Senza maschera (Capitolo V-Epiloghi-parte ventunesima)


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Quanto è passato amore mio, forse cent’anni o anche di più… e noi non ci siamo più incontrati, a questo punto le pilloline avranno di certo cambiato colore o si saranno polverizzate nell’atmosfera già avvelenata per conto suo.
Ma sarebbe comunque interessante offrirti ancora un epilogo o forse tre, in omaggio se non altro alla new economy, perché come potrai leggere, se avrai l’avventura di ritrovarti queste righe sotto mano (e che? pensi che non te li manderò in un modo o nell’altro?), le cose non sono poi tanto cambiate… almeno per me.
Oggi, per soffrire, utilizzo il telefonino ed è tutto solo più immediato: gli attacchi di disperazione dipendono però da una pila al litio che dura sempre meno; e, dopo un anno o due, sento come la necessità di comprarne una nuova.
La riproduzione o la ricerca di un vitale dolore e l’istinto di conservazione si combattono ancora dentro di me e spesso si uniscono in un inestricabile e patetico gioco.
Certo tu non ci sei più nel mio cuore, almeno non come un tempo… gli anni mi hanno fatto dimenticare anche come sei, o meglio come eri…(bugia!)
Ma se all’epoca fosse esistito il cellulare  le cose sarebbero andate più o meno così…
…in precedenza possedevi un altro numero.
La cosa strana è che non lo ricordo, chissà per quale meccanismo di rimozione.
E forse col tempo riuscirò a dimenticare anche te.
L’istinto di sopravvivenza reca risorse insospettabili.
Nel frattempo però posso soltanto rammentare che all’epoca erano sorti i primi problemi di gelosia, perché lo facevano squillare in tanti (anche il tuo ragazzo del resto ne era infastidito, per non dire di peggio); forse per questo ne ho rimosso il ricordo, nonostante tu avessi giurato e spergiurato che si trattava di semplici conoscenze… cui peraltro non avresti voluto rinunciare.
Da allora e forse per qualche tempo ti sei data molto da fare perché cambiassi idea sui tuoi rapporti con le persone: la mia opinione contava qualcosa evidentemente, o forse non avevo ancora un’opinione che potesse darti in qualche modo fastidio.
Tu ci pensavi all’amicizia, così dicevi, in modo diverso da me, io la associavo a quelle telefonate e alle frequentazioni successive che immaginavo.
Le donne quando sono innamorate o perlomeno interessate escono infatti con la più grande naturalezza e a tutte le ore del giorno e della notte: quando la storia volge al termine, accampano al contrario mille pretesti legati apparentemente ai più sacrosanti motivi; ma tu sei così desiderabile che certo avrai avuto sempre una buona ragione per non dover cercare delle scuse… di averti in esclusiva insomma ci ho creduto per poco.
O meglio all’inizio non ci volevo credere, poi ci volevo credere, ma sentivo che la realtà era ben diversa.
È possibile comunque che io non ricordi bene nemmeno le mie associazioni mentali o che queste siano iniziate soltanto in un momento successivo.
Da principio mi sentivo a tratti baldanzoso; il tuo interesse per me non poteva che essere l’effetto di un’infatuazione di cui approfittare nel breve tempo in cui me ne avresti dato l’opportunità: eri (e sei) troppo bella e pericolosa…
Mi aspettavo che il sogno svanisse come neve al sole e che non lasciasse traccia, non che si logorasse fino a strapparsi e a strappare anche me, come è di fatto avvenuto.
Tanta sicurezza proveniva anche dal fatto che non volevo soffrire, e non soffrivo perché non volevo desiderarti come oggi ti desidero.
Allora mi limitavo a pensare che avresti potuto essere la donna della mia vita: non avevo ancora riflettuto abbastanza sul fatto che, se ti avessi avuta e perduta, avrei potuto anche uccidermi…bugia…mi sarei ucciso un po’ per tutte le donne di cui mi sono innamorato, tanto che adesso, non lo dico per vantarmi, sono diventato praticamente immortale.
Non so se ci hai fatto caso, ma con la nuova tecnologia, i ruoli si sono invertiti almeno nell’immaginazione e per qualche tempo…
Miracolo del terzo millennio che mi ha reso ardito.. o sarà forse che il tempo corre e diminuiscono anche le opportunità della fantasia?
Meglio quindi forzarle la mano o piuttosto accettare alcuni compromessi che ad un’altra età non riuscivo nemmeno ad immaginare.
In effetti in un primo tempo mi è sembrato addirittura ineccepibile che facessi l’amore con altre persone anche se, in tutta onestà, non ho alcuna prova che questo sia accaduto.
Non la ritenevo una mancanza nei miei confronti, ed alla sera il pensiero che tu uscissi con soggetti non meglio identificati od identificabili non mi turbava.
Ora purtroppo mi feriscono pensieri diversi, specie se ripasso il campionario di sconfortanti sms con cui hai voluto che facesse i conti prima l’etere e poi il mio tastierino…
<<Era meglio se fossimo nati muti, sarebbe stato tutto più facile!>>
<<Noi non andremo mai d’accordo, litigheremo sempre!>>
<<Noi litighiamo sempre.>>
<<Noi non litighiamo soltanto quando stiamo in orizzontale.>>
<<Noi non stiamo insieme>> e questo riesci a dirlo anche mentre sono dentro di te a provare e a farti provare sensazioni molto intense.
<<Noi non staremo mai insieme.>>
<<Io ti amo, ma questo non cambia la situazione…>>
<<Sei un uomo senza né capo né coda.>>
<<Ti credi Napoleone?>>
<<Ma chi ti credi di essere?>>
<<Non ho voglia di risponderti.>>
<<Sei un egocentrico egoista.>>
<<Sei patetico!>>
<<Io non sono nata per soffrire come te…anche se soffro è perché ci sono costretta.>>
<<Quando ti lascio in realtà vuol dire che non ti voglio parlare.>>
<<Sei una lagna, che palle! sempre con questa cosa della morte!>>
(Continua)

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