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Dante Alighieri – Divina Commedia – Inferno – Canto XXI Sintesi


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IN BREVE

Nell’ottavo cerchio (frode di chi non si fida). Nella quinta bolgia  compaiono i barattieri, colpevoli di essersi valsi delle cariche pubbliche a loro privato vantaggio; sono immersi nella pece bollente, sotto la guardia dei diavoli (vv. 1-21); un Anziano di Lucca giunge in quel momento e viene beffato e dilaniato (vv. 22-57). – I demoni minaccia­no i poeti (vv. 58-105), ma poi ricevono dal loro capo Malacoda dieci diavoli per guida, a capo dei quali è posto Barbariccia, perché questi mostri al poeta (così spiega Malacoda) dove si trovi il ponte che sovrasta la bolgia seguente, in quanto che quello su cui son venuti sin qui, nella bolgia seguente è rotto.

È una bugia inventata da Malacoda per beffarsi dei due poeti, giacché tutti i ponti che sovrastano la bolgia seguente caddero per il terremoto seguito alla morte di Cristo (vv. 105-139).

*.*.*.*

Sono le sette antemeridiane del 9 aprile l 300, sabato santo. Il LUOGO è costituito dal cerchio VIII, Malebolge (cfr. c. XVIII). Siamo in particolare nella 5a bolgia. Il fosso è particolarmente scuro perche sul fondo bolle una pece nera che ingromma le coste. I Custodi: Malebranche, i diavoli guardiani e aguzzini dei dannati. I DANNATI sono i barattieri, coloro che fanno traffici dei pubblici uffici. PENA E CONTRAPPASSO: i dannati sono costretti a rimanere completamente immersi nel lago di pece bollente. Se ne escono fuori, vengono uncinati e straziati dai diavoli. In vita furono sleali e infidi, praticarono arti vischiose e nere; ora bollono nella pece vischiosa e nera e sono preda di diavoli altrettanto bugiardi e infidi.

 PERSONAGGI

Malebranche. Sono i diavoli, armati di uncini, custodi della bolgia: il nome, inventato da Dante come quello di Malebolge, fa riferimento agli artigli (branche) di cui sono forniti. Sono rappresentati secondo l’iconografia diffusa nel Medioevo. I loro nomi: Malacoda (loro capo), Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello, Rubicante, Scarmiglione. Tra questi, solo Alichino e Farfarello sono nomi tradizionali di diavoli (il secondo lo ritroveremo anche in un famoso dialogo del “Le operette Morali”).

L’anzian di Santa Zita. Si tratta di un magistrato, uno dei reggitori di Lucca, città in cui si venerava la santa.

Guido da Pisa e il Buti lo identificano in Martino Bottaio, morto nella notte tra il venerdì e il sabato santo del 1300. Ma più che sull’anonimo personaggio, Dante riversa la propria ironia su tutta la borghesia lucchese, dedita a speculazioni e traffici illeciti, e per di più di parte nera: nel 1309 da Lucca furono banditi tutti gli esuli bianchi fiorentini, rifugiatisi in quella città.

ELEMENTI PRINCIPALI

1) La commedia dei diavoli. La struttura del canto è vivace, ricca di apparizioni improvvise, colpi di scena, rappresentazioni sarcastiche: il primo atto, insomma, della commedia dei diavoli, che si protrarrà fino al canto XXIII. Su tutto scorre lo sguardo polemico di Dante, che, padrone dei suoi personaggi, ne ritrae crudeltà e bassezze: di fronte al peccato vile dell’inganno per denaro, la pena è abbietta, la condanna si fa più feroce nello scherno e nella grossolanità dell’invenzione. Da notare:

a) in apertura di canto (v. 2), Dante ricorda che di comedìa si tratta, quasi a introdurre, con un avvertimento, la vivacità e grossolanità di toni e il linguaggio popolare, cinico, triviale, dell’episodio;

b) al suo apparire la bolgia è paragonata all’arsenale di Venezia nel fervore dei lavori invernali. La scena è movimentata e, allargando il termine di paragone cui è riferita – l’arsenale in piena attività di uomini e di gesti è suggerito solo dalla pece ribollente sul fondo della bolgia – serve ad imprimere ritmo e brillantezza a tutto il canto;

c) il linguaggio triviale e sarcastico dei diavoli: nei dannati, allo strazio fisico si aggiunge lo strazio delle parole;

d) l’inganno di Malacoda: untuoso e ingannevole, il capo dei Malebranche blandisce Virgilio e gli offre una scorta, indicandogli un passaggio che in realtà non esiste.

2) La paura di Dante. Come davanti alle porte di Dite, la ragione umana, incarnata da Virgilio, soccombe alla menzogna, mentre la paura di Dante finisce per essere più ragionevole della sicurezza del suo maestro e diventerà elemento risolutivo della situazione drammatica (cfr. c. XXIII: riesce a convincere Virgilio ad accedere alla sesta bolgia e quindi a salvarsi dai diavoli che li incalzano).

