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Gli Ebrei ed il Regno di Napoli dal Rinascimento all’Età dei Lumi

Gli Ebrei ed il Regno di Napoli dal Rinascimento all’Età dei Lumi

Ercolano (112)

A Napoli sotto il Regno di Ferdinando III il Cattolico[1] si stabilì[2] che i maschi ebrei e le femmine dai dieci anni in su, portassero in petto un panno rosso[3].

“10 Considerando quanto sia appartato il Santo Battesimo dalla pravità Giudaica, e quanto sia conveniente che i Giudei così come sono appartati nelle opere dalla vera fede Cattolica da’ Cristiani, così etiam sieno divisi da loro, e conosciuti per Giudei: per evitare ogni inconveniente che ne potesse succedere, per tanto ordiniamo espressamente, che da ora in avanti tutt’i Giudei commoranti[4] in qualsivoglia Città, Terra, Castello, e luogo di questo Regno, tanto maschi, come femmine da dieci anni in su, debbano portare il segno di panno rosso in petto, acciocchè sieno conosciuti per Giudei, e così tenuti, e reputati, e non altrimenti, sotto pena di un’oncia d’oro per ogni volta, che alcuno si trovasse senza detto segno”.  

Il 10 novembre 1539 l’Imperatore Carlo V istituì in Napoli il ghetto[5], come luogo provvisorio dove dimorare prima della cacciata,  e dunque la separazione degli Ebrei dai Cristiani fu sancita sedici anni prima che a Roma[6]. Nello stesso anno Carlo V prescrisse agli uomini di indossare un cappello giallo o rosso e una fascia di tela gialla o rossa alle donne[7].

“11. E perché la conversazione, e il mescolamento de’ perfidi Giudei co’ Cristiani è pericoloso, e produce per lo più fatti indecenti, essendo inconveniente che uno non si distingua dall’altro; Perciò, per servigio di Dio, e del ben pubblico, comandiamo che si scaccino gli Ebrei dal regno di Napoli, e fino a che si esegua il comando, si assegni a’ medesimi tanto in Napoli, che nel Regno ove dimorino, un luogo, e piazza separati, in cui possano abitare segregati da’ Cristiani; ed acciocchè possano facilmente discernersi, si obblighino i maschi a portare in testa cappello, o berretta di colore giallo o rosso, e le donne una fascia del medesimo colore, sotto pena della confiscazione de’ loro beni. E per la esatta osservanza ne incarichiamo l’esecuzione al Nostro Luogotenente generale del Regno”.

Lo stesso Carlo V condannò “i cessionari dell’iniquità degli Ebrei”, a perdere i loro crediti.

Questa prescrizione legata e alla presunzione di pravità dell’Ebreo, ma anche al fatto che i Cristiani non potevano esercitare l’arte feneratizia, verrà meno solo nell’Ottocento quando l’usura verrà vietata a tutti.

Il 17 luglio del 1572 sotto il regno di Filippo II si stabilì che se i Giudei volevano partecipare a pubbliche fiere dovevano indossare una berretta di panno giallo[8].

Per i molt’inconvenienti, scandali e mali esempj che danno i Giudei, i quali praticano co’ Cristiani uomini e donne, in disservizio del Nostro Signore Iddio, e di S.M, per non sapersi se sono Giudei o Cristiani. Volendo sopra ciò provevdere per quello conviene alla Religione Cristiana, e al buon governo, comandiamo, che in avanti non sianvi Giudei, che vengan in questo regno nelle Fiere, che si fanno, nelle quali è lecito poter venire, se non vengano, o stiano per lo tempo, che ci possono stare, con berretta di panno giallo, e non altrimente, acciò sieno conosciuti da tutti per Giudei, come sono, sotto pena di cinque anni di galea, o altra pena corporale a nostro arbitrio riservata”.

Premesse queste tristi notizie sui segni distintivi vorrei parlare ora dei patti che si stipulavano tra la Nazione ebraica ed i regnanti nel Regno di Napoli.

