La brocca/Dalla brocca


La brocca

Goccia non perse
l’adorata brocca
che di bellezza
placò la sete
Cogli occhi le labbra
scelsero
un perenne mistero.

 

anfora

Dalla brocca

Sorso dopo sorso
agitata da una
calma inquietudine
scendo in te.
Vorrei farmi
pioggia dal Cielo
per placare
la tua sete
di Dio.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

39 pensieri riguardo “La brocca/Dalla brocca”

  1. Auguro a voi tutti di vivere questo Natale con la serenità e la riflessione necessaria a comprendere la grandezza di questo mistero. Vi ringrazio per l’avvento che insieme abbiamo trascorso e vi faccio i miei più sentiti auguri. Filippo

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  2. La grandezza di noi uomini sta soprattutto nella sete che abbiamo di Dio, più dalla sete che dall’acqua che abbiamo per dissetarci. Non è la quantità di segni, ma il desiderio di tali segni che ci avvicina a Dio. Noi uomini desideriamo Dio, lo cerchiamo anche un po’ alla cieca ma è pur vero che Dio ha voluto rivelarsi ai Suoi figli per parlare loro e Gesù è il segno del Dio vivente venuto tra gli uomini, la brocca da cui attingere acqua per dissetarci.

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  3. perenne è il mistero, così come perenne è la sete…vanno di pari passo:più non si riesce a cogliere il senso del mistero e più la sete si fa implacabile. Difficile comprenderne i segni e a maggior ragione è ancora più difficile placare la sete stessa. Ma nel momento che il segno si rivela, che la bellezza si manifesta, allora è bello abbeverarsi alla piccola fonte e scoprire nel deserto che nel firmamento c’è un posto anche per me. L’avvento è attesa anche per tutto ciò.

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  4. a me piace l’idea di essere brocca, di essere io stesso mistero e rivelazione di Dio, acqua, strumento Suo per essere segno Suo per il prossimo. Anche questo è Natale! Giorgio

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  5. è vero:bisogna aver sete per desiderare di raggiungere l’oasi …bisogna essere nel deserto per avvertirla forte questa sete, come una molla che spinge a ristorarsi di acqua pura…devo sentire che sono nel deserto, ho bisogno del deserto per poter aver sete. Emanuela

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  6. E’ nei tempi liturgici che maggiormente si accende in me la sete di Dio. Sono come dei campanelli di allarme, per ricondurmi al senso vero delle cose. Paola

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  7. La sete di Dio è sicuramente una motivazione per restare sul Suo stesso sentiero, talora impervio, altre volta in pino, spesso in salita ed accidentato. talvolta la sete è insopportabile ed allora si cercano oasi per dissetarsi, occasioni per inebriarsi di Dio e poi ripartire nel “deserto” dove più spesso Dio si è manifestato parlando ad esempio a Mosè o ad Abramo…Perchè è proprio nel deserto che la sete è maggiore, proprio nel deserto il silenzio è tale da permettere alle Sue parole di scendere sorso dopo sorso…ed il mistero in noi allora si fa rivelazione. Anche questo è Natale!
    Grazie per questo invito a riflettere che rende vivo e significativo questo tempo di avvento.

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  8. In questo momento, in quella calma inquietudine vedo me stessa, mentre guardo le mie bambine, scrollo tremante quell’anfora che per me ora rappresenta il futuro e tutto il positivo che cerco di costruire, sento che c’é ancora acqua ma il domani mi fa paura, tanta paura, non per me, per le mie bimbe e per tutti i bambini del mondo, e allora penso a Dio, l’unica certezza che ho e spero che la sete di Lui non debba mai morire, spero che quell’anfora non sia mai del tutto piena, quel tanto che basta per non disperare, quel tanto che basta per provare sempre la stessa gioia nello scuoterla, tremante. Grazie ancora Alberta
    ps. tra due giorni si parte per l’Italia auguro a tutti voi tanta pace e serenitá con voi stessi e con le persone che amate.

