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Un sorriso Atto unico (Scena unica-parte quinta)


Dalla radura


Un uomo

Tanti errori possono anche derivare dal desiderio di confondere i cammini, dall’illusione che ci possa o ci debba essere una strada unica, dal non capire che siamo compagni di viaggio su binari paralleli.

Una donna

Può essere, ma il succo della vita sta anche in queste invasioni di campo. L’importante, credo, sia rendersi conto che dobbiamo vivere un gioco individuale, modellato e modellabile sulla nostra persona, un gioco che può influenzare quello del nostro prossimo, ma lo dovrebbe fare con sensibilità e rispetto.
L’ascolto può servire appunto ad aver cura del percorso altrui, a capire a che punto l’altro è arrivato, a dissuaderlo, se possibile, dal negare la vita, a valorizzare le tappe di ricerca del bene, di questa energia benefica che fa capolino tra le pieghe d’ogni vita ed invita all’inseguimento.

Un uomo

Spesso mi comporto come se fossi l’unico uomo al mondo e penso che la mia vita valga certamente di più di quella di coloro che incontro, ignoro le persone a meno che non siano in grado di darmi qualcosa e mi stupisco di non riuscire nemmeno ad ottenere una delle cose che desidero.
In conclusione gli altri sono interlocutori inutili, eppure non riesco a fare a meno di cercarli e spero ogni volta che sia quella buona, non dico per trovare la felicità, ma almeno per provare un’emozione, un qualcosa che mi liberi un po’ dalle preoccupazioni e mi dia la possibilità di realizzare finalmente i miei desideri.
In qualche momento di lucidità ho anche la sgradevole sensazione di essere stato creato in modo maldestro, ma poi penso che non ha molto senso darmi per realizzato, che anche questa è in fondo una forma di pigrizia e di presunzione.
E poi vivo una situazione curiosa: ho tanta voglia di prendere e nello stesso tempo mi ritengo l’unico a poter dare qualcosa di prezioso che la gente non richiede perché non può capirne la grandezza.
Alla fine non do e non prendo e mi ritrovo in apnea.

Una donna

Che cosa vuoi che ti dica? che hai fatto una bella analisi di te stesso e che questa denota senz’altro una sensibilità superiore?
Desideri che mi inchini alla tua grandezza o preferisci che proviamo a parlare della solitudine dorata di cui in fondo ti compiaci?

Un uomo

Se mi sono sforzato di raccontarmi in poche parole è perché ritengo importante il tuo giudizio, diversamente mi sarei tenuto per me… non capisco la tua aggressività…

Una donna

Scusa se sono stata brusca, non sopporto i narcisisti che si danno aria da intellettuali, che ti buttano in faccia il loro malessere per il gusto di farlo e tu mi sembri proprio uno di questi.
Non vuoi cambiare il tuo modo di concepire la vita e desideri che il mondo si modifichi per recarti omaggio; è una pretesa buffa che ti porterà solo delusioni, se non altro per il fatto che la maggior parte delle persone nutre la stessa attesa; e le aspettative uguali e contrarie quando si incontrano restano comunque aspettative uguali e contrarie e nulla di più.
Hai mai visto unirsi in natura due polarità dello stesso segno? non credo che avverrà mai, se non apparentemente.
Potrei farti un esempio.
Se tu sentissi il desiderio di fare l’amore con me ed io volessi farlo con te, cosa credi che potremmo ottenere?
Se fossimo consenzienti faremmo l’amore, ma è davvero questo il risultato che ci aspettavamo?
Ne dubito, perché a conclusione di tutto, diversamente da quel che accadrebbe, ci sentiremmo appagati, felici, e non soltanto rilassati.
Capita invece di godere, sempre che questo avvenga e che avvenga per ambedue, ed è come se si spegnesse la luce.
Se ci hai mai fatto caso, due bacetti… giusto per non sembrare scortesi e poi si pensa ad altro o si dorme in attesa di qualche cosa che possa dare nuovi stimoli.
Il sesso può portare ad equivoci terribili ed irrimediabili.

