Inverno/Sete d’amore


Inverno

La luce muore
con il giorno che verrà
oggi mi sposo
con la solitudine.
Sanno i limoni
che matureremo insieme
sulla terra indurita
dei gerani dormienti.
Che ne sarà
dei sogni agostani
se non la primavera
che illude le gemme
che ne sarà
di una vita acidula
se non il ricordo
di un’ape distratta.
Sarà inverno
e attesa di
rinascere ancora.

Limoni del mio orto

Sete d’amore

Sotto la scorza
gialla
bere avido
il succo
della vita
e trattenere tra
le labbra
la goccia acre
di un tempo
che non vuol
morire.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

92 pensieri riguardo “Inverno/Sete d’amore”

  1. un grazie particolare a Carlo e a Giulia perchè ci hanno permesso di fare un interessante excursus toccando sia il panorama letterario che quello filosofico…offrite sempre degli ottimi spunti di conversazione e confronto. Grazie davvero. Enrica

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  2. un concetto rivoluzionario del tempo, che rovescia la prospettiva senecana, per cui era solo la nostra coscienza a recuperare il passato attraverso la memoria, e non il passato nel suo progredire e accrescersi a condizionare il presente, un’intuizione, quella di Bergson, che trovò larga applicazione anche nella Recherche di Marcel Proust

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  3. e poichè questo processo è continuo, il passato si conserva indefinitamente in noi, è sempre presente:ciò che abbiamo sentito e pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là chino sul presente che sta per assorbire, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori.

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  4. per il filosofo francese infati il tempo non è una successione di istanti quantitativamente omogenei che scorre in una sola direzione, ma è piuttosto una durata qualitativa, dove memoria e aspettativa si intrecciano, dove il nostro passato sfocia nel presente e lo condiziona.

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  5. se in Seneca il recupero del passato era un privilegio di pochi ed una prerogativa del saggio, una possibilità offerta all’uomo, invece in Bergson si tratta di un fenomeno necessario e quasi “rovesciato”, perchè di fatto è il passato a far capolino nel presente e non viceversa.

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  6. se l’invito oraziano a cogliere i beni presenti ebbe senza dubbio un’eco nella concezione rinascimentale dell’uomo e della vita (Basti pensare ai canti carnascialeschi), il discorso senecano sul tempo, in particolare dove si supera l’ucronia epicurea e ammette che il passato sia recuperabile attraverso la memoria, rappresenta un’interessante posizione che sarà poi precisata da Bergson.

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  7. ed infatti questo per Seneca significa cadere nelle condizioni dell’aspettativa o di un soffeto rammarico, in una parola significa consegnarci alla passioni del desiderio e della sofferenza, e di conseguenza rinunciare alla nostra libertà psicologica

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  8. bellissimo commento alberta…è la sintesi di quanto si sta cercando di tirar fuori dai classici. Ritorno un attimo a Seneca ed al fatto che per il filosofo per l’appunto unico nostro possesso,, di cui non ci è dato sapere la durata,il tempo è pe il filosofo il terreno dove possiamo praticare la virtù , stoicamete intesa come come la capacità di accettare, se non addirittura amare, la Pagione provvidenziale che ci determina, ci condiziona e ci guida

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  9. E’ proprio nell’immergersi nell’attimo, senza aspettative, senza paragoni, che si scopre il valore di quella goccia acre, si scopre di aver bisogno proprio di quel sugo, che poi é quello che meglio soddisfa la sete, e si gioisce, come fosse ambrosia, si apprezza ogni goccia e si intuiscono e godono tutte quelle fragranze che dalla buccia escono fuori nel momento in cui la si taglia perché la si ama. Alberta

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  10. sicuramente più ricca di implicazioni filosofiche (epicuree e non solo epicuree) e fertile di successivi spunti di riflessione e sviluppi è la visione del rapporto uomo/tempo offertaci da Seneca in vari punti della sua opera. Enrica

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  11. in modo analogo la raccomandazione rivolta a Taliarco di cui parlavano i ragazzi è quella di non interrogarsi sul domani, nè di disprezzare i doni del presente, tra cui in particolare quello dell’amore, il più grande dei doni per gli antichi e nello stesso tempo la più grande fonte di dolore.

