A mio padre/A mio figlio

A mio padre
La tue bugie
per farmi star
bene
sono ancor vere
nell’animo mio.
Geppetto e Pinocchio
  
A mio figlio
 
Dietro una favola
ho celato
l’amarezza
della vita
per svelarti
un lieto fine,
quel tesoro
che, nascosto, hai
solo dentro te.

Come l’amore/Anime Giunte

Come l’amore

Ti liberi della femminilità
per essere più donna:
ondeggiano già le spighe
e tu sei più del grano
e non finirai nella macina.
Io guardo il tuo ricordo
e mi basta l’accenno
di un sapore acre
a bruciare il nuovo
mistero…di te.
Concreta è la radura
quando annerisce sotto
la pioggia per noi
che rimaniamo incantati
come di fronte
ai nostri corpi mai
scoperti abbastanza e nudi
come l’amore.

fiori al rifugio Chilwell

Anime Giunte

I tuoi occhi
indossano il colore
delle stagioni
screziano
la mia memoria
con schegge di luce
e tutta sono vestita
del tuo odore
quando a sera
tramonti in me
da sempre
finchè l’alba
non sorprenderà
le nostre anime
giunte in preghiera.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – cinquantunesima parte)

Tramonto su Genova

L’eremita
Ma che cosa si intende per anima universale? Io faccio una gran fatica ad immaginare come potrebbe essere la mia anima…non riesco proprio a concepire un’entità universale… mi sembra solo un concetto astratto.

Abelardo
Se io fossi in grado di spiegarti di che cosa si tratta saremmo giunti alla fine del viaggio…ma come ti ho detto non ci si arriva mai, come non si arriva mai a definire una cosa tangibile…lasciando stare i concetti…è già tanto se qualcuno ha avuto un’intuizione e ne ha concepito il nome…è davvero una conquista, te lo assicuro, anche se lo ha permesso Dio…diversamente nemmeno una piccola luce avrebbe rischiarato il nostro orizzonte…noi ci illudiano di fare grandi scoperte…ma è solo la natura che a poco a poco si lascia rivelare quando è arrivato il momento…quando ci può davvero essere utile…la natura è ancora a servizio dell’uomo se l’uomo ne rispetta la sacralità…ma ogni piccolo o grande passo è solo una nostra opinione…non esiste una scoperta più importante di un’altra, perché comunque sempre sfugge il senso profondo…si vive nell’immediato che sembra grandioso come grandiosa sembra all’uomo la sua piccola vita quando viene visitato dalla Verità…diverrà anche immensa…ma solo in tappe infinite…in tappe di infinita ricerca.
Ora noi siamo di fronte a due concetti ignoti ed è già miracoloso che ce li rappresentiamo più o meno favolosamente…ma pensa alla sostanza di quei concetti…quando si lasciano i puri nomi si brancola davvero nel buio…anche se, per un qualche motivo, si pensa comunque… ed è una grande consolazione… a qualcosa di bello e luminoso.

L’eremita
Ma se è tutto così complicato perché tu sei così sicuro che io possa comprendere il valore dell’anima universale?

