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L’essenziale/Pietre


L’essenziale

Spogliarmi
di tutto il superfluo
stendere l’anima
nuda
accanto alla tua
vorrei
per vivere insieme
in perfetta
letizia
abitare Dio e
esserne dimora


Pietre

Come pietre
appaiate
a far cintura
al mare
stendiamo
la vita
intorno
alla vita.
I gabbiani.
ci guarderanno
imbrunire
di luce.

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  1. mai come in questi giorno impegno e affetto è stato più profuso, facendo sì che questo spazio appartenga davvero a tutti. E credo che davvero ognuno di noi abbia capito quale importanza abbia il proprio ruolo nel lasciare una traccia di sè stesso che possa essere un dono per gli altri. E’ lo spirito che anima questo blog a sorprendermi, a colmarmi di gioia ogni volta che mi ci ritrovo sopra. Credo che sia un grande atto d’amore quello di spogliarsi di tutto il superfluo nel tentativo di stendere vita intorno a vita, nella speranza di creare un cerchio di anime, in letizia…credo che sia la meta del pellegrino abitare Dio ed esserne dimora! Le parole delle vostre liriche, carissimi Carlo e Giulia, non sono solo versi messi insieme da figure retoriche, sono parole di vita che noi abbiamo dimostrato di voler far vivere nel nostro animo facendo da eco, condividendo con voi il desiderio che ci portiamo dentro di rendere noi stessi ed il mondo in cui viviamo un po’ più ricco di “divina umanità”. Mi unisco quindi a Filippo nel ringraziarvi per questa bella opportunità di confronto che le vostre liriche e prima ancora le vostre anime sono in grado di donare a tutti noi. Buona domenica a tutti. Paolo

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  2. Scusatemi, vorrei dire ancora una cosa, visto che siamo tutti interessati a vivere in un mondo migliore, se non altro per i nostri figli, vorrei dire che l’importanza di dire come ben detto SI o NO é una questione di rispetto che nasce dalla consapevolezza. I giovani non hanno alcuna colpa, so bene che un giorno mia figlia mi chiederá quel dato paio di scarpe (per ora la sua scelta si limita al colore) ma al di lá del rispetto per i soldi, che probabilmente si metterá da parte per comprarle, quello che spero é che abbia i mezzi per scegliere con la sua testa e questa é una mia responsabilitá. La scuola, almeno quando ci andavo io, mi ha insegnato tanto, a conoscere e amare le potenzialitá dell’uomo, quello di cui ha mancato peró é l’attualitá, intesa come storia del popolo, del piccolo. Le corporazioni piú ricche del mondo si arricchiscono alle spalle della povertá, i jeans che compriamo perché alla moda sono fatti da bambine in Cina che lavorano giorno e notte e sono pagate pochi centesimi, la materia prima dei cellulari proviene dalle regioni piú povere dell’Affrica…ecco, non credo che queste siano solo parole dette da ambientalisti eccentrici, sono realtá di cui noi tutti ci rendiamo responsabili nel momento in cui diveniamo consumatori. Dio vuole che siamo felici e la felicitá che rende il cuore leggero e appaga, non per un giorno o due, ma per sempre é il prodotto della responsabilitá che abbiamo verso i nostri figli, il nostro vicino di casa e il mondo in cui viviamo, siamo abitanti del mondo!! Ci sono troppi segreti, troppe notizie manipolate e sono proprio queste a farmi sentire nient’altro che una pedina di una scacchiera, un burattino di legno con i fili guidati da un uomo senza nome e senza faccia…questo voglio dire ai giovani, imparate ad amare la differenza, ad amare le vostre teste per quello che sono, al sentirvi responsabili delle vostre scelte, perché non siete anonimi, siete esseri stupendi cosí come Dio vi ha creati e piú siete leggeri piú riuscirete a volare. Con affetto Alberta

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  3. Io vorrei ringrzzaire davvero di cuore a nome di tutti noi Carlo e Giulia per la loro preziosa testimonianza, perchè di questo si tratta. Con le loro liriche ci hano testimoniato la ricerca di un’essenzialità ricca di attenzione verso lo star bene insieme. Ci hanno comunicato quella gioia della comunione sponsale, familiare, amicale, inesprimibile e infinitamente più ricca del “benessere” di marca pubblicitaria. Non è certo ancora il traguardo di beatitudine promesso da Cristo per la vita eterna. Ma è già l’allegria di chi ha trovato il tesoro nascosto e felice si lascia alle spalle le vecchie sicurezze per non perdere il bene più prezioso (Mt. 13,44). Grazie dal più profondo del cuore. Filippo

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  4. credo che una certa disciplina dell’essenzialità vada poi esercitata, credo sia necessaria, ma se in essa il cuore non giunge a vivere e a comunicare la ricchezza di ciò che la rinuncia gli ha fatto trovare, la persona si sente – e si vede! – tarpata, frustrata! La norma quindi dà la cornice, ma la tela deve riempirsi di colori!

