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Senza te/I gigli


Senza te

 

La paura
taglia secca
l’anima
e il dolore
fende aguzzo
la carne.
Muta è la voce,
le parole antiche.
Possiedo la tua assenza
e nel mio pensiero
s’allunga
ogni giorno
l’ombra del tuo viso.

fotonuvolo

 I gigli

 

Lasciai in silenzio
il cielo infranto
anima distratta
dal deserto solitario.
La morte mi disse:
<<Vieni che ho in
serbo la vita>> ma
io risposi:<<Riparerò
il cielo per i gigli che
hanno freddo e non
profumano più>>.

fotosole

Comments

  1. Questo diaogo propostoci mi ha fatto tanto riflettere sul tema della carità, che ieri mi sembrava così fuori luogo, mentre oggi, alla luce di tutti i commenti pare essere il filo che lega tutta la conversazione. Io penso che lo Spirito ci spinge (e non ci invita, ci spinge proprio) ad agire con il fine della carità. Ma che cos’è questa carità? “é paziente la carità, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto…” Agire così significa diventare giorno dopo giorno sempre più a Sua immagine e somiglianza. E i nostri amici ci hanno dimostrato che è possibile…nulla è impossibile…Dio ci chiede solo il nostro impegno ma poi giunge sempre a sanare le nostre falle, a riempire i nostri vuoti…ci chiede impegno e fatica, ma in questo non ci lascia mai soli. Mai siamo senza di Lui!

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  2. anzi, di fronte a quanti propongono una sessualità banalizzata, è urgente che i cristiani cerchino di vivere un amore di qualità, anche nelle sue manifestazioni più carnali, e dimostrino di esserne felici!! questo è importante ed è il punto su cui maggiormente insiste Abelardo nel suo dialogo con l’eremita che non conosce ombra di felicità. Furio

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  3. grande è il ruolo di eros nella relazione amorosa, ma di fatto la nostra fede è quella dell’Incarnazione, non può disprezzare il corpo:il nostro Dio si è fatto carne lui stesso. E la nostra fede è quella della Pasqua:morte e resurrezione (come si diceva giorni fa nel post dell’accoglienza). Al di là delle rinunce, delle sofferenze, l’amore ci invita alla gioia e non c’è motivo di pensare che la sessualità ne sia esclusa

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  4. un tassello per me assai importante e che spiega ancor meglio come grande possa essere la sofferenza della lontananza non solo per lo spirito ma anche per il corpo.

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  5. avete praticamente fatto in parte un’esegesi alla lettera i San Paolo ai Romani. Vorrei aggiungere ancora una cosa, un aspetto di quel fuoco che arde al centro della coppia. Avete sottolinaeto molto bene quali siano gli elementi che tengono il fuoco in vita e lo alimentino, ma ricordiamoci che siamo fatti anche di un corpo e che anche esso ha le sue espressioni e come queste siano care a Dio.
    A tal proposito, proprio avendo in mente il tema del desiderio e della sessualità che è comunque fondamentale in una unione che si rispetti, vorrei riportare le parole di Paolo VI per dare maggior completezza al discorso dell’unione e della separazione che è stato oggetto di questo bel confronto:

    ” Non esiste amore coniugale che non sia, nella sua esultanza, slancio verso l’infinito e che non voglia essre, nel suo slancio, totale, fedele, esclusivo e fecondo. E’ in questa prospettiva che il desiderio trova il suo pieno significato. Mezzo di espressione come di conoscenza e di comunione, l’atto coniugale mantiene e fortifica l’amore, la sua fecondità porta la coppia alla piena realizzazione:diventare, a immagine di Dio, sorgente di vita. Il cristiano sa che l’amore umano è buono nella sua origine e se, come tutto ciò che è nell’uomo, viene ferito e deformato dal peccato, trova tuttavia in Cristo la propria salvezza e la propria redenzione”.

    Mi pareva un tassello importante.