Abelardo
Comprendere il valore di una cosa non significa né averne il concetto, né percepirne la sostanza, ma solo gli effetti.
Lo stesso vale, se ci rifletti, in merito alle persone; noi diamo sempre risalto al valore, perché non siamo in grado di conoscere l’essenza di un essere umano, né ci soccorre il suo nome se non come riferimento spaziale e temporale, il nome ha sempre un contesto in cui viene collocato, noi non siamo in grado di pensare ad una persona in senso assoluto; il tempo e lo spazio, la fisionomia in un certo luogo ed in un dato spazio, le parole ed i gesti legati sempre ad una circostanza precisa ci fanno costruire un giudizio…ci fanno “comprendere il valore” di una persona…appunto in base ad i parametri che siamo in grado di utilizzare e a cui non possiamo sfuggire…non a caso qualcuno ha detto che la cosa più importante per un uomo è quella di conoscere se stesso… è l’unico punto di partenza e di arrivo, noi infatti siamo in grado di pensarci quasi in senso assoluto… dico quasi perché basta una piccola variabile interna a mutare il quadro…la nostra mente è legata su di noi non tanto ai ricordi… se non quando ci immaginiamo un qualsivoglia legame… ma al presente, a quel che facciamo che è spurio dallo spazio e dal tempo… voglio dire che in quel momento noi non potremmo che fare quello, che essere quello che siamo chiamati ad essere ed il collegamento si crea solo con il futuro al limite… quando diviene presente, ma il tempo non ci definisce, né lo spazio…perlomeno non davanti a noi stessi…potrà variare il giudizio, il valore, ma noi sappiamo sempre, in ogni momento, ciò che siamo, quale sostanza viene colorata dal nostro nome…questo processo invece non può essere rivolto verso un altro essere…si può soltanto fare una proiezione, se ci si è attentamente conosciuti…a meno che l’amore che nutriamo non sia così intenso che chiami a testimone Dio su un’essenza che ci rappresentiamo immutabile nel tempo e nello spazio…non ce la rappresentiamo per quel che è veramente, ma ne percepiamo gli effetti sino alla radice dei capelli, sin nel palmo delle mani…è la parte di noi che più abbiamo amato ed apprezzato, così la possiamo pensare come se fosse nostra… perché nostra è.
Così sarà per l’anima universale…le anime individuali comprenderanno il valore dell’anima universale perché l’ameranno per quello che hanno trovato di bello e di puro nel loro proprio cammino di purificazione, proietteranno su di un’essenza che potremmo definire ancora in formazione quella parte di Dio a cui si sono stretti invocando la salvezza, quella parte di Dio che sta uscendo dal cammino sempre più luminosa, perché le radici si stanno liberando dal terreno…sempre di più, sempre di più… ed ora non hanno più necessità di restare nascoste, non hanno più bisogno del nutrimento terreno in un vaso angusto, ma solo di quello celeste che sta in ogni particella, se così la possiamo chiamare, del Paradiso.
Più crescerà l’Amore e più le proiezioni di ogni componente dell’Universo si amalgameranno tra di loro, fino all’inscindibilità in un’unica anima la cui energia e sostanza possiamo solo avvicinare come una preghiera…con l’unica certezza della direzione.

Orfeo/Canto d’amore

Orfeo

Accordato con la pioggia
non suono più
se non la vita
di un legno imbarcato
anche per il fuoco.
Ma vinsi d’amore
la triste Proserpina
e conobbi i misteri
di Zeus e di Altri.
Cosa mi servì
non so dire
se non a scrivere
la fine
di questa melodia

Canto d’amore

Esametri d’amore
canterò per te
sulla cetra di Orfeo
sull’arpa a dieci corde
imenei innalzerò
fino al Cielo
ma tu rispondi
presto
chè breve è
il giorno la notte
è eterna

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantesima)

L’eremita
Hai ragione,  ma il tempo mi appare un nemico: spesso mi chiedo per quanto potrò restare povero…mi vedo vecchio, solo e dimenticato…dopo aver seminato vento e raccolto tempesta… la tempesta, sì forse quella di cui parli tu… forse noi esseri imperfetti siamo destinati a trovarci per sempre in difficoltà…eppure ho paura di non riuscire a sopravvivere proprio quando, a pensarci bene, la morte potrebbe essere una liberazione…mi sento legato a quel niente che sono come se fosse tutto… se fossi tutto lì…e non so immaginare qualcosa di più bello… rispetto all’odore dell’erba e degli aghi di pino sotto il sole…mi sento legato anche alle pietre, come se non avessero diritto di esistere dopo di me… come se non fossi solo un’ombra tremolante che passa… che malinconia pensare al ruscello che non mi bagnerà più le labbra… o al mare che non ho mai amato abbastanza…al mare che ho temuto…al sole che non ho mai ringraziato a dovere… a tutte le strade che i miei passi non hanno mai onorato… alle labbra che ho respinto…sperando in chissà quali altri baci, come se i baci non li facesse l’amore… come se i baci non fossero che un mero riflesso di ciò che è più importante… quante mani allontanate proprio quando erano più vicine al mio cuore… quante mani avvicinate al solo piacere, come una candela che brucia senza ossigeno…quanti giorni trascorsi come se ce ne fossero mille altri, perché noi pensiamo sempre di essere eterni, questa è la verità… ed è vero che… se pensassimo diversamente finiremmo per impazzire… o forse no…sono proprio i pazzi che riescono a vivere un eterno presente…chissà…