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  9. Questo Dio è da ridestare alla fiduciosa certezza di uno sguardo trascendente illuminato da un’infinita tenerezza e da una somma capacità di dono di fronte al quale l’umana debolezza e impotenza non espongono ad alcun ricatto. Non abbiamo ancora compreso, o forse abbiamo dimenticato che questo Dio desidera comunicarsi ed essere apprezzato prima ancora di essere obbedito. E dobbiamo sentirci riconosciuti e desiderati per noi stessi, prima che giudicati per le nostre opere.
    La domanda di senso rappresenta oggi una sfida per l’intera società.

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  10. la civiltà attuale soffre soffre di una profonda crisi di senso e ne rivela i sintomi preoccupanti nello smarrimento e nell’inquietudine serpeggiante ovunque. Di fronte a tale radicale vuoto di senso e di cultura, il credente propone la prova del bisogno insopprimibile di Dio.

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  11. ed io scendo in te, desiderio immenso è quello di scendere in te, ma non per ciò che sono, per l’acqua che rappresento, quanto per la sua trasparenza, per la sua purezza, per la perfezione che è insita nell’acqua, che lava i peccati, dona sollievo, ristora…ecco cosa vorrei essere per i tuoi occhi, per le tue labbra,:acqua di Dio, versata dalle mani di Dio, a dissetarti, a lavarti da quelle imperfezioni che ti alontanano dall’essere a Sua immagine e somiglianza.

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  12. tu sei la mia brocca, sei la mia adorata brocca, la brocca colma di bellezza che placa la mia sete di Dio, la mia sete di Bellezza…con gli occhi le labbra possono scegliere Dio, sembra impossibile, ma gli occhi sono lo specchio dell’anima, e le labbra sono un cantatto intimo, come se l’anima desiderasse bere di un’altra anima…

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  13. mi colpisce quel mistero che si rivela sorso dopo sorso…Dio si manifesta piano, lentamente, noi ci aspettiamo chissà che rivelazioni eclatanti, ma in realtà solo piccoli segni che Dio ci lancia, come messaggi appena accennati che spesso non sappiamo cogliere, agitati come siamo da quella inquietudine che è desiderio, sete di mistero…e di bellezza!

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  14. ed il mistero, questo mistero che permea tutta la pagina non è altro forse che lo stesso desiderio di farsi pioggia dal Cielo..è un mistero per noi essere rivelazione del Dio vivente!

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  15. Mi permetto di intervenire sottolineando come la iunctura si basi su quell’audace accostamento ossimorico, che non a caso viene ripreso dalla nostra lirica:l’aggettivo strenuus ha il senso di “attivo”, “dinamico”,ed è l’esatto contrario di “inertia” che indica uno stato di inattività. ella nostra lirica la situazione è diversa perchè si parla di calma inquietudine, c’è ossia un chiasmo rispetto all’espressione latina! Ed anche questo va notato…Nicola P.

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  16. in realtà Orazio vuol denunciare la condizione di indolenza che impedisce di condurre a termine qualunque attività, ma che allo stesso tempo è fonte continua di irrequietudine. Silvia

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  17. ecco il senso del “vertere” :qui la felicità non sta in barche e quadrighe, qui la felicità sta nell’essere felicità per chi ci sta accanto…è più di Sant’Agostino un atteggiamento del genere. Carlo

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  18. Ma Seneca non aveva inventato poi nulla, perchè prima di lui già Orazio aveva parlato di Strenua inertia, con il cui termine analizza felicemente lla compresenza nella vita umana della smania dell’azione e di un torpore paralizzante. Emma

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  19. L’inquieta inertia di cui parla Seneca porta i cittadini a spingersi ogni giorno fuori di casa in cerca di un impegno, un incotro qualsiasi, pur di fuggire a se stessi. Filippo

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  20. L’inquieta inertia di cui parla Seneca è una “scimmia” che porta l’uomo ad occuparsi di mille diverse attività, per lo più futili, perdendo non solo la possibilità di perfezionarsi moralmente, ma anche la capacità di stare bene da solo con se stesso.
    Michele

