Senza maschera (capitolo III-parte dodicesima)


<<Vedrai che tutto si sistemerà. Questo lavoro lo farai ancora per poco… una volta che sarai laureata…>>
<<Il mio desiderio è quello di rimanere nell’ambito del teatro, in una posizione di responsabilità.>>
<<Non vedo cosa lo possa impedire. Hai costanza, la fatica non ti spaventa, per non parlare poi della tua moralità. Sono tutti valori che contano e che prima o poi vengono fuori…>> ma che ne so io della tua moralità?
È curioso ma tutte le volte che attraversiamo questo incrocio, discorriamo sempre degli stessi argomenti; sarà forse la conformazione del piano stradale, talmente rettilineo da apparire lanciato verso grandi mete; o più probabilmente, i particolari giochi di luce che si intrufolano nelle aiuole spartitraffico, nei vicoli tra casa e casa, all’interno della stessa automobile, regalando un’atmosfera onirica e distensiva.
Tu guardi distratta la strada ed io sono un lampione fra i tanti che fanno luce per te. <<E’ vero, io cerco di fare tutto da me… non sono mica come certe che sono piene di raccomandazioni… a me piacerebbe tenere aggiornato l’archivio del teatro: l’archivista deve andare in pensione e così vorrei fare la richiesta… anche a casa tengo un archivio… è una cosa che mi è sempre interessata.>>
<<E’ una bella cosa…>> anche se, a dire la verità,  non so nemmeno di che cosa stai parlando.
Accidenti al raffreddore, fra pochi istanti scenderai e un’altra serata sarà conclusa; posteggio rassegnato sulla salita dove si affaccia il tuo portone e come al solito subentrano gli imbarazzanti quesiti, se spegnere o meno il motore, se levarsi o non levarsi la cintura di sicurezza; e sono tanto più pressanti, visto che questa sera stai male e non vorrei dare l’impressione di volerti trattenere.
<<Come va?>>
<<Ora sto meglio, dolori non ne sento più, è rimasto soltanto il raffreddore.>> Come al solito non sappiamo resistere alla discussione e i vetri dell’auto divengono sempre più opachi: alcune persone escono ed entrano dal portone ed hanno un atteggiamento molto curioso, chissà cosa penseranno… è proprio vero che le apparenze ingannano.
<<Tutti i miei vicini questa sera si sono dati convegno fuori dal palazzo!>>
<<Dopo la chiacchierata di domenica speravo che qualcosa fosse cambiato… ma tu, imperterrita, continui a non chiamare. Perché a Natale mi hai chiamato? l’altra volta te l’ho chiesto ma non mi hai risposto.>> Mai far sentire in difetto una donna su ciò che più si desidera…
<<Beh, qualcosa mi sembra d’aver detto…>> lo so quello che hai detto, lo so bene, ma non voglio accettarlo, non riesco a credere che tu sia così inaccessibile.
<<Sì, ma sei stata molto generica.>> Bugia, sei stata anche troppo specifica, è che la verità fa male e nonostante ciò vorrei la ripetessi per vedere, se per caso, muta almeno un accenno, una sfumatura…
<<A Natale ti ho chiamato perché mi avevi offerto la tua amicizia.>>
<<Era un’offerta ipocrita ed interessata!>>
<<Allora diciamo che l’avevi confezionata bene!>> sai che soddisfazione… adesso l’ipocrita sei tu.
<<Diciamo piuttosto che hai avuto un momento di debolezza… di solitudine… può succedere a tutti… non te ne faccio mica una colpa… il fatto è che ai miei sentimenti per te non credi assolutamente, vero?>>
<<Non è vero, tu sei… tu sei tutto quello che ho: non credo ci sia mai stata un’altra persona veramente innamorata di me.>>
<<Se ci credessi soltanto un poco non ti comporteresti così… se fossi innamorata…>>
<<E’ vero, se fossi innamorata, sarei totalmente votata all’uomo che amo!>> Come luccicano appassionati i tuoi occhi mentre protendi le mani verso di me quasi a voler spiegare la illimitatezza del sentimento di cui saresti capace.
<<Ho sempre in mente una frase di quella sera… sì… che se lui si fosse sposato non avrebbe potuto che scegliere te, come madre dei suoi figli…>> peccato che poi ha sposato un’altra… mi dispiace davvero…
<<Beh, intanto diamogli un nome: si chiama Fabio, ci conosciamo fin da piccoli, veniva in campagna dalle mie parti, aveva un’altra ragazza, quella che poi ha sposato… era innamorato di me… sì lo era, sennò non avrebbe fatto certe cose… però mi diceva che non avrebbe mai rotto quel rapporto… e un giorno mi ha comunicato che era finita, mi ha lasciata e si è sposato nonostante non provasse amore per lei… o almeno così mi diceva.>>
<<Se non ama sua moglie non  vedo che problema ci sia…>> e francamente mi sfugge perché dici che ti ha “lasciata” se stava con un’altra, forse sono troppo beghino per capire.
<<C’è! Per me il matrimonio è troppo importante… è sacro!>> Non ti ho mai visto così arrabbiata: la mia superficialità è un boomerang e allora cerco di salvare il salvabile. <<Ma no… io volevo dire dal punto di vista suo… se era un disonesto prima del matrimonio non vedo perché avrebbe dovuto cambiare in seguito.>>
<<Io negli uomini non credo più. Sono ormai abituata a fare la donna di scorta… i ragazzi con cui esco di solito hanno la ragazza e si vergognano a portarmi in certi posti, perché hanno paura di incontrare persone che conoscono… tutti dicono che vengono con me, ma che la loro ragazza non la lascerebbero mai.>>
<<Allora io sarei uno sprovveduto… guarda che  non lo sono, né mi sento come gli altri.>>
<<Non ho mai pensato tu lo fossi. Io penso le cose migliori di te: quest’estate eri un po’ così, ma si trattava di un momento particolare…>> ti mette in imbarazzo aggiungere che ero innamorato di te?
<<Magari posso sembrarlo sprovveduto, ma non lo sono, diciamo che sono uno che sa quello che vuole e tu non sei l’unica ragazza al mondo.>> Mi guardi con aria interrogativa, non con gelosia, ma semplicemente come uno psichiatra guarderebbe un paziente, senza la benché minima partecipazione emotiva.
(Continua)
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