Senza maschera (II capitolo-settima parte)


Olympia- Alessandra Cavo
Per il momento comunque preferisco agire piuttosto che pensare al domani: è meglio che esca almeno un’ora prima, perché la domenica a quest’ora c’è il grande rientro; non vorrei proprio trovarmi imbottigliato, senza la possibilità di avvertirti; è un’ipotesi a che non voglio nemmeno prendere in considerazione.

 Sono già in autostrada, la giornata ride meravigliosamente; il sole è ancora talmente caldo che mi costringe ad aprire il finestrino; spero di non prendere l’influenza, finora mi ha graziato e non vorrei mai…
Stranamente, oggi sembra che da casa non si sia mosso nessuno, non c’è il minimo rallentamento; così arrivo davanti al teatro mezz’ora prima del pattuito, mezz’ora che si prean-nuncia con un languore di sguardi persi nel vuoto.
Sei un poco in ritardo, ti avvicini con l’eleganza di sempre. <<Ciao, mi dispiace d’averti fatto aspettare… ma devi attendere ancora qualche minuto: ho da parlare…>>
Ti giri e rientri: non posso fare a meno di guardare i lunghi e lucidi capelli, i polpacci, allenati come quelli di una ballerina, ma anche sottili al punto giusto.
Esci salutando un bellimbusto con un farfallino nero che mette in mostra un ossequioso e largo sorriso; giri su te stessa rimanendo un attimo in sospensione sulle punte, proprio come una ballerina, probabilmente per confermare quanto precedentemente concertato e finalmente dirigi il solito passo sicuro verso di me.
<<Come stai? Sei stanca?>> domande che non cercano replica; qualsiasi cosa tu dicessi otterresti soltanto una sonora rispostaccia; mi sento talmente geloso che ogni civile contegno sarebbe improponibile: a pensarci bene però è un atteggiamento tra il buffo e patetico, su di te non posso vantare alcun diritto, ma la gelosia non bada certo a tali “sottigliezze”.
<<Sì, abbastanza… dovevo mettermi d’accordo per gli spettacoli della settimana prossima… lavorare il lunedì per le mie colleghe è sempre un pasticcio perché hanno famiglia>>
<<Per te invece non c’è problema!>>
<<Difatti.>>
Come mi piacerebbe invece se questo lunedì uscissi con me o almeno potessi venire a prenderti, dopo il lavoro: è improponibile il solo pensiero.
<<Cosa vuoi fare?>>
M’arriva uno sbuffante non so a cui replico con la famigerata rispostaccia covata in gola a lungo e anche nervosamente: <<Se dici così, ti porto immediatamente a casa!>>
<<No, no, è una bella giornata, c’è ancora il sole…  magari facciamo un giro a piedi…>>
La città in effetti non mi è mai sembrata così bella ed irreale, anche se la luce obliqua mi costringe a tirar giù l’aletta parasole; vorrei che il tempo si fermasse e che il tramonto potesse appartenere solo al passato, presto invece arriverà la notte e con essa il ritorno.
<<Indovina dove ti sto portando?>>
<<Nel posto dell’altra volta.>>
Sono proprio infantile a rivolgere certe domande, di cui poi mi compiaccio da solo: tu lasci fare, hai capito quanto io sia ingenuo e cosa possa venirne da una persona talmente abituata al suo isolamento da non concepire altro piacere, se non quello della propria voce.
<<Stavolta vorrei finire quella passeggiata… non c’è ghiaccio che possa fermarci…>>
<<Va bene… non c’è nulla che possa fermarci…>> che a parte la sgrammaticatura, equivale ad un “non hai bisogno di tutte queste manfrine per chiedermi qualcosa… in fondo una passeggiata è una cosa normale, andassimo al martirio! prendila con più calma…a volte mi sembri davvero un invasato!
E lo sono cara mia, sono invasato di te, meraviglioso ed intelligente demonietto: vanamente tento di esorcizzarti sullo schermo del mio calcolatore, ma non riesco… ogni parola è una minuscola goccia d’acqua caduta nell’inferno; brucia in un attimo, nella speranza d’essere seguita da altre gocce, altre illusioni che a loro volta arderanno in un fuoco convulso, irri-nunciabile, doloroso e allo stesso tempo dolcissimo… il fuoco della mia anima, senza origine né fine, inebetito e urlante come quello di un qualsiasi altro, esile, insignificante ammasso di nervi; nervi tesi verso una meta irraggiungibile e segreta, banale in fondo e insieme straordinaria, unica e infinitamente ripetibile.

(Continua)

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

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