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Dias in luminis oras/Icaro


gabbiano<<Abbandonati all’onda, fatti piccolo e leggero come un relitto e galleggia, lasciati trasportare dalla Sua corrente…Lui sta facendo, anima mia, sta facendo, ma tu non lo vedi, tu non riesci a cogliere il senso profondo della Sua opera, non lo accetti…spogliati, getta via le vesti, si impregnano d’acqua e ti buttano giù, sotto gli abissi, quando Lui sta cercando di innalzarti su verso il cielo, da pesce diventare uccello, aprire le branchie fino a trasformarle in  ali, fare delle scaglie piume bianche e multicolori  e volare in alto, Carlo, più su di quanto la tua vista possa immaginare…lo so che è un viaggio difficile, ma ti giuro che non sei da solo a sopportare il peso dell’onda, io faccio ben poco, ma Lui ti sostiene e ti sospinge in alto, ogni giorno un pochino più su, ogni giorno un po’ meno pesce e più uccello>>. Giulia

P.s.  Se qualcuno lo desidera può leggere per intero e con comodo l’opera l’Eremita  (prima parte) con la prefazione di Giulia, semplicemente cliccando qui sotto:

Eremita291105

Da Giulia…

Dias in luminis oras

Affìdati al mare
abbandònati all’onda
ti porterò
alle divine spiagge
della luce
ti stupirai di
tutto l’amore
che hai celato
per timore
d’annegare
oltre il piacere
oltre il dolore
in te stesso

 E da me…

Icaro

Al mare non cederò
che all’ultimo istante
e tu sarai rotonda
gravità
attimo sognato
di carne eterna
nel labirinto di cera.

 

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  1. voglio cedere, cedere al mare, prima che sia troppo tardi, voglio planare e poi giù in picchiata, fino a morire nel mare, fino a morire per chi amo…è l’unica cosa che ha senso…se muoio per me stesso che vivo a fare? Mario

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  2. trovo molto bello questo mescolare tematica mitologica e filosofica in chiave lirica: è difficile questo dialogo, è complesso perchè con i suoi riferimenti forse dice anche più di ciò che voi autori volevate esprimere, ma la bellezza sta proprio in questa multiforme interpretazione che ne viene fuori. Grazie per gli stimoli che sempre ci ofrite…leggo anche io l’eremita. Federico

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  3. Ogni giorno un pochino più in su…non si cresce da un momento all’altro – anche Lucrezio lo diceva – nulla nasce dal nulla, ma ogni cosa ha il suo tempo stabilito e paradossalmente l’invocazione che Lucrezio fa nel proemio del de rerum natura è proprio rivolta a Venere come a dire che l’amore genera solo vita, è l’unica fecondità che l’uomo possa conoscere! Lucia

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  4. ho stampato l’eremita così in questo week end lo leggo. Credo che Lucrezio sia solo un pretesto per denunciare un grande dolore (che poi è quello che il poeta latino ha vissuto sulla sua pelle): il fatto di non aver vissuto e amato con coerenza fino in fondo per timore di morire…è un Lucrezio molto novecentesco. Icaro è invece un bimbo stupito che dall’alto scopre la terra, la donna, e capisce, ma tardi, che il senso del suo volo è solo l’atterraggio. Marta

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  5. la prima lirica è tutta giocata sul “tu”, come se la donna si rivolgesse all’amato perchè egli non perda occasioni per giungere al socratico gnothe seauton! Icaro è un Icaro morente, ingabbiato nella cera della sua coscienza…solo all’ultimo si scioglierà! Federico

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  6. se ti abbandoni ti stupirai di te stess, di quanto amore hai dentro…e pensare che Lucrezio detestava l’amore proprio in virtù del fatto che esso è fonte di dolore e quindi un ostacolo per il raggiungimento della atarassia, la piena realizzazione dell’ideale di vita epicureo. Bello questo Lucrezio rivisitato e corretto, bello questo Icaro che alla fine ha davvero voglia di dare un senso al suo folle volo! Alice

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  7. è un dialogo complesso, corre tra mito e filosofia, tra uomo e donna, vita e morte, volontà divina e volontà umana. Le parole rimangono come sospese tra due poli opposti e gli autori si muovono cauti come su un filo sottile e tenace sospeso tra dolore e piacere. Paola

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  8. “Io faccio ben poco”…ma intanto lei fa! Non solo lei scrive, ma fa! Perchè chi scrive così non sta con le mani in tasche, anzi…spesso lei si sente impotente ed allora, come una preghiera, può chiedere aiuto solo a Dio. E’ un esempio bellissimo, anche se non nasconde la sofferenza presente in ogni relazione affettiva. Enrica F.

