Illusioni/Illusioni

Illusioni

La mia ombra
è una matita
nel cassetto
dei colori.
Non basterà la chiave
per dipingere il cielo
non basterà la chiave.
Una sfumatura
di grafite fui
dal nero al grigio
dal grigio al nero
ed il bianco sterminato
mi attende ancora
paziente come la verità

Chiave

Illusioni

La verità è che
dopo la pioggia
credo d’afferrare
l’arcobaleno
ma un pugno
di pastelli
mi percuote.
Delusi
sull’accartocciarsi
del foglio
fumano solo tratti
neri e il bianco
spaventoso
come il buio
del cassetto
dei miei sogni.

Tema

moira

Arenzano -30 maggio 1972

Calcagno Carlo      

Tema

Nel nostro piccolo mondo c’era una volta….

Saggio

Nel nostro piccolo mondo c’era un bambino che si chiamava Carlo.
Aveva il desiderio di ridere sempre.
Una fatina sentì il desiderio di Carlo e disse:<<Carlo sarai condannato a ridere sempre>>.
Quel bambino non capiva più niente e rideva, sbagliava i problemi e rideva, prendeva cinque di condotta e rideva, ma non era colpa sua se rideva.
Era condannato a ridere!
La maestra pensava:<<Povero bambino che cosa ne sarà di lui?>>
La fatina ascoltò i lamenti della maestra e disse:<<Togliamo questo dispiacere. Abra Cadabra  zumpa bubù rivelati tu>>.
E da quel momento Carlo capì che non si deve ridere  per cose da poco*

*Lo ha aggiunto la maestra (ma la fatina credo non fosse molto d’accordo).

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sessantasettesima)

preghiera


L’eremita
Sarà per questo che quando preghiamo si congiungono le mani o si intrecciano… perché è come se si cercasse di tenere viva una fiamma che non vediamo… ma  che si dirama dal nostro cuore… è come se proteggessimo la nostra luce con un capannello di carne e di sangue perché si unisca ad altre luci… e lo stesso vale se eleviamo le braccia verso il cielo con le palme rivolte verso l’alto… è una specie di segnale per indicare al raggio divino il nostro cuore… ogni gesto ha un preciso e straordinario significato anche quando sembra così naturale, così istintivo…non saprei immaginare un modo diverso di pregare e la preghiera assume intensità estrema nei defunti… laddove le braccia incrociate rappresentano forse l’eterno congiungimento delle energie in un punto che è il nome del Figlio risuscitato dalla morte… non so perché ma questo pensiero mi dona serenità e speranza

Abelardo
Dobbiamo proteggere il divino che c’è in noi congiungendo le mani od offrendo una strada tesa e spianata verso il nostro cuore… è proprio così e mi rallegro della tua interpretazione…la preghiera deve essere poi ripetitiva ed incessante proprio perché il tetto, la protezione…ha bisogno di rimanere compatta e senza falle pena l’affievolirsi della fiamma… una fiamma… e appena il caso di notarlo…che non brucia le mani raccolte su di sé, è la lingua di fuoco dello Spirito che è rimasto  tra noi e che dobbiamo conservare gelosamente e nello stesso tempo condividere con gli altri custodi… perché noi siamo custodi che lo vogliamo o no…è lo stesso Sangue di Cristo che ha cosparso la terra e che ci ha donato una vita rinnovata… a costituire l’olio purissimo della luce che ci è stata consegnata… ma abbisogna del nostro sì continuo…Cristo ha bisogno di sapere in ogni momento che la Sua morte non è stata vana per noi… come l’amata anela in ogni istante la conferma d’amore del suo sposo e mai si stanca…anche l’amore di Dio desidera conferme nonostante sia infinito ed incondizionato… e non a caso le nostre mani quando si congiungono divengono il primo “si” che andrà poi ripetuto dal nostro cuore…le mani rappresentano le nostre opere e quando sono buone costituiscono un primo riparo per lo Spirito di Dio, ma questo riparo è come se fosse un’ossatura, uno scheletro che va riempito con le frasche, frasche fragili che vanno sempre rinnovate perché diversamente non reggerebbero alle intemperie… non lasciate sole le vostre preghiere perché non secchino al sole… perché diano un continuo e saldo riparo intorno alle azioni della vita… così la fiamma incuriosirà il viandante nelle notti di inverno… e Dio non potrà fare a meno di bussare alla porta per la cena. Poter sfamare il Signore è davvero un miracolo…

Abat-jour/Nell’assenza

Abat-jour

 

Accanto al mio

mille fantasmi

dormono solitari.

