L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantatreesima)


casa zembi

L’eremita
E se domani finisse tutto a che mi servirebbe aver posseduto un mondo inesplorato? Sarebbe quasi una beffa…di cui non riuscirei a lamentarmi…né forse a dolermi, ma ora mi brucia non aver sfruttato tutte le occasioni… come si dice…si vive una sola volta…e su questo mi pare che sia d’accordo anche la dottrina…vorrei poter credere nella reincarnazione… mi sembra più rassicurante…del resto qualcosa di simile credevano anche gli antichi…e perché non io? Io che ne ho bisogno dato che sto tornando ad amare la vita di un amore lacerante…Io che sento questa precarietà disarmante…questo capello che tiene sospeso il mio cuore in modo incredibilmente sottile…e se io non volessi lasciare le abitudini del corpo, anche le più dannose ed ignobili…se io non credessi nelle ricostruzioni colorite del paradiso che danno le varie religioni o non avessi abbastanza fede e pazienza di sperimentarle?
Dimmi che cosa potrei fare o dire per protrarre comunque questa vita errabonda.

Abelardo
Amore è una parola grossa per il tuo cuore che non lo può contenere, così intento ad ascoltarsi i battiti…gli orologi servono ad indicare l’ora ma l’ora non serve agli orologi…agli orologi serve il sole od un meccanismo ed al meccanismo la forza dell’uomo…gli orologi misurano il sonno e la veglia, ma la veglia ed il sonno non li ha inventati un meccanismo…tu puoi ignorare l’alba se pensi che alla luce si possa sostituire un polsino inamidato con una lancetta…vuol dire che non hai bisogno della natura…sei l’unico al mondo a cui la natura non serve e Dio Si è scomodato inutilmente…forse avrebbe fatto meglio a regalarti un automobile con cui scorazzare nel paradiso terrestre…altro che albero del bene e del male…a te basta una pizza surgelata, amico mio…così limitato è stato il Signore Dio e così ingenuo che non ha tenuto conto dei tuoi bisogni futuri… delle tue grandi esigenze? Di quelle esigenze che tu saresti disposto a barattare con l’eternità?
Ma può esistere un Dio così secondo te? Un Dio che non ha previsto il progresso dell’uomo e quanto l’uomo vi resti attaccato come al vischio…Un Dio che non ha capito,né previsto quanto sarebbe stato difficile?

L’eremita
Se esistesse un Dio con questi limiti dovremmo forse rivedere la teologia…

Abelardo
Dovremmo rivedere l’uomo che non sarebbe a immagine di Dio, ma a quella  di un pacco per tornare a quanto dicevamo…e tu non sei un pacco infiocchettato, una scatola imbellettata per l’occasione e ripiena di cose che vanno dimenticate in un angolo nella migliore delle ipotesi… sta a te la scelta tra l’essere un contenitore di cose e rimanere un contenitore di pensieri…tra l’essere misura finita dell’infinito e misuratore dell’oblio…perché le cose sono oblio…scende sempre la notte sulle cose ed il buio non dura poche ore… le cose possono essere sostituite, ma prova a sostituire un pensiero, anche quello più semplice e banale che ti possa venire in mente…ebbene… se i pensieri non possono essere sostituiti che cosa ne ricavi?

L’eremita
Non saprei, diletto padre, illuminami tu…

Abelardo
Che il pensiero è ciò che ti porterai sempre con te…che se Dio lascia anche al singolo pensiero la più luminosa identità, non può trattare diversamente il pensatore…il pensiero non può morire, il pensiero è inestinguibile e sempre distinguibile…proprio come l’uomo che è stato scelto per contenerlo e per contenerlo all’infinito…e siccome l’uomo è in grado di pensare ogni cosa Dio ha raggiunto nell’atto creatrice la Sua perfezione.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

22 pensieri riguardo “L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantatreesima)”

  1. Non é poi cosí negativo il fatto che si possa dubitare, in effetti il dubbio serve a rafforzare il proprio Credo e Gesú stesso sembra discolparci nel momento in cui lui stesso dice “perché mi hai abbandonato” e nella pazienza e tenerezza che ha sempre avuto nei riguardi di Tommaso. Insomma, ognuno di noi credo l’abbia pensato, se non altro a diciott’anni, quando l’essere Cattolici pare essere soltanto una conseguenza ad una serie di eventi considerati del tutto casuali, come l’essere italiani piuttosto che cinesi… che tristezza, il pensare, anche per un solo istante, che non ci sia nient’altro, che non ci sia poi neanche un’eternitá con cui barattare le nostre passioni!, se cosí fosse, come mai, anche il piú sofisticato degli orologi non é in grado di allungare di un solo minuto il giorno dalla notte?, come mai l’energia che si scatena da una sola preghiera puó spostare una montagna?, come mai l’uomo ha sempre avuto il bisogno di cercare Dio?…non puó che esserci una ragione sola, il fatto di pensare e quindi di esistere, come ben ricordato sopra, é vero perché é vero che il Pensiero é Dio, il Verbo che si é fatto carne. Dubitare fa parte della libertá che Dio ci ha dato, fa parte del pensiero di cui siamo capaci, fa parte della forza che dopo il dubbio si fa strada nella nostra anima per abbracciare il nostro cammino. Grazie anche per questa pagina

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  2. Dio può infatti pensare – per Spinoza – infinite cose in infiniti modi, formare cioè l’idea della propria essenza e di tutto ciò che necessariamente ne consegue! E mi pare che il discorso di Abelardo calzi alla perfezione sulle basi di Spinoza!