Abelardo
Sai che mi commuovi…mi fai pensare ad un passato lontano…dovrei dire se fossi di questo mondo…ma in effetti è solo dietro l’angolo della coscienza…vedi forse è proprio la coscienza che ci può far sperimentare l’eternità…una parte di noi che non dimentica mai…anche se non si sa di preciso che cosa ci fa sentire in un certo modo…e si ripercorrono affannosamente i ricordi che ancora ci sono… se ce ne sono…ma anche se non ci sono la sensazione rimane… di voler prolungare la malinconia o la nostalgia… un po’ come la natura che sa dell’autunno e per morire nella finzione assume il colore dell’amore…poi verrà il bianco della riflessione, il verde della preparazione ed il giallo della maturazione…che strano… se ci pensi bene i colori della natura sono mischiati e non hanno una logica umana… come il nostro spirito che è sempre in continua evoluzione, non ci sono e mai ci saranno tappe definitive se non quando tutte le particelle saranno tornate a Dio in questo viaggio immaginario che parte da Lui e con Lui si invade di armonia…non avere paura del tempo…non ce n’è motivo…dato che il percorso è assolutamente circolare e i punti cardinali…te l’ho detto…non esistono…tu sei sempre equivicino al Cuore della sfera e la natura sostiene soltanto questo percorso… non è qualcosa che vada irrimediabilmente perduto…  il raggio dell’Amore di Dio ha bisogno di raggiungerti con la luce del sole, la tua umanità non tollera una maggiore intensità…ma tu poi sarai più luminoso del sole e cercherai un’altra luce assai più potente… il mare è necessario perché non puoi vivere senza l’orizzonte, senza rappresentarti un futuro abbraccio di quella Linea infinita…ma un giorno quando sarai nel Cielo scoprirai che al tuo orizzonte se ne è aggiunto un altro perpendicolare…sì il tuo orizzonte sarà a forma di croce e tu sarai al centro non più crocifisso, ma ansioso di entrare con ogni senso in quel mistero di architettura celeste che ti ha portato ad incontrare Dio in ogni direzione… hai bisogno del ruscello per intuire che l’amore vero può andare soltanto in una direzione…ma l’acqua non cerca solo la tua contemplazione… l’acqua vuol essere seguita nel suo percorso fino al mare…ogni potenza si accresce con la morte che incrementa la vita… senza individualismi però…in Paradiso sarai tutto e sarà tutto tuo se comprenderai, e non ne dubito, il valore dell’anima universale.

L’amore/L’amore

L’Amore

 

Per un nuovo vaso
il giardiniere
ti libererà le radici
e morbida la terra
ti avvolgerà insieme
all’acqua delicata.
Così saprai di crescere
figlio mio.

 Annina

 L’Amore

 

Dal grembo
di mia madre
mi cogliesti
e  insieme alla
Speranza
nel vaso di Pandora
mi annaffi
all’ombra
dei tuoi sogni

L’eremita (Parte seconda) (Scena unica – parte quarantanovesima)

Albero su ponte Negrone


L’eremita
Gli Angeli soffrono per le nostre privazioni? Voglio dire…come reagisce  l’Angelo custode quando si rende conto che la nostra vita è in pericolo oppure che la stiamo buttando via…oppure che so…che stiamo patendo la fame o la povertà…che ogni nostro sforzo è vano…che siamo depressi e soli… vecchi ed abbandonati…malati e agonizzanti…

Abelardo
Te l’ho detto… gli Angeli pregano Dio con un fervore che non può rimanere inascoltato…

L’eremita
Sì…ti ho sentito…ma il mio cuore è rimasto sordo e perplesso, dato che i risultati delle Loro preghiere non mi sembrano poi così clamorosi…scusa il sarcasmo, ma a me pare che il mondo sia composto da tanti piccoli Giobbe…anonimi però, perché di Giobbe lodiamo ancora la pazienza, di loro invece…mi sembra che siano tanti steli secchi tutti uguali, tanto uguali che nemmeno il vento riesce a distinguere…

