Maddalena/Unguenti

Maddalena


Sempre io sono
per amor tuo
ed il corpo
si ridesta
di purezza
mani e labbra
ricordano
ed io quasi
tocco
il profumo
della tua assenza

 

  Maddalena

Unguenti

 

Non furono
gli unguenti
a turbare Giuda
ma il tocco
delle mani tue
e alle lacrime
non potei urlare
di me
che già
ti avevo
in Paradiso.

Tempio/Neve

“Ce li immaginiamo così i Greci, bruni, con la carnagione olivastra, filosofi, adoratori di divinità ubriache d’ambrosia lassù sull’Olimpo, dove essi ce la mettevano tutta a raggiungerli col fumo ed il profumo delle carni sacrificali. Ma probabilmente sbagliamo: i Greci forse non adoravano che la legge, l’amore, la guerra, la sapienza, la politica e queste ed altre cose innalzarono al rango di divinità, diedero ad esse un nome, un aspetto umano che celebrarono con statue e templi imponenti, segni concreti dei loro ideali e delle loro certezze che hanno sfidato secoli ed intemperie…nè Hermes, nè Atena, ma idee, pensieri che avevano nel cuore e nella mente e che ancora oggi ci raccontano la loro immortalità”. Giulia

Tempio

 

Si erge
il tuo corpo
marmoreo
io mi arrampico
tra scanalature
erose dalla
passione
oltre al capo
oltre alla fronte
solo cielo
sei la sede
del Cielo
custode di nubi
passeggere
e dei raggi
di Helios

 

colonne 

Neve

 

Per sognarmi
neve
ed unirmi
alla terra
nacqui.
Mi condannò
per sempre
lo scalpello
ad essere
amato
verso
il Cielo.

Sete/Corpo

Senza foto ahimé… Splinder non ci vuole più bene! Speriamo che i versi siano abbastanza rappresentativi… Un abbraccio fortissimo a tutti 

Sete

Baci e parole
umida linfa
nelle vene scorre
poi sul tuo petto
mi accartoccio
come una carezza.

Corpo

Non bruci
gli occhi
ma il cuore
ora che illumini
la calura
d’un tepore
ignoto.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte trentasettesima)

Solitudine

L’eremita
Se fossi sicuro di riuscire a sconfiggere l’attesa…forse riuscirei a cambiare: è quella che mi snerva perché non so che cosa attendo e soprattutto quando dovrà avvenire…tutta la vita ho avuto la sensazione di dover fare qualcosa che non sono mai riuscito ad identificare con certezza…era una condizione di forte irrequietezza, ma di volta in volta gli scopi per quanto lontani da raggiungere si presentavano e catturavano ogni mia risorsa… non c’era tempo per la noia… mi sembrava una situazione  inconcepibile…ora invece forse potrei definire noia questa attesa insopportabile dell’ignoto…e non dirmi che aspetto la morte, perché mi sembrerebbe di perdere tempo… dammi una ragione per questa stasi… tu se vuoi puoi riuscirci.

Abelardo
Che ti posso dire…noi siamo come bottiglie di vetro trasparente…ci sono molti fattori che contribuiscono a donarci di volta in volta un colore piuttosto che un altro…ma anche il vetro trasparente possiede un colore per quanto provvisorio… in natura il neutro non esiste, è una mera convenzione…l’attesa è uno dei colori, amico mio, sta a te esporti alla luce e renderlo brillante oppure rimanere nel buio…i colori non si vedono, ma ci sono lo stesso… in fondo è uno spreco per gli occhi, un colore che non si può apprezzare…ma Dio ci vede anche di notte…
Non avere paura della notte, se proprio non ne puoi o non ne devi fare a meno…ma sii sincero con te stesso…il buio inevitabile è condizione di pochi…e quegli stessi pochi cercano di solito di sfuggirlo con le tutte le loro forze

L’eremita
Facile a dirsi, ma non a farsi…non posso mica mettermi fuori dalla porta e dire a tutti quelli che passano:”ti stavo aspettando” e magari essere pure fiducioso e col cuore aperto alle esperienze…nella migliore delle ipotesi le persone mi tratterebbero come un  mendicante…nella migliore.