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  12. la morte non è quindi una realtà che non ci riguarda – come affermavano gli epicurei – ma è l’inevitabile traguardo, l’ineluttabile fine di ogni sicurezza (quelle poche che si hanno in vita!) di ogni gioia della nostra esistenza. Questa realtà può essere contrastata solo con una proficua gestione del nosro presente che ne rallenti psicologicamente l’arrivo.

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  13. questo lo si vede bene nell’ode a Postumo che già qualche bravo studente ha citato, un invito a godere del presente con la consapevolezza che l’odiosa vecchiaia e la morte ci priveranno un giorno di tutti i nostri beni.(Dovremo lasciare la terra, la casa e la diletta consorte). Corrado Fadda

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  14. Sia nel citato carpe diem che in altri passi della sua opera la percezione che Orazio ha del tempo non si risolve come per gli epicurei nell’attenzione al nostro presente in quanto unico momento in cui possiamo dirci vivi e su cui appuntare i nostri sforzi per sfuggire la sofferenza, ma si accompagna speso ad amare riflesiioni sulla vecchiaia e sulla morte, viste come inevitabili manacce alla nostra felicità

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  15. un punto di vista, quello di Orazio, che ritroviamo espresso in molti altri passi della sua opera, quasi sia un elemento portante del suo modus vivendi, della sua etica nei confronti dell’esistenza e che ben si presta ad un confronto con Seneca, per il quale il rapporto dell’uomo con il tempo rappresenta, seppur in modo diverso, un momento fondamentale del suo pensiero. Enrica F.

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  16. lo spunto di questo confronto può essere ci è offerto dal carpe diem oraziono, il celebre invito a leuconoe perchè, rinunciando a interrogarsi sul domani incerto ed ignoto, colga l’attimo fuggente e viva con gelosa partecipaione quanto di buono le offre il presente, condividendolo con il suo interlocutore.

    E non mi pare che si stia andando fuori tema, a direi che la conversazione ha comunque preso una piega inerente al post.

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  17. il tempo è stato oggetto della scienza e della filosofia, ambiti che nella cultura antica si intersecano continuamente, ma anche in letteratura sono state fatte formulazioni molto suggestive che ci consentono di inquadrarlo, comprenderlo e confrontarlo con alcuni momenti della sua evoluzione fino in età mderna

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  18. se proviamo a pensare all’eremita ci renderemo conto che il percorso che egli sta compiendo è proprio quello che parte dalla sua scorza per giungere alla polpa succosa…è un percorso che in poch facciamo da soli, spesso abbiamo bisogno del sole per illuminare i nostri passi, per scaldare il succo che possediamo senza neppure averne consapevolezza…a Abelardo è i suo sole!!

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  19. grazie per questa bellissima conversazione che di prima mattina mi dà il buongiorno. Oggi lavorerò sul succo….il freddo di questi tempi mi ha reso forse un po’ asciutta ed anche io ho sete d’amore…perchè l’amore, penso, sia una delle prime cose che renda un limone LIMONE…noi siamo uomini perchè anche creature capaci di amore, ma il nostro amore deve a sua volta essere alimentato con l’amore. Rossana

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  20. e quindi olte a lavorare sulla scorza in quanto maschera è bene concentrarsi anche sul succo, soprattutto sul succo, dare ad esso determinate prerogative che alla fine faranno quasi scoppiare la polpa e la buccia del limone dal buono che esso contiene. Patrizia

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  21. ad esempio i mores maiorum…non c’è nessuno che ci abbia lasciato un elenco dei mores maiorum, ma di certo la pietas, l’honestas, la probitas, la caritas, la iustitia, la moderatio, l’equitas e così avanti sono tutti valori che un uomo brobo POSSEDEVA ma grazie ai quali ERA, era un UOMO, un VIR peritus vivendi (permettetemi questa licenza ma calza troppo bene con il post!)

