllo.

La serietà, la precisione, la perfezione e la critica costituiscono dunque i comportamenti compulsivi che mette in atto per diminuire il disagio che sente dentro (la pulsione ad “essere forte” e “perfetto”).

I genitori esigenti lo hanno pressato perché diventasse un bimbo modello; lui li ha corrisposti solo per ottenere un premio, ma nello stesso tempo ciò si è rivelato un peso, ha visto che gli altri non erano «buoni», «educati» come lui e quindi non ha potuto fare a meno di sentire l’ingiustizia del suo stato.

Da adulto il risentimento si trasforma in critica di se stesso e degli altri: sperimenta dunque talvolta crudelmente sulla pelle il suo Genitore normativo e mette il suo Bambino libero in un angolo.

Esteriormente è sempre un «bambino buono ed educato», ma cova in lui la ribellione che si traduce appunto in critica.

Si considera altruista, una persona che non desidera niente per sé, generoso e libero da interessi personali, un idealista mosso dalla devozione al meglio.

Mette in opera istintivamente nelle relazioni soprattutto due meccanismi di difesa:

  1. Formazione reattiva: es. trasforma l’amore in odio o viceversa;
  2. Razionalizzazione: circonda la propria decisione di buone ragioni (es. picchia suo figlio e dice che lo fa per il suo bene).

In situazione di stress il tipo 1 è visivo, quando è a suo agio invece assume alcune caratteristiche dell’auditivo: rallenta la cadenza e abbassa il tono ed il volume della voce.

Il che significa che il segnale di una possibile disposizione alla collaborazione arriverà da questi ultimi accadimenti.

In sessione congiunta o in consulenza il perfezionista ci apparirà in una fase di stress e dunque coi tratti del visivo.

Avrà dunque una postura eretta, le spalle alzate ed il collo proteso.

Una forte tensione muscolare ed una respirazione alta.

La voce si presenterà nasalizzata e/o con una forzatura, la cadenza sarà veloce, il registro vigoroso, il volume ed il tono alti.

Il visivo gesticola verso l’alto con movimenti ampi e lontani dal corpo (si tocca gli occhi o il dorso del naso).

Le parole o le frasi usate avranno a che fare con le immagini e la luce: ad es. “appare evidente che”, “è chiaro che”, “è di solare evidenza” ecc.

Potrebbe avere uno sguardo malinconico e farà ragionamenti astratti sull’importanza della legge e sul fatto che la ragione è dalla sua, citando magari giurisprudenza od altro.

Per lui possono venire in gioco in particolare due adattamenti psicologici: quello paranoide e l’ossessivo compulsivo; entrambi si innescano con una “spinta”, con la comparsa automatica nella mente del messaggio genitoriale “Sii perfetto”, o “Sii forte” (non sentire, non provare emozioni).

E dunque una volta che si trovano sotto stress e c’è sostanzialmente un contesto che mette in dubbio la loro capacità di essere perfetti, i numeri 1 manifestano emozioni inautentiche: accusano gli altri, manifestano un senso di trionfo, una euforia ingiustificata, talvolta disprezzo, ira, rigidità di pensiero.

Il mediatore che li osserva al tavolo della mediazione od il legale che li ha come clienti lo devono sapere: il primo per astenersi dal dare giudizi, il secondo per non avvalorare strategie pensate in un tempo in cui i numeri 1 erano lattanti o poco più.

Il risultato del “sentirsi imperfetti” è che in sessione congiunta i numeri 1 dopo aver manifestato aggressività possono andare in confusione, accusare una propria responsabilità, un senso di preoccupazione e di vuoto ovvero un forte imbarazzo; in termini di Enneagramma si dice che assumono i caratteri negativi del 4.

Niente paura.

L’obiettivo sarà quello di aiutarli ad andare in 7, ossia di far abbandonare loro la eccessiva rigidità in modo che possano esprimere al meglio le loro buone caratteristiche: il numero 1 è responsabile, coscienzioso ed affidabile e quando è a suo agio è di certo la tipologia tra le più desiderabili da incontrare.

Come si può fare ad aiutarlo? Il mediatore non può che agire in sessione riservata, il legale durante la consulenza.

Per creare rapport con questa tipologia bisogna in generale apprezzane i consigli ed il lavoro.

L’oggetto della discussione con un perfezionista deve essere esaminato in ogni sfaccettatura: diversamente nascono diffidenze e barriere.

Perché il perfezionista lavori in modo produttivo il contesto deve essere esente da critiche.

Se c’è un problema è necessario essere diretti.

È importante apprezzarli anche nel momento in cui sbagliano[25].

