L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sessantaquattresima)


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L’eremita
Mi piace questa definizione di Primo motore senza sangue, mi ricorda in un certo senso che si può sopravvivere e segnare il tempo anche nelle condizioni più disperate, nei momenti in cui non sembra di realizzare alcunché di concreto od il concreto comunque non dà frutto, magari reca soddisfazione, ma non sostegno. Un po’ come mi sento ora…

Abelardo
Ma va… non l’avrei mai detto che c’era qualcosa che non andava…Perdona la mia ironia… in realtà puoi considerarla un pianto… una sorta di impotenza in cui mi ritrovo a tratti a dialogare con te. Sei uomo, amico mio, e mortale…non c’è nulla che tu possa fare per cambiare questa definizione, se non pensare. Il pensiero aiuta ed io l’ho sperimentato lungamente… in ogni uomo c’è davvero un mondo inesplorato che la stessa morte può soltanto recidere, ma non distruggere. Ciò che si è creato con la mente esiste per l’eternità, viceversa ciò che si traduce in opera non dura spesso nemmeno una generazione. Impara a pensare e a far pensare: ti renderai libero e libererai gli altri dalla schiavitù della precarietà esistenziale.

L’eremita
Come si fa ad imparare a pensare? Non è una cosa spontanea che non dipende nemmeno poi tanto da noi? E poi dove si conserva il nostro pensiero? E come faremo a  riappropriarcene nel mondo di là?

Abelardo
Quando vennero create le stelle fu la Parola a far sì che splendessero nel Cielo… il medesimo concetto vale per tutte le cose che compongono il Creato, hanno assunto una ben precisa funzione nel momento in cui Dio ha deciso di affidargliela…ma l’uomo invece è stato lasciato libero di imparare a trovare il proprio significato… noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio, ma non sappiamo che cosa fa di preciso il nostro Creatore… perché dobbiamo impararlo… e qualsiasi attività materiale che svolgeremo in questa vita in un certo senso ci allontanerà da Lui… perché tutto ciò è nato soltanto col peccato originale…non dobbiamo riporci un gran conto se non per il fatto che Dio si farà incontrare attraverso le nostre opere in questa vita; ma le opere cadono necessariamente in secondo piano e non hanno alcun peso di fronte alla morte. Soltanto il nostro pensiero mantiene il contatto primigenio, perché ciò che ci venne richiesto quando lo Spirito ci generò fu soltanto di pensare.
E di questa facoltà mai Dio ha inteso privarci forse perché è proprio quella che più ci avvicina a Lui, anzi a ben vedere è stata rafforzata perché alle scelte interiori che si possono operare con la mente si sono aggiunte quelle esteriori. Il pensiero dunque è il motore senza sangue di cui ti parlavo, convoglia in sé ogni nostra energia e quindi dobbiamo imparare a farlo battere anche quando ci sentiamo logori, apprezzando il fatto che proprio la consunzione è segno di distinzione, dell’esserci così tanto esercitati…ogni insegnamento si accavalla, amico mio, e si impara da ogni cosa imparata e così possiamo costruire ponti meravigliosi sulle nostre macerie; non c’è bisogno di conservare il pensiero perché esso si evolve in forme sempre nuove che si autoalimentano, come il seme che diventa fiore e poi frutto e poi concime e poi seme ancora…a noi sta di tracciare le relazioni sulla sfera di Dio in modo da comprendere non il perché di questo ciclo, ma il ciclo stesso, che ci deve essere un ciclo che rende eterni i nostri pensieri. E allora il problema non sarà quello di ricomporci dopo la morte: la sfera non si può spezzare, più gira e più acquista potenza, ed il pensiero resta all’interno per la forza che Dio gli ha concesso, il pensiero siamo noi ed è la nostra anima che vola verso il centro della sfera, libera finalmente da ogni incombenza nella forma senza forma che Dio volle per la Sua sostanza quando ci concepì e ci affidò prima ad Eva e poi a Maria, Spose e Madri del nostro cuore.

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35 risposte a "L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sessantaquattresima)"

  1. Scusate, sono Alberta, (33) ho lasciato il mio commento aperto per piú di un’ora (tra un’uscita di casa e l’altra), prima di pubblicarlo e mi é saltato via il segno di riconoscimento…mi succede sempre.