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  22. ci sono tanti valori che possediamo e proprio grazie ad essi non siamo degni di essere delle PERSONE, proprio ad immagine e somiglianza di Dio. Salvatore

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  23. un po’ come la differenza che c’è tra l’essere e l’avere, una cosa è ciò che siamo e un’altra è ciò che abbiamo, e spesso le due “immagini” non combaciano…Elisabetta

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  24. ma almeno dinanzi a se stessi è necessario buttarla via, almeno nella solitudine della nostra coscienza, per prendere atto di chi veramente siamo…pensate a La carriola e alla figura del giudice protagonista..è fondamentale prendere coscienza di ciò che c’è sotto la scorza per dar valore al succo, a chi siamo e non a ciò che appariamo

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  25. finchè un bel giorno non ci stufiamo di renderci così “scorzuti” ed allora gettiamo via la maschera (che è vera e propria scorza) e decidiamo di amare il nostro succo per quello che è:acre talvolta, ma pure dissetante…possiamo farne dono a qualcuno!

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  26. berne il succo significa in primis scavare dentro noi stesssi, guardare con obiettività chi siamo, cosa cerchiamo, dove desideriamo andare, guardare con attenzione dove la vita stessa ci sta conducendo, cosa ci sta chiedendo, quanta altra pazienza dobbiamo mostrare, con quante asperità ancora dovremo confrontarci….e la nostra scorza si fa più spessa, ogni giorno cerchiamo di essere meno vulnerabili…

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  27. Io ho inteso il tempo che non vuol morire come un tempo di rinascita, di rinnovamento. Il passato credo sia utile anche a questo…potersi voltare e constatare alle spalle la strada che abbiamo percorso. Perchè questa nostra vita è un limone, ha una scorza gialla:è qualcosa di bello, di solare, di succoso…ma bisogna andare in profondità per berne…”non fermarti alla apparenze!” ci raccomandava Abelardo.

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  28. il tempo, il tempo che passa, che inesorabilmente già non è più, è comunque un dono, dono prezioso di un mutamento, di un cambiamento che coinvolge tutto il nostro essere. Se il tempo non scorresse non potremmo bere del succo sotto la scorza di un limone, non potremmo guardarci indietro e scoprirci maturati seppure su una terra indurita…vedete, scorza, indurita…c’è qualcosa di ostico, che ostacola la vita dell’uomo, che non la rende piacevole come nell’età dell’oro…eppure nonostante queste difficoltà si vivono esperienze che vorremmo cristallizzare, al di là di un ricordo, ma non è possibile…nulla del tempo si può trattenere se non il ricordo del sapore di quel momento, della gioia che hai vissuto in quel preciso momento…forse è solo un’illusione, ma ne siamo perennemente in attesa, stiamo lì come Tantalo a bocca aperta, in attesa di quel succo che per quanto acre è comunque vita!

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  29. parlavate ieri di meccanicismo…mi fate venire in mente le filosofie ellenistiche, quell’Epicuro che rasserenava gli animi nel dire che quando ci siamo noi non c’è la morte e viceversa…vivere nel piacere, per l’appunto, nell’oggi, nel presente – come del resto recitano anche le filosofie orientali – senza preoccuparci di ciò che è stato e di ciò che verrà, per gustare il bello ed il buono del presente, del nunc. Furio

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  30. abbiamo tutti paura di morire..checchè se ne dica, per quanto ci sentiamo preparati la morte è comunque qualcosa che spaventa, di inimmaginabile…e per quanto la immaginiamo nessuno ce l’ha mai raccontata. Neppure il tempo vuole morire ed è per questo che si rinnova ciclicamente, estate dopo primavera, inverno dopo autunno..la parola FINE è qualcosa che vorremmo leggere solo alla fine di una pelllicola cinematografica e siamo maledettamente attaccati a quanto di bello e di buono questa vita ci ha donato.
    Certo, ci sono momenti in cui invece si desiderara ardentemente mettere una sbarra a quest’esistenza…oggi è argomento di grande attualità…ma per noi cristiani non c’è da parlarne…

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  31. mi pare che abbiate dato un senso bello ai limoni!!!come una tensione alla pienezza e alla gioia di vivere…rimane il colore accesso in un inverno spento e freddo, rimane un’ape e le gemme, rimane un succo di vita che scorre come l’amore nelle nostre giornate.

