L’eremita (Parte seconda) (Scena unica- parte sessantaduesima)


serratura


L’eremita
Dipende che valore si dà alla vita…la mia vale poco per me e quindi non riesco a difendere quella degli altri…quando non si semina è difficile raccogliere…io ho lasciato che dentro di me crescessero le erbacce tanto che oramai non ci trovano più nemmeno gusto…almeno credo… sarebbe bello se alla fine abbandonassero il campo, ma non ci conto molto. La mia anima ha bisogno di respirare, anche se l’ossigeno che ho conosciuto è ormai solo un ricordo…sapeva di speranza…qualche boccata c’è stata un tempo…quando ero giovane e credevo di possedere qualcosa di indispensabile agli altri…ma forse anche allora, a ben vedere, ero solo un egoista mascherato.Ora vivo delle parole, come se fossero formule magiche che riaprono il tempo ed il destino, ma il dialogo alla fine è solo con me stesso…come se dovessi preservare un’impermeabile debolezza. Non ho mai steso le braccia nella convinzione assoluta che si sarebbero spezzate e non ho mai chiesto a Dio la forza: è più comodo e più facile rimanere inermi. Eppure le rondini si sono avvicinate senza timore…alcune se ne sono andate senza rimpianto o forse le ho fatte fuggire via…chissà, altre sono rimaste nella precarietà e nella disarmonia, e mi hanno trasformato in quel giardino che non so essere… quel giardino che forse non vedrò mai.

Abelardo
Il cielo aspetta sempre un sussulto e la terra giace in attesa…ogni cosa ha la sua funzione, la sua ragione di essere, e tu corri, corri senza ragione alcuna, fermati nel giardino che non riesci a vedere: è il più accogliente…sorridi alle tende di Abramo. Nel deserto, vedi, non ci sono case, ci sono solo tende e Dio ha dato ad un nomade le chiavi della Sua casa pur senza che una casa ci fosse…una tenda un giorno qui e l’altro là ha accolto Dio e la Sua Chiesa, un piccolo giardino itinerante senza fiori, né acqua, solo sabbia e calore sconvolgente… Abramo parlava con Dio ma restò sempre un pastore, Abramo era obbediente, Abramo sapeva che il Signore era con Lui, Abramo era un uomo del suo tempo e Dio non pretese che la fede.

L’eremita
Ma Abramo parlava con Dio.

Abelardo
E parlaci anche tu…chi te lo impedisce? Hai nel cuore le rondini che sono Sue ed attendono soltanto una tua parola, una carezza, un sorriso di condivisione della tua adorabile povertà…trasporta le rondini in ogni luogo e loro ci troveranno il tuo giardino che è poi quello di Dio…quello che ha sognato nella Sua lunga notte prima di cominciare a creare l’Universo.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

60 pensieri riguardo “L’eremita (Parte seconda) (Scena unica- parte sessantaduesima)”

  1. e questo accade probabilmente proprio a causa della cecità che Abelardo rinfaccia all’eremita…occhi aperti, per vedere non solo dentro di sè, al giardino bello di cui Dio ci ha donato le chiavi, ma anche accanto a noi, dove operano veramente persone in nome della gratuità e dell’offerta…qualcuno c’è! Nessuno è perfetto, ma qualcuno, a ben vedere, è davvero per noi un exemplum! Grazie per questa bella pagina e per la altrettanto bella chiacchierata che ne è scaturita. Furio

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  2. è un cammino di santità…Alberta cita San Francesco e qualcuno ha detto giustamento che l’atteggiamento della lirica è proprio dei santi…noi pensiamo che i santi siano “mostri”, e che operino nell’iperuranio…ma non è così!Ci stanno accanto!…e spesso non ci accorgiamo della presenza di codeste figure.

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  3. una sofferenza salvifica:tocchi il fondo e scopri che il fondo è ancora profondo…ed è allora che devi guardare nel tuo giardino e chiederti:”Ma che cosa vuole da me Dio? Perchè mi sta provando così?” Non credo che il Signore operi con sadismo, penso piuttosto che ci dia le magagne che siamo in grado di sopportare…certo è che il nostro atteggiamento è specchio del miracolo che Lui compie in noi. Ci si chiede di accettare la sofferenza, di amarla…ecco, forse è proprio questo il nocciolo della risposta lirica di Giulia, rispondere alla sofferenza con gesti di pazienza, di affidamento e di amore..ma quanto è difficile!

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  4. l’anima dell’eremita ha bisogno di respirare…e probabilmente respira chi è capace di sognare, di progettare l’amare! Sapete, non è mica facile progettare l’amare ed uso l’infinito perchè il verbo sottolinea meglio l’azione:è un fare, un dire, un ascoltare, un prodigarsi, uno stendere le braccia fino a spezzarle…difficile essere capaci di gesti di tale gratuità…la mia esperienza mi ha insegnato che solo dopo tanta sofferenza personale si arriva a tanto.

