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Scrivere di Arenzano in una giornata nevosa si addice al paese



Non tanto perché in paese nevichi frequentemente: anzi, succederà una volta all’anno.

Arenzano è un paese dal clima invidiabile: la colonnina di mercurio non scende quasi mai sotto i dieci gradi e se non ci fosse a volte quel vento di mare umido e fastidioso potrebbe fare concorrenza a qualsiasi rinomata località della Sardegna o della Sicilia.

Ma la neve si addice perché Arenzano è inzuppato da un velo, anche quando il sole splende ed i colori della natura urlano una bellezza per cui si può soltanto ringraziare Dio.

Le persone da un po’ di tempo a questa parte sembrano non vedersi, anche quando si salutano con grandi sorrisi… di circostanza.

Quando ero piccolo in Via Bocca ci passava il treno e c’era un passaggio a livello che durava un’eternità, ma nessuno si spazientiva. Nell’attesa il medico condotto scriveva addirittura poesie e la gente scambiava parole davvero cordiali mentre l’aria profumava di pane e di focaccia.

Ricordo che le persone andavano a comprare non perché avessero pressante bisogno di qualche cosa, ma in quanto il negozio – e dico “il negozio” perché gli esercizi commerciali erano pochi e gli Arenzanesi di allora erano abitudinari – costituiva un luogo di ritrovo irrinunciabile, come la Chiesa o le Opere Parrocchiali.

D’altronde i negozianti conoscevano a mena dito la lista della spesa e non mancavano di rifornire ogni sporta senza bisogno nemmeno di una parola: così si discorreva delle nascite, dei bollettini mortuari, del tempo e dei malanni. All’epoca la televisione commerciale non esisteva: i prodotti erano quelli che si trovavano sul banco o nel retrobottega; solo qualche temerario prendeva il treno per la Città.

A nessuno veniva in mente, salvo che fosse ammalato gravemente, di restare in casa per vedere il programma preferito e non solo perché l’offerta era scarsa ed i canali si accendevano solo ad una certa ora. La vita si giocava negli incontri seppure frettolosi, anche in quella parola che si scambiava sulle tasse e sul Governo.

Le tasse ed il Governo erano peraltro una cosa assai lontana e in parte poco conosciuta, se ne sentiva la presenza di solito sotto elezioni quando venivano riasfaltate le strade e l’odore di bitume nuovo si mischiava talvolta alla contentezza per il passaggio della Milano-Sanremo.

La gara ciclistica era il momento più importante dell’anno: tutti si riversavano in strada per dire sostanzialmente “io c’ero”; i ciclisti, in effetti,  non erano che una folata di vento; non si vedevano quasi tanto andavano veloci.

E se si aveva l’avventura di passare con l’automobile si rimaneva bloccati per un mare di tempo, fino a quando non passava anche l’ultimo atleta, sempre applaudito con calore, come il primo. Nessuno osava contravvenire agli ordini impartiti dai vigili con la paletta, nessuno si arrabbiava qualunque fosse l’impegno, o meglio non c’era un altro impegno che li potesse portare altrove: qualcuno al limite si dispiaceva perché non aveva potuto raggiungere la Colletta od il lungomare, punti privilegiati d’osservazione.

All’epoca non esistevano i telefonini – nemmeno i telefoni che si usavano solo a partire dalle scuole superiori e rigorosamente per i soli compiti a casa – ma non c’era pericolo: le madri non si preoccupavano per i figli ed i mariti. Tutti sapevano, erano certi che il ritardo fosse dovuto alla corsa.

E  l’attesa, quasi sempre col bel tempo, veniva ripagata: le discussioni sportive continuavano nei mesi a venire nei pochi bar, o forse nell’unico bar dove si giocava la schedina: non era tanto il dato tecnico che interessava, ma il poter dire di aver visto la maglia di qualche corridore famoso; la cosa curiosa – almeno per i tempi che corrono – è che a nessuno veniva in mente di mettere in dubbio la parola degli altri.

Ma la neve si addice perché Arenzano è inzuppato da un velo. Oggi i vicoli  cambiano faccia da un mese all’altro; chi è costretto a lasciare il paese seppure per poco tempo – perché Arenzano diversamente non si abbandona – non li riconosce più, anche se sono due o tre, almeno i principali. I negozi sempre più sofisticati ed invitanti sono desolatamente vuoti e le commesse non abitano più al piano di sopra. Ci stanno i supermercati per le urgenze e per il latte della domenica.

atterraggio
Quando mia madre mi mandava a comprare lo stracchino mi sembrava di andare in capo al mondo, ma non avevo l’assillo di controllare il borsellino, si poteva pagare con comodo e anche contestare la merce;  il formaggio, a dire il vero, era sempre fresco, perché non c’era un gran scelta – di confezionati esistevano soltanto il Belpaese ed i formaggini Tigre – ma i bottegai erano molto larghi di vedute e comprensivi. E non solo perché tanto potevi tornare soltanto lì: quando indossavano la cuffia bianca diventavano sacerdoti di uno strano culto che si chiamava e si chiama ancora oggi accoglienza.

Le cose sono un po’ cambiate solo con l’introduzione dell’I.C.I., I’I.N.V.I.M. era una imposta troppo lunga per fare paura e ancor più per ingenerare cambiamenti. Strano a dirsi, ma all’epoca gli Arenzanesi non avevano molta immaginazione nell’impiegare i loro guadagni e allora investivano sul mattone; si favoleggia che ogni anno per pagare l’I.C.I. qualcuno dovesse vendersi addirittura un appartamento, ma è soprattutto l’invidia degli altri – nata chissà come e perché – che ha portato le prime crepe in un’economia che era fondata sulla solidarietà.

Altra leggenda riguardava le case sfitte, uno degli argomenti che tenevano banco un po’ dovunque. Ma nessuno ci credeva veramente salvo forse un partito che in un paese vicino aveva parlato addirittura di una possibile requisizione. In verità ho passato la mia gioventù a cambiare casa, da Via Dante alla umbratile Pineta per poi godermi il mare dal terrazzo di Via Marconi e di qui alla Montà per finire alla Rue. La mia famiglia non ha mai avuto problemi a trovare un alloggio e soprattutto ha sempre trovato premura amorevole nei vicini di pianerottolo.

Da tempi remoti, per oscuri motivi, gli abitanti di Terralba sono considerati  “foresti” da quelli che vivono in Via Sauli, ma in fondo è solo goliardia benevola. L’emigrante che negli anni ’70-‘80 cercava lavoro e casa nel paese non ha mai ricevuto rifiuti, né lui né la sua famiglia; con un certo orgoglio si diceva che ad Arenzano di fame non era mai morto nessuno.

Ma la neve si addice perché Arenzano è inzuppato da un velo. Sino a quando sono rimaste le mattonelle rosse c’erano ben poche defezioni sulla passeggiata, anche se il terreno era spesso sconnesso e si rischiavano le storte; ogni volta che si arrivava al Pizzo o al porto, si rimaneva incantati come su una nave in crociera, solo che non c’erano le onde di un mare sconosciuto, ma gli scogli conosciuti uno ad uno e le parole piacevoli che diventavano una cosa sola con i raggi del sole.

Oggi la passeggiata a mare è forse ancora più affascinate e non si rischia più di cadere per terra, ma le persone non sanno più che cosa sia il piacere di una camminata: gli anziani stanno in silenzio, seduti sulle panchine; fingono interesse per le automobili od i rari passanti, ma sono immobili e continuano a stringere i loro bastoni. Come se incombesse qualche minaccia. Sara forse il velo che inzuppa Arenzano?

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