Stantio si spande

l’odore  donato e

ricevuto dell’assenza

in questa notte

silente e muta

che assidera

i baci dimenticati.

Non so davvero

perché mani dissociate

accarezzino sagome

immaginarie che non cerco

prigioni del futuro

che non saranno.

Il sonno solo

mi fu compagno

e questo lume

che non conosce

il tremolio del vento.

 

 

 Rami scheletriti e luna

 

Nell’assenza

 

All’oscuro di te

aggiungo olio

alla lucerna e

illumino il cuscino

su cui dimori

tra i tuoi sogni.

Dell’oggi

i ricordi si perdono

nel grembo

della notte.

La speranza

del domani

è già paura,

angoscia perpetua

come la vita

(forse  la morte)

di addormentarmi

ancora

senza te.

 

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica- sessantaseiesima parte)


L’eremita
Io non ho più una casa… la mia casa è il mondo anche se non mi pare che ci tenga particolarmente ad ospitarmi… solo quando ascolto certe melodie… penso di essere io stesso la mia dimora e allora la tenerezza mi invade e tocca ogni parete… davvero appoggio le mani al muro, come dici tu, e non sono propriamente mani, ma sensazioni che mi riempiono completamente ed il muro non è muro, ma un telo aperto al vento dolcissimo delle sere estive… quel vento umido che si attacca alla pelle e che non riesci più a dimenticare… forse io mi commuovo nel profondo soltanto quando ascolto ciò che non mi appartiene, ma che avrebbe potuto appartenermi… che appartiene a chi ha dato voce ad uno strumento così… in questo modo sublime da racchiudermi, da proteggermi, da farmi sentire appagato… sì, in quel momento non manco di nulla… non vedo minacce e quel mondo è infinitamente riproducibile… non so spiegarti cosa mi prende allo stomaco… non potrei impedirlo nemmeno se lo volessi… come se la musica fosse cibo per l’anima… oppure si riconoscessero… l’anima potrebbe essere costituita dalla note di una musica divina… di una musica che la natura è riuscita a riprodurre naturalmente, spontaneamente e che il musico a sua volta ha imparato cogli anni ad interiorizzare e a donare… un po’come un embrione della anima universale di cui tanto abbiamo parlato… ecco forse come si uniscono le anime individuali… attraverso la musica… e noi possiamo già pregustarne l’assolutezza, l’eternità e la pienezza.

Abelardo
Ciò che noi chiamiamo musica è in realtà il ritmo dell’Universo che in ogni suo elemento può variare con modalità infinite…tanto che non esiste un suono uguale all’altro… ogni elemento possiede un’energia che attira gli altri elementi in modo irresistibile… dalla resistenza a questa attrazione nascono molti mali… in primo luogo l’insoddisfazione e l’inautenticità… è come se ci sottraessimo alla nostra funzione… quando ti dissi di tenere in mano la luce facevo appunto riferimento a questa energia che si spande tra gli esseri che abitano l’Universo, non è come la luce del sole perché i raggi non possono essere oscurati… la luce di cui parlo viene prodotta dagli elementi dell’Universo per volere di Dio e dunque non vi può essere interruzione della catena che ci lega…né possiamo impedire a noi stessi di emanare questo principio divino, di essere questo principio divino in definitiva… non serve nemmeno chiudere gli occhi, perché anzi la luce si conduce  più prepotentemente quando ci raccogliamo in noi stessi… luce e musica dunque sono un tutt’uno… la cosa meravigliosa è che appunto la luce si può suonare, si può cantare, può raggiungere quindi il nostro cuore stanco con straordinaria duttilità. L’anima universale Si riconosce attraverso la luce e la musica, c’è un germe divino che travalica la coscienza e che solo il cuore può sentire in tutta la sua magnificenza, in tutta la sua capacità di comprensione… la protezione di cui tu parli è appunto il sentirsi compreso… la musica ti fa sentire finalmente compreso per quel che sei, ti fa sentire addosso senza paura gli occhi del Signore che ti guardano non per giudicare, ma per donarti il perdono… lo stesso Credo che si recita durante la Messa è la risposta ad una domanda che non ci viene fatta dall’uomo, ad una domanda di Dio, o meglio non pronunciata da Dio perché Dio è… è quel che siamo noi…Dio è musica e luce… Credo significa aderisco alla luce, alla musica che mi invade, a quel che sono veramente nel momento in cui mi riconosco, a quel che posso essere per gli altri quando la mia energia dispensa la Verità di cui sono consapevole, di cui ho accettato la dolcezza ed il calore finalmente, di cui ho potuto assaporare ancora la purezza, l’armonia… non ho più paura della dissonanza che non è mai esistita… non ho più paura di essere autentico, perché non potrei essere diverso pena la mia infelicità e quella degli altri che mi amano perché hanno percepito la mia musica, la mia luce, la mia energia e non si danno pace che io sia sordo alla loro musica, alla loro luce, alla loro energia.