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  6. carlocuppi says:

    io metterei anche la sopportazione accanto alla pazienza! La carità tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Sopportazione che può alla fine essere supportazione, sosteno, aiuto concreto…”dammi il tuo zaino, così da essere alleggerito per un po’ dal tuo fardello!” Com’è bello quando tra due anime si instaura un dialogo del genere! Si sente viva in mezzo a loro la presenza di un Dio che palpita!

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  7. alessandrarisso says:

    “gareggiate nello stimarvi a vicenda”. Anche questo mi pare un ottimo combustibile per alimentare il fuoco della fede tra due persone unite nel Suo nome. Non una gara fine a se stessa, ma un gareggiare nella stima reciproca…è il progresso, la strada che si percorre insieme! Mi pare anche questo un elemento fondamentale.

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  8. stiamo toccando tematiche importanti che stanno alla base di una solida unione, non solo unione tra uomo e uomo, genitori e figli, marito e moglie, fratello e sorella, ma soprattutto unione ed alleanza tra uomo e Dio. Patrizia

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  9. Spesso è proprio questa aspirazione a cose più alte a procurare frattura, lontananza, separazione…sono invece le piccole cose che generano stupore e ci portano ad essere innamorati della vita, ad essere riconoscenti al Signore per il Bene di cui ci ha ricolmato. Furio

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  10. emilioconte says:

    con l’accoglienza! La fede è qualcosa che prima di tutto si accoglie nel cuore…bisogna predisporre il cuore a questa accoglienza e lo si può fare solo se ci si mette in atteggiamento umile.

    “Non aspirate a cose troppo alte, ma piegatevi a quelle umili”.

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  11. alberossia says:

    con la pazienza! quante volte vorremmo veder realizzate le nostre aspirazioni, vorremmo essere capiti al volo, amati subito e come desideriamo noi…ma ci vuol pazienza affinche la fiamma sia alimentata.

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  12. con il perdono!Costa fatica, certo, ma dopo la preghiera è un ottimo combustibile.

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  13. con la preghiera prima di tutto. Sostenersi con la preghiera, stare vicini ‘uno all’atro con la preghiera, chiedere la forza a dio attraverso la preghiera per superare situazioni difficili! Al primo posto io metto la preghiera:è la legna che alimenta il fuoco!

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  14. già…ma come si fa a tenerlo acceso? Ho capito che quel fuoco rappresenta la fede, ma come si fa a non spegnerlo? Lucia

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  15. ma al centro, tra quei due alberi sul ciglio della strada, il fuoco del roveto…arde….che sia sera o sia mattina, che piova o faccia bello…e guai a spegnerlo! Patrizia

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  16. cambia la luce ma quei due alberi stanno sempre là, ritti, alle nubi come ai raggi solari, al vento come alla carezza della luna…uomo e donna, fermi, qualunque sia la condizione metereologica, fermi, solidi sulle loro radici, forti di queste stesse radici, insieme. Insieme contro le intemperie, insieme a piegarsi al vento, insieme nel commuoversi al rumore delle onde del mare…passa il tempo, piove ed è sereno e quei due alberi sono sempre là…solo un modo diverso per leggere in chiave lirica il vostro messaggio.

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  17. alberossia says:

    e se c’è amore vero, anche nella lontananza non si rimane mai soli, basta l’ombra del tuo viso a darmi forza, a incoraggiarmi nell’attesa!

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  18. siamo in cammino…chi su un sentiero, chi su un altro…la fede si acquista vivendo, camminando, cadendo…aspettando e rinunciando anche a partire!

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  19. carlocuppi says:

    il segreto, se di segreto si deve parlare, sta nell’avere fede, una fede salda…difficilmente si lascia liberi di volare e si aspetta con l’ansia di riaccogliere, difficilmente ci si passa una mano sulla coscienza e si guarda a chi necessita della nostra presenza.

