Nostalgia/In attesa di te

Ci auguriamo che tutti voi possiate provare nel prossimo anno almeno una parte dei profondi sentimenti che siete riusciti ad ispirare in noi in questi undici meravigliosi mesi di vita e di speranze sempre puntualmente coronate, quasi che tutto ciò fosse una sorta di paradiso anticipato. Ma forse lo è stato davvero perché una comunità che cammina è già un tenerissimo bagliore dell’anima universale di cui abbiamo tanto parlato. Buon anno a tutti nella speranza di ritrovarci a Gennaio più uniti che mai. Carlo e Giulia

Nostalgia

Come se io fossi
il primo sorso
d’acqua negata
già mi osservi
scorrere via
attraverso le tue
carni stupefatte.
Mare e sorgente
mi accogli e
mi generi e
libero rinasco
di morire in te
con tutta la
forza dei torrenti

conchiglia

In attesa di te

Di stupore
riluce
la madreperla
ora che scivoli
dal mio dedalo:
mi aggrappo
al profumo mugghiante
le valve
ancora protendo
umide di salino
in attesa
della prossima
onda

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L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-cinquantanovesima parte)

albero scheletrito

L’eremita
È strano ma quando guardo il mare ho come la sensazione che non sia stato creato per me, e così mi accade per le altre cose meravigliose che mi circondano, spesso penso di non meritarle e comunque che sarebbe un errore soffermarmi sulla loro bellezza, perché c’è un altro compito che mi aspetta anche se non so bene quale…sono discorsi questi che ti ho fatto un sacco di volte, lo so… ma  come un tarlo mi perseguitano…non riesco a liberarmi dall’angoscia di perdere il mio tempo…come se fosse mio, e la natura volesse rubarmelo…eppure mi piacerebbe tanto poter andare a passeggio sino allo sfinimento… senza preoccuparmi che dell’oggi.

Abelardo
Frate Francesco camminava per giornate intere e non si curava dell’opinione della gente perché era innamorato della vita ed aveva capito che anch’essa andava nutrita con le preghiere, ma pure con i ringraziamenti. Il Creato ha bisogno di sentirSi gradito a Dio e all’uomo, proprio come ne hai bisogno tu. E come si può anche pregare con gli occhi quando si contempla e con le labbra quando si sorride, così si può ringraziare allungando il cammino per abbracciare più cose possibili. Non avere paura del vuoto, amico mio, le stelle sanno riposare  e così devi fare anche tu… per accorgerti che gli astri brillano proprio quando riposano…la notte c’è anche per loro…e mentre dormono capirai pure che ringraziano Dio senza spaventarsi del buio…

L’eremita
Vuoi dirmi che la preoccupazione di dover svolgere un ruolo in questa vita è solo paura del vuoto e del buio?
E che bisogna seguire i ritmi della natura ed imparare da lei a ringraziare e a pregare Dio?

Abelardo
Tu sai che la linea dell’orizzonte è solo apparenza e che le foglie cadono perché ne dovranno nascere altre…non c’è niente di delimitato, di definitivo in questo mondo…figurati nel mondo di là…che vuoi che importi se l’albero rimane scheletrito…Dio sa che un giorno farà nuovi frutti e che la corteccia sarà ancora più poderosa e lo sa anche l’albero…impara dagli alberi a rimanere senza tutte le tue certezze, con l’unica sicurezza della resurrezione…della nascita di nuove gemme che il vento non potrà strappare e che il sole non potrà seccare…impara dai rami a protenderti in tutte le direzioni dove c’è un po’ di cielo…non guardare la terra…le foglie sono già cadute e sono morte…ed il tronco ti vuole capace di affrontare il vento…allungati amico mio…allungati verso le nuvole e verso il mare che ti guarda in lontananza e ti riconosce…perché sa che lo ringrazi di averti donato l‘illusione del salino…ora che sei nudo e che non pensi più alle fronde…quelle verranno, stai tranquillo…nemmeno tu puoi alterare i cicli delle stagioni.