Abelardo
Da una persona come te mi aspettavo davvero meno luoghi comuni…dei luoghi comuni hanno bisogno coloro che non credono… per illudersi di essere sulla strada giusta…ma senza Dio non può esistere una strada giusta…senza Dio c’è il buio…anche se ci sono le stelle e la luna…anche se conoscessimo tutte le rotte del’universo ed avessimo astronavi così potenti da raggiungerle…non potremmo aggiungere un solo secondo alla nostra vita…ma Dio lo può…ecco di che cosa si interessano gli Angeli, della nostra Vita…quella eterna…non pregano di certo per le nostre necessità terrene… sarebbe ridicolo visto che esse durano lo spazio della vita di una farfalla di fronte al Tempo che conta… non è questo il Loro compito…Dio è stato chiaro nel Paradiso terrestre, dolorosamente sincero con l’uomo e non ha inviato gli Angeli a mutare il destino dei figli di Adamo… semmai ha inviato Cristo che ci ha insegnato a morire in santità, non certo a soddisfare i bisogni del corpo che in Lui non è mai stato così maltrattato e fragile…Cristo ci ha chiesto di perdonare e gli Angeli pregano Dio di infonderci la forza…la forza di staccarci dalle esigenze effimere e di perdonare chi ci ostacola nel percorso terreno…anche perché spesso, seppure inconsapevolmente, non fanno altro che il nostro bene…ma non è facile comprenderlo… ci vogliono dei traduttori celesti che sappiano riportare a Dio il linguaggio delle cose per quel che è… per quel che veramente ci sta facendo…non è facile interpretare i fatti per chi non si sente un destinatario privilegiato…per chi si sente un escluso… e così gli Angeli pregano Dio quasi per ricordare a Lui che c’è un progetto…
Ed il progetto è soprattutto condivisione… gli Angeli pregano l’umano ed il Divino affinché condividano la Salvezza…perché Dio non può salvarci se non lo desideriamo dal profondo del cuore…ed ogni nostra preghiera fa da eco in un certo qual modo a quella celeste… c’è l’armonia tra le corde, il suonatore e la cassa armonica…così nasce la musica, la melodia che vince la morte.

L’eremita
Insomma mi vuoi dire che avremo un Angelo custode anche in Cielo e che questa è solo una breve ed insignificante tappa?

Abelardo
Pensa di essere sul ponte di una grande nave in mezzo alla tempesta… e che il sole non stia più nel Cielo…che non esistano le stelle…né le carte di navigazione,  e nemmeno le bussole o i sestanti…se ti accadesse di trovarti in una situazione simile che cosa faresti? Ti lamenteresti con Dio o cercheresti di sopravvivere? Io credo che ti ingegneresti per sopravvivere pur avendo la sensazione che il tuo destino non dipenda da te… che la nave insomma non debba affondare per non pregiudicare definitivamente i tuoi sforzi…
Se ben ti ricordi all’inizio dei Tempi c’era il buio…il buio circonda ancora la luce… e la luce ha bisogno di una nave solida per sorreggere chi ha intrapreso il cammino luminoso…la nave si muove in questo percorso infinito e la Salvezza non può certo dipendere da un breve tratto di mare e dalla nostra caparbietà… ci vogliono dei marinai capaci che sappiano eseguire gli ordini del comandante con sollecitudine ed il massimo zelo… questi sono gli Angeli, mentre noi siamo solo fragili passeggeri di un eterno viaggio. Non possono certo evitarci il mal di mare se abbiamo bevuto e mangiato troppo… possono solo indicarci il pane secco e le acciughe sotto sale… ma sta a noi credere e vivere nell’impossibile semplicità.

Ca’ di Zembi

Talvolta le cose che gettiamo via ritornano sulla nostra strada e ci salvano la vita… Carlo

Ci impiegano tre giorni! Lì per lì senti solo male, il colpo è violento, ma poi il dolore passa….tutto passa. E dopo tre giorni ecco il livido: una striscia lunga 15 centimetri, bluastra, duole ancora se ci passo il dito sopra per seguirne il profilo. Del resto era praticamente una caduta annunciata…per farci strada tra rovi fitti e irti siamo passati in bilico su un tronco di pino, come due ginnasti su una trave, la smania di arrivare almeno a intravedere qualche mattone, neanche fosse il podio delle Olimpiadi! Ma poi ci si rialza, un po’ ammaccati, la caviglia slogata, ma poche storie! Bisogna andare! E infatti qualche metro più giù, arrampicata su un masso, butto l’occhio su qualcosa che sa di famiglia e  la casa appare, così come in questa foto. Un’epifania storica! Quasi una visione, dopo tutto quel rotolare a naso verso una meta solo fantasticata.