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  3. per questo allora il logos per eraclito non trova espressione tra gli uomini nel loro linguaggio abituale ma ne richiede uno che sia in grado di manifestarlo adeguatamente: per Eraclito questo linguaggio è quello filosofico, per Abelardo, qui nel dialogo, mi pare sia la fede! La fede porta per Abelardo ala verità…il percorso non è certo facile, ma alla fine ci sarà la vita eterna!

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  4. Però non tutti gli uomini – vuol fare intendere Abelardo – sono guidati da un giusto uso del pensiero! Di fronte all’eternità del logos divino i più non sanno nè vogliono ascoltarlo…forse è questo che sta rimproverando all’eremita. E’ come se, invece di rivolgere lo sguardo a quella legge che è eterna a ogni cosa e principio di ogni cosa, essi vivessero in sogno, lontani dalla verità.

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  5. In effetti in Eraclito compare spesso il verbo leghein che significa DIRE, PARLARE, manifestare cioè attraverso il linguaggio (che come dice Tiziana è una forma di concretizzazione) ciò che la ragione ed il pensiero comprendono circa la realtà che li circonda. In questo senso il logos è ciò che dà espressione al nostro intelletto (nous). Un logos privo di nous è vuoto, falso. Logos e nous sono i mezzi con i quali l’uomo in Eraclito raggiunge la verità

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  6. credo che AMORE sia una parola grossa per tutti i cuori e non solo per quello dell’eremita. credo che ci voglia una vita intera per imparare ad amare, ma siuramente chi ha dato la propria vita per i figli è già a buon punto! Mi auguro un giorno di poter concretizzare tutte le belle cose che mi state insegnando in questi mesi e come feboapollo anche io vorrei ringraziare Giulia e Carlo nel modo più sincero possibile per quanto queste vostre pagine mi trasmettono! Federico

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  7. la testa è un po’ come quella casa senza tetto: i pensiero vi entrano e vi escono in piena libertà…nessuno potrà mai togliere all’uomo la libertà di pensiero! Marta

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  8. io invece ho pensato al pensiero che si concretizza! Perchè in realtà il pensiero, che di per sè è astratto, può raggiungere una sua concretezza, visibile, quando un progetto, un’idea viene alla fine realizzata. Pensate solo all’amore:è un sentimento, forte, fortissimo, è un qualcosa che ci porta a pensare a chi amiamo, ci porta ad avere costantemente pensieri verso costui/costei ed esso si concretizza nei figli! Cosa sono i figli se non la concretizzazione di un pensiero sconfinato e più grosso di noi? Proprio per questo si dice che essi sono dono di Dio…perchè provengono dai Suoi più alti pensieri d’Amore per noi! Un abbraccio forte e sono davvero d’accordo con quanto ha detto prima Paolo. Tiziana

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  9. Io penso invece alla forza del pensiero che si concretizza in preghiera, alla forza insita nella preghiera stessa che è una forma altissima di pensiero. Attraverso la preghiera possiamo essere vicini a chi ci sta a cuore e posssiamo avvicinare noi stessi a Dio. Possiamo sentirci una Sua particella infinita e immortale! Filippo

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  10. Il pensiero ha una potenza incredibile…penso in particolare a quelle persone che tramite il pensiero sono vicinissime, che riescono a pensare la medesima cosa dinanzi a una determinata situazione, che la pensano addirittura nello stesso momento. Ecco, queste persone non sono unite solo da semplice telepatia, perchè non solo sanno leggersi nel pensiero ma autonomamente le loro menti concepiscono gli stessi pensieri. E’ assai raro che anime del genere si possano incontrare, ma quando accade si crea una alchimia creatrice che trasporta chi si lascia coinvolgere e in tal modo si inizia a tessere una tela di cui ognuno è un po’ trama ed un po’ ordito. Per me su questo blog è accaduta una cosa del genere! Spesso i nostri pensieri sono in sintonia, si inseguono, seguono uno stesso filo conduttore anche se non ci si conosce, ma si ragiona tutti sulla medesima cosa. E di questo dobbiamo rendere grazie all’alchimia che Carlo e Giulia, proprio per quella loro affinità elettiva di pensiero, hanno saputo mettere a disposizione del prossimo…hanno capito che poteva essere un carisma, un dono del Signore che hanno messo a servizio degli altri. Grazie!

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  11. >Ecco, quel pover’uomo vuol protrarre una vita errabonda! Non vuol morire…voleva farla finita ed ora si attacca anchea ciò che è più misero pur di aver qualche possibilità di riscatto per la sua anima…è come se volesse ancora un’altra opportunità, se avesse perso troppe occasioni e in qualche modo ne chiedesse scusa alla vita. E’ così che oggi mi appare l’eremita. Costanza

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  12. non siamo contenitori di cose, ma ciò che abbiamo non appartiene a noi ma a Dio che ce l’ha donato. Egli ci ha dato ono affinchè con essi possiamo fare del bene agli altri…e questo pensiero non deve mai abbandonarci! salvatore

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  13. e se domani finisse tutto? Appunto! Se domani finisse tutto rimarresti con un pugno di mosche in mano…a che serve ammucchiare ricchezze? Se domani finisse tutto e potessi saperlo le uniche cose che farei è gridare a chi ho voluto bene quanto gli sono grato per la vita che mi ha trasmesso. Ecco cosa farei! Andrei al mare a respirare la salsedine e in montagna a sentire l’odore dell’erba. Andrei a sdraiarmi sotto un salice e berrei dalla fonte, abbraccerei i miei figli e canteterei con loro. Chiederei perdono a Dio e niente più. Sono le piccole cose, gli affetti, ciò in cui ho creduto. Sono i miei pensieri più puri che coltiverei ancora per un’ultima volta. Ecco ciò che farei! Riccardo

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