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  20. e la più grande paura la dobbiamo provare quando ci rendiamo conto che sulla nostra strada non c’è Chi illumina il cammino…sempre bisogna invocare “Resta con noi Signore!”

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  21. Perchè l’elemento essenziale del dialogo è che Dio è nostro compagno di viaggio, di strada, di vita.

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  22. emilioconte says:

    determinate scelte dipendono da Te, e da noi, insieme, non solo da Te, non solo da noi! Mi pare che sia questo il senso veramente profondo del post odierno!

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  23. La storia di vita che ci hanno raccontato Carlo e Giulia è una storia vera, è la storia di chi si sforza in qualche modo di essere testimone della Sua Parola, della confidenza che ci dona il Signore entrando nella nostra casa.

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  24. alessandrarisso says:

    per agire così come mostrano le due liriche è necessario chiedere a Dio di essere il nostro confidente, il nostro punto di incontro, lo specchio dove riflettere la nostra immagine…e magari spaventarci anche, perchè l’immagine riflessa è imperfetta, ma da lì si può iniziare a lavorare per migliorarci.

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  25. il problema è che purtroppo devo ammettere che Tu, Signore, non sei sempre in cima ai miei pensieri, presa come sono da mille preoccupazioni e pensieri della vita quotidiana. Alice

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  26. e mi piacerebbe come Zaccheo salire sull’albero della fiducia e della speranza e poterTi incontrare, abbracciarTi e non lasciarTi più.
    Facile dire ciò a chi amiamo, ma ci dimentichiamo spesso di dirlo a Dio.

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  27. alberossia says:

    il mio impegno è quello di volerLo ospitare nella nostra casa, nella nostra “casa interiore”, senza vergognarmi della piccolezza perchè so che questa non sarà d’impedimento al nostro incontro con Lui.

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  28. carlocuppi says:

    quando si è distrutti dalla paura e dilaniati dal dubbio non possiamo che mettere tutto nelle mani del Signore, affinchè Egli possa trasformare la nostra vita come quella di Zaccheo, il quale sforzandosi di incontrarLo, di vederLo, Lo ha poi avuto ospite a casa sua.

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  29. noi siamo molto giovani ancora, solo al primo anno di università, ma vi assicuriamo che simili chiacchierate ci donano l’immagine di cosa sia “la famiglia” e sono per noi assai importanti e formative! Grazie di cuore…tante volte rimaniamo in ascolto perchè non abbiamo davvero gli strumenti per poter prendere parte alla conversazione ma ci tenevamo a dirvi che siamo presenti e vi ascoltiamo con molta attenzione. Federico

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  30. permettetemi solo di dire che anche questo nostro spazio è davvero una resurrezione, capace di aiutare a superare una concezione egoistica dell’amore e di far pregustare sulla terra qualcosa della pienezza d’amore che attende l’umanità nel Regno. Paola

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  31. in caso di fallimento irreversibile la via maestra resta sempre quella di verificare con il ricorso ai tribunali ecclesiastici, se l’unione era veramente voluta da Dio o se si trattava di una falsa unione matrimoniale. Essere liberati da una unione che non era tale davanti a Dio è un’altra forma di resurrezione, che concede di iniziare una nuova vita.

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  32. non sempre tuttavia una tale riconciliazione è possibile. In questi casi, quando un’unione matrimoniale si spezza in maniera che umanamente appare irreversibile, ci si può veramente chiedere se in quel caso essa era stata veramente unita da Dio (MT 19,6). Ciò che è stato veramente unito da Dio come potrebbe essere distrutto dall’uomo?

