L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-cinquantanovesima parte)


albero scheletrito

L’eremita
È strano ma quando guardo il mare ho come la sensazione che non sia stato creato per me, e così mi accade per le altre cose meravigliose che mi circondano, spesso penso di non meritarle e comunque che sarebbe un errore soffermarmi sulla loro bellezza, perché c’è un altro compito che mi aspetta anche se non so bene quale…sono discorsi questi che ti ho fatto un sacco di volte, lo so… ma  come un tarlo mi perseguitano…non riesco a liberarmi dall’angoscia di perdere il mio tempo…come se fosse mio, e la natura volesse rubarmelo…eppure mi piacerebbe tanto poter andare a passeggio sino allo sfinimento… senza preoccuparmi che dell’oggi.

Abelardo
Frate Francesco camminava per giornate intere e non si curava dell’opinione della gente perché era innamorato della vita ed aveva capito che anch’essa andava nutrita con le preghiere, ma pure con i ringraziamenti. Il Creato ha bisogno di sentirSi gradito a Dio e all’uomo, proprio come ne hai bisogno tu. E come si può anche pregare con gli occhi quando si contempla e con le labbra quando si sorride, così si può ringraziare allungando il cammino per abbracciare più cose possibili. Non avere paura del vuoto, amico mio, le stelle sanno riposare  e così devi fare anche tu… per accorgerti che gli astri brillano proprio quando riposano…la notte c’è anche per loro…e mentre dormono capirai pure che ringraziano Dio senza spaventarsi del buio…

L’eremita
Vuoi dirmi che la preoccupazione di dover svolgere un ruolo in questa vita è solo paura del vuoto e del buio?
E che bisogna seguire i ritmi della natura ed imparare da lei a ringraziare e a pregare Dio?

Abelardo
Tu sai che la linea dell’orizzonte è solo apparenza e che le foglie cadono perché ne dovranno nascere altre…non c’è niente di delimitato, di definitivo in questo mondo…figurati nel mondo di là…che vuoi che importi se l’albero rimane scheletrito…Dio sa che un giorno farà nuovi frutti e che la corteccia sarà ancora più poderosa e lo sa anche l’albero…impara dagli alberi a rimanere senza tutte le tue certezze, con l’unica sicurezza della resurrezione…della nascita di nuove gemme che il vento non potrà strappare e che il sole non potrà seccare…impara dai rami a protenderti in tutte le direzioni dove c’è un po’ di cielo…non guardare la terra…le foglie sono già cadute e sono morte…ed il tronco ti vuole capace di affrontare il vento…allungati amico mio…allungati verso le nuvole e verso il mare che ti guarda in lontananza e ti riconosce…perché sa che lo ringrazi di averti donato l‘illusione del salino…ora che sei nudo e che non pensi più alle fronde…quelle verranno, stai tranquillo…nemmeno tu puoi alterare i cicli delle stagioni.

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28 risposte a "L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-cinquantanovesima parte)"

  1. faccio un salto rapido e “celato”…la mia preghiera è che il prossimo anno si possa davvero continuare tutti insieme a camminare su questo sentiero che è stato tracciato…perchè non si finisce mai di crescere, non si ama mai abbastanza! E giorno dopo giorno in questi mesi ho capito tutto questo e se mi volto indietro vedo le suole delle mie scarpe consumate, lo zaino svuotato, la voglia di camminare ancora forte…che la strada per noi tutti sia ancora lunga e feconda! Grazie…per tutta la Bellezza che mi avete donato nel corso del 2006! Con affetto, stima e gratitudine. Paolo.

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  2. gli auguri più sinceri, Carlo e Giulia, di un anno ricco di gioia e pace. Me ne avete donato uno colmo di spiritualità e amicizia…e ve ne sono molto molto grato!. Carlo

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  3. carissimi, il dipartimento chiude per qualche giorno e io, come incita Abelardo, spero di poter passeggiare per giornate intere, per ritrovare un po’ di quel ritmo interiore che solo grazie a voi riesco a ritagliare durante il giorno. Auguro a tutti un anno 2007 colmo di pace con la speranza di poterci un giorno incontrare! Salvatore

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  4. una delle nostre priorità è proprio quella di rimanere fedeli al nostro ruolo…prima il ruolo e poi noi stessi…e la nostra anima? Cosa facciamo per la nosra anima? come ce ne prendiamo cura (semmai ce ne prendiamo cura…)? Auguri infiniti anche da parte mia. Rodolfo

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  5. Gli auguri più sentiti anche da parte mia…allunghiamoci verso questo nuovo anno con i migliori propositi…senza la paura del vuoto, con la certezza che contemplare non è sinonimo di perdere tempo…e che sia un anno di pace e serenità per tutti . Paola

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  6. essere innamorati della vita è la cosa più naturale per noi uomini, ma a ben pensarci è la cosa che ci riesce più difficile, perchè le nostre priorità non sono quelle vitali…il superfluo è la nostra priorità!