Natale di vetro/Natività

Natale di vetro

Umile vetro
che contempla
Te che di luce
ti specchi.
Povero vetro
che s’infrange
in un “Eccomi”.
Come vetro,
io, senza destino
senza marcato profilo,
rifletto
il silenzio che
magnifica
la Tua anima
in me.
E madre
e vaso io fui.

rosone
Natività

Distratto lo Spirito
Si disperse in fango secco.
Così nacqui io assetato
impaurito dell’acqua,
gradito al silenzio
liquido che mi resta.
Giunta dal deserto
non avevi che paglia
secca, per amare
Vita e Verità.
Così crebbe la Salvezza
tra le mura trasparenti
del Tuo cuore
vaso e scodella
e cibo per Dio.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantottesima)

Caro Carlo, cosa augurarti per questo Santo Natale? Cosa chiedere  a Gesù per te? Cosa farti trovare metaforicamente sotto l’albero? Oggi sono andata in cerca di un pescatore con la rete in terracotta, una di quelle statuine da mettere nel Presepe, ma non ne ho trovato neppure uno. Nessun pescatore…tanti pastori, agnelli, donne, angeli, ma del pescatore non ne è rimasta traccia. E così, desolata, mi ritrovo a scrivere queste righe per un simbolico dono che non potrò purtroppo concretizzare! Dopo la lettura dell’ultima pagina dell’Eremita, mi è venuta voglia di regalarti un pescatore, perchè tu potessi avere sempre dinanzi agli occhi l’immagine emblematica di chi veglia, di chi sa sperare, di chi si affida al mare, di chi affida al mare le sue preghiere perchè domani sulla tavola ci sia un pesce da mangiare tutti quanti insieme, moglie e figli…Il pescatore è esperto del mare, sa riparare la sua rete, sa quando verrà la burrasca, ma è soprattutto un umile, uno degli ultimi…a Lourdes ho fatto il bagno, mi sono spogliata e mi hanno immersa in quella vasca con l’acqua gelida nella quale ho ringraziato Maria di poter stare lì, nuda, tra le Sue braccia e affidare a Lei tutte le preghiere dei miei cari..per diventare samaritano bisogna farsi piccoli piccoli come quell’uomo che sta lì per terra, preso a calci, umiliato, denudato, senza un mantello…bisogna finire per terra, toccare l’humus, farsi umili quindi…solo quando si tocca il fondo si comprende quanto sia fredda la terra, come sia triste starsene nudi a specchiarsi nelle proprie miserie riflesse nell’acqua…il pescatore ha toccato il fondo:un giorno è tornato a casa e la barca era squassata dalla tempesta, la rete vuota, la rete rotta, ma il giorno dopo lo stesso pescatore cavalcava speranzoso il mare, non superbo per aver riparato tutti i danni, ma con la fede che Dio avrebbe sorriso alla sua perseveranza. La rete non si ripara con metodo…la rete si ripara con amore. A nulla serve il metodo per trattenere dentro le maglie il Paradiso…il Paradiso è come l’acqua:tocca la rete e esce dai buchi, va a visitare le reti di altri pescatori. Rimane di esso un segno nel cuore del pescatore…la fede di riuscire in mare l’indomani. Un segno invisibile ed indelebile come l’hai descritto nella tua lirica. Questo segno è come una cicatrice sull’anima…una cicatrice propria di  chi tanto ha amato, perchè ha riparato tante reti, permettendo ogni giorno al Paradiso di entrare e di uscire per il bene degli altri. Ecco Carlo, questo Natale il mio augurio per te e per tutti gli amici del blog è di essere pescatori. Pescatori di uomini, di Paradiso, pescatori di tenerezza perchè ce n’è tanto bisogno e ne siamo tutti affamati. Non c’è un metodo per pescare tutto ciò o per far sì che la nostra rete sia ben riparata per la pesca:solo l’amore che portiamo nel cuore per il nostro prossimo, solo la perseveranza nella preghiera, la fede nell’abbandono…sembra tutto così retorico, Dio mio, perdonami…ma io faccio così tanta fatica a gettare le mie reti…così tanta fatica nel constatare che non ho pescato nulla…così tanta fatica a ricominciare… a vegliare…nell’attesa della Sua venuta! Ti auguro di imparare il ritmo, il ritmo di vita del pescatore, che non sa quando il mare gli permetterà di uscire con la sua barca, nè a che ora rientrerà…non sa se pescherà molto o il suo bottino sarà ben scarno ed allora sulla tavola ci sarà solo una pagnotta e un bicchiere di vino…e la rete da riparare, e i bimbi da mettere a letto e una moglie da abbracciare e rincuorare…ti auguro di essere un pescatore! Che a sera guarda sereno al sole che tramonta perchè sa che Dio, comunque sia il tempo, farà sorgere a breve una nuova alba! Con immenso affetto. Giulia

rete

L’eremita

Ma se sono qui con te…non basta? In fondo è come se parlassi con Dio…attraverso te Lo amo, Lo cerco… anche se poi fuggo per non farmi prendere come se ci fosse un posto che Dio non può raggiungere…

Abelardo
Hai mai riparato una rete da pesca?