Abelardo
E tu provaci, potresti rimanere sorpreso…meglio che attendere soltanto la solitudine…la libertà di non sapere cosa fare è assai pericolosa…può portare a gesti inconsulti…io sono preoccupato per te…devi cercare di dipingere la tua giornata in un modo o in un altro e l’attesa potrà assumere dei significati insospettabili…una pienezza che fa bene al cuore…in fondo la tua esperienza è universale…siamo tutti pellegrini nell’attesa di qualcuno che ci dica:”ti stavo aspettando”, diversamente che senso avrebbe camminare, se non ci fosse una meta da raggiungere…sarebbe una fatica priva di senso e al mondo tutto ha un significato ben preciso…e se proprio non vuoi uscire dalla casa dove stai rintanato apri il tuo cuore…e dillo a Dio, all’Angelo custode o a Maria, che Li stai aspettando…prima o poi Qualcuno Si libererà dagli impegni…certo è che se tu non preghi, né ti cibi di Dio…Dio Si immola per qualcun altro e Maria non può intercedere se non Glielo chiedi e l’Angelo attende come attendi tu e così vi frustrate in due…chissà quanto deve patire il tuo Angelo a vederti così ripiegato su te stesso e per che cosa poi? per pensare al nulla… o meglio per dire di non pensare e costringere il cervello a pensare di non pensare…che fatica! Quella sì che è una fatica priva di senso…fai stancare anche me.
Attendi al limite solo il giorno…parti da questo piccolo grande presupposto…dillo almeno al giorno che lo stavi aspettando…anche il sole ha piacere di essere gradito, scalda con più attenzione…dillo al mare quando si placa perché anche lui ha bisogno che qualcuno respiri la bonaccia come la tempesta…ma tu devi sforzarti di capire la differenza tra la bonaccia e la tempesta…così come il mare si sforza di recare profumi diversissimi a tutti gli esseri viventi perché cerca di interpretarne le esigenze… se non ci credi soffermati sul pontile di sera e vedrai quanto può essere accogliente il calore del giorno quando si incontra con la prima brezza della sera…e non è poesia…semplice poesia…sono sensazioni che ti possono far chiudere gli occhi e dire:”Aspettavo questo, ho atteso tutta la giornata soltanto questo”.

Ad occhi aperti/Tenerezza

Ad occhi aperti

 

Bella è la spiaggia
e nostra
per questi frammenti
di rosso corallo
ed il tuo volto
pallido
che guarda lontano
mentre stringi
la mia mano

 Spiaggia di Cavoli

 

Tenerezza

 

I tuoi occhi
sono capezzoli
azzurri
ed i tuoi seni
due occhi neri
in cui mi perdo
con tenerezza
irrefrenabile.  

L’eremita (seconda parte) (Scena unica-parte trentaseiesima)

fiore pompeiano

 

L’eremita
Allora finché c’è sofferenza c’è anche vita e la morte non è poi così vicina come noi crediamo… nonostante l’acutezza del dolore e il senso di una impotenza che si percepisce come definitiva…ogni momento di disperazione è quasi una sorta di meccanismo di difesa della parte di noi che ancora vuol andare ancora avanti…di quella parte che è già oltre l’ostacolo, ma che nonostante ciò non può fare a meno di risuperarlo… come se le difficoltà avessero una capacità di dilatazione immensa, ma sempre almeno pari alla speranza e all’istinto di sopravvivenza.

Abelardo
È un sogno: te l’ho già detto, e nei sogni non si muore mai, anche se il sangue sembra vero e le ferite dolgono, anche se si può piangere di uno strazio incolmabile in quella che è pura immaginazione…un giorno il sole ti risveglierà e non avrai più bisogno di occupare il tempo, perché il tempo dell’eternità sarà il tuo nuovo motore. E capirai pure che le fragole non  nascono dai semi dell’orzo; perdonami l’esempio ma…in questa vita siamo davvero dei contadini maldestri, non conosciamo nemmeno le stagioni e pretendiamo di raccogliere frutti diversi rispetto ai talenti che abbiamo investito.
Se hai amato la parola, se hai avuto davvero questa fortuna, non puoi pretendere che questo amore generi oro o gioielli, perché i beni di questa terra non hanno il dono della vita.
Se hai amato il denaro sarà questo la tua unica ricompensa: la ricchezza è come un fiore senza stame e pistilli; la sua bellezza viene adorata dagli uomini, ma gli insetti passano alla larga, perché non possono sprecare neppure un istante della loro breve vita.
Forse gli insetti hanno ricevuto in dono un senso del tempo che non ci appartiene, ma dovremmo imparare ad osservarli con maggiore attenzione.
Il fatto è che spesso abbiamo crucci che consideriamo vitali, ma che in realtà non lo sono; se lo fossero il nostro approccio sarebbe molto più diretto ed essenziale.
Tu stesso sei qui da me per risolvere quelli che credi problemi…ma sono soltanto domande che si esauriscono in se stesse; tu non vuoi risposte, ma solo un poco di sollievo momentaneo, una boccata di ossigeno.
Ma se la tua vita durasse soltanto lo spazio di questa confessione e tu ne fossi consapevole, credi che mi rivolgeresti gli stessi interrogativi?
Io penso di no. Mi chiederesti come fare a salvarti l’anima piuttosto, non saresti così intento a guardarti dentro…no di sicuro, per guardare ed in fondo non toccare veramente ciò che deve cambiare.
Tu non vuoi cambiare veramente, perché non ne vedi un’utilità immediata…non senti ancora il respiro dell’eternità.

