Senza maschera (II capitolo-ottava parte)


<<Il tuo racconto non l’ho letto tutto… ho dato uno sguardo soltanto alla parte tra virgolette… per vedere come andava a finire… ieri sera poi mi sono addormentata… stamattina non ho avuto tempo… >>
<<Stai dicendo sul serio o scherzi?>>
<<No, è vero, ho sfogliato solo alcune pagine: e dal momento che ho una visione parziale non ne voglio parlare… me lo sono imposto!>>
Esprimi davvero un’infantile risolutezza con le ciglia inarcate e le mani che stringono insistentemente le bordature del cappotto.
Io mi ritrovo tra i denti un sorriso amaro e forzato.
Peccato che il tramonto abbia portato con sé un velo di foschia, sarà difficile ammirare il panorama anche questa volta; il mare e la spiaggia regalano pur sempre un magnifico colpo d’occhio: pure i lampioni sono decisamente aristocratici nell’affacciare le loro tremule luci su uno dei salotti più belli che io abbia mai visto.
<<Stavo sbagliando strada… parlando, parlando… abbiamo rischiato di ritrovarci al punto di partenza… sono proprio uno sbadato!>>
Ingrano velocemente la retromarcia e pochi attimi dopo imbocchiamo la strada dai famosi tornanti, per fortuna al momento innocui.
Ci fermiamo nuovamente accanto alla magnifica chiesa, con le pareti chiare e le linee essenziali che si impongono sull’acciottolato nero della piazzetta antistante, regalando a chi ha, come noi, la fortuna d’arrivare quassù, una sensazione di euforica padronanza sull’intero paesaggio marino.
Scendiamo e lentamente ci avviamo. <<E qui che volevo arrivare, stavolta non c’è il ghiaccio, ma in compenso la foschia limita molto la visuale: vorrà dire che ci torneremo una terza volta… almeno lo spero… però… nonostante tutto a ponente si riesce a vedere il promontorio… è bello vero?>>
<<Sì… è un peccato che ci sia foschia… sai, la voglia di fare l’attrice mi è passata.>>
<<Lo immagino, sei una donna realista, senza grilli per la testa… io invece vago sulle mie nuvolette…>>
<<Ci fossero più persone come te! conosco un ragazzo che si è laureato in ingegneria con centodieci e lode e gira sempre per il mondo per congressi… ma con lui non riesco a fare un solo discorso.>>
<<Tipico degli ingegneri.>>
<<Figurati che un giorno mi ha detto che doveva andare ad un congresso a Parigi e che non sapeva se avrebbe trovato il tempo di visitare la città… ti sembra possibile?>>
<<Parigi è bellissima… è vero, quelle persone vanno un po’… con il paraocchi, ma sono loro che fanno andare avanti il mondo>> o perlomeno costruiscono i ponti…
<<Questo lo so…>> come ad intendere che se alla fine dei conti proprio dovessi scegliere… non avresti poi soverchi dubbi.
Ed hai ragione perché i falliti come me non interessano di certo; sì, giusto per sottrarsi per un po’ al tran tran quotidiano, posso pure andar bene, sempre che, s’intende, non faccia richieste inopportune; ma per un rapporto serio… suvvia, non scherziamo: i pagliacci stanno al circo o così le scimmiette ammaestrate; è sufficiente un sorriso o una minuscola nocciolina perché si vendano l’anima e riescano pure a scrivere racconti. Se sapessi quanto mi detesto!
<<Queste ville sono bellissime!  mi piacerebbe proprio averne una.>>
<<A chi lo dici!>>
<<Ma no, non dicevo in generale… intendevo… averne una qui… a me le case grandi danno un senso di grande solitudine.>>
Che cosa importa possedere un castello se non hai poi un amore per riempirlo?
 “Sulla riva del fiume desolato/fra le alte erbe le chiesi:/-Dove vai, fanciulla, riparando/la tua lampada con il mantello?/La mia casa è buia e solitaria/prestami il tuo lume!/Lei sollevò per un istante gli occhi/bruni, e fissò il mio volto/nella luce incerta del tramonto./Disse:-Sono venuta al fiume/per far galleggiare/la mia lampada sulla corrente/quando la luce del giorno/piano svanisce ad occidente./Rimasi solo fra le alte erbe/a osservare la timida fiamma/della sua lampada, che inutilmente/galleggiava nella corrente./Nel silenzio della notte, le chiesi:/Fanciulla, le tue luci sono tutte accese,/dove te ne vai con la tua lampada?/La mia casa è buia e solitaria/prestami il tuo lume!/Lei sollevò i suoi occhi bruni/sul mio viso, e per un momento/rimase incerta; e infine disse:/-Sono venuta a dedicare/la mia lampada al cielo./Io rimasi a guardare il suo lume/consumarsi nel vuoto inutilmente./A mezzanotte, nel buio senza luna,/le chiesi:-Fanciulla, che cerchi/portando la lampada stretta al cuore?/La mia casa è buia e solitaria/prestami il tuo lume!/Lei si fermò un istante a pensare,/e fissava il mio volto nel buio./-Ho portato il mio lume, rispose,/-A unirsi alla Festa delle lampade./Io rimasi a guardare/la sua piccola lampada, inutilmente perduta fra i lumi”.
Tagore insegna… non a caso gli hanno dato il premio Nobel… non vuoi sapere che cosa? Beh, te lo dico lo stesso.
Tagore insegna che quando compongo il tuo numero o per chissà quale colpo di fortuna riesco a vederti, a qualsiasi ora del giorno o della notte, trovi sempre una buona scusa per escludermi dal quel tuo mondo che a me sembra così unico e affascinante, anche se in fondo inutile, come del resto il mio. Tagore insegna che a te non interessa l’amore di un uomo solo, ma ricerchi invece l’ossequio della vita e non gradisci nemmeno il suono di queste mie parole, tese a strapparti quel maledetto fascino indifferente dagli occhi.

(Continua)

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

1 commento su “Senza maschera (II capitolo-ottava parte)”

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