Un uomo

Tu mi hai invitato ad aprirmi alla vita e poi rifiuti un’esperienza primaria.
Se non ti apri all’amore mettendoti in gioco, come puoi sostenere di adeguarti alle leggi della natura?
Se è vero che la natura è alternanza di luce ed ombra, di vita e di morte, perché neghi il buio?
Che nell’atto sessuale ci sia un’adesione alla natura mi pare indubitabile, così come mi sembra indiscutibile che gli uomini lo abbiano capito da molto tempo.
In Mesopotamia, tanto per fare un esempio, ogni donna, maritata o non, doveva giacere almeno una volta al mese con uno straniero che lasciasse un’offerta, anche estremamente modica, alla divinità.
Quella che noi chiamiamo prostituzione o se vuoi, come si considera generalmente, sesso privo d’amore, aveva dunque un valore rituale altissimo.
Tu stessa poi hai in precedenza sostenuto che la natura è regolata dalla necessità; ebbene non c’è natura, non c’è vita senza sessualità.
Di conseguenza se ai fatti di natura non è corretto dare in generale una giustificazione, è possibile che non sia giusto cercare delle motivazioni per l’atto sessuale come sembriamo voler fare noi.
È probabile che avessero ragione gli antichi a considerare la sessualità come qualcosa di sacro, di celebrante la natura, di distinto rispetto ai sentimenti che non venivano ritenuti indispensabili.
Anzi, potrebbe essere la giustificazione che vogliamo dare al sesso a comportare così tanti problemi.
Forse non dovremmo vivere la sessualità come un falso valore che rimanda a qualcosa di più profondo che inconsapevolmente ci prefigureremmo di raggiungere.

Una donna

Quello che dici sembra ineccepibile sulla carta; ogni teoria può apparire  buona in astratto, ma bisogna testarla con la realtà.
La storia è un insieme di fatti, non c’è spazio per la soggettività, si dice, se non quando influisca direttamente sugli avvenimenti.
Ma io vorrei avere una macchina del tempo per chiedere a quelle donne sumere, a quelle “prostitute sacre”, che cosa provassero ad essere prese da uno sconosciuto in tutta fretta, in cambio di un obolo finito immancabilmente nelle tasche dei sacerdoti.
Il fatto che l’amore per la propria consorte sia una “conquista scandalosa” dai tempi di Plutarco, non fa di quelle donne antiche delle sostenitrici di una botta e via.
E poi la storia è da sempre maschilista.
Che cosa potevano dunque scrivere i signori uomini per giustificare le loro insensibilità ed infedeltà, se non che le loro compagne li ricambiavano senza rimorsi?
Ma passiamo ad altro.
Come ti senti dopo l’amore? non provi dentro al cuore un senso di rassegnata sazietà o la paura di non aver soddisfatto pienamente la tua compagna?
La chiamano ansia da mancata prestazione, ma a ben vedere è successiva.
E ti sei mai chiesto perché le donne dopo il rapporto talvolta cercano di conservare il seme dentro di loro il più a lungo possibile?
Ti sei mai domandato perché capita ancor prima di un incontro che si pensi al fatto di non poterne vivere uno successivo?
E perché questo possa paralizzare fino al punto di abbandonarsi a convulse crisi di pianto, anche durante il rapporto?
Noi siamo tutti vittime di una precarietà che non vorremmo e che il breve spazio di un piacere troppo aggressivo suggella.
Sappiamo che esiste la morte ma non la accettiamo: cerchiamo nell’altro una particella d’eternità; il desiderio sessuale non è altro che ansia di raggiungere uno stabile appagamento od un’unione duratura.
Ma nessuno di noi è in grado di donare agli altri qualcosa che non possa concludersi.
L’innamoramento certo può andare avanti anche una vita, ma è, se ci pensi bene, una perenne richiesta che l’altro non può soddisfare se non per brevi momenti intercalati da una lunga assenza.

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