Si tenga conto che dall’antica Roma i rapporti tra i Giudei ed il governo dovevano essere  regolati sulla scorta di condotte o capitolazioni: si trattava di patti temporanei in base ai quali si fissavano i diritti e gli ulteriori doveri[9]  degli Israeliti; allo spirare del termine gli Ebrei presentavano dei memoriali suddivisi in capitoli che riassumevano la sostanza ed il divenire delle relazioni; tali capitoli potevano essere rinnovati parzialmente od interamente ovvero modificati ed arbitrio del governo.

Per capire che cosa contenesse in concreto una condotta e come venisse considerata dai reggitori di un dato territorio, trascriviamo qui  il testo di un  prammatica relativa al regno di Napoli del 3 febbraio 1740[10] di Carlo I Borbone infante di Spagna[11]; il documento che in modo non usuale attesta le buone intenzioni del Sovrano nei rapporti con la Nazione ebraica, è importante per comprendere come dopo tanti secoli si continuasse a concedere ai Giudei stanziamenti temporanei.

15. Per le felici esperienze fatte da altri Cristiani e Cattolici Principi negli Stati loro, si è potuto da ognuno chiaramente discernere, che la Nazione Ebrea, la quale unicamente, e totalmente è intesa al Commercio, sia un istromento assai proprio per far apprendere a’ Popoli, malamente istrutti, le veraci arti, colle quali si dà moto alla Navigazione, e si estende da una Regione all’altra, quantunque rimota.

Per tal cagione, seguendo l’esempio, e le vestigia d’altri saggi e pii Principi, Cattolici, abbiamo determinato introdurre ed ammettere la Nazione Ebrea ne’ nostri Regni e Stati.

Quindi per ampliare il Commercio ne’ nostri Dominj, permettiamo agli Ebrei commoranti[12] così nel ponente, come nel Levante, o in qualsivoglia altro Paese, in virtù delle nostre lettere patenti, di potersi stabilire quando vorranno, o a fissare il domicilio, o a trafficare ne’ nostri Regni per anni cinquanta, accordando loro grazie, privilegj, franchigie, immunità, esenzioni, e prerogative, con poter esercitare la lor Legge, e dare a’ medesimi un Giudice delegato; proibendo però a tutti essi l’esercizio delle usure manifeste, e palliate[13], o in qualsivoglia modo coperte, e denominate.

Concediamo loro il godimento, riguardo al traffico, de’ stessi privilegj, franchigie, ed immunità che godono gli stessi cittadini, e son goduti dalle Nazioni straniere più favorite negli Stati nostri.

Che tutt’i lor arnesi, masserizie di casa, ed ogn’altra roba, che servirà per loro uso, e delle loro famiglie, sieno franche da ogni pagamento di gabella, di dogana e di passo.

Se mai alcuno Ebreo si mescolasse con Cristiano, o Cristiana, Turco, o Turca, Moro, o Mora, sino privativamente processati innanzi al loro Delegato, e da lui gastigati secondo la qualità del delitto.

Se alcuno Ebreo fosse a torto querelato, o accusato, sia tenuto il calunniatore a soddisfare ogni spesa, e danno, che l’innocente querelato avesse patito.

Se alcuni di essi fallisse, le mercanzie de’ loro corrispondenti non si debbano sequestrare per detta causa, purché si provi l’identità delle medesime.

Le doti delle loro mogli, se a lor non piace che ne’ nostri Regni godano que’ stessi privilegj, che son godute dalle doti delle donne Nazionali, debbono goderli siccome gli godono negli Stati da donde hanno trasferito il domicilio ne’ nostri Dominj.

Tutti coloro, i quali ottengono sequestro sopra le mercanzie degli Ebrei debbano nel termine di un mese giustificare la leggitima cagione del sequestro  col metter in chiaro il credito loro, altrimenti, trascorso detto tempo, rimangano ipso jure nulli.

