Lezioni della storia 2


Un ex colonnello garibaldino nel 1868 si interroga sullo spread…

Non fu senza ragione che il debito pubblico italiano ebbe sempre tassato il proprio valore alla Borsa di Parigi. Il Governo francese tenne così meglio in mano l’Italia co’ suoi sensali di Borsa che non già l’Austria co’ suoi agenti di polizia. Il restauro delle finanze italiane non sarà mai compiuto, finché non giunga il Governo italiano a far sì che il valore della rendita pubblica, tassato in Italia, sia di norma anche presso le borse forestiere: è ben cosa strana che la Borsa di Parigi, mentre omai non vi è in Francia che una minima parte della rendita italiana, debba dettare legge nel corso dei nostri valori pubblici. Questo fatto costante tutt’ora dimostra che la indipendenza politica di Italia non è compiuta, e che il Governo francese può anche finanziariamente influire sui nostri destini, come gli garba. Tutti gli sforzi ed i sacrifizi per ristorare le finanze dell’Italia e porla quindi sempre più in istato di farsi rispettare sono lodevoli e ammirabili, ma i più fecondi sono certamente quelli che libereranno i suoi valori pubblici dall’arbitrio del commercio e dagli abusi della politica degli stranieri[1].

Il Primo ministro Bettino Ricasoli nel 1866 scrive ai prefetti…

L’Italia non può, non deve mendicare perpetuamente all’Europa le industrie, la cultura, il credito: essa ha obbligo di contribuire ormai alla prosperità universale con tutta la sua operosità, facendo fruttare le copiose forze che in lei mise Provvidenza, e che insino a noi sono state distrutte dalla misere condizioni della patria.
Il campo di questa necessaria operosità è aperto a tutti: dal padre di famiglia salendo per l’amministratore del Comune e della Provincia fino al ministro, tutti hanno debito di darvi mano, di assecondarsi reciprocamente secondo la loro sfera d’azione… Converrà dunque che ogni partito politico scenda nell’arena parlamentare con un programma di governo e di amministrazione compiuto, e che smesso ogni ossequio alla persona, dimenticati i rancori personali o municipali, si aggruppino i rappresentanti del paese secondo i principi e secondo i sistemi.
Per tal modo sinceramente esercitate, le funzioni parlamentari faranno prova di tutta la fecondità e di tutta la efficacia pel bene, di cui sono capaci; e i miglioramenti e le riforme prodotti da una schietta ed ampia discussione non seguiranno le forze instabili dei partiti frazionati all’infinito[2].

Circolare ai prefetti del 10 novembre 1866


[1] G. FRYGESI, L’Italia nel 1867: storia politica e militare corredata di molti documenti editi ed inediti e di notizie speciali, Volume 1, F. Bencini, 1868, p. 475.

[2] G. FRYGESI, L’Italia nel 1867: storia politica e militare corredata di molti documenti editi ed inediti e di notizie speciali, Volume 1, F. Bencini, 1868, pp. 529 e ss.

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Pubblicato da

tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

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