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  9. “sarai attimo di carne eterna”….”carne di cielo sarai”….ricordate? voi vi rincorrete. A distanza di giorni. Ma in me certi versi lasciano un segno e li ricordo e li ricollego in quel bel labirinto di fili d’amore che da mesi andate tracciando insieme a tutti noi. Rossana

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  10. la rotonda gravità mi ricorda – non so il perchè – la gravidanza, come se cedere al mare, cedere all’amore significase ripetere quel viaggio iniziato nella vita intrauterina…della lirica di Giulia trovo vero quell'”amore che hai celato”…difficile veder piangere un uomo, difficile vederlo commuoversi dinanzi alla Bellezza, alla bellezza di se stesso che solo la donna riesce a far emergere…e così la donna rimane come incompiuta – come dice Salvatore – e ti par di avere un senso, di aver sbagliato tutto…il problema è che nella maggiorparte delle relazioni questa complessità che qui è così ben delineata non viene fuori mai!e si vive chiusi in se stessi fino alla morte, avvolti in un mutismo senza senso e che non dà frutto.

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  11. aprire le branchie fino a trasformarle in ali…da soli non è possibile. Mi sento così piccola in questa kafkiana metamorfosi…sola con l’incoraggiamento delle vostre parole. Grazie. Costanza

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  12. io credo che Giulia abbia voluto esprimere attraverso la letera e i versi lo stesso concetto:l’uomo deve aver fiducia in Dio come deve averne nella donna che ama. La donna in tale ottica non è che strumento di Dio, non è che tramite per portare l’uomo a Lui attraverso la conoscenza completa di se stessi. Trovo molto sofferte le parole di Giulia…lei sa che quell’istante sarà solo l’ultimo ed in cuor suo sa già che non potrà essere presente a quell’istante perchè Dio l’avrà già chiamata a sè…questa è la cosa che più la tormenta a parer mio, perchè è come dire che ha mancato in qualcosa, che la sua missione è fallita…un’altra beffa, pari a quella di Eco! Salvatore

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  13. “Attimo di carne eterna”…potentissima immagine, ossimorica metafora che riprende l’antitetica anafora “oltre il piacere oltre il dolore”. La donna è carne e spirito, luce e buio e noi uomini ne rimaniamo attratti e spaventati allo stesso tempo. Bellissimi versi. Nicola P.

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  14. D’Annunziana questa donna/mare…i primi due versi riproducono lo sciabordare delle onde come anche gli ultimi tre:prima un mare agitato e poi sempre più calmo, quasi piatto in quel TE STESSO, come se solo in se stessi si potesse trovare quiete. Ma che cos’è la carne eterna? E’ il piacere, l’edonè epicureo che si rivela in tutta la sua forza solo nella morte, nel labirinto di cera. Finiscono con la stessa immagine le due liriche: in te stesso = nel labirinto di cera

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  15. ci sono donne che son capaci di strapparci dal cuore quel po’ di amore che abbiamo …peccato che non siamo capaci di riconoscere quanto prezioso sia per noi questo dono! Riccardo

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  16. mi piace la ripresa lucreziana su una tematica così lontana dall’epicureismo: pathos ed hedonè chiudono la lirica di giulia in tal senso in modo emblematico…e Lucrezio morì proprio perchè non riuscì ad annegare in se stesso. Nella lirica Icaro invece l’uomo cede alla donna ed al suo amore solo all’ultimo istante, prima di morire, come un moribondo che prima di spirare vede per ultimo il volto della donna amata e con quest’icona negli occhi si abbandona al sonno eterno. Versi meravigliosi anche oggi! Complimenti

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  17. nelle due liriche mi sembra chiaro che è la donna a condurre l’uomo dias in luminis oras. Lei, rotonda gravità che dona piacere e dolore al tempo stesso perchè cedere a lei significa in parte “morire”, strappare dall’anima ciò che di più intimo abbiamo per fargliene dono…e non ne siamo capaci.Purtroppo, non ne siamo capaci…e il più delle volte arriva l’ultimo istante senza che abbiamo colto questa verità.

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  18. La lettera è una lunga metafora dove Diuo sembra un operaio indefesso e premuroso (ricorda certe immagini dell’Eremita!), sembra una sarta che cuce un qualcosa che non ha ancora una forma, una taglia definita, non capiamo se si tratti di una maglia, di una veste, ne vediamo appena qualche cucitura, ma spesso tutto ci sembra uno strappo: è un monito ad andare oltre le nostre previsioni, oltre quelle che sono le nostre certezze in un viaggio che solo apparentemente non ha per noi una meta se non la morte.

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  19. Il problema è che solo all’ultimo istante ci abbandoniamo a un attimo sognato…e non basta, non basta a stupirsi di tutto l’amore che teniamo celato dentro, per timore di scoprire che siamo fragili anche nella nostra capacità d’amare, mentre la donna è tenace e fedele…non a caso è lei a partorire! Sono due liriche bellissime, a espressione del varco insanabile che c’è tra uomo e donna.

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  20. sempre originale! Non solo rielaborazione del mito di Icaro, ma anche ripresa di un verso lucreziano, per esprimere un qualcosa di più personale ed intimo, un sentimento che spesso non riesce ad emergere in tutta la sua potenza. La donna è solo un tramite perchè l’uomo conosca se stesso, e l’uomo ne ha paura!

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  21. …da pesce ad uccello….un po’ alla Darwin! e da uccello librarmi in aria senza paura d’annegare…si può davvero abbandonarsi così a Lui, a una persona?Giulia dice di sì…io ho paura! Daniele

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