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  5. E prima ancora del rapporto con cose e persone è fondamentale la sua relazione con il Creatore! Il cristiano è colui che intende ricordare che al di sopra dei valori economici rimane inviolabile il valore della persona stessa:che la vita umana ha il suo senso nel riferirsi ad un bene, ad una giustizia superiore ad ogni interesse di parte. Filippo

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  6. ma per il credente la scelta dell’essenzialità non ha solo un valore ascetico. E’ molto più rilevante il suo carattere di profezia. Con la sua sobrietà il credente annuncia una diversa concezione del mondo, Alessandra prima parlava giustamente di testimonianza, del suo stare nel mondo, del suo rapporto con le cose e con il prossimo. Filippo

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  7. e sappiamo anche,per esperienza, che rifarsi alla mentalità corrente non ci può essere di alcun aiuto. Nel nostro sistema di vita il rischio della schiavitù nei confronti del denaro e delle comodità lo si corre persino coi gesti più abituali…a questi sbandamenti si agisce controsterzando:liberare, snellire, semplificare. Tornare all’essenziale.

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  8. non è solo un’alternativa tra bene e male, ma soprattutto un esercizio di critica – su se stessi, altrimenti è gratuito puritanesimo sulle scelte altrui – circa il rapporto tra sè e le cose. Là dove è facile perdere l’equilibrio.

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  9. Parliamo di ESSENZIALE e spontanamente intendiamo ciò che è INDISPENSABILE, ciò che non può mancare in quanto necessario per vivere. Una sorta di concetto limite: fino a dove si può spingere la rinuncia a questo o a quell’oggetto, a questa o a quella opportunità?

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  10. non so se con mio marito siamo riusciti in qualche modo a “testimoniare” un vivere essenziale:se gurado indietro mi sembrano più frequenti i “tradimenti” e le “infedeltà” rispetto ai valori che ci siamo proposti di vivere in famiglia. Siamo certi però che se ci mettiamo nelle mani del Padre Egli ci guiderà nel cammino che dobbiamo ancora compiere per aderire al progetto che ha preparato per noi.

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  11. noi dal canto nostro abbiamo avuto modo di renderci conto che il discernimento è molto più facile da realizzare se si è più vicini alla parola di Dio, se alla sua presenza nella preghiera e nell’ascolto della parola ci si affida a lui e non ci si fida solo di noi stessi

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  12. io e mia moglie riteniamo comunque che sia molto difficile fare le scelte giuste, date le diverse opzioni che la vita ci offre, per individuare le cose che sono veramente importanti senza farci trascinare dal consumismo. Ed è forse ancora più difficile, una volta operate certe scelte, amntenere il nostro comportamento nella giusta misura, senza eccesssive rigidità. Salvatore

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  13. ed io sono convinto che il quotidiano con cui ci confrontiamo, con i suoi piccoli e grandi SI e NO è la continua verifica di questo vivereil creato nell’armonia dell’amore, in quella perfetta letizia di cui si parla nella prima lirica!

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  14. in tal modo, come dice giustamente Rossana, considerare l’uomo con tutte le difficoltà dovute alla sua umana debolezza diventa la priorità a fronte di tutte le possibili speculazioni.