Qualsivoglia sicurtà, o pleggeria[14], che dovessero essi dare, debba essere ricevuta dal Corpo de’ Massari[15] di qualunque Città, o luogo esistente ne’ Nostri Regni. Concediamo a’ suddetti facoltà di tener libri d’ogni sorta e stampati o a penna in qualunque lingua, purché siano riveduti da’ loro Delegati.

Vogliamo che i Medici, o Cerusici[16] Ebrei, possano medicare qualsiasi persona, con condizione, che debbano prestar giuramento a’ Delegati della Nazione; e nel caso che veggano un infermo Cristiano in pericolo di morte, debbano avvertirlo, acciò provegga a’ bisogni della coscienza.

Permettiamo ch’essi possano dottorarsi nelle facultà mediche, ma che la funzione si faccia a porte chiuse, e senza pompa, e fare quel giuramento, chiamato comunemente d’Ippocrate.

In oltre sia ad essi permesso aprire le loro Scuole, a guisa d’Orti, o di Giardini circondati da muri, e senz’alcuna esteriore magnifica pompa.

Che possano testare e lasciare i loro beni a chi ad essi piacerà, e morendo senza fare testamento, e senza leggitimo erede, vogliamo che le loro facoltà appartengano alla scuola[17], e che i Massari abbiano autorità di disporne secondo le leggi, e costumi.

I contratti che faranno ne’ nostri Stati non s’intendano conclusi, se prima non saranno sottoscritti in un foglio del Compratore, e Venditore, ed autenticati da un Notaio, o da Testimonj; salvi però i contratti ordinarj, e minuti, che si faranno nelle Fiere, ne’ Fondachi, nelle Piazze, e nelle Case, i quali senza tali formalità avranno vigore.

A libri mercantili degli Ebrei, segnati, e tenuti secondo l’ordine, e l’uso degli altri Mercatanti, si dia quella piena fede, che si dà a’ libri di altri Mercatanti.

Che i giorni del Sabato, ed altri giorni festivi ebraici sieno in riguardo degli Ebrei feriati; a condizione però, che nel principio di ogni anno, debbano i Massai Ebrei formare il calendario in lingua italiana, che si dovrà affiggere nelle Dogane, e negli altri luoghi opportuni[18]. Che i Massari delle Scuole ebree abbiano autorità di decidere colla imposizione di pena, secondo il rito, e modo ebraico, in tutte le differenze, e liti civili, e criminali fra un Ebreo, e l’altro; ma che dette pene non oltrepassino oltra del termine dell’esilio, e relegazione. Niuno ardisca di togliere agli Ebrei alcuno della loro famiglia maschio, o femmina sotto titolo , che voglia farsi Cristiano, se non passano l’età di anni tredici; ma se alcuno Ebreo vorrà abbracciare la Sagrosanta Religione Cattolica; non potrà esigere la leggitima da’ loro genitori ancora vivi, nondimeno non potranno privarnelo. Concediamo agli Ebrei di tenere della servitù de’ loro Schiavi, purché non sieno Cristiani; e se alcun Turco, o Moro, o Schiavo di essi, si faccia Cristiano, debba porsi in libertà, quando a’ loro padroni sarà pagato il leggitimo prezzo. Proibiamo ai macellai di alterare i prezzi soliti fra’ Cristiani; e concediamo agli Ebrei, che possano aprire, e tenere un macello per uso proprio.

Si possano dagli Ebrei fare tutte le arti, ed esercitare mercanzie d’ogni sorta; non possano però andare in giro per la Città, gridando, per comprare le robe vecchie: ma sarà ad essi lecito comprarle e venderle nelle altrui case private, e nelle proprie, e botteghe, e non sieno obbligati a portare alcun segno differente dagli altri: che possano comprare beni stabili, eccettuati i Feudi, o altre specie di diritti autorevoli, e giurisdizionali su de’ Cristiani. Concediamo licenza agli Ebrei così trafficanti, come domicilianti, di portare tutte le armi lecite, colla dovuta licenza di coloro, a quali spetta.

In occasione de’ litigi pagheranno que’ diritti, conforme si pagano dagli altri nostri Sudditi.