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  32. ed in quanto limone donare il giallo della mia scorza, permettere a qualcuno di inciderla per ricavarne un succo che possa aiutare a dare un senso a questa giornata

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  33. ed io oggi mi interrogo su che cosa ho da offrire, su quale succo posso donare…mi pare importante prendere consapevolezza che sono una sorta di limone e posso offrire refrigerio ma anche un insopportabile acre sapore…Furio

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  34. come a dire che anche il dolore e la sofferenza hanno un senso, uno scopo, una ragione che ci pare impossibile da accettare. Anche la morte nel suo essere acre porta comunque a una rinascita…io trovo tanta serenità in questi versi, l’accettare che su ognuno di noi c’è un progetto di una Volontà che tutto sa e in cui riponiamo fiducia.

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  35. ma sempre rimane una goccia da spremere, inaspettata…ed il tempo non muore, si rinnova:non muore il tempo dell’amore ma sempre si rinnova ad ogni incontro, così come si rinnova la primavera che nel suo culmine genera l’estate.

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  36. Vorrei insistere sulla seconda lirica, per l’immagine dell’uomo che se ne ricava, un uomo che pare sicuro di sè, va sotto la scorza, beve avido, un uomo che però si preoccupa anche del suo lato oscuro, che sembra rendersi conto del male di vivere:un tempo che non vuol morire ma che è destinato a morire comunque!

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  37. perchè di fatto il tempo passa, panta rhei, tutto scorre, così ci hanno insegnato i filosofi greci, scorre e ciò che siamo ora non saremo più tra due ore, qualcosa ci ha mutato, ci ha trasformato, siamo cresciuti, invecchiati, più sereni, ma forse più addolorati…ma tutto passa…Marta

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  38. per me c’è una traccia di speranza, di autenticità, un affermare comunque la propria dignità dinanzi allo scrorrere del tempo che talvolta si vorrebbe bloccare come in un fotogramma. Alice

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  39. ed ancora il succo è qualcosa di liquido, qualcosa che scorre come il tempo, come la stessa vita, qualcosa che non può essere trattenuto ma che nel suo scorrere, nel suo divenire, nel suo trascorrere e finire, lascia comunque una traccia visibile nel cuore e nella memoria di chi ha bevuto…e ne ha trasformato l’anima!

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  40. la poesia di certo aiuta gli uomini ad andare in profondità e a porsi dei problemi…forse le risposte lasceranno spazio a nuove domande, ma questa è la fecondità propria della lirica, il suscitare domande nella ricerca di una pace interiore.

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  41. ma se la poesia non offrre certezze offre però una consolazione: la consolazione che sotto la scorza ci sia un succo…dovrebbe impararlo l’eremita. Riccardo

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  42. e qui dovremmo davvero fare un plauso a Carlo e a Giulia perchè la rivisitazione delle pagine montaliane è eccellente:è sotteso Montale, ma personalmente e passionalmente rivissuto nella storia autentica degli autori! Bravi!

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  43. Il tempo non muore, si transforma, cosí come i fiori, sposandosi con la solitudine, si trasformano in frutti, La terra, che pare dormire si riscalda al riflesso dei colori piú caldi, del giallo, dell’arancione e nel suo torpore si prepara a garantire quelle promesse scritte nelle stagioni…sento tanta pace oggi, in questi versi, la pace di una promessa che verrá soddisfatta, una sete che é poi attesa, con tutta l’anticipazione che l’attesa stessa comporta. Alberta

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  44. credo anche che alla poesia non si possano chiedere certezze….che ne sarà?. L’unica cosa che il poeta sa è ciò che non vuole:il tempo che non vuol morire!

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  45. I limoni, i sogni, l’ape, chi amiamo, la goccia …. non sono che squarci di luce e di verità che donano dignità e bellezza ad un vivere faticoso e pesante.

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  46. E forse in questo senso queste due liriche sono cariche di valori metafisici:gli avvenimenti, gli uomini, gli oggetti hanno dei significati che vanno oltre la realtà puramente fisica.