Resurrezione/Mattino

Resurrezione

 

Rende onore
il cielo
alla pace
e la luce
culla discreta
una croce:
per chi muore
una goccia nel
mare profuma
di resurrezione

  

 Mattino

 

Il mattino
mette in croce
la luce.
Come i gabbiani
la inseguo
in ogni punto
cardinale.
Anche oggi
cerco un nido
di quiete
dove attendere
il tramonto.

Il pianista/Melodia

Il pianista

Chini lo sguardo
sul mio corpo
d’ebano e avorio.
Ritmiche
le dita
sfiorano
un sussulto
di pelle
vibrante
di quella eterna
melodia
che tu senti
solo dentro te.
Sempre
nel silenzio
dell’anima
nasce
una carezza.

il mio pianoforte2
Melodia

In fondo all’aria
confondo
il bianco col nero.
Vorrei fossi istantanea
come il silenzio.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sessantacinquesima)

 

L’eremita
Come si fa a superare col pensiero il senso della mediocrità? Io non ci riesco… non so rassegnarmi al fatto di finire giorno per giorno qualcosa che non mi pare nemmeno di avere incominciato…di essere sempre inadeguato ed incapace a svolgere anche il più semplice compito…di non potermi prefigurare il più banale dei traguardi…perché devo vivere e morire con un muro intorno di calce viva? E come è possibile che ogni piccola e temporanea variazione mi faccia dimenticare di essere ciò che sono? Quasi che la mia vita fosse solo una finta tragedia… Quando acquisterò un minimo di dignità almeno nel dolore? Quando toccherò la disperazione da cui si ricomincia veramente? Quando riuscirò ad essere sincero almeno con me stesso e a guardare la mia miseria morale con un terrore da perdere la coscienza o l’incoscienza?
Tante volte penso che Caino non abbia mai avuto un fratello, ma che rispondendo al Signore in realtà egli per primo abbia negato di essere il guardiano della propria anima… quante volte anche io mi comporto come se l’anima non mi appartenesse… come se si potesse chiudere gli occhi in un gioco di prestigio e rimanere vivi e vuoti… senza responsabilità… per vivere poi che cosa non so dire… forse un alito di vento…un maledettissimo istante che ci fa sentire vivi e pulsanti… eppure ha importanza anche se solo per noi …morire equivale tristemente a perdere quel momento… quelle promesse che ci siamo fatti da soli…quanto è patetica la granitica certezza dell’attesa!