Alla luce di ciò il mediatore starà particolarmente attento nel fare la parafrasi e dunque a restituire tutti i dettagli. Presterà attenzione per cercare di evitare, per quanto possibile, che le altri parti possano criticare il tipo 1.

Per aver conferma che si tratti proprio di questa tipologia il mediatore dovrà però attendere la sessione riservata.

Qui porrà eventualmente alcune domande per individuare la compulsione.

Bisogna tener conto che in situazione di stress ci sono tre tipologie che hanno i tratti del visivo, la 1, la 3 e la 7.

Se in sessione congiunta tramite gli indizi fisici, verbali o paraverbali[26] il mediatore non riesce a raggiungere una ragionevole convinzione di essere in presenza di un tipo 1, potrà formulare ad esclusione tre domande: la prima riguarda appunto e specialmente questa tipologia: “Lei ama la puntualità?” ovvero “Lei ritiene importante il rispetto delle regole?”.

In presenza di un sì deciso possiamo evitare di fare altre domande.

Se ci fossero dei tentennamenti possiamo passare ad un esempio di domanda che qualifica la compulsione del numero 3: “Tende ad essere iperattivo?” oppure “Le sue vacanze si mischiano spesso al lavoro?”; in caso di ulteriore insuccesso ad un’altra specifica del n. 7: “In genere lei non sopporta le situazioni pesanti?” oppure “Pensa che ci siano situazioni che le fanno mancare l’ossigeno?”; ma queste due ultime risposte devono valutarsi ovviamente anche con i parametri che arrivano dal linguaggio del corpo[27] e dal comportamento; diciamo che a grandi linee il 3 ed il 7 tendono a non vestire in modo dimesso a differenza del n. 1; il 3 si presenta con abiti costosi e firmati, accessori di pregio, non può fare  a meno di consultare l’agenda quando il mediatore gli chiede di disdire eventuali appuntamenti della giornata, al momento in cui il mediatore gli chiede di presentarsi aggiunge i suoi titoli, anche se non richiesto.

Possono l’avvocato od il mediatore porre domande di questo genere che paiono più da terapia (l’Enneagramma è uno strumento che si usa anche in terapia)? Certo che possono se anticipano al proprio cliente che per mantenere una buona interazione con loro potrebbero rivolgere domande non usuali e che possono apparire inconferenti.

Del resto il codice deontologico americano degli avvocati ci spiega che in consulenza è meglio evitare la terminologia giuridica se è possibile adottare concetti psicologici, antropologici, sociali et similia: i clienti non comprendono pienamente la terminologia giuridica e/o tecnica ed i malintesi spesso li portano a non pagare la parcella dato che non possono apprezzare pienamente il lavoro svolto dal difensore.

Sta poi alla libertà del singolo cliente/mediante rispondere o meno, ovviamente, a domande che possano considerarsi strane od invadenti.

Una volta stabilita la tipologia si dovrà procedere alle due (o più) sessioni riservate vere e proprie.

In prima sessione dal momento che ha a che fare con un visivo il mediatore dovrà parlare con cadenza veloce e con tono sostenuto e volume alto: diversamente il tipo 1 sarà in difficoltà nel comprendere le domande.

Le domande dovranno essere aperte (Come vede il vostro rapporto oggi? Quando è stato evidente che le cose stessero cambiando? Ecc.) in modo che il quadro degli interessi possa risultare il più esaustivo possibile, ma anche chiuse quando si tratterà eventualmente di sminuzzare i singoli aspetti.

Nel fare domande può essere opportuno posizionarsi alla sinistra del soggetto: il tipo 1 predilige, infatti, l’emisfero logico; il posizionamento sarà particolarmente gradito quando si dovesse utilizzare la tecnica della time line per far valutare al mediante la “tenuta” temporale della migliore alternativa all’accordo rinvenuta (ad es. il giudizio).

Ci sono vocaboli specifici da inserire nelle domande propri sia del visivo che della tipologia 1: perfezione, precisione, vedere chiaro, focalizzare, illuminare, immaginare, mostrare ecc.

Quando il tipo 1 risponde il mediatore potrà interrogarsi su dove guarda: a domanda i visivi guardano immediatamente in alto a sinistra se stanno costruendo/mentendo, mentre guardano a destra se ricordano (se sono mancini vale il contrario ovviamente).

In mediazione le persone mentono perché sentono di doversi difendere quando non si trovano a loro agio.

Al mediatore non interessa tanto il fatto che gli venga raccontata una bugia, ma che ciò denota una situazione di stress ed una sua scarsa capacità di suscitare empatia.