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  5. siamo al mondo e ciò dovrebbe bastare….ma non basta, all’eremita non basta! Evidentemente se dice quel che dice non è ancora sufficiente l’amore di cui è circondato e forse è proprio per questo che Giulia ha preso a prestito la parola malattia, per far riflettere che anche attraverso la sofferenza si può raggiungere uno stato di beatitudine, se però si riconosce in questa la sofferenza stessa di Cristo, che davvero tutto ha amato.

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  6. Nell’essere ammalati di sogni leggo un essere ammalati non dell’amore ma dell’amare, vedo S. Francesco, vedo il Cantico delle creature, vedo una continua gratitudine che va contro al vittimismo di cui spesso ci rendiamo “vittime”. Quando si ama come Francesco non si puó che essere “ammalati”, l’amare credo diventi come una “droga”,si ricerca la sofferenza per amarla, si ama ogni respiro del prossimo perché é respiro di Dio, si é grati di essere vivi perché si é davvero vivi, vivi in ogni fibbra del corpo che pulsa di sangue, di dolore, di gioia. Siamo venuti al modo tra lacrime di emozione incomparabile ed é un vero peccato che di quei momenti non si possa ricordare nulla, almeno fino a quando i nostro figli ci donano l’opportunitá di rivevere la stessa emozione. Siamo al mondo e ció dovrebbe bastare!!

    Grazie a tutti per le vostre preghiere e il vostro gioire con me oggi!
    Alberta

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  7. e sempre rimanendo sul tema delle chiavi, concediamo anche noi al nostro Padre di entrare nel nostro cuore, di abitarci, di riempire con i Suoi segni d’Amore quel giardino di sogni che ci portiamo dentro…i sogni si realizzano solo si Dio li colora della Sua presenza.

    Sono molto felice che Alberta abbia ritrovato le sue fedi. Un abbraccio a tutti e una buona serata.

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  8. gran bella sferzata ai commenti:pochi versi efficaci che condensano le parole di Abelardo e aiuteranno senza dubbio l’eremita a procedere sulla strada indicata dal filosofo… perchè pur rimanendo nello stesso luogo l’importante è fare un cammino spirituale, il nostro spirito è una tenda, a bisogno di conoscere i luoghi spirituali che Dio indica, Lui, sempre accogliente e fiducioso…talmente fiducioso che ha fornito a ciascuno di noi le chiavi per entrare a casa Sua.

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  9. “tutto amo.” Così ragionano i santi:tutto amano, la sofferenza, il dolore, l’attesa…tutto amano, anche quel che Dio cela, quel che non vediamo, ma è!

    Felicitazioni per le fedi ritrovate!! Salvatore

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  10. forse è proprio la stessa fede che alimenta i sogni, che ci spinge a progettare, sognare, ci invita a realizzare…non parole, ma fatti, i sogni sono fatti realizzati, è amore che prende forma ed espressione, che si rivela al nostro prossimo. Rossana

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  11. Scusate, ho una notizia…chi non conosce tutta la storia penserá che sono pazza, chi la conosce gioirá per me…HO RITROVATO LE MIE FEDI!!!!!!!!!!!!!!!! Alberta

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  12. mi pare estremamente importante la precisazione di Paolo, proprio in virtù di un atteggiamento che ci salva, che salva la vita, la recupera, la prende per i capelli…abbiamo sempre bisogno di un paio di ali che sul precipizio ci prendano al volo…l’eremita ha trovato Abelardo…che ci sia un Abelardo, un angelo, magari travestito da rondine, per ognuno di noi!

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  13. perchè a volte la sofferenza è troppa e, come afferma l’eremita, non ce la si fa più a sopportare la vita, il dolore è troppo…allora ci si ammala, ma qui è un ossimoro! Ci si ammala di sogni e non di depressione!

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  14. è la condivisione, è quel tutto che va condiviso che fa la differenza tra l’eremita e Abelardo, ed i due versi sottolineano quanto questa condivisione, anche condivisione di sogni, possa “guarire ” l’anima. Patrizia

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  15. vivere di parole o vivere d’amore? Vivere di fatti, di azioni concrete, di gesti, di slanci….le parole hanno un senso bellissimo se come le rondini volano al cuore di chi ci sta accanto. Fabio

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  16. credo che la chiave metaforicamente sia l’amore, la chiave per entrare nel Regno di Dio, quella stessa chiave che Dio diede ad Abramo chiedendogli in cambio la fede soltanto. La fede del resto è un sogno, è un sognare, un vagheggiare ciò che non si vede….che belli questi due versi in risposta alle parole dell’eremita. Traboccano di umanità, prendono per mano quest’uomo e lo accompagnano nel giardino del suo cuore…ed ecco, ora inizia la ricerca delle rondini. Coraggio, eremita! C’è chi ti tiene per mano!

