L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantottesima)

Amalfi
L’eremita
Vorrei amare il tempo che è stato e quello che mi rimane, ma è troppo breve forse in entrambe i casi; il secchiello è vuoto e non c’è stato nemmeno bisogno di forarlo…vedo solo alcune macchie sul fondo come se qualcosa, chissà che cosa… volesse rimanere attaccato alle pareti, ma per quanto?
Che cosa mi aspettavo dalla vita e che cosa si aspettava la vita da me? Non è dato di saperlo. Questo in parte mi consola, ma non mi rasserena.
Abelardo
Pensa al sole che splende nel cielo. Se potessi catturarne un raggio che cosa ne faresti?
L’eremita
Non saprei… forse lo stringerei tra le mani per scaldarmi.
Abelardo
Pensa ora alla tua vita, che cosa faresti se potessi tenerne in mano un capo?
L’eremita
Forse la sbatacchierei per terra per farle del male, per tutto il male che ha fatto a me e cercherei comunque di trattenerla come se fosse un raggio di sole.
Abelardo
E se scoprissi che il raggio di sole e la tua vita sono in realtà un cosa sola?
L’eremita
Forse li tratterei con maggiore cura.
Abelardo
Immagina allora che ogni istante sia un raggio di sole con cui puoi scaldarti. Indirizza ogni raggio verso il centro del tuo cuore e alla fine forse diventerà un poco più accogliente. Accogliere è ciò che ti è chiesto di fare in questa vita. Il tuo compito non è quello di comprendere, né tantomeno quello di fare bilanci. Devi solo percepire il calore del tempo che ti è dato per condividerlo con chi ha meno di te. Non tutti riescono, infatti, a stringere un raggio di sole: ci vuole tempo per imparare e pazienza per sentire che il mondo è capovolto e che il foro nel secchiello permette al raggio di arrivare al cuore.