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  2. Questo brano mi ha fatto pensare, non tanto all’opera d’arte, prodotto finito che possiamo e potremo ammirare in un museo o ascoltare sul nostro stereo o leggere sui libri che fanno ormai parte della nostra cultura e di quella dell’intera umanitá…piuttosto a tutto ció che precede il prodotto finito, a tutti quegli schizzi che non sempre vengono conosciuti, a quelle montagne di abbozzi, di figure, di note, di parole. E’ un processo che va al di lá dell’opera stessa perché é in esso che si puó ripercorrere il pensiero del dato artista, la frustrazione, il cambiamento di idea, il caos che puó apparentemente sembrare senza senso, il provare ogni possibile variazione fino a quella che verrá poi scelta, lo scavare dentro se stessi per graffiare una superficie come se penna, carboncino non fossero poi altro che una continuazione della nostra mano, della nostra mente e del nostra cuore; e la superficie non fosse altro che la nostra dimensione interna che si progetta al di fuori di noi.
    Nell’abbozzo per esempio quello che salta agli occhi é il suo essere senza tempo, se si osservano anche opere d’arte attraverso i raggi x, quello che ne viene fuori é sempre straordinario, é quel gesto primordiale che é lo stesso gesto che ha decorato le grotte di Altamira o Lascaux, che é insito in un dipinto di Tiziano o di Picasso, che é in una pagina di Mozart. Ho pensato a questo gesto senza tempo, assoluto, come espressione del pensiero, del motore senza sangue, della forma senza forma. Cosí immagino Dio creatore, proprio come lo ha rappresentato Michelangelo, con un semplice gesto da vita al Suo pensiero e poi gli dona una madre perché il Suo gesto possa ripetersi attravero l’uomo stesso. Questo gesto é Amore, non potrebbe essere nient’altro. Grazie infinite per tutto ció che ho letto.

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  3. e l’esperienza da una parte è condizionata dal pensiero, perchè non può essere che esperienza di qualcuno, da un altro lato il pensiero si esplica solo facendo esperienza, non solo quella esterna, ma anche quella puramente mentale, di mettere alla prova i propri pensieri, di saggiarli, per vedere quali diano risultati e quali no

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  4. sorge poi il concetto di pensiero puro che assume diverse connotazioni in Kant, Ficht ed >Hegel.
    Mi pare che però sia importante, circa quanto afferma Abelardo, sottolineare che il pensiero può essere soltanto pensiero di qualcuno e ciò che la storia del pensiero presuppone non è una struttura di categorie già pensate ab aeterno ma un soggetto che concretamente le pensi, a contatto con l’esperienza.

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  5. Spinoza aveva poi attribuito il pensiero non più al finito ma a Dio”Il pensiero è attributo di Dio, ovvero Dio è sostanza pensante e questo o quel pensiero esprimono in una certa determinata mmaniera la natura di Dio…Dio può infatti pensare infinite cose in infiniti modi e formare l’idea della propria essenza e di tutto ciò che necessariamente ne consegue.” Nicola P.

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  6. il significato poi specificatamente psicologico del COGITARE si ripresenta in Cartesio con il celebre Penso dunque sono. Per Cartesio il pensiero è tutto quanto si compie in noi in quanto ne abbiamo coscienza:perciò non solo intendere, volere, immaginare, ma anche sentire per lui equivale a pensare. Qualsiasi atto cosciente è compreso nel pensiero

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  7. la cogitatio come tale ha nel mondo medievale (che è poi quello di Abelardo) un significato prevalentemente psicologico che la avvicina al pensiero così come è inteso nella filosofia moderna prima di Kant. S. Tommaso avverte che COGITARE si può intendere in tre sensi: 1) considerazione attuale dell’intelletto; 2) considerazione dell’intelletto connessa con una ricerca e anteriore a una intuizione perfettamente certa;3) atto della virtù cognitiva. Quest’ultima è propria solo dell’uomoe per Tommaso era fondamentale l’HIC HOMO COGITATper combattere le dottrine degli averroisti

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  8. Per Aristotele è l’Universale che pensa se stesso e quindi l’atto divino è assolutamente scevro di potenza ed abbiamo l’aspetto intellettivo e non più discorsivo del pensiero. Aristotele mette in forte contrapposizione senso e pensiero

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  9. Il carattere discorsivo del pensiero si esprime in Platone con il termine DIàNOIA e questo anima tutta la filosofia socratica. E per Platone esiste tutto un mondo di idee al quale l’uomo può accedere con il pensiero e non il senso.