 casa e terreno zembi
“Ma allora esiste veramente!” – ho esclamato con l’entusiasmo di una mamma che finalmente ha tra le braccia un frugoletto appena nato e immaginato per nove mesi!  La casa era là, a un palmo da noi, ancora qualche ruzzolata tra le spine e poi l’avremmo visitata. E’ in quel momento che ho sentito dentro come una sorta di religiosità, ho avvertito come se il silenzio che ci circondava si facesse ad un tratto musica, note che come linfa dalle radici salgono su verso i rami. E a pochi metri dalla soglia, col pretesto di fotografare, me ne son rimasta indietro, pochi passi più indietro, perchè potessi tu varcare la soglia e salutare i tuoi Lari e i tuoi Penati col rispetto e la devozione dovuta…come uno sposo che porta nella nuova dimora la sua consorte, tu avevi tra le braccia la gioia di poter entrare nella casa dei tuoi avi.

Il tetto ormai non esiste più, solo le quattro mura, austere e severe con quella finestra che guarda solenne sul golfo…cosa hanno visto quelle tegole che ora fanno da pavimento, cosa hanno ammirato quelle pietre, quella quercia che come una sentinella sta a guardia della porta di casa priva di un battente! La nascita e la morte del nonno di tuo padre, la guerra, il sudore di tuo nonno, i canti di tuo papà, la trepidazione dei partigiani, la speranza tenace delle donne di casa, l’odore dolce del fieno e quello acre dello sterco delle mucche…quanta vita, Carlo, là dentro…quanta storia abbiamo respirato…la memoria ritrovata, le radici che recidive ancora affiorano su un suolo che da tempo nessuno più calpestava…le tue radici, la tua storia. E’ stata un’emozione grande per me aver condiviso questo momento commovente, mi sono trovata come per incanto dentro un album di famiglia, un album vivente, fatto di luci ed ombre, di suoni, di un vociare… c’era l’odore della fuliggine e quello del sangue che da secoli scorre nelle vene di una stirpe. In bilico sull’architrave ho rubato al panorama poche istantanee che potessero testimoniare ai tuoi genitori che c’è ancora in quel bosco una casa di famiglia e che il cielo lassù è sempre terso come un tempo e si sente vigoroso il ruscello cantare in lontananza.

 

Ho rubato al sole qualche raggio tiepido che in futuro mi accompagnerà quando ripenserò alla fatica fatta per raggiungere quella casa, alla gioia di averla trovata…per sempre mi porterò nel cuore il tepore di una storia che ognuno di noi ha alle spalle, il calore dei racconti dei nostri nonni e li narrerò ai miei figli affinchè le maglie di una catena non si spezzino, perchè essi capiscano il dono grande di avere alle spalle una storia da raccontare a loro volta ai loro figli…anche Ulisse lo ha fatto con Telemaco: dopo tanto viaggiare è bello ritornare a casa, perchè è là che il nostro cuore trova il coraggio di farsi nudo e autentico! Mi rimarrà qualche cicatrice sulle gambe, ma non me ne preoccupo perchè sono il segno di una lezione di vita che con gioia trasmetterò a quanti sul mio cammino incontrerò. I lividi ci impiegano tre giorni ad affiorare sulla pelle…la nostra storia ci mette anni ad affiorare con prepotenza nella nostra memoria..ma poi non se ne va più! E ci portiamo dentro un tesoro grande ed un patrimonio ricco di vita, quella vita che hanno vissuto i nostri avi e che noi abbiamo il dovere di vivere con la dignità che essi ci hanno trasmesso. Giulia

 

L’eremita (Parte seconda) (Scena seconda-parte quarantottesima)

Entrata del rifugio Chilwell


L’eremita
Tu pensi che il mio Angelo custode possa stancarSi di starmi vicino?

