L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantottesima)

Bisaccia2 a Vernazza
L’eremita
Sono d’accordo, la semplicità nasce da un grande dolore che però si sopporta con determinazione; e chi non ha un obbiettivo se lo costruisce sino a che diventa davvero importante.
Un obbiettivo così ingombrante che un po’ per giorno ti trascina fuori dalla realtà. 
Abelardo
Gesù ti aspetta in qualunque luogo tu voglia andare se lo desideri. Non temere, non ci sono strade che non portino a Lui. Sino a che la mano del Signore è tesa c’è speranza ed il braccio di Dio è teso all’infinito.
Tu non sai dove cammini, ma l’importante è camminare sino allo sfinimento, perché più grande sia il ristoro.
Non temere, accendi la tua lampada e parti: il vento non ne spegnerà il lume anche se tu non lo vedrai splendere nella notte; Dio lo vedrà  e già lo vede prima ancora che tu lo abbia acceso. Non c’è speranza fuori di Lui che tu non possa coronare in Lui e dentro il tuo cuore così angusto a volte, così poco abituato a luci intense e liberatorie.
Il mare è così bello d’inverno anche se l’acqua è gelida: riponi il tuo cuore nella bellezza e ti fortificherà. Dio è anche stagione per chi vuol essere eterno ed eternità per chi vuol vivere una sola stagione.
Lo spessore del tempo non si misura, si ama come la pioggia che scende dopo una lunga siccità e ti fa dimenticare che hai vissuto nell’attesa.
Credi al tuo desiderio di trovare la pace e lui la troverà, non smarrirti tra le selve del pensiero che non sia preghiera e certezza di raggiungimento; il dubbio è un carburante che porta fuori strada.