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  17. bellissima questa risposta all’eremita, è la chiave per aprire la serratura del suo cuore…questo dialogo mi commuove, perchè sento tanta sofferenza per la sofferenza altrui, sento forte il desiderio di riscattare un’anima che non è più capace di dare un valore alla propria esistenza, al proprio operato..è una risposta che è un invito alla Vita:apri gli occhi eremita! Il giardino c’è, tu non lo vedi, o forse non hai voglia di vederlo..fidati! C’è!

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  18. Tutto amo:non opero delle scelte, non faccio distinguo. Tutto, omnia, panta! Il bene ed il amle, gioia e dolore, vittorie e sconfitte, perchè tutto proviene da Lui…questa è la grande verità del messaggio:tutto proviene da Lui, e questo Lui non è un Dio cattivo e vendicativo, come gli dei pagani, ma un Papà, che ci accoglie tra le braccia quando siamo stanchi e non ce la facciamo più e ci culla fino a farci sognare!

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  19. amo…ammalata! Molto efficace questa scelta lessicale, come a sottolineare attraverso un’apparente assonanza che amore e malattia, amore e sofferenza spesso sono assocuate…ma dapprima Tutto Amo! Ciò che prima viene è la gioia, incondizionata, per la Vita che viene acccolta come un dono e non si può che accoglierla che con gioia! Nicola P.

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  20. forse è proprio questo l’invito:prova ad amare tutto, la tua povertà, quella sofferenza che no sopporti più, quella fragilità di cui parla Alberta e che è connessa al nostro stato, quella miseria che caratterizza tante delle nostre azioni….accanto a tutto ciò, che pure è da amare, ci sono tanti doni che non vedi, proprio perchè tu, eremita mio, sei chiuso dentro te stesso, e non senti lo sbattere delle ali delle rondini che affollano il tuo giardino….e se pure non lo affollano, non senti il loro gracidare e tutto intorno rimbomba solo in silenzio del tuo io. Prova a sognare, prova a sognare il tuo giardino…le rondini ti aiuteranno a metterlo a posto e a realizzare i tuoi sogni!

    Ecco, leggo così questo commento di Giulia alle parole dell’eremita.

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  21. come se si volesse in qualche modo donare una speranza all’eremita e consolarlo dalle sue afflizioni…come se potesse sognare il suo giardino, ed amare pure le erbacce! Alice

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  22. credo che questo distico commuoverà anche Abelardo, seppur in cuor mio credo sia stato scritto per rispondere all’eremita, per farlo riflettere che la vita ha un valore in relazione a quanto si ama, a quanto si è disposti a spaccarsi le braccia:certo che fa male, fa male al fisico, spesso fa male anche al cuore, spesso ci si ammala per amore, ma tutto si ama, anche la sofferenza, anche quella povertà che così umilmente ci connota e che spesso non accettiamo!

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  23. quando brevitas e labor limae si danno la mano ed il sentimento si fa lirico, ecco che la poesia del III sec. a. C. viene superata, si infrangono le barriere della pura forma ed il poeta scavalca le strutture formali con l’impeto di chi non si arrende dinanzi alle asperità della Vita!

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  24. e con la nostra povertà che ci poniamo dinanzi a chi amiamo, nudi, con i nostri limiti che solo braccia accoglienti e colme d’affetto sanno ricevere come un dono del Signore, pur nella loro scarna essenza!

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  25. …un sorriso di condivisione della tua adorabile povertá…, amiamoci per quello che siamo, amiamo le nostre insicurezze perché é la fragilitá umana a parlare con Dio, é la fragilitá umana che Dio protegge e riscalda tra le mani, come il piú grande dei tesori. Alberta

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  26. Il dialogo con Dio, l’ubbidienza, il sapere che Dio non ci abbandona…è su questo che si fonda il nostro valore della vita. E’ nel dialogo con Dio che la vita stessa acquista il suo valore…chi non prega non dà valore alla vita. L’eremita non ha bisogno di correre, ma di raccogliersi in preghiera.

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  27. io credo che le stesse rondini siano segno della Sua presenza e del Suo amore…eppure l’uomo sembra talvolta non avere occhi che per se stesso, non dando così importanza e valore ai doni del Signore che lo circondano e che nel suo cuore sono segno della Sua presenza.