Quando mi ami/Quel Dio

Quando mi ami

Dopo le carezze
mi graffi l’anima
e scrosti dal cuore
quel Dio invidioso
in cui ti riconosci.
Poi sul seno
scivoli
nel sonno.

Nudo di donna
Quel Dio

Negli occhi
Lo ritrovo
come
nell’altra
vita
mentre
ti aggrappi
al nulla
nel silenzio
immobile

Di questa vita/Noi vivremo

Di questa vita

Raccogliere nel calice
la rugiada
e bere di te
come un sacramento

Laghetti a Lavaredo
Noi vivremo

Col vino
o col sangue
mesceremo
il nostro
mi chiesi
e ti chiesi
eterna sbronza
o doloroso attimo
d’eternità
noi vivremo
elevando
desideri
più colmi
men colmi
d’amore
o d’incertezza
al Cielo
che ci siamo
costruiti
con la gravida
terra.

 

P.s. perdonatemi l’intrusione giuridica ma credo di dover comunicare un informazione che potrebbe essere preziosa: con sentenza n. 11525/2006, la Cassazione ha ritenuto che l’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta in favore dei bambini affetti da handicap sin dalla nascita in quanto la legge istitutiva del contributo (legge 18/1990) non prevede un età minima per l’attribuzione della somma.

Chi dovesse pertanto essere nelle condizioni di richiedere tale assegno si rivolga pertanto all’Inps per conoscere le determinazioni dell’Ente a seguito di tale pronuncia  e fare la correlativa domanda ovvero, in caso di diniego, scriva alla Direzione generale per la previdenza e le politiche sociali (che vigila sugli enti previdenziali) del Ministero del Lavoro e della Previdenza,  ponendo la questione e facendo riferimento alla relativa pronuncia: è pur vero che le sentenze fanno stato soltanto tra le parti del procedimento, ma in una materia così importante lo Stato non può stare a guardare, se il cittadino reclama un suo diritto. Un abbraccio fortissimo. I Vostri commenti ci hanno commosso profondamente. 

L’eremita (seconda parte) (scena unica-parte trentacinquesima)

Sacro in alta Badia
L’eremita

Io vorrei rispondere e non sai quanto… o forse lo sai meglio di me… ma per rispondere ci vuole qualcuno che ti faccia una domanda… qualcuno che ti chieda di fare qualcosa…se ciò che serve nella vita non ti appartiene… se non hai nulla che gli altri possano desiderare… se sei un uomo inutile… non ci saranno mai richieste… né una speranza da alimentare.