Se il tipo 1 dovesse mentire (ipotesi abbastanza remota dal momento che possiede un forte senso etico) il mediatore dovrà rassicurarlo sulla riservatezza della sessione. E sarà gradito comunque mantenere un atteggiamento assertivo e chiedere spesso con un sorriso “Come si sente?” o “Va tutto bene?”

Come è noto perlomeno a quanti nell’uditorio facciano i mediatori, la seconda sessione di mediazione è quella nella quale si cercano e si valutano le possibili soluzioni per soddisfare gli interessi e le esigenze che sono emerse in prima sessione.

In essa dunque si dovrebbero utilizzare le tecniche di creatività. Anche tali tecniche vanno però utilizzate nel rispetto delle tipologie dell’Enneagramma.

La richiesta di formulare/scrivere alternative, tipica delle mappe mentali, è gradita ai tipi: 3, appunto 1, 9[28], 4[29]e 7[30]. Non è invece gradita al tipo 5[31] e al tipo 6 [32]. Da verificare sul campo è invece con l’8 ed il 2.

La modalità dei  “6 cappelli per pensare” è gradita al tipo 3[33] e all’1[34].

Non è gradita ai tipi: 2[35], 4[36] e 9[37].

È da verificare con le tipologie: 5[38], 8, 7 e 6.

C’è poi un particolare tipo di domanda, quella ipotetica, che si usa in mediazione con cautela e comunque in seconda sessione, che è sottoponibile all’1[39], al 6[40] ed al 4[41] . Non è gradita se rivolta invece al 3[42] e al 5[43].

È da verificare, quando si consideri strettamente necessario, con le tipologie: 8, 2, 9 e 7.

[1] Da ultimo anche quella assistita.

[2] In particolare dal 1848, data in cui nasce il processo così come lo conosciamo oggi.

[3] Codice di Manu, II secolo d.C. Il Codice di Manu può essere paragonato al diritto romano e al codice di Napoleone, ma soprattutto al babilonese Codice di Hammurabi e al Talmud ebraico.

[4] Legge 9 agosto 2013, n. 98 Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69. Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia

[5] Legge 10 novembre 2014, n. 162, recante: «Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.».

[6] Il procedimento di mediazione esperito senza l’assistenza di un avvocato non può considerarsi validamente svolto sicché la domanda giudiziale dovrà essere dichiarata improcedibile. È quanto si legge nella sentenza del 30 marzo del Tribunale di Torino che, accogliendo la soluzione più rigida, ritiene che la mancata partecipazione dell’avvocato comporti l’improcedibilità della domanda o, per meglio dire, impedisca di considerare esperito il procedimento obbligatorio di conciliazione.

[7] Ha regole proprie e non ha molto a che fare con la transazione se non nel possibile esito finale

[8] “È uno solo il principio su cui si basa la vita associata degli uomini, anche se sono due le forme in cui si manifesta: il desiderio che ogni uomo ha che gli altri lo confermino per quello che è, o magari per quello che può divenire; e la capacità (che è innata nell’uomo) di poter confermare i suoi simili come essi desiderano”.  (Martin Buber)

[9] Cfr. Preparing for mediation.

In http://www.americanbar.org/content/dam/aba/images/dispute_resolution/Mediation_Guide_general.pdf

[10] Per la psichiatria sociale: Stile emotivo, esplorativo, direttivo, affettivo e bloccante (Cfr. Vann Joines e Ian Stewart, Adattamenti di personalità, 204, Felici Editore, p. 195 e ss.)

[11] Per un approfondimento cfr. V. FANELLI, ENNEAGRAMMA, scopri te stesso e gli altri, Macro edizioni, 2008; C. NARANJO, Gli enneatipi nella psicoterapia, Astrolabio, 2003; H. PALMER, L’Enneagramma, Astrolabio, 1996.

[12] Risale nell’attuale sistemazione numerica forse a Pitagora. Ci sono per la verità diverse analogie anche con “I Caratteri” di Teofrasto, il discepolo prediletto di Aristotele. Ma l’origine d’Enneagramma è forse legata a Pitagora che precede Teofrasto di due secoli.

[13] In Italia oggi si può parlare di Perfezionista, Altruista, Manager, Romantico, Eremita, Scettico, Artista, Capo, Diplomatico.

[14] Cerchio = circolarità delle esperienze; triangolo = positivo-negativo-armonia; eptagono = ciclicità della vita; esagono irregolare = frattale, forma della natura.