Comandiamo a’ Capitani, e Soldati di campagna, che debbano eseguire così gli ordini de’ Delegati degli Ebrei, come de’ Massari, quando si tratta di affari da Ebreo ad Ebreo.

Che possano comprare ove terranno il loro domicilio, uno, o più Campi di terra per seppellire i loro morti, chiusi però da muri.

Soddisfacendo a tutte le Dogane, e Dazj, le loro mercanzie, e le loro persone, sieno franche, sicure.

Non siano tenuti, o  aggravati da veruno alloggiamento di Soldati.

Niuno ardisca di dare agli Ebrei alcun fastidio, o molestia sotto pena rigorose.

Nelle loro occorrenze possano dotarsi di Balie Cristiane per nutrire i loro figlioli, purché queste non abitino nelle case degli Ebrei, e nel caso di necessità si ottenga la licenza degli Ordinarj dei luoghi.

Possano gli Ebrei tenere servitori Cristiani, con condizione che se sono maschi, debbono avere l’età d’anni 25 in su[19], e le femmine  35 in sù, purché non abitino in casa di essi, senza licenza dell’Ordinario.

Concediamo agli Ebrei nelle Dogane l’uso dei magazzini senza pagare pigione alcuna; e non essendo sufficienti per tutte le loro mercanzie, possano prendere fuori altri in affitto, a proprie spese; ed in quelli sotto le chiavi de’ Doganieri godere i privilegj de’ Porti, e Scale franche, come se fossero rinchiuse nelle Dogane stesse.

Finalmente permettiamo che le loro famiglie debbano comporre il loro consiglio,  da esse eleggere il Corpo dei Massari.

A conferma di quanto fosse arbitrario il potere dei Governi diciamo che questa concessione fu revocata dopo solo sette anni il 30 luglio del 1747[20].

16. La dispreggievole condotta degli Ebrei è stata sempre l’origine della istabilità della lor fortuna, è il motivo della varietà delle leggi de’ Sovrani ora a favore, ora a danno di una Nazione, che troppo pertinace sulle sue superstizioni non può lungamente vivere senza pregiudizio della istessa umana Società. Gli esempi domestici delle storie di questi Dominj ci mettono in vista ora i reclami di questi Sudditi per l’espulsione degli Ebrei, ora le loro suppliche per la permanenza de’ medesimi.

Un prudente consiglio richiedendo adunque di proporzionare le provvidenze alle vicende, e alle circostanze delle cose, e de’ tempi, perciò sotto il 18 del passato Settembre, in considerazione de’ notorj inconvenienti della perniciosa dimora degli Ebrei al commercio, al buon ordine, alla nostra SS Religione, alla quieta, e all’edificazione dei Cittadini, rivocammo, ed annullammo tutte le grazie, per privilegj, le immunità, le franchigie, ed ogni altra esenzione, accordati alla Nazione Ebrea, e contenuti nel precedente nostro Real Editto de’ 3 Febbraio 1740; ordinando a tutti e singoli Ebrei di qualunque sesso, età, e condizione, di dovere fra lo spazio di nove mesi uscire da’ nostri regni; ed a tutt’i  nostri Sudditi di non insultargli, offendergli, o inferir loro ingiuria, o molestia sotto rigorose pene. Ed essendo già decorso l’accennato tempo da Noi prescritto, affinché resti in tutto puntualmente eseguito il nostro Real Ordinamento del 18 Settembre dell’anno prossimo passato, e sia ugualmente manifesto a tutti i nostri Sudditi, vogliamo, e comandiamo, che esso sia esattamente adempiuto, e che si pubblichi nell’uno e nell’altro di questi nostri Regni”.

Aggiungo che l’accusa decisiva contro gli Ebrei fu il fatto che la regina, Maria Amalia non riusciva ad aver figli né sani né maschi; il 24 novembre 1745 nacque la quinta figlia femmina.

Ricordo per completezza che gli Ebrei erano stati già cacciati dal Regno di Napoli il 29 aprile del 1702 sotto il regno di Filippo V.