Abelardo
La parola inutile… lo sai tu, meglio di me…è formata da due altre parole…tra in ed utile c’è uno spazio bianco che non si vede ma che fa… la differenza…alle persone come te che lo vedono appare un ostacolo perché sembra che l’utilità in questa vita non sia mai raggiunta… non possa essere mai raggiunta…ma sono proprio le persone come te… che devono rendersi conto… le altre non vedono spazi e quindi credono a buono o a cattivo diritto di essere dei protagonisti… ma lo spazio c’è… anche per loro che non lo vedono… lo spazio c’è soprattutto per chi non ha mai avuto bisogno di superare lo spazio… per i malati…per i sofferenti nello spirito… per coloro che sono rifiutati dalla mentalità di questo mondo… per questi esseri lo spazio incolmabile c’è, ma dall’altra parte… loro stanno dentro a ciò che è utile, ne fanno parte inscindibilmente per il solo fatto di esistere…l’impotenza così è soltanto un’illusione momentanea… per chi non ha ancor maturato la certezza di essere oltre…il problema è che la via crucis è fatta di molte stazioni e la certezza non si matura mai, nemmeno un attimo prima di rivoltare gli occhi verso il Cielo… così il cammino appare per tutti il medesimo… ma solo il dolore scandisce le tappe della consapevolezza di essere utile a Dio… chi non soffre e vive nel mondo rifuggendo la sofferenza come un appestato non ha nemmeno incominciato a camminare… è senza gambe e senza braccia perché non ne ha mai sentito l’esigenza…e non sa neppure come  fermarsi…perché nemmeno di questo ha mai sentito l’esigenza…ricorda che Gesù si fermò a pregare nell’orto degli ulivi ed attese i Suoi carnefici…chi attende in preghiera il dolore, saprà offrire a Dio molto di più…ciò che è veramente utile…lo scopo ultimo per cui siamo venuti in questo mondo… ma bisogna maturare la consapevolezza… E anche Gesù pregando ha sudato sangue… non è facile essere ultimi e maturare la consapevolezza di dover attendere il macello a mani giunte… come l’ultimo preziosissimo dono che la vita ci ha fatto… nemmeno per un Dio…così  ti capisco, anima mia… ma anche questo purtroppo non basta…gli apostoli si sono addormentati…Gesù ha vissuto l’abbandono dei suoi più cari amici… proprio nel momento in cui il dolore si faceva più intenso…e così deve essere per te se vuoi vivere nell’utile, se vuoi acquistare la consapevolezza dell’oltre che è già tuo… il mondo deve addormentarsi sordo alla tua voglia di vivere e di essere uomo e non puoi svegliarlo…sarebbe inutile… inutile davvero senza spazi…e ancor più amaro…C’è il dolore costruttivo di chi soffre senza pretendere e c’è quello di chi soffre maledicendo il mondo addormentato ed in definitiva maledicendo se stesso, la sua imperfezione… tradurre tutto questo in una preghiera sarà compito di Maria, ma il cammino si fa decisamente più faticoso. 

Selene/Gioco notturno

“….perchè il poeta ogni tanto alza la voce perchè non può fare altrimenti, è il suo modo di essere e di vivere: nè gli importa che il suo canto sia udito da alcuno:la sua stessa voce è causa ed effetto insieme; la sua creatura, il canto poetico, è ricompensa fine a se stessa. E così il vero artista. Non quello che prostituisce l’Arte al miglior offerente, ma quello che se ne infischia di ricevere ascolto o applausi….” Giulia

Luna dal mio terrazzo

Selene

 Quanta solitudine
in quel disco d’argento.
Secoli e secoli
vegliandola
l’han colmata
di antico pianto,
catino bianco smaltato
Guardala:
è il tuo specchio.

luna doppia 

Gioco notturno

Come un gioco
di prestigio
passerà
il sangue
tra le nuvole
e le stelle
resteranno
nel cappello.
Solo
due lune
usciranno
dai polsini
della notte
per lo stupore
di un momento.

P.s. Così si è presentata sulla mia terrazza la luna nella notte dell’11 giugno 2006. Per una magia inspiegabile sembra quasi raddoppiata: o forse sono i lampioni sottostanti che illuminati  dalla luce rossastra mi hanno ragalato questa illusione. Chi lo può sapere… sognate insieme a noi.

L’orizzonte/Domani

L’orizzonte

Dietro quella linea
tra cielo e mare
solo la mia azzurra
anima sento
sciabordare
a Dio
il suo canto

Leuca

Domani

Rianimare
il mio spirito
come l’orizzonte
la sconfinata
lontananza.
E risvegliarmi
in Ciò
che esisti
vorrei
domani.

P.s. Diamo il benvenuto a Filippo con la speranza che continui a far parte della nostra  comunità. E ci auguriamo con tutto il cuore che anche i ragazzi continuino ad illuminarci in questa splendida estate.

Parole incantate/Sacrificati all’amore

i miei geraneiCarissimi, ci piace pensare alla felicità come ad una pianta che affonda le radici nella nostra vita:possiamo farla crescere alimentandola con il dialogo, la preghiera, il sacrificio, l’amore. I dolori e le sofferenze sono le potature che in ogni modo servono a rinforzarla e rendere la chioma più bella. Una pianta così curata non può che fiorire ed i suoi fiori con il loro colore e profumo coinvolgono necessariamente anche il viandante più distratto. La felicità si diffonde quando i fiori morendo producono semi destinati a germogliare nella vita di altre persone. Nel nostro impegno quotidiano da giardinieri ci avvaliamo di uno speciale manuale di botanica dal quale otteniamo sempre indicazioni e consigli preziosi: i vostri commenti! E a mitigare gli affanni c’è la consapevolezza che anche quando ci addormentiamo il seme della felicità germoglia e cresce da solo (Mc. 4, 26-29). Grazie di cuore per tutto l’affetto che ci dimostrate. Carlo e Giulia

Da Giulia…

 Parole incantate

Sull’orlo della gioia
ci sono parole mute.
Segrete.