RIASSUNTO

La 5a bolgia. I barattieri (vv. 1-21) Così parlando di vari argomenti, Dante e Vìrgilìo gìungono sulla sommìtà del ponte che separa la quarta dalla quìnta bolgia: guardando in basso, si accorgono che è più buia delle altre. Come in inverno, arrestata la navigazione, nell’arsenale dei Venezianì, sì fa bollìre la pece per riparare le navi danneggìate, così nella quìnta bolgìa, non a causa del fuoco, ma per volontà divina, bolle una densa pece vischìosa che bagna tutta la riva. In essa sono immersi i barattieri, nascosti però alla vista di Dante a causa del ribollire della pece. I diavoli. Un barattiere: l’anziano di Santa Zita (vv. 22-57)

Mentre Dante fissa scrutando il mare di pece, Virgilìo lo esorta a guardare verso un determinato punto.

Il poeta subito si volta a guardare come chi ansiosamente ha fretta di vedere ciò che gli conviene fuggire e vede un diavolo nero che viene correndo sullo scoglio: è fìero nell’aspetto. con le ali aperte e velocissimo nel movimento.

Sulle spalle porta un peccatore tenendolo per le caviglie e, mentre corre, grida ai suoi compagni diavoli, chiamandoli Malebranche, di sprofondare nella pece quel dannato, un anziano di Santa Zita: aggiunge che egli tornerà nella città di Lucca, dove tutti sono barattieri, eccetto Bonturo Dati (un ricco mercante di Lucca  che sopravvisse a Dante), per prendere altre anime.

Pronunciate queste parole, scaraventa il dannato dall’alto del ponte e subito se ne riparte più veloce di un mastino che, liberato dalla catena, insegua un ladro.

Intanto il dannato, dopo essere sprofondato nella pece, torna a galla con la schiena curva, ma i diavoli che stanno sotto il ponte, si fanno beffe di lui dicendo che lì non si adora il Santo Volto come a Lucca. e non si nuota come nel Serchio (il fiume nei pressi di Lucca).

Poi gli consigliano di non tentare di uscire dalla pece se non vuole essere trafitto dai loro rampini e intanto lo uncinano e lo spingono sotto come gli sguatteri immergono la carne nelle pentole perché non venga a galla.

Virgilio a colloquio con i diavoli: Malacoda. Paura di Dante (58-105)

Virgilio invita Dante a nascondersi dietro uno scoglio, mentre egli andrà a parlare con i diavoli; non deve preoccuparsi per lui, poiché egli sa come comportarsi in tali situazioni, avendo avuto già occasione di trovarcisi.

Detto questo, supera il ponte, ma non appena giunge sulla riva tra la 5a e la 6a bolgia, i demoni gli corrono incontro con quel furore e quell’accanimento con cui i cani si avventano contro il mendicante che chiede l’elemosina.

Subito Virgilio li arresta, dicendo loro di non colpirlo prima che abbia parlato con uno di essi: i diavoli sono tutti d’accordo nel mandare a colloquio Malacoda che, uscito dalla schiera dei compagni, si avvicina a Virgilio domandandogli il motivo della sua venuta in quel luogo.

Il Maestro risponde che egli accompagna Dante in questo viaggio per volere divino; a queste parole Malacoda abbandona il rampino dicendo ai compagni di non arrecare alcun danno ai due poeti.

Virgilio, ormai rassicurato, esorta Dante ad uscire dal nascondiglio e a recarsi accanto a lui: ma i diavoli, alla vista di Dante, si fanno tutti avanti, cosicché egli crede che non vogliano mantenere fede alla parola data, come accadde quando i fanti pisani, nonostante si fossero arresi al nemico, uscendo dal castello di Caprona, temettero di essere assaliti.

Perciò Dante si fa più vicino al maestro e non distoglie gli occhi dai demoni che, eccitati, vorrebbero colpire Dante con i loro rampini, ma vengono trattenuti da Malacoda.

L’inganno di Malacoda. Il drappello dei diavoli (106-139)

Rivolgendosi ai poeti, Malacoda li avverte che, per arrivare alla 6a bolgia, non si può proseguire attraverso il ponte che è crollato da 1266 anni, cioè dalla morte di Gesù Cristo[1]: se vogliono proseguire il viaggio, devono seguire l’argine fino a quando incontreranno un altro ponte: lungo il cammino saranno accompagnati da un drappello di diavoli che intanto controlleranno che nessuno esca dalla pece.

Essi sono: Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello, Rubicane, e a capo di essi, Barbariccia.

Dante, intimorito dall’aspetto minaccioso della scorta di demoni, preferirebbe proseguire da solo il cammino. ma Virgilio lo rassicura e ad uno sconcio segnale del capo Barbariccia, la compagnia si mette in cammino.


[1] I due poeti si accorgeranno dell’inganno di Malacoda solo dopo essere stati nella bolgia degli ipocriti (canto XXIII). lnfatti anche tutti i ponti successivi sono crollati a causa della morte di Cristo.
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  1. ogni volta che leggo i tuoi scritti mi torna il morale, sei troppo grande nell’esporre le cose anche le più serie con ironia. Scusa mi sorge il dubbio vuoi mettere la mediazione nell’inferno di DANTE

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