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Dante Alighieri – Divina Commedia – Purgatorio – Canto XVIII -XXVII- cenni


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QUARTA CORNICE: ACCIDIOSI

Canto XVIII

CUSTODE:  Angelo della sollecitudine

  • Gli accidiosi devono correre continuamente per la cornice.

­ Virgilio spiega a Dante la natura dell’amore e cosa sia il libero arbitrio.

­ Gli accidiosi: passano correndo e gridano esempi di alacrità

­ L’abate di San Zeno: condanna la nomina a quella carica di un rappresentante degli Scaligeri.

­ Esempi di accidia punita gridate da due anime.

­ Dante si addormenta.

 QUARTA CORNICE: ACCIDIOSI-QUINTA CORNICE: AVARI E PRODIGHI

CANTO XIX

CUSTODE:  Angelo della sollecitudine e Angelo della giustizia

­ Sogno di Dante: la femmina balba, simbolo della vanità dei beni terreni.

­ Risveglio e ripresa del cammino.

  • Appare l’angelo della sollecitudine che rade il quarto P.

­ Virgilio spiega a Dante il significiato del sogno.

­ Arrivo alla quinta cornice degli avari e prodighi.
– Gli avari e prodighi stanno bocconi per terra, in dimensione animale, con le mani e i piedi legati

­ Papa Adriano V: parla di sé , della sua conversione, della vanità dei beni terreni e dei tristi effetti dell’avarizia.

 

QUINTA CORNICE: AVARI E PRODIGHI

CANTO XX

CUSTODE:  Angelo  della giustizia

– Gli avari e prodighi: D. impreca contro l’avarizia

­ esempi di povertà e di liberalità.

 ­ Ugo Capeto: pronuncia una fiera invettiva contro la casata di Francia. Spiega poi che le anime cantano di giorno esempi di liberalità e di notte esempi di avarizia punita.

­ Il terremoto e il Gloria intonato da tutte le anime del Purgatorio.

– Cessato il canto i due poeti riprendono il cammino

CANTO XXI

CUSTODE:  Angelo  della giustizia

­ Apparizione di Stazio[1], che spiega ai poeti la causa del terremoto.

  • Dante dichiara che la sua guida è Virgilio.

­ Stazio allora manifesta la sua somma ammirazione per il mantovano.

 

QUINTA CORNICE: AVARI E PRODIGHI- SESTA CORNICE: GOLOSI

CANTO XXII

CUSTODE:  Angelo  della giustizia e Angelo dell’astinenza

­ L’Angelo della giustizia cancella quinta P dal corpo di D. che sale più facilmente alla sesta cornice.

– Stazio spiega il suo peccato di prodigalità e precisa che il suo pentimento avvenne per merito di Virgilio, così come fui merito di Virgilio la sua conversione (anche letterariamente nella Tebaide Stazio porta ai limiti estremi ogni aspetto dello stile Virgiliano).

­ I tre poeti arrivano alla sesta cornice dei golosi.
– Vedono l’albero della vita (carico di frutti odorosi): una voce che esce dalla scorza grida esempi di temperanza.

CANTO XXIII

 CUSTODE:  Angelo dell’astinenza

  • I golosi soffrono la fame e la sete e sono paurosamente dimagriti.

­ Forese Donati colloquia con Dante e gli spiega la condizione di quella cornice. Forese loda la moglie Nella e condanna la scostumatezza delle donne fiorentine.

  • D. gli parla di sé e dei suoi compagni.

CANTO XXIV

CUSTODE:  Angelo dell’astinenza

­ Forese parla di sua sorella Piccarda specificando che si trova in Paradiso. Mostra a D. alcune anime di golosi tra cui Bonagiunta Orbicciani: Dante gli spiega la poetica del dolce stil novo.

­ Predizione di Forese della morte di Corso Donati.

­ D. vede l’albero della scienza del bene e del male: un albero carico di frutti tra le cui fronde una voce grida esempi di golosità punita

­ I tre poeti giungono al passo del perdono dove l’angelo dell’astinenza cancella un’altra P. dalla fronte di D.