Abelardo
Tu parli del filo della vita, ma Dio ne tiene un capo. Quindi ogni cosa è prevista. I mattoncini della Casa del Padre tuttavia non hanno un colore che l’occhio umano possa vedere. Di conseguenza è inutile pretendere di  progettarne anche la forma e la dimensione. Ma ogni mattoncino è necessario e non può che stare lì dove non appare. Anche il pensiero è fatto di memoria, ma nessuno potrà mai dirci che forma e che grandezza hanno i ricordi; tuttavia una mente senza ricordi non è nemmeno concepibile per noi che possiamo ricordare: la qual cosa, se ci rifletti bene, sembra un paradosso, ma non lo è… la mente è lo specchio del Paradiso… della Memoria del Padre che non ci ha dimenticato mai. Quando noi svolgiamo un qualsiasi compito si illumina quella particella di Dio che il microscopio non potrà mai descrivere, perché è in continua evoluzione e si distingue da Dio che la contiene fino al momento dell’Eternità che è già e che deve ancora venire.
La luce, vedi, non è provocata dai successi o dagli insuccessi umani, ma dalla riconoscibilità del nostro cuore. Dio ci ama perché siamo prima ancora di amarci per ciò che siamo. Così amava Adamo ed il Suo modo d’amare non è certo cambiato dal momento della caduta. L’esistenza è in buona sostanza una prova perché l’uomo sperimenti sino in fondo che significa dar fiducia al Serpente. Dio vuole che semplicemente comprendiamo la vera essenza del male e contemporaneamente che impariamo ad avere fiducia nel bene: è solo il dubbio ad aver tradito Adamo. Satana non sa che ci aiuta a capire quale è la parte di Dio e continua a tessere le sue trame orrende, non può far altro…e a lungo andare l’uomo si stanca delle sue menzogne, non ha più voglia di recitare, di avere riserve mentali.
Il tuo sfogo fa bene al mio cuore perché intuisco che la misura è quasi colma: tuttavia senza fede non ci può essere speranza; se tu non credi che la calce viva possa essere distrutta Satana possiede ancora il tuo cuore; il male è dubbio, non mi stancherò mai di ripeterlo; il bene è fiducia, anche in ciò che appare improbabile o addirittura impossibile. Non seppellirti prima del tempo e senza che Dio ti abbia chiamato a Sé, appoggia le tue mani al muro e chiedi di diventare pietra della tua casa, così da poter vedere fuori e dentro di te. Così avrai una certezza che non è attesa di sostenere un progetto, ma è il progetto stesso.

A mia madre

 

Siamo felicissimi di festeggiare con voi questo giorno specialissimo: il nostro blog oggi compie un anno.

Grazie infinite!

Avete letto e riflettuto su ben  278 post esprimendo la vostra opinione ben 4591 volte.

Grazie infinite!

Ciò significa che per noi siete e siete stati una fonte inesauribile di emozioni, di riflessioni e di commozione.

Grazie infinite!

Ma soprattutto è nata una splendida comunità di persone che si sono costruite un rifugio speciale da vivere e condividere; uno spazio che ci auguriamo possa continuare ancora così come continua la vita.

Sia lode a Dio!

Come sapete all’inizio del 2007 sono sparite di punto in bianco quasi tutte le fotografie: non ci soffermiamo qui sulla responsabilità di quanto accaduto, né su quello che ha inteso comunicare Splinder e che ci ha decisamente amareggiato.
Vogliamo solo evidenziare che si è provveduto a ricomporre il blog.
Durante questa operazione abbiamo scoperto una volta di più che anche le cose sgradite possono rivestirsi all’improvviso di un arricchente significato.
La ricostruzione ci ha permesso infatti di notare che diversi post non sono mai stati commentati e che altri hanno ricevuto davvero sparuti commenti; ci siamo chiesti la ragione… certo col tempo ci siamo meglio conosciuti ed oggi il commento è diventato per voi un gesto d’amore irrinunciabile… ma il motivo del silenzio potrebbe essere anche un altro; tutti i post “dimenticati” avevano un elemento in comune: mancavano della fotografia che di certo sa smuovere qualcosa di importante dentro noi tutti.
Così abbiamo pensato di corredare ogni post che ne fosse sfornito di uno scatto.
A questo punto è nata spontanea un’altra riflessione.
Viviamo in un mondo dove l’oggi è già vecchio e poco interessante; siamo sempre alla frenetica ricerca di novità che peraltro raramente ci soddisfano.
Ci piacerebbe invece che questo fosse uno spazio ove le categorie temporali si annullano, un giardino dove poter assaporare la parola e trovare appagamento a prescindere dal fatto che sia stata scritta ieri od oggi.
Così proponiamo a ciascuno di adottare con tutta calma un post orfano, magari di quelli dei primi mesi del 2006: può essere che con il vostro amoroso dialogo divengano nuovi e rinfrancati frammenti della nostra splendida casa.
Carlo e Giulia

Mentre la mamma dormiva alcuni versi hanno fatto capolino sul suo volto…li ho raccolti con la penna sul foglio…per non dimenticare l’amore!
Con tutto l’Amore che nutro per voi!
Giulia

A mia madre

Quando nacqui
sapevi già che
un giorno
ti avrei cullata
tra le mie
braccia.
La sofferenza,
mamma,
è un girotondo
tra la vita
e la morte