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  15. Il non considerare i propri diritti come una barriera invalicabile da difendere ad ogni costo contro invadenti vicini, l’essere sensibili alle esigenze degli altri anche attraverso piccoli gesti che costruiscono un buon rapporto tra le persone, il non abbattersi in modo irrimediabile quando va tutto male, il condividere con gli altri gioie e dolori del nostro cammino sulla terra, il vivere con la speranza che tutto deriva dal credere che non siamo solo ma che c’è anche Chi non ci abbandona mai e ci indica la via, questo è per me l’atteggiamento di un vivere essenziale che si tradurrà nel relativizzare i beni, il potere, il successo come uniche fonti di gioia. Rossana

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  16. io credo che solo l’MORE, la ricerca della VERITA’ e della SOLIDARIETA’ possano essere i filtri attraverso cui guardare il quotidiano con essenzialità. Costanza

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  17. è forse essenziale avere la tv al plasma, il video telefonino all’ultimo grido, l’home theatre, frequentare un certo locale, avere una macchina magari con grandi sacrifici economici? La nostra costruzione interiore passa sicuramente attraverso le nostre scelte quotidiane, ma queste sono solo il risultato della nostra disponibilità ad ascoltare quanto lo Spirito del signore, che accompagna il nostro vivere, ci indica. Enrica

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  18. e se invece fosse uno stato d’animo che dobbiamo costruire, coltivare in noi stessi per non cadere vittime del consumismo dell’essenziale che ci viene proposto in maniera più o meno evidente dalla cultura del momento?

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  19. ma se con serena oggettività cerchiamo di definire ciò che è veramente essenziale per il nostro vivere quotidiano e per quello delle persone che ci sono care, cosa potremmo dire?

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  20. soprattutto per noi giovani questo è davvero un tasto dolente…amiamo conformarci, essere apprezzati perchè uniformi a tutti! Tutti con quel cellulare, con quelle scarpe! E’ essenziale per sentirsi bene con se stessi…ma sarà davvero così? Alice

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  21. in effetti la quotidianità, la pressione alla conformità esercitata dalla società ci indica “l’essenziale” per vivere accettati ed apprezzati da chi ci sta intorno. Il consenso benevolo del nostro vicino è non solo gratificante ma è anche spesso una guida per le nostre scelte, pur considerandoci quasi sempre liberissimi di fare le nostre scelte.

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  22. io vorrei ora essere un po’ provocatorio (ovviamente a fin di bene!) Pensavo che il vivere essenziale, il non darsi pensiero per la nostra vita, per cosa mangeremo, per cosa vestiremo, sono in realtà tutte provocazioni evangeliche, che noi condividiamo a livello di principio, che consideriamo valide, che sovente ci fanno pensare, riflettre, ma che molto più frequentemente lasciamo più o meno inconsciamente da parte nel nostro quotidiano per un sereno vivere.

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  23. ed io invece ho imparato grazie a tutti voi che il concetto di base che ne scaturisce è che il rispetto del prossimo e dell’ambiente che ci circonda devono essere alla base del nostro agire quotidiano se vogliamo essere pellegrini con la P maiuscola! Carlotta

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  24. e da questo punto di vista sono convinta che la famiglia, cellula più piccola della società, debba trasmettere ai figli uno stile di vita che non si appiattisca su quello dei modelli correnti di consumismo.

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  25. E dietro un gesto apparentemente spontaneo come fare la spesa si nascondono problemi gravi, di natura politica, sociale ed ambientale, che non si possono ignorare. rossana

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  26. Io penso che il fulcro della semplicità stia nel rieducarsi ad uno stile di vita più sobrio, in cui ognuno si assuma le sue rsponsabilità e comprenda che il comportamento di ogni singolo individuo si ripercuote su tutta l’umanità. Il nostro consumo riguarda tutto il pianeta, l’umanità intera a diversi livelli. Luciano

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  27. ed allora aggiungo ancora una precisazione:l’essenzialità di una coppia è l’amore, non solo la stima o l’affetto, ma amore inteso nel suo significato più profondo, nella rinuncia di sè per donare all’altro. Filippo

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  28. a tal proposito vorrei aggiungere che nella coppia l’essenzialità è appunto condivisione e accettazione dell’altro per diventare un0unica “essenza”, anime nude distese l’una accanto all’altra, pietre appaiate! Che bellissime considerazioni hanno suscitato i vostri versi unici nel loro genere! Furio

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  29. essere essenziali non per soffrire, ma per condividere, anteponendo il bene comune al proprio tornaconto personale e mettendo a frutto i doni che ciascuno ha ricevuto da Dio. Mario

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  30. e poi vorrei sottolineare che essenzialità non vuol dire necessariamente tribolazione, ma capacità di dare il giusto valore alle cose, affinchè non diventino idoli materialistici ma solo strumenti per raggiungere il nostro unico obiettivo che è Cristo.