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  21. Ma forse non è la stessa inquietudine della nosra lirica, quella che spinge ad agitare la brocca in cerca di essere dissetato da un mistero immenso…Giuliano

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  22. Incapace di realizzare in pieno la propria humanitas nel rapporto con gli altri e al servizio di una idea, insoddisfatto e talvolta soffocato dal regime politico che non lasiava possibilità di azione, l’uomo dell’età di Seneca è afflitto da una incessante inquietudine.
    Carlo

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  23. partiamo dal programma di letteratura latina di quest’anno…Seneca! In particolare quest’ossimoro ci ha richiamato alla mente il passo del De Tranquillitate animi in cui Seneca parla della inquieta inertia.
    Elisabetta

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  24. ho chiesto ai miei alunni di soffermarsi su quella calma inquietudine, su quell’ossimoro che già i classici avevano utilizzato per indicare una ricerca affannosa alla ricerca della pace…lascio la parola a loro.
    Enrica

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  25. abbiamo tra le mani una brocca preziosa che è la nostra vita, una brocca che può dispensare gocce di bellezza e di Dio, se solo lo volessimo, se solo desiderassimo essere acqua per gli altri, segno diel mistero per chi ci sta accanto, se solo sentissimo che quella brocca appartiene a Dio. Siamo acqua nelle mai di Dio ma anche nelle mani degli uomini, del nostro prossimo che si serve di noi per modellare la creta, per fare di questo mondo qualcosa almeno di vibibile…abbiamo bisogno di speranza, perchè ultimamente la situazione è davvero insopportabile e mi pare che siamo arrivati a toccare il fondo.
    Questa pagina è un monito ad essere ciascuno speranza, brocca che dispensa speranza!

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  26. la sete di bellezza ..a questa sete di bellezza corrisponde la sete di Dio…bellissimo questo duetto, questo dialogo in cui l’uomo dichiara il suo desiderio, un desiderio che non si ferma al contingente ma vi trascende, tende a quel mistero che lo affascina e che solo la sua donna incarna, solo lei infatti sa rispondere al vuoto, alle domande del suo cuore, ma per far ciò la donna sa che deve farsi strumento, che deve essere pura e trasparente, segno della presenza di questo mistero vivo che può salvare, con la bellezza che è immagine di Dio, con la bellezza che parla di Dio, con la purezza degli occhi e delle labbra, con quell’innocenza primordiale che connota Maria…è agitato l’uomo, agita la brocca, perchè ingordo, ma l’amore si consuma sorso dopo sorso, piano, lentamente scende sul cuore e inebria occhi e bocca.

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  27. La bellezza rimane un mistero, soprattutto se certa bellezza parla di Dio, è segno di una presenza misteriosa che infonde goccia dopo goccia serenità nell’anima, grazie alla parola, alla sola vicinanza, al sorriso…la tematica della donna angelicata del resto non è una novità in letteratura, la donna come strumento della presenza divina trova nel Medioevo l’humus per creare la poesia più alta.
    In questo post oltre a questo richiamo letterario c’è anche quello della strenua inertia che si potrebbe sviluppare, tenuto conto che è riferita all’inquietudine che proviene dalla ricerca di se stessi e di Dio.
    Sono ami che getto per gli alunni…è una bellisiima pagina questa, ricchissima di spunti di discussione letterari e filosofici. Se mi metto però seduto sul divano e mi godo i versi come sorsi freschi che una brocca regala, beh…che sollievo per l’anima, che bellezza e mistero…davvero si vorrebbe essere un balsamo per le ferite di chi amiamo, davvero in questo sta la nostra più forte vocazione di essere a immagini di Colui che ci ha creati per Amore!

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  28. eccolo lì quel mistero, il Mistero, scelto con le labbra ma soprattutto col cuore, quel mistero che è tale proprio perchè ossimorica dolce inquietudine, che sempre mi spinge alla ricerc< della Verità e se, perchè ti amo, non posso che desiderare di essere un Suo strumento, una Sua brocca, per distillare per il tuo cuore parole di Vita.
    …L’arte non è acqua!

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