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  47. in effetti in entrambe le poesie sembra quasi che i poeti abbiano intuito qualcosa, abbiano afferrato un po’ di quel mistero che si colloca oltre a ciò che si vede e si sente. Rossana

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  48. Il tentativo costanze in entrambe le liriche, più forte nella seconda, è di andare oltre le apparenze, di giungere al succo, al segreto delle cose e della vita. salvatore

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  49. ma il senso sta nell’essere in due e non da soli…mi sposo con la solitudine..ma poi matureremo. e nella seconda lirica ci sono due persone a interloquire. fabio

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  50. Se di negatività del reale si deve parlare allora mi pare che tale negatività è accompagnata dall’ansia di trovare un senso, una verità – che poi forse non si trova – che giustifichi e salvi il senso stesso della vita. Elisabetta

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  51. acre è il tempo perchè sa di dover morire, perchè la luce muore a sera e rimane solo il ricordo, il sapore che invano si tenta di trattenere…viviamo alla fine tutti nella speranza di una rinascita, ma questa potrà avvenire come un miracolo solo se ci sarà vita, se ci sarà palpito di cuori e anime, non in solitudine…il succo va fatto scorrere…dobbiamo dar da bere a chi è assetato!

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  52. proprio per questo ci si ritrova a essere avidi, a bere avidamente il succo dell’amore, ci si ritrova a trattenerlo per non sposare la solitudine che a lungo andare ci rende induriti come la terra dei gerani. Nicola P.

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  53. così infatti inizia la relazione…il limone a poco a poco si fa cogliere e sempre un po’ per volta si fa sbucciare…in tal modo ci rendiamo vulnerabili ma offriamo anche quanto di più prezioso abbiamo. Patrizia

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  54. Nella seconda lirica invece il paesaggio è quello dell’amata o dell’amato…non è facile conoscere l’animo umano, spesso celato dietro una spessa scorza!

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  55. Si utilizza la natura per entrare in comione con le cose, attraverso la natura si scoprono i segreti della vita. Da questo punto di vista il paesaggio della prima lirica offre il pretesto per una riflessione filosofica.

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  56. In entrambe le liriche la chiusa è quasi trionfante…se non altro la poesia ha il merito di trovare un appiglio, di essere una speranza, di poterl essere tale non solo per chi la scrive ma soprattutto per chi la legge. Enrica

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  57. Che ne sarà??? Nessuno può saperlo, nessuno può dare una risposta precisa. L’uomo cerca spesso risposte, logiche spiegazioni al divenire, al presente, a ciò che non comprende…ma non è possibile tutto ciò. Forse è possibile trattenere nella memoria e nel cuore quanto di bello abbiamo appreso e trasmetterlo agli altri..a questo serve l’esperienza ed il passato.

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  58. come un meccanicismo fisico, un determinismo a cui non vogliamo sottostare:la voce del poeta si erge al di sopra di questo eterno ciclo di nascita e morte e quasi titanicamente si impone

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  59. La seconda lirica invece è più passionale, forse perchè non contempla la natura ma descrive un incontro epifanico, che illumina ciò che di per sè è anche acre, come il tempo che talvolta si vorrebbe fermare nell’estasi provata. Furio

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  60. Sembra quasi che tutto per un attimo sia sospeso, che qualche mistero stia per essere svelato…oggi mi sposo!Ma poi anche questa speranza ci abbandona per ritornare a sprazzi da rari momenti di visioni solari e attesa di tempi migliori. Furio

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  61. Il ciclo della vita e quello delle stagioni, le stagioni dell’amore e così via…tutto fa parte di un cerchio perfetto, di un perfetto disegno di cui l’uomo è parte , attore…leggo tanta speranza.

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  62. distacco e passionale coinvolgimento, entrambi arroccati sulle certezze minimali della vita quotidiana o tentati prendendo dimora nel passato e specularmente prestando utopie al futuro.

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  63. come uno squarcio, come se d’improvviso nel grigiore dell’inverno cittadino si aprisse una possibilità di vita, di amore…un riscatto quasi del tempo che non vuol passare ma che inevitabilmente scorre…e forse solo il giallo dei limoni può per un attino fermarlo, come si ferma l’estate in una fotografia.

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