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  33. io credo che dinanzi a una tmesi, una cesura, una rottura sia sempre doveroso tentare la riconciliazione e laddove questa ha luogo allora siamo veramente difronte ad una resurrezione. Costanza

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  34. però la situazione descritta da Carlo e Giulia è qualcosa di idilliaco…letta nella chiave interpretativa che ne date voi. Purtroppo tante persone rimangono sole contro la loro volontà ed alla prima lirica spesso non segue nessuna risposta! Il vuoto e il nulla assoluto. Riccardo

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  35. non so perchè ma i vostri commenti così sentiti e coinvolgenti mi richiamano alla memoria quel capitolo dell’Esodo in cui si parla del roveto ardente che non si consuma…in mezzo a quelle due foto arde un roveto, un fuoco che non si consuma, un amore coniugale che tanto più arde tanto più trova alimento per continuare ad ardere e a rinnovarsi! Ribnnovarsi! Nella disperazione anche, nelle scelte difficili, nella rinuncia e nel sacrificio. Siamo chiamati ad avvicinarci alla nostra casa come a un luogo sacro, togliendoci i calzari, in segno di rispetto per chi ci ama, con un’infinita cura per conservare vivo ed ardente il fuoco dell’amore.
    Complimenti vivissimi per il messaggio estremamente edificante ed educativo espresso dalle vostre liriche. Patrizia

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  36. Come sapete per anni mi sono occupato di separazioni e questo post ha colpito la mia sensibilità in modo particolare facendomi riflettere a lungo sul fatto che il matrimonio è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il matrimonio. Nel senso che questo straordinario dono di Dio che è una coppia umana è stato voluto per il bene e la felicità dell’uomo e della donna, per il loro sviluppo e per la loro realizzazione più completa, anche attraverso il dono della vita e tuttavia la persona umana resta il valore supremo. Ma resta tale per ciascun coniuge:l’altro è il valore supremo…non io!

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  37. Mi piace molto questo post perchè nel dialogo emerge quanto sia bella la non-indifferenza! e mi pare che il messaggio per i giovani lettori sia importante: mi riferisco a quanto ha già sottolineato Filippo. Spesso ognuno di noi compie scelte nell’assoluta indifferenza dell’altro…queste due persone invece dialogano. Nulla di più banale:dialogano. Una decide di partire e l’altra soffre, perchè da sola dovrà affrontare la vita…allora che accade? Normalmente è la rottura:ognuno fa la sua strada e chi si è visto si è visto. Qui non è così…fate attenzione: chi resta lascia libero l’altro di partire, soffre, certo, ma lo lascia libero, e si mette in atteggiamento di attesa (giustamente l’avete compreso , ragazzi, citando Penelope). L’altro ci ripensa, pensa alla sofferenza che sta causando, è dilaniato perchè qualcosa gli sta offrendo la vita, ma la vita dov’è? Qual è la vera vita? E non parte più…si ferma…e questa non è indifferenza…come non lo è quella pazienza che lascia liberi di andare e sta lì in attesa….superba pagina Carlo e Giulia…Superba! Con ammirazione e stima, Furio.

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  38. “Non è bene che l’uomo sia solo;gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2, 18-19)…la mia esperienza mi porta a pensare in modo particolare alla separazione coniugale, alla sofferenza che si può provare nell’essere abbandonati da un coniuge…e non solo fisicamente, ma in modo spirituale, emotivo, affettivo, in modo, questo, più subdolo, eppure assai frequente.
    Perdonatemi, Carlo e Giulia, so che le vostre liriche non s’ispirano a ciò ma come sacerdote ultimamente soffro per molte coppie che vedo dividere,…magari qualcuno dei coniugi avesse la forza di riparare certi cieli e prendersi cura in modo diverso dei suoi gigli!

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  39. alberossia says:

    è una tragicità mediata dalla fede…in questo dialogo si respira aria di affidarsi alle braccia di Qualcuno che è in grado di darci la forza da una parte di affrontare la partenza, dall’altra di rinunciare a partire.

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  40. a parer mio il grande dramma di chi rimane è di non aver più nulla tra le mani della persona che è partita…per Didone non c’è neppure un figlio a dare un senso alla sua esistenza! Ma in questo post non c’è tragicità! Rossana

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  41. scusate…voleva dire che soffre anche chi parte…non sono poi così convinto che Enea fosse felice di lasciare Didone!