[15] Tabella delle disposizioni negative e positive

Tipologia Stress (negativo) Riposo (positivo)
1 4. Malinconia e astrattezza 7. Meno rigido
2 8. Vendicativo 4. Potenzia analisi
3 9. Pigro 6. Leale ed affidabile
4 2. Tende a manipolare 1. Diventa concreto
5 7. Iperattivo e dispersivo 8. Esprime il suo potenziale nascosto
6 3. Sleale e dipendente 9. Diventa più ottimista
7 1. Intollerante e rigido 5. Scopre dualità della vita
8 5. Si chiude in se stesso 2. Lavora per bene comune
9 6. Pessimista e irresponsabile 3. Impegnato e concreto

 

[16] Un bisogno (es. di mangiare) crea la pulsione (fame). Ritorneremo in seguito diffusamente su questo meccanismo.

[17] Obsessive-Compulsive Disorder per il DSM 5, Stakanovista per la psichiatria sociale.

[18] Ci si rifà alla Teoria dei Bisogni di David McClelland.

[19] Torneremo in seguito sulle caratteristiche generali di coloro sentono dominanti i bisogni di una o dell’altra categoria.

[20] Si tratta di un processo attraverso il quale è possibile estrarre le strategie da una persona in grado di raggiungere determinati risultati e di installarli dentro di noi (FANELLI).

[21] Secondo la psicologia dinamica si potrebbe parlare del carattere anale-ritentivo.

[22] Uno celebri: San Paolo, Calvino, Sant’Ignazio di Loyola, San Giovanni Paolo secondo, la regina Vittoria, George Washington, Margaret Thatcher, Lenin, Massimo D’Alema, Dante Alighieri, Lucy (Linus), Antonio di Pietro, Alessandro Manzoni, Julie Andrews, George Bernard Show, Dottor Jekill e Mister Hide, Pasteur e Sabin, Sherlock Holmes.

[23] Si ritrovano in qualche misura in questa categoria i giudici, i neurochirurghi, gli ingegneri ecc.

[24] A seconda del sottotipo:

Conservativo: è colui che reprime più la rabbia e la dirige verso se stesso;

Sociale: reprime la rabbia ponendosi su un piedistallo e si considera dispensatore del verbo;

Sessuale: è un moralista di facciata che cerca di moralizzare anche agli altri, ma non si reprime sessualmente.

[25] Vocaboli da utilizzare per creare rapport: precisione, perfezione.

[26] È possibile risalire alla tipologia psicologica utilizzando il canale sensoriale: e quindi semplicemente partendo dai dati linguistici e di linguaggio del corpo che avvalorano o identificano l’appartenenza ad uno dei VAK.

Tipologia VAK  A (in stress) VAK  E (a riposo) Mai
1. Perfezionista V A K
2. Altruista K V A
3. Manager V K A
4. Romantico K A V
5. Eremita A V K
6. Scettico A V K
7. Artista V K A
8. Capo A K V
9. Diplomatico K A V

 

[27] Le domande per tutte le tipologie dell’Enneagramma

Tipologia VAK A

 

Individuazione compulsione
1.Perfezionista

3.Manager

7.Artista

V Lei ama la puntualità? (P)

Tende ad essere iperattivo? (M)

In genere lei non sopporta le situazioni pesanti? (A)

2.Altruista

4.Romantico

9.Diplomatico

K Tende ad avere pochi o tanti amici? (A)

Si considera una persona speciale? (R)

Le accade spesso di essere d’accordo con gli altri? (D)

5.Eremita

6.Scettico

8. Capo

A Ama documentarsi moltissimo? (E)

Ama fare scelte di vita sicure? (S)

Per lei la lealtà è un valore importante? (C)

[28] Aiuta la sua concentrazione.

[29] La tipologia è creativa per definizione.

[30] Ma si tenga conto che è dispersivo: ciò anche se si utilizza il brainstorming.

[31] Tende a non esternare quel che sa.

[32] Ha paura che dall’elenco possa nascere una fregatura.

[33] Si tenga però conto che predilige le soluzioni a breve termine.

[34] Al contrario del manager predilige le soluzioni a lungo termine.

[35] Ha difficoltà di analisi.

[36] Vive in un mondo ideale.

[37] Non riesce a staccarsi dalle idee altrui.

[38] Accetta solo il risultato che si è costruito.

[39] Possiede un senso etico.

[40] Soffre di doverizzazioni.

[41] Si cala per natura nella dimensione empatica.

[42] Il manager non ha un senso etico individuale, ma quello sociale del momento; non si mette dunque nei panni degli altri se ciò “non va di moda”; dunque la domanda è inutile, se non dannosa.

[43] L’eremita non segue regole etiche se non sono logiche: dunque rivolgergli una domanda ipotetica è un grosso rischio.