Abelardo
Gli Angeli sono come le corde di un liuto. I suonatori ne devono tenere sempre conto e tu sei al contempo strumento e suonatore. Dove non c’è armonia gli Angeli non possono suonare, tra la tua anima e le corde ci deve essere sempre una perfetta sintonia… diversamenti gli Angeli rimangono in silenzio…ma è anche vero che il silenzio può essere più penetrante di qualsiasi musica se ti fermi ad ascoltare…
Certo le corde del liuto si possono spezzare, ma solo quando il suonatore ha suonato tante melodie, solo quando il liuto ha prestato la sua cassa armonica alla Bellezza delle note e anche allora le corde si possono comunque sostituire. Non che gli Angeli di fatto si diano il cambio… fuor di metafora ciò significa soltanto che hanno una funzione fondamentale, senza di Loro lo strumento non può suonare, perché allo spartito immaginario del cuore mancherebbero delle note e ci vogliono proprio tutte, non una di più, non una di meno. Sono come l’istinto, gli Angeli, finché sei in vita ti stanno al fianco, anche se con le tue miserie spesso puoi insozzarNe le vesti, bruciarNe le ali; ma un Angelo non Si farà mai da parte anche se tu Lo lasciassi spesso fuori dalla porta, pure nelle notti di inverno, senza una luce e nella tormenta… quando riaprirai la porta Lui sarà lì ad aspettarti e continuerà a volerti bene, perché non può fare altrimenti… Dio non può non volerti bene e di conseguenza una cosa del genere non può accadere ai Messaggeri prediletti del Suo Amore.

L’eremita
Quando recito la preghiera dell’Angelo custode, di solito lo faccio sempre in fretta, come se Ne sentissi la mancanza, e vado in ansia specie quando prego l’Angelo di un’altra persona…penso sempre che l’abbia abbandonata… in fondo uso quella preghiera come un richiamo, mi ricordo che L’ho lasciato troppo fuori dalla porta e penso che anche gli altri abbiano fatto altrettanto.

Abelardo
Quando gli Angeli stanno in silenzio pregano Dio con un ardore che per un essere umano non è nemmeno immaginabile e Dio Si commuove, Si commuove a tal punto da dimenticare di averci lasciato il libero arbitrio o meglio rende palese la regola che il libero arbitrio alla fine non potrà che portarci verso al bene… così Dio ci infonde nel cuore il desiderio di essere protetti dal Suo Amore, perché non può dire di no ai Suoi Servitori più fedeli. In Cielo le cose non funzionano fortunatamente come in terra e Cristo ce lo ha detto e ridetto,  ha chiesto continuamente ai Suoi discepoli di essere servitori e non padroni… solo che non abbiamo capito il senso profondo di questa richiesta… perché il nostro mondo funziona alla rovescia… Ah se noi capissimo per un solo istante il “chiedi e ti sarà dato”, il “bussa e ti sarà aperto” capiremmo già qui le regole del Cielo, dove sono i servitori ad essere quelli che noi definiamo padroni, ma è una parola imperfetta come la nostra natura… i servi in Cielo sono coloro a cui Dio nulla può rifiutare, perché sono Signori di un progetto di vita eterna già conquistata.   Non si tratta quindi di ottenere un bene materiale, ma di perfezionare quello spirituale già ricevuto e questo può avvenire solo con una richiesta, senza Dio anche gli Angeli rimangono privi di risorse e solo Dio può consentire Loro di perfezionare il cammino d’Amore.
Tutto ciò i Santi lo hanno capito bene, i Santi possiedono l’intelligenza, sono i veri sapienti anche se non vengono riconosciuti tali lì per lì, perché gli uomini sanno solo ricevere e si affannano per aumentare le loro ricchezze senza pensare che le loro braccia e le loro forze sono limitate; gli uomini non aprono le braccia come i Santi, non fanno cadere per terra ciò che comunque un giorno in terra tornerà, non accolgono invece quel Tempo che non tradisce e che si può chiudere indissolubilmente dentro al cuore.
Apri le braccia, anima mia, lascia che l’Infinito ti pervada, che il Cielo non sia più una barriera, ma solo un sogno tangibile e l’Angelo ti sorreggerà i gomiti, sosterrà i muscoli tremanti, perché è davvero un grande sforzo, pregherà di poter godere per sempre della tua dolcezza e della tua voglia di amare, perché anche gli Angeli ne hanno bisogno, e a tratti Si fonderà con te, scoprirà con stupore e tenerezza che le ali di spirito possono sostenere un corpo quando il corpo vola.

Tabor/Viandanti

Tabor

Per tracciare
la linea del sé
o del nulla
piantai il bastone
sul precipizio
illuminato
come il mio
cuore stanco

Bastone al Bricco Malanotte
Viandanti

La tristezza
che dentro me
è infinita
al tuo bastone
s’avviticchia
e di gioia muore
mentre morde
l’azzurra menzogna
della vita

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica -parte quarantasettesima)

Panoramica ponte Negrone

L’eremita

Io non sono capace a distinguere ciò che è possibile da ciò che non lo è… la maggiorparte delle cose mi sembra impossibile…ed è per questo che ero curioso…di sapere se Dio tiene conto della nostra opinione in merito oppure no… e tu mi hai risposto che in fondo il senso della la vita è proprio quello di imparare a distinguere…complicato!