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  31. per i cristiani San paolo nella lettera ai Romani dice: “Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio…Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto”.
    San Paolo ci ricorda che essere essenziali vuol spesso dire essere controcorrente e questo messaggio è in parte ancora valido ed attuale, perchè ci invita a seguire la volontà di Dio evitando di subire ciò che la nostra società vorrebbe imporci. Filippo

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  32. e a questo punto allora io mi chiedo: che cos’è quindi l’essenzialità? Dare una definizione precisa non è possibile. E’ per me un termine profondamente soggettivo:quello che è essenziale per me può non esserlo per te. Il desiderio della felicità spinge tutti a cercare chi una strada, chi un’altra;alcuni la troveranno nella gioia del dono, nell’accoglienza alla vita…altri penseranno di trovarla nel piacere, nel potere, nel lavoro, nel denaro…

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  33. proprio in questo penso risieda il cammino di spogliamento, di purificazione a cui allude la prima lirica (che esplicitamente richiama la figura di Francesco!), cammino di santità:quando la nostra anima, il nostro cuore sono tesi verso la casa del Padre e siamo capaci di vivere alla sua presenza durante le giornate, di riflesso la nostra quotidianità sarà fatta di piccole e grandi scelte di essenzialità. E’ questo il messaggio profondo delle due liriche e ringrazio veramente con affetto Carlo e Giulia per la riflessione che hanno innescato…la poesia è davvero in grado di smuovere montagne!

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  34. Io credo che sia comunque di importanza fondamentale, al di là di tutte le nostre parole, tendere all’essenzialità del nostro cuore:riuscire a sentirci liberi da ogni condizionamento e schiavitù, da forme di invidia e gelosia, rancori o pregiudizi…

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  35. mi sembra chiaro che se l’essenziale è invisibile agli occhi dobbiamo stare attenti a non sentirci a posto solo per alcune piccole scelte di sobrietà concreta…direi che il vostro messaggio è bello chiaro! federico

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  36. a noi è capitato più volte di condividere tra noi e i nostri amici il profondo desiderio di fermarci, di offrire maggior spazio a ciò che veramente conta, a ciò che dà senso e gusto alla vita:forse questo sogno sarebbe realizzabile proprio nella misura in cui fossimo capaci di scelte più radicali, di vera sobrietà ed essenzialità.

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  37. e così la preghiera, il dialogoe i rapporti umani, spesso lo stesso riposo, vengono sacrificati, quantomeno relegati nei ritagli di tempo, a causa dei ritmi frenetici delle nostre giornate. Paola

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  38. In effetti mai come in questo periodo io e mio marito ci siamo resi conto di come la nostra vita sia fagocitata dalla fretta dei mille impegni che rende l’esistenza una corsa affannosa in cui non si ha più tempo per pensare alle cose più importanti, fondamentali, essenziali per l’appunto! Rossana

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  39. A me è venuto in mente il celeberrimo passo del Piccolo principe di Saint-Exupery: “L’essenziale è invisibile agli occhi”, recitava la volpe! Ma dai vostri commenti mi rendo conto di quanto invece possa essere visibile alla coscienza di ciascuno. carlotta

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  40. Essenzialità e sobrietà sono due termini associati per me ad uno stile di vita “silenzioso”, poco appariscente, ma non per questo dimesso, in contrasto con uno stile “chiassoso” sempre all’ultima moda…si tratta in definitiva di trovare il giusto equilibrio tra eccesso e rinuncia

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  41. Anche da noi in casa si parla spesso di certe conseguenze che derivano dai nostri “normali” sprechi e quindi ci si sforza tutti di vivere l’essenzialità nelle piccole scelte e nei gesti di tutti i giorni. Lidia

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  42. Anche se non posiamo dire di essere sempre testimoni coerenti di essenzialità, di certo ci sentiamo assai sensibili a questo tema. I nostri sono solo modesti tentativi di vivere l’essenzialità nelle piccole e grandi scelte di ogni giorno: dall’attenzione a ogni tipo di spreco a cercare di evitare acquisti superflui. E cerchiamo di trasmettere anche ai nostri figli la stessa cosa, non tanto perchè così la bolletta è meno cara ma perchè si può aver risetto di un bene che è comune e non ineusaribile ed il solo fatto di poterne uufruire in abbondanza non ci autorizza a consumarne più del necessario. Riccardo

