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Appunti sulla condizione degli Ebrei nei secoli (seconda parte)


1. Le interdizioni romane, l’arte feneratizia e le persecuzioni

 

1a) Cenni storici

Il primo contatto tra Roma e la Giudea risale al 161 a. C.[1] quando venne stipulato un trattato tra i due paesi[2].

I contatti degli Ebrei con gli altri paesi bagnati dal Mediterraneo furono più risalenti, tanto che si può ritenere che i Romani siano stati tra gli ultimi a venire in contatto con i Giudei. Per la Spagna ad esempio una tradizione vuole che vi sia stato un contatto già dai tempi di Salomone e che gli Ebrei si siano insidiati nelle colonie fenice della costa iberica (IX-VII sec. a.C.).

Il re di Sparta Areo I (365-309) avrebbe inviato al gran sacerdote Onias I (323-300) una proposta di amicizia basata sulla comune discendenza da Abramo.

In Grecia fu rinvenuta una delle più antiche sinagoghe conosciute (fine II secolo a.C.).

I Greci furono del resto più giusti nei confronti degli Ebrei: parlarono in loro favore Platone, Aristotele, Megastene, Porfirio ed altri[3].

Gli Israeliti furono condotti per la prima volta in Roma da Pompeo nel 62 a. C. dopo che il grande condottiero ebbe conquistato Gerusalemme[4]: la loro condizione era quella servile, ma furono presto liberati.

In questa fase Roma in sostanza rispetta la libertà religiosa dei Giudei e quindi legittima il loro autogoverno.

La popolazione era divisa tra cittadini romani e peregrini[5] che si raccoglieva attorno a congregazioni o sinagoghe[6].

Ogni sinagoga aveva un consiglio degli anziani, l’archisinagogo[7], personale amministrativo, e catacombe cimiteriali proprie.

L’organizzazione locale aveva la sua base nel diritto di assemblea che era considerato una eccezione per il diritto romano e che venne mantenuto anche dagli imperatori (unico limite fu il divieto di costruire nuove sinagoghe[8] e una politica scarsamente punitiva delle distruzioni e spoliazioni) sino a Giustiniano che con la Novella 37 negò agli Ebrei africani il diritto di riunione[9].

Gli insediamenti iniziali si verificano in Trastevere e nell’Isola Tiberina, ma erano zone malsane e sempre soggette ad inondazione; successivamente i Giudei si spostano nella Suburra in quartieri poveri[10] perché comunque essi erano di misera estrazione[11].

Buona parte degli Ebrei in questo periodo svolgevano la professione degli indovini, interpreti di sogni, maghi ed esorcisti, astrologi[12].

Col tempo i Giudei poterono anche dotarsi di scuole, archivi, biblioteche ed ospedali nonché mercati ove potevano acquistare merci preparate secondo le specificazioni rituali[13] e di cui i capi della comunità[14] avevano il diritto di stabilire il prezzo[15].

Cesare attribuì ai Giudei i primi privilegi: l’esenzione dal servizio militare[16] e di giudicare le proprie cause secondo il diritto ebraico[17].

(Continua)

[1] A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, Giuffré, Milano, 1988, p. 115-116, 197.

[2] Il trattato che fu concluso da Giuda Maccabeo garantiva assistenza militare alla Giudea in caso di una nuova aggressione da parte siriana, che infatti si verificò nel 135, quando il re di Siria Antioco VII cinse d’assedio Gerusalemme. La situazione fu risolta grazie all’intervento diplomatico di Roma.

[3] Cfr. G. MORONI, op. cit., p. 8-9.

[4] Pompeo diede nel 63’ un nuovo ordinamento alla Palestina, ma lasciò in piedi la religione e le magistrature ebraiche. Nel 53 Gabinio affida il potere all’aristocrazia,  ma Cesare nel 47 restaura il potere del sovrano pompeiano Ircano II.

[5] Peregrini alicuius civitatis. Mentre in Giudea a partire dal 70 sarebbero stati dediticii ossia peregrini privi di civitas e che dovevano osservare lo ius gentium.

[6] Di edificio sinagogale in senso stretto si inizia tuttavia a parlare a partire dal III secolo d.C.  in base a modelli architettonici non religiosi dell’ambiente romano orientale A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 831.

[7] Era il detentore del potere locale nominato o perlomeno confermato dal Patriarca (a partire da Antonio Pio sino al 429 quando il Patriarcato si estinse) che era a sua volta nominato a vita dall’Imperatore e che era responsabile verso le autorità del buon comportamento degli Ebrei di Palestina e che rappresentava la nazione giudaica nei suoi rapporti esterni, sia in Palestina sia nella diaspora. A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 683.

[8] Peraltro assolutamente disatteso in Palestina. A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 839.

[9] A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 688-689.

[10] Ove già erano state relegate le prostitute. L. VIGNA – V. ALIBERTI, Della condizione attuale degli Ebrei in Piemonte, op. cit., p. 118.

[11] Originariamente gli Ebrei potevano dimorare liberamente in Roma, ma Augusto assegnò agli Ebrei la zona di Trastevere; Alessandro Severo (208-235 d. C.) concesse loro la regione transtiberina. V. G. MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 17.

[12] Unitamente ai matematici gli astrologi verranno condannati dalla legislazione imperiale. A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 771.

[13] Ad esempio la macellazione bovina rituale detta casher, vestiti in cui non ci sia misto di lana e lino.

[14] E sopra di loro il Patriarca.

[15] A seguito della violazione del principio una Costituzione di Onorio ed Arcadio del 396 (C. TH XVI, 8.10) stabilirà in seguito appunto che nessuno avesse il diritto di stabilire i prezzi nei mercati ebraici, se non gli Ebrei stessi. Questa Costituzione passerà anche nel Codex Iustinianus (C 1. 9.9).  A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, op. cit. p. 692.

[16] In Italia ancora nel 1848 gli Ebrei erano esenti dal servizio militare, tranne che in Lombardia e nel Ducato di Parma. Non potevano partire per la leva nemmeno da volontari Al contrario in Russia si arruolavano in marina anche a 12 anni; anche in Prussia venivano accolti nell’esercito.

[17] A. M. RABELLO, Giustiniano, Ebrei e Samaritani, Giuffré, Milano, 1988, p. 46 e ss.

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