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  7. bisogna imparare a pregare con gli occhi e con il sorriso…è il più grande dei ringraziamenti! è come una polverina magica che inonda tutti coloro che ci stanno attorno…Filippo

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  8. ed è ancor peggio quando questo accade senza che abbiamo la percezione di quale sia il nostro ruolo…tante volte non sappiamo neppure che ruolo abbiamo, che senso abbia la nostra esistenza:se ci concentrassimo a partire dal basso troveremmo di certo molte risposte alle nostre inquietudini

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  9. bisogna partire dal basso…quando si ha la certezza di poter godere delle meraviglie del creato, quando si è appagati da queste si svolge meglio anche il nostro ruolo…

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  10. San Francesco era un uomo che aveva il dono della grazia. Era innamorato della vita e pregava con gli occhi e col sorriso, parlando alle creature di Dio, sentendosi parte di un creato che era dono del Signore. Se l’eremita potesse comprendere ciò sarebbe salvo. Tutto ciò che abbracciava si faceva dono per gli altri…non tratteneva nulla per sè, se non la gioia da diffondere a chi gli stava accanto

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  11. questo solo chiedo a Dio stasera: di imparare a spogliarmi delle foglie, di amarmi scheletrita come un albero spoglio, libero di sentire sulla corteccia il vento che soffia così come il tempo che passa…senza aver freddo, nè paura.

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  12. l’orizzonte è solo apparenza, il mare può cambiare da un momento all’altro, i pesci nascono e sono destinati ad essere pescati..questo ritmo è il battito del cuore. L’eremita deve dapprima a parer mio imparare ad ascoltare il battito , il ritmo del suo cuore…quando capirà di esser vivo imparerà a riconoscere anche il ritmo del suo battito. Costanza

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  13. ed imparerà che c’è un tempo per aver paura ed uno per stare sereni, uno per lanciarsi nel vuoto dell’incertezza ed un altro per godere della sicurezza momentanea…Riccardo

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  14. proprio così…bisogna morire, bisogna sempre un po’ morire, far morire una parte di noi stessi per poterle dare vita…così muore il seme nella terra, ma solo in apparenza…tu, uomo, ami, ed il tuo amore è un seme che muore su un corpo di donna per dar vita ad un amore che a sua volta muoia per generare altra vita…è così dall’eternità. Sarà così per l’eternità:in quell’allungarsi sta il prodigio di nascita e morte…si muore laddove si tocca la vita e morendo, lasciando al suolo l’ultima foglia, si rinasce…ancora…e poi ancora una volta…

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  15. tante volte invece rimaniamo indifferenti, asettici, perchè purtroppo pensiamo che il bello sia qualcosa non alla nostra portata, quando invece la bellezza è là, in basso, accanto, nelle piccole cose. Marta

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  16. e poveri lo si diventa quando si è imparato a dare proprio tutti noi stessi…intendo povertà di spirito, ovviamente!Più si è capaci di amare e più si è in gradi di sopportare e di ricercare sorella povertà…come appunto la chiamava Francesco

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  17. si piaga il ramo sotto il peso dei frutti, ma l’albero non cede…gravato dalla vita si erge verso l’alto, non con superbia, perchè sa che domani neppure una foglia potrà offrire ombra, non sarà utile per nessuno…dovrà stare in attesa, come una madre in attesa di un figlio, fino all’ultimo senza certezze..nulla di definitivo, di certo…
    Quell’albero è il trionfo della povertà che si staglia nel cielo

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  18. si ama solo quando si è capaci di morire, di far morire il nostro io, il nostro egoismo, i nosri interessi…l’amore oblativo è quello che dà la propria vita per gli altri, è l’albero che fa frutti affinchè altri semi possano far germinare altri alberi…

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  19. la noce che è rimasta solo un guscio…la paura del vuoto…della morte, del nulla, in definitiva. Torneremo alla terra, per forza, ma abbiamo radici che nella terra affondano…e se tendiamo al Cielo è perchè abbiamo rami, ali che al Cielo di continuo ci portano!
    La foto è un capolavoro!

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  20. quat’albero, queste parole mi ricordano tanto la lettera di Giulia…”bisogna finire per terra, toccare l’humus, farsi umili….”Bisogna cadere per terra e non avere più certezze per sperare nell’arrivo di un samaritano che a sua volta è tale perchè ha giaciuto sulla fredda terra pure lui….forse solo lì per terra ci rendiao veramente conto delle meraviglie del creato. Solo strisciando sentiamo l’odore del fango…siamo comunque troppo alti per poterlo percepire…l’allungamento a parer mio avviene dalla terra, dall’humus!

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  21. un albero senza foglie è come una mamma che ha appena partorito, si sente come una noce con il guscio vuoto…ma proprio quando tutto sembra essere finito ecco il miracolo della natura, il prodigio che richiama la vita…il ciclo eterno delle stagioni…bisogna sempre morire per donare la vita!

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  22. complimenti:foto di grande effetto. Le stagione passano, passa la tramontana, passa lo scirocco, passa il sole e poi la luna, passa la pioggia e la notte con le tenebre, la neve col suo mantello bianco e l’estate che è un tripudio di fiori e frutti…e i rami? Che fanno i rami? Sempre si allungano al cielo, si piegano e si flettono, si spezzano al vento, ma il tronco li protende sempre al cielo…un’unica meta abbiamo tutti!

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  23. qualsiasi cosa nel creato ci appartiene ed è stata creata appositamente per noi…stanno lì, perchè possiamo godere della loro bellezza, perchè attraverso esse possiamo innalzare la nostra lode a Dio. Il Signore ci ha posto al centro di un universo meraviglioso affinchè potessimo sempre ricordarci di quanto è grande la sua bontà. Salvatore

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