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  43. Per noi una vita sobria è anche bella e vera:diceva ieri Alberta “Guardate i gigli dei campi come crescono;non filano,non tessono eppure io vi dico che neanche Salomone con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro”. In casa abbiamo deciso di vestire semplicemente, di usare auto economiche, di non fare vacanze in modo consumistico, di guardare in modo selettivo la tv, di farci da mangiare in modo sano, facendo noi pane, conserve…crediamo che ogni tanto sia importante fermarci, leggere, scrivere, cantare e gustare quanto di più bello e buono questa vita con semplicità ci offre. Salvatore

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  44. Siamo poi stati posti nel modo, credo, per goderne ma anche per custodirlo, magari per migliorarlo, non certo per saccheggiarlo, spremerlo come un limone, deturparlo in nome di un appetito che non si placa mai, come la fiera di cui Dante parla: “E la natura sì malvagia e ria/ che mai non empie la bramosa voglia/ e dopo ‘l pasto ha più fame che pria.”

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  45. ed è proprio questo il messaggio fondamentale che la scuola dovrebbe passare:dovrebbe insegnare l’essenzialità. Dovrebbe trasmettere a noi studenti che l’amore per lo studio, per la storia è quanto di più essenziale abbiamo come viatico. Francesco

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  46. mi pare poi chiaro a questo punto che la ricchezza sia un idolo che prima o poi si rivolta contro chi lo adora prima ancora di averlo trovato! Del resto la ricerca della ricchezza, che si basa sull’ingiustizia, ha pervertito il rapporto tra il Creatore e la creatura, tra il tutto e le parti:la vita dell’uomo e della comunità è spesso ridotta al solo fatto di produrre e consumare.

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  47. c’è però una cosa che forse non troveremo nella sacca del pellegrino, ed è la meta! Perlomeno se con questo termine intendiamo un luogo in cui si arriva e ci si ferma:il pellegrino è fatto per camminare, per non fermarsi. Infatti il grido dei pellegrini jacobei non è : “Santiago!”, ma “Ultreja!”, sempre oltre. Allora in questa ottica anche la nostra vita è un cammino senza fine, di tappa in tappa, ogni giorno un passo in più verso l’incontro con Dio.

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  48. La sobrietà, l’essenzialità è dunque uno stili di vita che può ispirare il nostro comportamento in ogni occasione. all’inizio può sembrare difficle abbandonare determinate certezze, ma poi, quando l’essenzialità diventa stile, allora tanti gesti vengono fatti con estrema naturalezza. Marta

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  49. Il pellegrino poi condivide il pane, l’acqua..offriamoci vicendevolmente cultura, buon umore, aiuto nella necessità:sobrietà nella condivisione! Mi pare che questo avvenga su questo blog ed è una grande ricchezza:quasi quotidianamente si stende la vita intorno alla vita e Crlo e Giulia distendono le loro anime per permettere ai nostri cuori ed alle nostre menti di aprirsi e farsi dono per gli altri. Grazie di tutto questo. ammiratissimo. Nicola P.

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  50. Il pellegrino è anche attento all’ambiente che attraversa, parla poco ed ascolta molto, per vivere a fondo l’esperienza dell’incontro con persone e realtà diverse. Noi invece trascorriamo spesso la giornata assillati quasi dalle persone e dai media che ci “vomitano2 addosso fiumi di chiacchiere, commenti, notizie in un vortice che ci frastorna. dobbiamo imparare la sobrietà anche nelle parole!

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  51. nella sacca del pellegrino troviamo poi un altro insegnamento: il riconoscere e accettare i propri limiti, il divario fra il dove arriviamo e il dove vorremmo arrivare, fra il come siamo e il come vorremmo essere. senza punte di orgoglio per il successo e senza frustrazione per i fallimenti. “Non cercate cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili”. E’ la sobrietà delle aspirazioni! Corrado Fadda

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  52. io vorrei ritornare all’amo lanciato da Paolo. Credo che la sobrietà sia anche libertà:ogni volta che si lascia qualcosa si crea uno spazio per altre infinite possibilità, come il pellegrino che, senza una dimora fissa, può spostarsi dove vuole e la sua casa è il modo. E a tal proposito mi pare importante che la meta sia quella di abitare Dio e farsi poi Sua dimora!