“13 Essendosi considerato da Noi, che non conviene trattenersi più tempo in questa Città e Regno alcuni negozianti Ebrei, che son venuti, benché con licenza, per alcuni negozj; a causa che tal sorta di gente ha proccurata sempre d’imbrattare questo regno per l’odio che ave della Religione della nostra Santa Sede; ci è paruto fare il presente bando, col quale ordiniamo a detti Ebrei, che sotto pena della confiscazione di tutt’i loro beni, ed averi, ed anche di carcerazione a nostro arbitrio riservata, debbano uscire dal Regno dentro il termine di giorni 15”.

Stessa sorte accadde loro il 13 marzo 1708 sotto il Regno di Carlo VI [21].

[1] Il papa Giulio II, che temeva che gli appetiti territoriali di Ferdinando lo portassero a conquistare parte degli stati pontifici, gli confermò il titolo di Re Cattolico, esteso anche alla moglie Isabella.

[2] Il 12 gennaio 1509 da parte de El Conde Lungartienente general.

[3] Considerat pr. I. t. 73 De expulsione Hebraeorum sive Judaeorum. Cfr. A. DE SARIIS, Codice delle legge del Regno di op. cit.., 1796, p. 6.

[4] Dimoranti.

[5] Et quia pr. 2. D.t.

[6] Con la bolla Cum nimis absurdum che è del 12 luglio 1555.

[7] Simile a quello delle meretrici che però era di colore bianco.

[8] Philippus pr. 3 d.t. Cfr. A. DE SARIIS, Codice delle legge del Regno di Napoli, op. cit., p. 7.

[9] Derivante dallo jus singolare che alla loro categoria non assegnava privilegi, ma svantaggi.

[10] A. DE SARIIS, Codice delle legge del Regno di Napoli, op. cit., p. 9 e ss.

[11] Non meno pr. 6. D. t.  Cfr. A. DE SARIIS, Codice delle legge del Regno di Napoli, op. cit., p. 9 e ss.

[12] Dimoranti.

[13] Mascherate.

[14] Garanzia.

[15] Amministratori.

[16] Chirurghi.

[17] Si tratta probabilmente della scuola del ghetto.

[18] Ancora oggi le Feste ebraiche si pubblicano sulla Gazzetta Ufficiale. Il calendario delle festivita’ ebraiche è pubblicato  anche  sul sito del Ministero dell’Interno. Le festività  ebraiche relative all’anno 2014 sono state le seguenti:

      Tutti i sabati

      Lunedì’ 14 aprile – Vigilia Pesach (Pasqua)

      Martedì’ 15 e Mercoledi’ 16 aprile – Pesach (Pasqua)

      Lunedì’ 21 e Martedi’ 22 aprile – Pesach (Pasqua)

      Mercoledi’ 4 e giovedi’ 5 giugno – Shavuoth (Pentecoste)

      Martedì’ 5 agosto – Digiugno del 9 di Av

      Giovedì’ 25 e Venerdi’ 26 settembre – Rosh Hashana’ (Capodanno)

      Venerdì 3 ottobre – Vig. Kippur (Vigilia di espiazione)

      Sabato 4 ottobre – Kippur (Digiuno di espiazione)

      Giovedì’ 9 e Venerdi’ 10 ottobre – Sukkot (Festa delle Capanne)

      Mercoledì’ 15 e Giovedi’  16  ottobre  –  Sukkot  (Festa  delle Capanne)

      Venerdi’ 17 ottobre – Simchat Tora’ (Festa della legge)

[19] All’epoca le aspettative di vita non superavano di molto questa soglia.

[20] Bisogna perà dire che Carlo D’Aragona fu deposto agli inizi di giugno del 1746,  in base a una decisione presa circa un anno prima: fu sostituito dal modestissimo Giovanni Fogliani d’Aragona, sostenuto dal partito della regina, e amico dell’arcivescovo di Napoli, Giuseppe Spinelli.

[21] Cfr. A. DE SARIIS, Codice delle legge del Regno di Napoli, op. cit., p. 7 e 8.

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