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  10. proprio l’universalità del pensiero e non la sua immediatezza sensibile pone l’uomo a contatto con la verità, come ad esempio sosteneva Democrito

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  11. nel mondo greco si parla del pensiero soprattutto in contrapposizione alla percezione sensibile e ci si serve di termini come FRONèIN, VOEìN,NòESIS. L’universalità del pensiero è espressa da Eraclito che afferma che il pensiero è comune a tutti gli uomini mentre Parmenide affermava che il pensare equivalesse all’essere.

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  12. c’è un verso dell’Edipo re che mi ricollega a questo brano: “molte vie ho percorso nel vagare della mia anima” (v.67). Edipo ha esplorato le vie del pensiero, ma il pensiero viene definito da Sofocle come il vagare dell’anima, anima e pensiero fortemente connessi

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  13. tuttavia il giudizio in cui il pensiero consiste può rimanere inespresso o implicito(come AVETE detto giustamente prima), talora può essere colto per intuizione oppure sentito emozionalmete..ed è per questo che per me non è scorretto estendere il significato di pensiero al di là dei limiti dell’attività della ragione, come credo che Abelardo voglia spiegare all’eremita. Furio

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  14. molto interessante anche se di non facile comprensione…Abelardo fu una persona che molto pensò, ma il suo discorso qui non mi pare tanto inteso in senso filosofico, quanto più sotto la sfera del sensibile.
    Avete dato delle interèretazioni del passo veramente molto belle ed io mi sento solo di ringraziarvi per il calore che donate tutti quanti alle mie giornate. Proverei ora a dirottare il discorso in senso più filosofico, magari Abelardo gradisce per sommi capi qualche cenno soltanto circa il pensiero prima e dopo di lui…
    Intanto il significato.
    L’etimologia pensare “pesare” mette in luce il carattere valutativo dell’attività spirituale:”pensare” è soprattutto, etimologicamente, giudicare e quindi la parola pensiero si riferisce più a un modo di conoscere discorsivo e mediato che intuitivo e immediato.

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  15. ma loro lo sanno, eccome! Però non perdere occasione di dar forma ai tuoi pensieri più belli…forse è anche questo che Abelardo vuol dire all’eremita:certi pensieri altissimi, così alti che neppure sappiamo esprimere val la pena di tenerli un poì nel cuore, di coltivarli con passione ma alla fine diamo loro una forma, esprimiamoli perchè possano essere segno della nostra somiglianza a Dio…Certi quadri, certe melodie, certi passi letterari hanno fatto del bene a tutta l’umanità e continueranno a farne per l’eternità:sono nati da un pensiero ed hanno a loro volta generato altri sublimi pensieri…in molti casi il pensiero va espresso, laddove può essere amore fecondo!

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  16. a me capita spesso con i miei genitori…sono le persone che più amo e alle quali manifesto meno i miei pensieri d’amore…do per scontato che loro lo sappiano! Carlotta

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  17. impara a far pensare! Guardate che Abelardo lancia un sasso non da poco:impara a far pensare, stimoliamo i pensieri altrui, stimoliamo la fantasia ma anche la carità altrui…vedete, io credo che il grande merito del blog sia quello di stimolare il pensiero….e che pensiero!! Da uno scritto, da un’immagine parte un pensiero, un’idea, ma questa è un qualcosa che non deve rimanere fine a se stessa…le parole che scriviamo dobbiamo poi metterle in pratica….”ciò che avete fatto al più piccolo di voi l’avrete fatto a me!”..il Vangelo poi non rinnega le azioni, anzi:promuove determinate opere volte sempre per il bene del prossimo. Il pensiero è una forma di altissima libertà, ma anche una forma altissima di amore…pemnsate a quanto amiamo e quanto non riusciamo a esprimere con gesti e parole il nostro affetto verso chi ci è più caro…