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  53. E’ proprio vero, sono le piccole scelte quotidiane che fanno la differenza ed é importante conoscersi bene per scegliere ció che ti permette di ricercare l’armonia o per lo meno di riuscire a mediare allo stress che bene o male viene imposto. Io ho deciso di restare a casa con le mie bimbe, almeno fino a quando la piú piccola andrá a scuola, viviamo con uno stipendio e Dublino é una delle cittá piú care d’Europa, (siamo anche stati senza lavoro per alcuni mesi), certo, soldi da parte non ce n’é ma so che se lavorassi sarei stressata da mattina a sera e non credo ci siano soldi al mondo che possano sostituire l’equilibrio domestico. Trovo sia giusto apprezzare chi produce senza inquinare l’ambiente quindi cerco di comprare biologico per quanto possibile scegliendo tra qualitá e quantitá (gli italiani mangiano bene ma mangiano davvero troppo!!), limito l’uso di carni, é vero che Dio le ha messe a nostra disposizione ma quello che é diventato il commercio delle carni é assolutamente disgustoso…, non dico con questo che bisogna essere vegetariani, parlo del mangiare perché so quanto sia importante per noi e quanto sia bello mangiare per vivere e non viceversa, non parlo di roba di marca perché per quanto mi riguarda sono davvero un’insulto alla povertá…quasi tutto quello che ho in casa e addosso é di seconda mano e ne sono ben contenta, ci sono mille scelte che si possono fare per cercare in qualche modo di riavvicinarsi al creato, per trovare una certa calma interiore, cosí da essere piú recettivi verso gli altri. Scusate la pappardella, non vuole essere una polemica o predica, il fatto é che piú si guarda all’essenziale o importante piú lo si ricerca, lo si ricerca come si ricerca la preghiera, diviene parte di noi e ci fa stare bene, anche senza soldi in banca. La salute, quella si che é importante, finora non sono stata provata, anche la piú semplice febbre nelle mie bambine mi terrorizza pur sapendo che é solo temporanea, e infatti, quello che spero é che se dovesse succedere qualcosa, che succeda pure a me, sempre mi ripeto che Dio conosce i nostri limiti e non ci imporrebbe mai una croce che non siamo in grado di tenere…o forse farebbe in modo che qualcuno accanto a noi ci aiuti a portarla, come ha fatto con Suo Figlio. Alberta

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  54. e se frughiamo nella sacca del pellegrino scopriamo che egli ha tempo: al pellegrino è sconosciuta la fretta, si prende il tempo che gli serve per il viaggio, ma anche per la solitudine, il silenzio, la riflessione. E’ la risposta all’invito “Venite in disparte…” (Mc. 6,31) in contrasto con la nostra vita frenetica, senza pause, con questo agitarci per essere all’altezza delle attese!

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  55. mi pare che Paolo abbia toccato un tasto fondamentale: lasciare indietro ciò che ci “pesa” per dare spazio a ciò che veramente conta. E ciò che veramente conta è imparare a stendere la propria anima accanto a quella di chi amiamo, per poter veramente vivere una relazione alla luce della autenticità, senza fronzoli, senza falsità. Sapete che significa vivere insieme in perfetta letizia? quante volte io mi addormento alla sera senza aver potuto toccare con mano questa esperienza della perfetta letizia…ed è un fallimento, una frustrazione! Ho dato importanza ad altre cose, non all’incontro, non alla relazione, non alla preghiera! Paola

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  56. vedi, caro, non si tratta della povertà dell’indigente, ma di chi si contenta del necessario, si fida di Dio e si affida ai fratelli. E’ molto diversa la cosa! Se togliamo il superfluo dalla nostra vita, facciamo posto in noi a quello che conta, alle relazioni, all’esperienze, agli incontri:la sobrietà che diventa ricchezza!

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  57. eed infatti la prima regola di chi si mette in viaggio, soprattutto se va a piedi, è quella di portarsi solo l’indispensabile, per non appesantirsi inutilmente. Se consideriamo quanti bisogni indotti ci spingono a sovraccaricare la nostra vita di cose che non ci servono, viene da chiedersi se non sia opportuno e vantaggioso un ritorno all’essenzialità o, in altre parole, alla povertà.

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  58. Queste due splendide liriche mi hanno fatto riflettere molto. Ho pensato alla sobrietà che è una caratteristica fondamentale del pellegrino. E’ interessante, credo, considerare la sobrietà e quindi l’essenzialità che possiamo vivere, proprio partendo dall’esperienza di chi compie materialmente un cammino.