Pensieri inesprimibili
forse inafferrabili
aliti di vita
di angosciose certezze.

Sollevami
nel tuo silenzio
abbracciato all’incanto
avvolgimi
con le tue parole.

Segrete.

Da Carlo…

Sacrificati all’amore

Così
fu per
Abramo
sollevare
Isacco.
Come la gioia
del Padre
scintillava
al sole
la lamina
del sacrificio.
Verrà l’angelo
per noi?
Sacrificati
all’amore
sull’altare
di gomma piuma

 

 

Rimorso/Rimorso

Rimorso

Lasciami, sole,
un po’ d’oro
in fondo agli occhi:
oggi ho capito
che il mio più grande
peccato
è di non esser stato
mai
felice.

Il molo di Prà

Rimorso

Nell’incendio
ti ho perso
e solo mare
è rimasto
e poi terra
da tradire
con il mare
ancora.
Sole e luna
tracciarono
la via del rimorso

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte trentaquattresima)

Cielo


L’eremita
Non dovrebbe essere difficile per me…il mondo mi considera già come un filo d’erba essiccato ed amaro che nemmeno le bestie si avvicinano…e mi chiedo da tempo ormai che senso abbia la mia decomposizione… che posso aggiungere alla terra…nemmeno un fantasma di clorofilla io sono…

Abelardo
Nei prati di Dio non c’è l’erba ma solo colore ed il verde unito al giallo dà sempre il blu… non te lo dimenticare…puoi diventare cielo con un solo raggio…quello stesso raggio che ti ha seccato…anche se il tuo colore è solo un ricordo sbiadito… come la follia, la miseria in cielo fa cantare gli angeli ed ogni malato che giunge in paradiso mette Dio di buon umore… ma a parte ciò di per sé non conta quel che il mondo ha pensato di te, il disprezzo del  mondo non ti salva se non sei riuscito a farlo diventare un premio… il premio a cui più ambisci…non devi solo accettare la croce ma essere persuaso che sei una croce…che se stendi le mani tu sei una croce di incommensurabile bellezza…. perché tu cammini tra gli uomini e puoi essere simulacro vivente del sacrificio di Cristo.

L’eremita
Magari riuscissi a stendere le braccia… magari potessi… io sono inchiodato all’indietro…non posso amare nessuno, nemmeno me stesso…vado contro alla vita come un cuneo spuntato… come un ariete stanco che scuote la testa e non capisce perché qualcuno continui a sbattergliela contro il muro… tanto il muro non si rompe…tanto non ci sono varchi, né porte da abbattere…solo la calce strisciata che brucia

Abelardo
E quando avessi trovato il varco che faresti? Una volta entrato nella vita che vorresti pensi che potresti rimanerci a lungo o che sia più duraturo rimanerne fuori nella ricerca del passaggio?
E magari accorgerti che la direzione giusta era un’altra… che forse quel che hai sempre cercato ce lo hai sempre avuto dietro alle spalle…
Tu non sai che vuol dire stare all’aperto sapendo di avere un cielo ed una foresta… ed è un peccato perché quelli… quelli davvero non può toglierteli nessuno, nemmeno l’eternità che deve pur regnare su qualche cosa, deve avere uno spazio…è lo spazio ciò che conta…quel luogo da cui vuoi disperatamente allontanarti…ed invano! Per fortuna invano… per te dico…che puoi sempre vivere del segreto delle piante, del mistero che regge la natura in silenzio, con maestoso silenzio e luce…tieni in mano la luce… amico mio… la luce degli spazi aperti… di quelli che fanno più paura perché sono rassicuranti, perché ti attendono con affetto e devozione celeste… lo senti il vento che dice di sì…anche quando urla nel gelo…eppure non ha una meta, non ha uno scopo se non quello di spirare finché ci sono le nuvole…fa’ come il vento, rispondi al motore che ti muove senza paura e senza obiezioni, le obiezioni non esistono…esisti tu e Chi ti ha voluto, il resto è fatto di particolari, di insignificanti particolari che non riusciranno mai a fermare la vita.