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  18. ed è per questo, Rodolfo, che ciò che si crea con la mente esiste per l’eternità…figuriamoci poi se a creare è Dio! Ma che cosa si può creare con la mente? La mente ha poi bisogno delle mani per dare al pensiero una forma, una struttura…per farne godere il prossimo…penso alle opere d’arte, a quel sublime di cui tante volte abbiamo qui parlato…il sublime è un’idea, un pensiero che qualcuno ha saputo rendere concreto ed immortale

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  19. si potrebbe allora dire che la Creazione è stata la preghiera di Dio…non male come interpretazione!! Ciò di cui godiamo è espressione della gioia, della grazia, della umiltà stessa di un Demiurgo…la cosa fa rilettere non poco.

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  20. e forse è tale proprio perchè il primo pensiero di Dio è stata una prehiera…chi ci potrà mai dimostrare che il Padre non preghi? Se soffre, se ha scelto di mandare Suo figlio e che morise per noi, forse Dio pensa pregando…

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  21. e a maggior ragione se il pensiero non fosse preghiera? Dall’aldilà chi ci ama deve per forza intercedere per noi e potrà farlo solo con la preghiera, dunque la preghiera è la forma di pensiero più alta.

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  22. del resto lo diceva anche Abelardo nell’ultimo post:i genitori continuano ad amare i figli anche dopo la morte..e come potrebbe avvenire questo se il pensiero non fosse immortale?

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  23. Il pensiero è immortale, viene dall’eternità, viene dal Creatore, esiste prima di noi, con noi e dopo di noi…fprse è ancora presto per l’approccio filosofico (rimandiamo a più tardi!) ed allora mi soffermo su quello più “sentimentale”: sono sicuro che durante la nostra giornata spesso rivolgiamo il pensiero alle persone che più ci sono care. In tal senso il pensiero è un mezzo per esprimere la nostra preoccupazione ed il nostro affetto, un modo per amare e per stare accanto a chi ci è caro. Il primo pensiero della giornata è spesso per Dio, per ringraziarLo del giorno che ci ha appena donato e poi per chi amiamo…sarà così per sempre…nella vita ultraterrena credo proprio sarà così

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  24. forse Abelardo vuole significare soltanto una cosa…lo dico perchè faccio riferimento al post precedente ed io noto sempre una certa continuità tra la poesia e la prosa …forse gli stessi commenti a volte introducono e anticipano quel che il filosofo dirà all’eremita…ho pensato in cuor mio che Abelardo non deve essere considerato eretico, ma che vuole indicare una cosa soltanto con queste sue parole:il pensiero sopravvive all’uomo, ma che pensiero? Solo un pensiero divino può essee immortale, solo un pensiero che possa concepire Dio può essere tale ed allora questo pensiero altro non è che la preghiera. Ancora una volta il discorso di Abelardo mira a incitare l’eremita ad avvicinarsi alla preghiera ed al dialogo con Dio (mi pare che di dialogo con Dio si parlasse pochi giorni fa proprio per bocca del filosofo!), a crearsi uno spazio per diaogae con Dio, per entrare in sintonia con Lui ed ascoltarLo…forse il pensiero è soprattutto ascolto…in silenzio…senza agire…ascolto e basta

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  25. si può vivere, sopravvivere e segnare il tempo sempre…qualunque siano le nostre condizioni…ha un senso anche la malattia, i malati – l’ho imparato così bene a Lourdes! – non solo segnano il tempo, ma anche le vite di chi li accompagna sul sentiero…e non è un “segnare” pesante, faticoso, insopportabile perchè doloroso, ma è un segnare la vita altrui perchè si è segno manifesto di Cristo sofferente che si offre per la nostra salvezza.
    Corro a Messa…a piu tadi e buona domenica a tutti! Filippo

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  26. sarà il torpore domenicale, ma questa pagina mi risulta alquanto tosta!!! Devo rifletterci un po’ su..ora, a freddo, mi colpisce molto l’idea del pensiero come qualcosa che soppravvive al corpo, come qualcosa di estremamente libero che può spaziare in più mondi, quello terreno e quello ultraterreno e tale è la sua forza da bucare il cielo come fa quel gabbiano…La migliore domenica a voi tutti, amici miei! Ale

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