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  59. penso che anche il servirsi di prodotti equo-solidali possa comunque essere un segno di essenzialità attenta ai bisogni del mondo e dell’ambiente. Noi in casa cerchiamo di farne uso il più possibie. Lidia

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  60. ecco amici miei, questa è la nostra esperienza circa l’essenziale e il vivere l’essenzialità: non attaccarsi a niente se non a Dio, l’unica cosa essenziale è Dio! Grazie per averci offerto la possibilità di condividere con voi tutto questo! Alberto e Tiziana

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  61. Quando sono arrivati seri problemi di salute abbiamo compreso poi che “chi ha Dio non manca di nulla” e la preghiera in famiglia è ormai da tempo la nostra forza che ci permette di vivere con speranza e gioia ogni attimo della giornata.

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  62. ci hanno rubato l’auto, svaligiato la casa…persino la perdita di un lavoro “sicuro” è stata vissuta in modo relativamente sereno convinti che il Signore ci avrebbe aperto nuove strade. E davvero ce ne ha spalancato di grandiose, dandoci la possibilità di donare in termini spirituali più di quanto avessimo ricevuto in termini materiali!

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  63. Da anni io e Tiziana ci siamo prefissati una regola di vita di cui un capitolo importante è costituito dalla ricerca della povertà esteriore ovvero il non attaccarsi o affezionarsi ad alcun oggetto. Il Signore ha facilitato molto questa ricerca con tanti piccoli episodi.

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  64. Quelle due rocce baciate dal sole e bagnate dalla pioggia mi hanno fatto pensare a Matteo: …”Guardate gli uccelli del cielo:non seminano, né mietono,né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste gli nutre. Non contate voi forse piú di loro?…Osservate come crescono i gigli del campo:non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro…” Non sono parole, sono una vera e propria brezza che mi avvolge nel momento che le leggo, non esiste concetto piú semplice eppure é molto difficile viverle.
    Ringrazio Filippo per il suo augurio, spero che mi guidi nella mia giornata e che mi apra anche solo al sorriso verso le persone che mi stanno accanto e verso me stessa. Un abbraccio Alberta

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  65. belle, belle, belle! Grande lezione di vita oggi! Ottimo spunto per fare il punto della situazione sulla mia vita, se comprare la maglietta firmata o dare un po’ della mia paghetta in chiesa per aiutare chi non ha pane da dare ai figli! Grazie, amici miei, perchè il segreto credo stia davvero tutto lì: nel sentirsi pietre appaiate, nel far stendere la propria anima nuda accanto a quella dell’altro. Alice

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  66. nel mio piccolo ho capito che si bada all’essenziale, che è poi fare o almeno cercare di fare sempre in ogni occasione la volontà di Dio anche nelle inevitabili contrarietà del quotidiano, si può davvero arrivare a vivere come Francesco in “perfetta letizia”. Salvatore

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  67. Credo che in questo sentimento di partecipazione che non è più qualcosa da ammirare, ma è dentro di noi, sia racchiusa la scoperta che tutto è lì e non abbiamo bisogno di null’altro. Federico

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  68. Guardo la foto, mi soffermo su quelle due pietre che”guardano” verso il mare, l’orizzonte. Poi leggo i vostri splendidi versi e penso che riconoscere e sperimentare la nostra dipendenza diretta dall’ambiente e dagli altri esseri (piante, animali, persone) a partire dai bisogni essenziali, significa permettere allo spirito di abitare i nostri gesti, significa entrare in una comunione semplice, profonda e quotidiana con noi stessi, con il prossimo e con il creato. Le pietre sono due, belle, solide. esse si stagliano fiere di essere pietre l’una accanto all’altra, nude e spoglie del superfluo, estasiate dinanzi al creato…sembra quasi si tengano per mano mentre il vento, il sole le scalfisce…è un’immagine assai commovente ! Grazie. Rossana

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  69. Mi ha colpito molto il finale della prima lirica: nessuno può abitare un luogo senza esserne a sua volta abitato; e se un luogo corrisponde ai nostri bisogni autentici, quanto più ci dedichiamo ad esso – ascoltandolo e facendoci da esso conoscere, confortare, sostenere – tanto più ne usciamo trasformati e rafforzati nell’essenza. Sempre di una profondissima leggerezza i vostri versi alati! Corrado Fadda