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  42. non solo soffre chi resta…soffre anche chi rimane. Enea non ha forse molto patito nel lasciare le coste cartaginesi? Che cosa lo aspettava? Sapeva che cosa stava perdendo, ma non sapeva se avrebbe trovato un’altra Didone. Salvatore

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  43. alberossia says:

    pensate anche alla Didone di Metastasio e di Ungaretti:il tema della perdita dell’amato viene rielaborato rispetto al testo virgiliano mantenendo però la tragicità dell’originario modello

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  44. Anche Calipso soffrì moltissimo quando Ulisse lasciò l’isola di Ogigia…il problema è spesso per chi rimane! Cristina

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  45. Pensate a Saffo e a questi versi:” Vorrei davvero essere morta, lei mi lasciava piangendo…” La separazione è davvero metafora della morte! Martina

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  46. Perchè vivere senza qualcuno non è possibile! L’eroe romantico per primo non l’accetta!! Elisabetta

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  47. Penso a Medea e al senso di abbandono che dovette provare, alla paura…la stessa che forte doveva essere in didone al punto da portarla alla morte. Alberto

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  48. anche un taglio col passato che però non viene accettato…e non si parte proprio in virtù di un taglio che non sivuole effettuare. elena

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  49. è una figura retorica, viene da TEMNO, che significa tagliare! Qui si opera un taglio, taglio fisico, taglio tra due diversi modi di scrittura, taglio tra due diverse immagini dello stesso paesaggio…

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  50. che bella tmesi!! Ricordate, ragazzi che cos’è una tmesi?

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  51. renatoscrepis says:

    La prima lirica è a parer mio un piccolo capolavoro, non solo per quanto già stato sottolineato, ma per l’accettazione dell’assenza che mi pare importante a livello di contenuto:non uno sterile ripiegamento su se stessi, ma un accettare e non da soli, ma in presenza dell’ombra di un volto, che racconta, ogni giorno, con struggente malinconia, un passato che è vivissimo e presente nella memoria.

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  52. renatoscrepis says:

    Nell’apologo trovo poi assai forte il contrasto vita/morte associato al rimanere e al partire, a ciò verso cui si va incontro e ciò che si lascia…ed è bello notare come certe radici siano così salde nell’animo umano, quasi in modo pascoliano, con quell’immagine dei gigli che tanto ricorda Myricae.

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  53. renatoscrepis says:

    molto interessanti i riferimenti ai testi omerici e virgiliani. Interessante è vedere come queste due liriche possano essere rielaborate e riferite a personaggi del mito…solitamente i nostri due amici danno chiari riferimenti, ma questo post mi pare più incentrato sull’esperienza quotidiana, come se l’ispirazione non fosse venuta dopo la lettura di un determinato passo di testo classico, quanto piuttosto dalla riflessione profonda sulla vita umana e su certe scelte che la vita ci obbliga a fare.

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  54. Muta è la voce, le parole antiche…quanta verità in questi versi! il silenzio è qualcosa di arcaico, di atavico, è simbolo di un’assenza che forse si accetta e si possiede, ma che succede nel pensiero? La paura. La paura regna sovrana e il deserto intorno spaventa ogni giorno di più…quasi la certezza che vivere sia impossibile. La solitudine è una bestia feroce che ci divora senza pietà, l’abbandono viene vissuto come un lutto e come tale deve essere elaborato…ma come sta chi lascia? Sta in silenzio…tutto è in silenzio nelle due liriche…l’addio è silenzio, l’assenza è silenzio perchè qualcosa si è infranto, si è tagliato….voglio pensare che l’ombra di un viso di allunga nel mio pensiero come un ponte tra me e il domani, come un ponte che mi ricongiungerà a chi è partito e aspetto di raggiungere, chi a modo suo sta riparando il mio cielo, io, giglio infreddolito da una solitudine che non sopporto più.