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  28. Dio ha dato a ciascun uomo le chiavi della Sua casa per entrare ed abitare in Lui. Il nostro è un Dio che accoglie ed un Padre che perdona rendendo sempre partecipi i Suoi figli del Suo amore.

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  29. Io credo che la voce di Dio sia tuttpra forte e chiara, che i Suoi segni siano ben visibili, come quelli dati a Mosè e ad Abramo…sta solo a noi avere occhi ed orecchie pronti per aprire la nostra porta interiore! Sta solo a noi farci partecipi del Suo progetto d’Amore:spesso non significa andare, ma bensì restare, proprio per accoglierLo innanzitutto dentro di noi e poi portare agli altri la nostra gioia! Nicola P.

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  30. ma nel momento in cui ci crediamo è giusto prenderci determinate responsabilità:pulire le erbacce e renderlo accogliente…non è forse l’accoglienza un valore importante da dare alla nostra vita?

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  31. forse Abelardo sta dicendo all’eremita che deve credere in ciò che esiste anche se non lo vede, deve credere di avere un giardino dentro di sè anche se non lo vede…Rossana

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  32. che bella quella porta. Chiusa. Ha un colore solare, quasi ti invita a entrare….he il nostro cuore sia sempre aperto a Dio, agli altri, che possiamo sempre essere aperti all’ascolto di Dio, il quali parla, parla sempre al nostro cuore…nei modo più impensati e inaspettati! Salvatore

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  33. è UMILTà:la coscienza di un dono che ti supera non porta all’affermazione personale. Non hai più paura di perdere e non hai da difendere nulla. La vita e l’amore si manifestano da soli. Eleonora

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  34. è NASCITA verso un’esistenza nuova, verso un nuovo modo di vedere il mondo, la realtà, verso un rapporto nuovo con te stesso, gli altri e Dio, tanto da cambiare direzione alla tua vita. Luca

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  35. innanzi tutto saluto tutti quanti, sono ritornata al mio computer dopo essermi ricaricata a quella voce unica del mio mare e agli odori delle persone che amo, per fortuna ci siete anche voi ad alleviare la mia malinconia!…mi ha colpita l’affermazione dell’eremita nei riguardi di Abramo che parla con Dio, forse perché ho pensato tante volte la stessa cosa. Ho pensato al perché Dio un tempo parlasse con gli uomini rendendosi voce e al perché ora non lo faccia piú…mi é sempre parsa una sorta di ingiustizia soprattutto in un era in cui farebbe bene, di tanto in tanto, sentire una voce che squarcia il cielo ricordandoci quale sia la nostra funzione nel mondo. Forse questo cambiamento é positivo, forse, nonostante tutto, ora l’uomo é piú aperto all’ascoltare Dio attraverso il cuore…se Dio non ci stesse parlando l’eremita non si interrogherebbe dinnanzi ad Abelardo ed io non sarei qui ad inebriarmi di questo blog. Alberta

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  36. Credo che tutto ciò che siamo sia dono di Dio, espressione comunque del Suo amore. La vita è amore, è Dio. Scoprendo la verità della tua vita, puoi raggiungere l’autenticità e la libertà che diventa amore.

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  37. Questo slancio in te è VITA che è vibrazione di fronte a tutto ciò che è bellezza;è ascolto della vita.

    Sarebbe bello che voi, ragazzi, descriveste, donaste un nome a questo slancio di cui è tanto assetato l’eremita…aiutiamolo a guardare nel suo giardino mostrandogli che cosa è questo slancio di cui egli sicuramente non è privo. Patrizia

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  38. c’è sempre uno scarto tra i nostri desideri, i nostri ideali e la vita concreta:l’importante è la direzione che si segue per raggioungere qualcosa e il riprendere, ogni giorno e ad ogni caduta, il cammino. Se credi nel signore sai che gesù è la Via, la Verità e la Vita. Egli non solo indica il cammino ma lo sostiene e lo vivifica, perchè è dentro di te e lo compie con te.

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  39. Se vogliamo che le erbacce abbandonino il campo dobbiamo darci da fare, dobbiamo fare, agire, sudare, soffrire, seminare per raccogliere…bisogna dare valore alla vita se vogliamo coltivare il nostro campo interiore.

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  40. Dipende dal valore che di dà alla vita…proprio così…che valore diamo, ragazzi, alla vita?
    Ce l’ha un valore, oppure siamo pronti a darla vita per un pugnetto di divertimento? Abbiamo un giardini dentro di noi, un orto, oppure un deserto? E in ogni caso:dove prendiamo l’acqua??…chi ha le chiavi del nostro cuore? Mi pare densa di interrogativi questa pagina e molto bella e simbolica l’immagine che la introduce!

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