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  70. Io vorrei soffermarmi sul commento di Filippo. “Esci e fermati” dice il Signore ad Elia. Allora, alla luce dell’essenzialità, alla luce di quel farmi, essere pietra, mi sono chiesta che significa ESCI. Credo che USCIRE significhi leggerezza, affidamento, apertura. Lasciare i nostri progetti, le nostre risposte e guardarci nuavente intorno. FERMARSI invece significa ascolto, profondità:è riconoscere! Si tratta di riconoscere il Signore con il cuore più che con la testa, col cuore di quelle due pietre che se ne stanno là, immobili in mezzo al creato. Si tratta di metter da parte la propria zavorra per lasciare spazio all’ascolto. Una volta usciti, arriva poi il momento di fermarsi e fare silenzio.
    Grazie anche da parte mia per questa bella avventura che condividete insieme a tanti amici.
    Paola (la mamma di Marta)

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  71. come scout l’essenzialità è qualcosa che mi hanno inculcato e trasmesso fin da piccolo, è diventato uno stile di vita, ma personalmente credo che l’essenzialità sia comunque un percorso verso l’espressione della propria ESSENZA, quell’anima nuda, e a tal proposito è evidente che non ci sono canoni, nè parametri da prescrivere, ma solo un percorso da fare che ciascuno misura col proprio passo, cammino, percorso che Carlo e Giulia di sicuro condividono esortandoci a fare altrettanto nelle nostre mura domestiche. Così accade nella coppia dove sono due persone unite nel nome del Signore: nella ricerca dell’essenziale essi scoprono il terreno più fertile per incontrarsi in profondità, per costruire, per trovare insieme una bussola da cui farsi orientare! Grazie Carlo e Giulia per questa ulteriore possibilità di riflessione che mi offrite, per l’opportunità preziosa che a noi tutti donate di confrontarci portandoci a fare un po’ il punto della situazione del nostro cammino personale e di coppia. Lo dico sia dal punto di vista professionale che da cristiano. I miei più sentiti complimenti con grande affetto e stima. Furio

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  72. intanto un complimento per le due belle liriche che lanciano una altrettanto bella tematica su cui confrontarci e che fa un po’ da eco alla pagina di abelardo. personalmente credo che ci siano due punti di vista di guardare l’essenzialità:
    – essenzialità come forma di attenzione verso i poveri del mondo, e quindi ricerca di uno stile di vita compatibile con le effettive risorse del pianeta e con la loro equa distribuzione tra tutti gli esseri che vi abitano;
    – essenzialità dal punto di vista di chi la praticata:una strada per riscoprire sempre di più la propria essenza, per ascoltare, per vivere meglio.
    Anche se questi due punti di vista sono a parer mio inevitabilmente collegati – e invece è proprio uno stile di vita sempre più SCOLLEGATO che rende oggi l’uomo non consapevole del significato e delle implicazioni dei suoi gesti quotidiani – penso che sia assai importante per noi tutti riflettere in particolar modo sul secondo aspetto, per trovare appunto soluzioni che ci possano permettere di vivere e far vivere meglio il nostro prossimo! Sempre puntuale ed eloquente l’immagine scelta ad ok! Una buona giornata a tutti! Carlo

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  73. la presenza del Signore non ha manifestazioni necessariamente clamorose, ma si esprime nel quotidiano e lo illumina, quando spogliandoci, proprio come quelle due bellissime pietre ritratte, aumentiamo la nostra sensibilità; quando riusciamo a liberarci degli ingombri, delle aspettative e dei pesi inutili o secondari di cui spesso ci carichiamo. Avete sempre parole che toccano il cuore! Grazie davvero! Costanza

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  74. mi avete fatto venire in mente un passo dei Re (I, 19, 11-14) su Elia sull’Oreb in cui si dice “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore.” Ma come avvertire la presenza di Dio? Non era nel vento impetuoso, nel terremoto e neppure nel fuoco. “Dopo il fuoco ci fu un mormorio di un vento leggero. Come l’udì Elia si coprì il volto con un mantello, uscì e si fermò.”
    Ecco, l’augurio che faccio questa sera A giulia e a Carlo, a noi tutti, è di avere sempre la semplicità, l’attenzione…essere così leggeri, con pochi vestiti addosso, senza pesi…da poter sentire questa brezza che tutti i giorni arriva! Grazie per questa splendida riflessione che mi avete donato. Filippo

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