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  55. Ed anche le foto sono simboliche di stati d’animo che ben potrebbero essere associate all’incontrario ai paesaggi ed agli stati d’animo così come li connota Virgilio! Corrado F.

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  56. Beh…quasi scontato il riferimento a Penelope ed Ulissse! Un Ulisse qua che ritorna, presto, un Enea che non parte, che resta….Didone è un giglio troppo prezioso! Didone è descritta sublimamente nella prima lirica! Enrica F.

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  57. andare o restare? E’ scelta difficile! Valutare ciò che lasci…spesso si pensa solo in prospettiva del futuro, non si vedono molte altre prospettive che non l’andare…e chi resta? Che fa chi resta? Aspetta…e prega! Carlotta

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  58. emilioconte says:

    e quando la paura è veramente tanta c’è solo il deserto che taglia dolorosamente l’anima, ma forse il miracolo può accadere…la morte può essere rifiutata, si può rinunciare alla morte, che è vita solo in apparenza, per amore di chi ci è stato accanto sinora, per amore di gigli che senza noi sono senza profumo

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  59. alessandrarisso says:

    …ma per tutto c’è una risposta e dopo il temporale giunge sempre il sereno! Questo post è molto positivo, dona grande speranza..la paura può essere superata, l’assenza può essere colmata con il ricordo, che è solo un’ombra ma diventa ogni giorno più forte…tenace!

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  60. Possiedo la tua assenza…che me ne faccio? A che mi serve?
    Questa frase è come quella dell’eremita che grida che non ce la fa più a soffrire. Federico

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  61. Ci sono certi vostri versi che fanno male dentro:si sente male nella carne, si sente la lama che taglia, si sente un dolore che trasuda…e certi vostri versi che sono una carezza, che leniscono la sofferenza…è bello leggerevi, perchè la vita è proprio così come la raccontate voi, un’alternanza di gioia e dolore! Marta

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  62. come può mutare la nostra vita a seconda di chi abbiamo accanto: penso soprattutto ai coniugi, a coloro che abbiamo sposato, penso a quanta fatica sia camminare insieme certe volte e quanto invece sia doloroso non camminare proprio seppure con fatica! La fatica, come ben dice Abelardo, c’è per forza, è parte di noi! Come sono parte di noi certe persone che il Signore ha posto sul nostro cammino!

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  63. bellissimo post! Non solo per la geniale associazione testo-immagine, quanto per la perizia e il sentimento delle liriche. Nella prima in particolar modo, che è più tragica, più dilaniata, il lessico incarna lo stato d’animo e si fa voce del dolore del poeta. E’ piena zeppa di figure retoriche che sono però così sapientemente usate da dare al lettore l’impressione di esser stata scritta in un baleno….a questo piccolo capolavoro risponde un dialogo, un dialogo tra l’uomo e la morte, dove la morte è ingannatrice, ma l’uomo, che è un uomo che conosce l’amore, non si lascia incantare da false illusioni e preferisce continuare forse a soffrire piuttosto che inseguire chimere che non portano alla vita!
    Complimenti ragazzi! Ancora una volta con grande perizia ed originalità mi avete dato il benvenuto su questo bellissimo spazio di cultura e spirito!
    Con stima e affetto.
    Nicola P.

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  64. alessandrarisso says:

    bellissima questa associazione di immagini dicotomiche e opposte unite ai versi che esprimono stati d’animo così contrapposti!

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  65. alessandrarisso says:

    come la stessa anima possa essere cupa o solare! Quante volte il nostro stato d’animo passa dal dolore alla gioia, dalla disperazione alla speranza…qui si parla di separazione, di lontananza, distacco:è una cosa che spaventa, che crea “abbandono”…e non c’è nulla di più destabilizzante che l’uomo possa provare. Ma ecco all’improvviso il ripensamento, il ritorno, l’unione ristabilizzata e ristabilizzante…è torna il sereno…e se di ombra si parla è perchè c’è il sole alto che illumina!

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