­ Salita verso la settima cornice dei lussuriosi.

SESTA CORNICE: GOLOSI – SETTIMA CORNICE: LUSSURIOSI

CANTO XXV

CUSTODE:  Angelo della castità

– Tra la sesta e la settima cornice.

 ­ Stazio spiega la generazione del corpo umano, la creazione dell’anima, la sua infusione nel corpo, la sua vitalità dopo la morte del corpo e la formazione delle ombre.
– I tre poeti giungono alla settima cornice dove stanno i  lussuriosi avvolti nel fuoco.

­ Le anime cantano esempi di castità.

SETTIMA CORNICE: LUSSURIOSI

CANTO XXVI

CUSTODE:  Angelo della castità

  • I lussuriosi, divisi in due schiere,  quando si incontrano si abbracciano e si baciano, gridando poi esempi di lussuria punita

­ D. colloquia con Guido Guinizzelli.

­ Incontro di D. con Arnaldo Daniello: si raccomanda nelle preghiere a D.

 

SETTIMA CORNICE: LUSSURIOSI- PARADISO TERRESTRE

CANTO XXVII

CUSTODE:  Angelo della castità  e Angelo della Carità

­ L’angelo della castità invita i poeti a passare attraverso la fiamma e Virgilio

tranquillizza  Dante che decide di entrare mentre V. gli parla di Beatrice.

­ Un angelo li invita a salire prima che annotti per la scala che conduce al Paradiso terrestre.

­ Dante, Virgilio e Stazio si coricano sui gradini della scala a causa della notte.

­ Sogno profetico di Dante: nel sogno D. vede una bella donna che coglie fiori e dice di essere Lia[2].

– Al suo risveglio si riprende la salita

­ Virgilio si congeda da Dante: afferma che il volere del poeta è ormai libero dal peccato e quindi il suo compito è finito

[1] Stazio, Publio Papinio, poeta latino (Napoli ca. 45-ca. 96). È noto come poeta epico per la Tebaide, in 12 libri, sulla guerra dei Sette contro Tebe e la rivalità di Eteocle e Polinice, e per l’incompiuta Achilleide, di cui restano 2 libri, ispirata alla leggenda di Achille a Sciro. Più vicine al gusto dei moderni e più spontanee sono le Selve, 32 poesie d’occasione d’argomento vario, improvvisate, dove sono impiegati, oltre all’esametro, metri e strofe della melica.

Sul rapporto tra Stazio e Commedia riporto il commento del Petrocchi sulla figura di Stazio: ” Assai diverso è il caso di Stazio (rispetto a Catone). Anzitutto va detto che Catone era un auctor indiretto per Dante, mentre la Tebaide e l’Achilleide erano libri sui quali s’era formata la cultura classica dell’Alighieri, come quella di tutta la generazione medievale sua e precedente la sua; le citazioni, le reminiscenze, persino le “traduzioni” dalla Tebaide s’inseriscono in tutto il tessuto inventivo della Commedia. Per le valutazioni critiche complessive che poteva avere un uomo dell’ultimo Medioevo, Stazio era da considerare uno dei massimi poeti latini, forse, per Dante, secondo soltanto a Virgilio, pari o quasi ad Ovidio, e mentre Ovidio poeta d’amore va ripudiato per accettare il messaggio spirituale di Virgilio e dei tempi nuovi, Stazio poteva rimanere nell’interezza dell’opera in quell’epoca conosciuta un auctor completo. E ciò sollecita Dante a tracciare una biografia di lui, che (a parte l’errore sul luogo di nascita, e la confusione col tolosano Lucio Stazio Ursulo pretore del periodo di Nerone) costituisce nel complesso un fatto nuovo nella Commedia, cui nulla toglie ovviamente il fatto che siano ignorate, come lo furono nel Medioevo, le Silvae, e cui molto aggiunge (non già sul piano erudito, ma per la cura con cui Dante intende costruire il suo personaggio) ciò che viene inventato o canonizzato: la circostanza che in vita sia stato preda dei peccati di accidia e di prodigalità, che ha scontato per tutto questo periodo nel Purgatorio e di cui ora s’è liberato, ora che il tuono proclama l’esaltazione della sua anima nel Paradiso, s’aggiunge alla questione tanto discussa sulla presunta conversione di Stazio alla religione cristiana, su suggerimento dell’annuncio dato da Virgilio nella quarta egloga:

quando dicesti: “Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenïe scende dal ciel nova”