Abelardo

Nessuno ti giudica, anima mia…quel che non potevi realizzare di qua diverrà quello che noi potremmo definire semplicemente un obbiettivo del futuro in Dio…una di quelle cose che sono già celesti e che accresceranno la tua volontà di progredire…così vedi… io ho avuto un figlio che non sono riuscito ad amare in vita perché mi sembrava una cosa impossibile…Dio ha accolto il mio dolore e la mia incapacità e ha costruito giorno per giorno una nuova dimora…ora mio figlio ci vive con me, sa che lo amo e mi incoraggia nel cammino…Ci son cose che il cuore non può superare in vita… ognuno di noi ne ha una o più…Dio lo sa e per questo ci concede una  possibilità eterna… le cose non sono molte perché per il cuore sono veramente poche quelle che contano, poche cose che danno un dissidio incolmabile… poche cose che non si dimenticano né con la malattia, né con la morte…la stessa morte può essere o non essere una di queste… a seconda dei casi o meglio delle persone… quel che conta di solito non è la morte in sé, piuttosto il rapporto che abbiamo intrattenuto con chi è passato a miglior vita… Dio vede il ponte proteso con affanno che gettiamo nell’infinito, il ponte che vorrebbe collegarci a ciò che non è più terra ferma , a ciò che non è più corpo e quel ponte immaginario diventa una radiosa realtà perenne quando finalmente ci possiamo salire sopra.

L’eremita (Seconda parte) (scena unica-parte quarantaseiesima)

Falco alla Gava

L’eremita
Pensi che i nostri desideri possano essere d’aiuto per la nostra salvezza?

Abelardo
Dire che dipende dai desideri sarebbe troppo semplice…anche se è incontestabile…a me sembra che tu voglia sapere qualcosa di più, o sbaglio?

L’eremita
Hai ragione…io sto pensando al “desiderare” di per sé… mi piacerebbe sapere se nel mondo di là quelli che qui sono soltanto desideri valgono qualcosa di più…insomma se si possono toccare anche i sogni che uno ha fatto in vita  o se è tutto dimenticato e vano.

Abelardo
Ti posso dire che i desideri irrealizzabili valgono assai di più…non dico quelli irrealizzati…mi segui? Dico quelli che nel mondo di qui sono impossibili…ma sono pochi, perché spesso anche le ipotesi più improbabili possono trovare un coronamento…qui gioca tanto la fede che uno ha…ed anche l’importanza che viene attribuita al perché siamo qui…io credo che… quando Gesù disse ai suoi discepoli che avrebbero potuto smuovere le montagne si riferisse soprattutto… soprattutto alla loro fede nel disegno provvidenziale, non in astratto, ma in concreto…alla loro vita in definitiva, così com’era nuda e cruda, ma cucita da Dio.
Solo ciò che è davvero impossibile può avere una consistenza agli occhi del Signore, perché l’uomo non avrebbe potuto fare granché…ciò che è realizzabile ha invece già avuto la sua ricompensa…l’uomo può mettersi in gioco e se non lo fa…significa che ha trovato ben di più nella rinuncia o nell’autocommiserazione.
Guardati bene dal distinguere ciò che sta in tuo potere da ciò che non lo è e non perdere tempo a sognare la realtà, sarebbe un doppio sonno davvero difficile da gestire…e da quel che mi pare tu corri un serio pericolo…
Certo Dio ha voluto che sognassimo e desiderassimo, è innegabile, ma non che indugiassimo più del dovuto…il sogno serve a progettare, ma il progetto non deve rimanere sulla carta in preda al tempo, diversamente si scolorisce e presto verrà dimenticato: spesso fa più male dimenticare un sentimento che un volto…ricordatene…

L’eremita
Non capisco… poco fa dicevi che la rinuncia è una cosa bella…ora al contrario affermi che non si deve indugiare e che chi rinuncia ha la già la sua misera ricompensa

Abelardo
A dire il vero io parlavo della rinuncia a qualcosa che non si può ottenere: il dolore che si prova in questo caso è assai gradito a Dio, per questo ti dico che i desideri impossibili saranno più valorizzati e troveranno coronamento.