L’eremita
No di certo…soffro pure il mal di mare…non potrei mai andare a pescare con la rete…

Abelardo
Se avessi riparato una rete sapresti che ci vuole un’infinita pazienza… che il più piccolo danno rimasto può vanificare l’intera pésca… se avessi riparato una rete sapresti pure che il tempo utile al pescatore è soltanto quello della luce…nel buio bisogna essere pronti a calare una rete senza falle…se avessi riparato una rete sapresti che il pescatore non riposa mai e che anche quando ti sembra sonnecchiare sulla spiaggia in realtà osserva le condizioni della sua barca e quelle del mare…

L’eremita
Mi  vuoi dire che il nostro impegno in questa vita deve essere totalizzante?

Abelardo
Ti voglio dire che non sei un pescatore…non perché soffri il mal di mare, ma perché non hai pazienza…vedi, per confessare i propri peccati ci vuole sì una certa dose di umiltà, ma per inginocchiarsi ci vuole anche la perseveranza…se vuoi ottenere i doni dello Spirito non puoi semplicemente pensare di denudarti con tutta la teatralità di cui l’uomo è purtroppo capace… Dio ti conosce già meglio, decisamente meglio di quanto possa riuscire a conoscerti tu…  campassi anche mille anni… devi riparare la rete amico mio… la rete è fatta di fori per definizione eppure trattiene i pesci, se le maglie sono ben salde…tu sei peccatore, ma puoi pescare lo Spirito se il tuo cuore è puro…e per puro intendo da tutta una vita in ricerca del bene…gli slanci una tantum servono soltanto ai gabbiani…ma a loro è dato soltanto di girare intorno al peschereccio… a te invece è richiesto di sfamare la terra.
Puoi sempre guardare gli altri faticare se vuoi…proprio perché Dio provvede anche ai gabbiani…ma senza la perseveranza non avrai mai la sensazione di essergLi gradito…di essere uomo a Sua immagine in definitiva.
La confessione amico mio non è un luogo dove si prende solamente qualcosa… se così fosse basterebbe forse parlare direttamente con Dio, anche mio tramite… la confessione è il luogo dove si offrono i propri faticosi ed infaticabili progressi di vita e di morte…la rete si lacera ogni giorno, perché la rete come la vita è un’arma di morte per la nostra coscienza…Dio ha permesso che lo fosse…che i pesci e che gli uomini si dibattessero disperatamente in una trappola invisibile… ma attraverso la morte dei pesci, di noi stessi e di Cristo ritroviamo ogni giorno la vita… proprio riparando la rete…riparando quello stesso strumento che ci metterà in difficoltà… solo i pescatori sanno che la morte è necessaria per la vita… e che ogni giorno dovranno riparare la croce su cui verranno inchiodati… senza chiodi non c’è progresso, né resurrezione.

L’eremita
Mi pare che tu esprima concetti un po’ troppo duri per me…e non mi sento nemmeno d’accordo…non è possibile che Dio abbia voluto che facessimo ogni giorno preparazione della morte nostra ed altrui…e che fossimo perseveranti in un gioco senza scopo. Non ci vedo nessun progresso per questa umanità…se davvero siamo intrappolati in una rete invisibile… e non solo, se dobbiamo contribuire a renderla ancora più salda…non capisco davvero il senso del vivere…con quale gioia potrei costruire un’arma di morte?

Abelardo
Ti chiedo perdono se non mi sono spiegato…ma è tanto difficile sai…anche per me, spiegarti che la rete di questo mondo è soltanto una prova delle tante che dovrai affrontare per riunirti a Dio…è così complicato colmare una distanza che non esiste e che richiede soltanto la nostra disponibilità…i pescatori imparano ad essere disponibili… per riparare la rete non si chiedono se il mare li chiamerà …lo guardano semplicemente perché ci sperano, perché si sentono pronti…a ciò serve la fatica del giorno…non rimandare a domani la nostalgia di Dio…perché Lui ne ha di te, di ogni tua offerta…Dio ti vuole paziente…vuole che attendi la notte con la rete ben salda perché ci possa entrare dentro il Paradiso.