(Purg., XXII, 70-72)

Dov’è la fonte di questa induzione dantesca? Anzitutto è da scorgere nell’analogia con quanto aveva scritto Vincenzo di Beauvais (che Secundiano, Marcelliano e Verriano s’erano convertiti alla religione cristiana sotto l’influsso della quarta egloga), poi nelle numerose allegorie di cui è costellata la Tebaide, nelle frequenti dichiarazioni ammirative per Virgilio, in alcune particolari figure staziane il cui significato morale venne colto anche dai primi commentatori della Commedia (di rilievo le parole con cui Guido da Pisa interpreta quale figura Christi il personaggio mitologico di Teseo, apportatore di pace), nella straordinaria fama che tutto il Medioevo nutrì per Stazio.

Alla luce di questa ammirazione dantesca, Stazio assume una funzione rilevante, di sostegno alla missione di Virgilio, e di apertura verso quella di Beatrice; e l’assolve nella lezione del canto XXV, in cui afferma la conciliabilità tra la ragione umana e la scienza divina (la conciliazione tra Virgilio e Beatrice) discutendo attorno al problema della generazione dell’uomo e alla continuità della vita dell’anima dopo la morte del corpo, che non è definitivo separarsi di anima e corpo, ma un momento della loro eterna simbiosi, in attesa che si ricongiungano all’atto del Giudizio universale, allorché si completerà il lungo periodo in cui l’anima razionale, creata da Dio in quanto “sostanza”, attua di nuovo il contatto con le funzioni sensitive e vegetative (non spente all’atto della morte, ma come sospese o attenuate nell’attesa di riprendere la loro definitiva efficienza). Le fonti del lungo ragionamento che Dante pone sulle labbra di Stazio, sono essenzialmente in Aristotele e in san Tommaso, ma non mancano accenni nella stessa opera di Stazio, insufficienti a spiegare il fenomeno, ma tali da suggerire a Dante l’impressione che il poeta latino si sia posto il problema.

Stazio, inoltre, è personaggio del Purgatorio anche sotto il riguardo della rappresentazione narrativa: c’è in lui quella dolcezza, unita ad affettuosità e a benevolenza, che caratterizza tutte le anime del secondo regno, e che trova il suo punto saliente nel momento in cui, appreso da Dante che l’altra ombra è quella di Virgilio, già s’inchinava ad abbracciar li piedi / al mio dottor sospinto da un moto irrefrenabile di filiale adorazione per il sommo poeta di Roma. E altri tratti, altre parole di Stazio contribuiscono a creare intorno a lui un alone d’umana simpatia, che è il modo con cui Dante si sdebita di quanto la lettura della Tebaide gli sia stata salutare ed essenziale per la sua formazione letteraria, non rinunciando a dipingere, dietro un altro dottore e un antico vate, l’immagine vivida d’un uomo”.

[2] La sorella di Rachele (che rappresenta la vita contemplativa) che, secondo il Tommaseo,  rappresenta la vita attiva necessaria dopo il pentimento per giungere alla vita contemplativa, “passo necessario tra Purgatorio e Cielo, tra la politica e la religione, tra Virgilio e Beatrice. Beatrice muove Virgilio, è mossa da Lucia, Lucia è mossa dalla Vergine. Lucia lo porta al purgatorio: nel sonno gli apparisce Lia, Matelda lo guida a Beatrice, Beatrice alla vergine”.

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