Foglie/Foglie

Foglie

Dipinge la terra
il colore che
non fu carta
per un soffio.
Così per me
indelebile segno
che invisibile si
appiccica alla vita.

foglie  

Foglie

 

Un soffio solo
e sono
dal ramo
al suolo.
Anche il colore
lieto
s’opacizza
perchè compresi
che nell’evento
e non nel tempo
sta la vera
linfa

Perdono/Perdono

Perdono

Si consuma
all’ombra
di una preghiera
quel male
che raggruma
nell’anima,

in una pozza
livida
di cera
che il tempo
non può scrostare.
Il perdono
scioglie
anche il rancore.

candele

Perdono

In un giorno senza tempo
anche Dio
Ti chiederà perdono
e capirai che fu un
gioco d’amore solo
a strapparti i seni
ed il ventre sacro.
Donna sarai
anche per gli Angeli
sarai scoperta d’infinito
e desiderio nuovo
di annientata pienezza
nell’abbraccio tenero
con l’Orizzonte Sublime.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – cinquantasettesima parte)

riflesso


L’eremita
Mi risulta difficile parlare con Dio…così come avere rapporti con gli esseri umani…specie quando hanno bisogno di me e sono in difficoltà…non so piangere con loro, né sorridere…non piango mai nemmeno con me stesso e mi stupisco di tanta aridità d’animo…da un certo punto di vista mi sento forte, molto più forte degli altri…eppure darei qualsiasi cosa, se l’avessi, perdona la battuta… per un momento di sincero disarmo… di abbandono disperato alla fatalità del vivere con la certezza di essere compreso dai più…vorrei non essere più così solo in cima di una torre invisibile ed inutile.

Abelardo
Dio non ha dato a tutti la capacità di comunicare con le parole, ma ai più soltanto quella di creare un mondo interiore: sono tanti i pezzi di legno che non bruciano nel camino…la loro essenza sta nel resistere al fuoco… anche se all’apparenza ciò può sembrare inutile…quel che conta in certi casi è soltanto, si fa per dire, l’esistenza… anche se il significato sfugge… e forse la sofferenza di non poter colmare le nostre lacune fa il resto…come per magia.

L’eremita
Ma non ci si dovrebbe sforzare di andare incontro al prossimo?

Abelardo
L’amore non è fatto di parole soltanto, spesso il silenzio può avere una potenza dirompente…e così l’ascolto, per quanto ci possa sembrare vuoto.
Spesso non conosciamo nemmeno il vero destinatario delle attenzioni di Dio…e scopriamo con una insperata speranza che in realtà voleva parlare al nostro cuore…e che quel silenzio di cui ci facciamo una colpa era la condizione più favorevole.
Un’esperienza del genere può essere il lutto. Quando ci rechiamo a casa di qualche amico che magari ha perso un genitore crediamo spesso di portare consolazione…poi magari le parole non vengono e ci limitiamo ad ascoltare i segni di una disperazione sconfinata…la sensazione può essere quella di un grave disagio…possiamo arrivare a pensare di essere inutili…ma chi è utile davanti alla morte? Nessuno. Tuttavia è questa una conclusione che per quanto semplice ed immediata non alimenta di certo la speranza… Dovremmo invece rovesciare la domanda e chiederci a chi la morte porta utilità…se Dio permette che soffriamo per la morte altrui, ci deve essere un senso profondo…la sofferenza non è mai priva di un significato arricchente.
Chi è colpito negli affetti dalla morte diventa un catalizzatore formidabile dei messaggi di Dio… un po’ come i messaggeri divini che incontriamo nei tempi antichi e che sotto mentite spoglie si rivolgono agli eroi ed indicano la strada per le scelte più importanti…poche sillabe ci possono cambiare la vita… ci possono portare a fare un bilancio non solo sulla nostra preparazione alla morte… tutti noi siamo preparati quando il Signore decide di prenderci con Sé e allo stesso tempo nessuno è pronto ad affrontare un’esperienza così totalizzante esclusivamente con i propri mezzi… il bilancio vero e proprio avviene invece sulla nostra vita spirituale… se chi soffre ti confessa che inizia a dubitare dell’esistenza di Dio e che non riesce più a frequentare la Chiesa con l’abituale assiduità… il messaggio è chiaro… Dio sta parlando alla tua coscienza e ti fa dire da un altro ciò che sei tu… perché tu non hai alcun problema eppure dubiti…non ti manca nulla di importante eppure non ringrazi Dio.
In definitiva il morto a cui stai recitando il rosario sei tu. Guardati nella stanza e trova la vita…guarda i volti rigati dal pianto e pensa alle loro promesse, ai rimorsi che troveranno con grande fatica una soluzione; tu invece hai ancora il tempo di riportare l’armonia dove c’è dissonanza… colpevole dissonanza…sei ancora in tempo!