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Senza maschera (I capitolo-quarta parte)


Panchina in alta Badia
Ma se la farsa non fosse di tuo gradimento – temo il tuo giudizio anche nella fantasia – potresti anche accendere il televisore e forse ti chiederei di assistere ad un bizzarro telequiz che certamente non mancherebbe di farci discutere.
“Questa sera, amici telespettatori, abbiamo un concorrente che si presenta su un argomento non usuale per la nostra trasmissione… intanto accogliamolo con un caloroso applauso…
– Lei è il signor?
– Sicuro Disé.
– Un nome importante… e viene da?
– Mondocomune… in provincia di Postoqualsiasi…
– Uhm, bella cittadina Mondocomune… ci sono stato all’inizio della mia carriera… dovete sapere, cari telespettatori, che allora ero così giovane e pieno di speranze… e che professione svolge a Mondocomune?
– Sono guardiano della vita che passa.
– Oh, anche la professione del signor Disé, oltreché al nome e alla materia su cui si presenta, denotano decisamente originalità… complimenti!… ma ora amici non muovete il telecomando perché tra qualche istante ne vedremo delle belle…”
– E veniamo dunque all’argomento su cui si è preparato il nostro simpatico concorrente… si tratta pensate un po’, della storia della sua vita… per il Signornò questa volta non è stato davvero facile formulare le domande.. in ogni caso ecco la prima… signor Disé si concentri bene… cinque mila euro per dirmi se lei è mai stato felice e se sì in quali occasioni… via il cronometro… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC…
– Sì, sono stato felice…
– Ahiahiai… cominciamo male… lei, a quanto ci risulta, non è mai stato felice… comunque, non drammatizziamo, vedrà che potrà rifarsi con le prossime domande…
– Contesto, mi scusi ma… il giorno della laurea non ero felice?
– Signornò, cosa dice, la possiamo accettare?
– No, mi dispiace, il signor Disé non era di certo felice il giorno della sua laurea… è risaputo, infatti, che considerasse il suo futuro con notevole apprensione…
– E allora… il giorno del mio matrimonio?
– Lei non può negare di aver pensato al suicidio pure nei servizi del ristorante…
– E il giorno della mia prima avventura extraconiugale?
– Suvvia, non scherziamo, signor Disé… lei sa benissimo che aveva un tale senso di colpa da non arrivare neppure a slacciarsi i pantaloni… per non parlare poi dei ricorrenti incubi notturni che per anni, dico, per anni, l’hanno tormentata…
– Vi assicuro, cari telespettatori… in tanto tempo che faccio televisione non mi era mai capitato un concorrente così pronto alla replica… bene, signor Disé… speriamo almeno che la sua preparazione sia altrettanto brillante… per la seconda domanda ci vediamo dopo… pubblicità…
– Eccoci arrivati al secondo quesito, per dieci mila euro mi deve dire se è mai stato infelice e se sì in quali occasioni… cronometro… per dieci mila euro, signor Disé ci pensi bene… questa volta non deve fallire…
TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC…
– Sì, sono stato infelice…
– Risposta errata… signor Disé che cosa mi combina?
– Ma come, il giorno della laurea?
– Signornò, intervenga lei per favore… io non so proprio come comportarmi…
– Il giorno della sua laurea, signor Disé, lei non era infelice ma piuttosto indifferente… il che, come tutti possono confermare, è una cosa ben diversa…
– E il giorno del matrimonio? non può negare che ho pensato di togliermi la vita anche nei servizi del ristorante…
– Verissimo signor Disé, verissimo… ma ciò non vuol dire che lei fosse infelice… era semplicemente rassegnato… e il pensiero di farla finita era stato soltanto un sogno… un incidente… un patetico quanto codardo tentativo di sottrarsi alle responsabilità che l’esperienza coniugale avrebbe inevitabilmente comportato… signor Disé… lei è un immaturo…
– Se come lei afferma è stato un sogno, quel giorno sono stato, almeno per qualche attimo, felice; quindi deve darmi per buona la risposta alla domanda precedente…
– Mi dispiace, signor Disé, non vorrei calcare la mano nei suoi confronti, tuttavia… il sogno è soltanto una fuga da se stessi, mentre la felicità è uno stato di equilibrio, che tra l’altro, non consiste neppure nella passiva accettazione della propria condizione; il vocabolario della lingua italiana, del resto, è molto chiaro in proposito:<<Felicità: condizione, stato di chi è felice o pienamente appagato.>> Come lei noterà la congiunzione non lascia spazio ad altra possibile interpretazione.
– Mi scusi ancora, ma se non ero appagato allora ero inappagato quindi infelice, non c’è una terza possibilità; di conseguenza ho risposto alla seconda domanda…
– Dal momento che lei persiste a fare il filosofo, per dare ancora maggior peso alla nostra impostazione, non possiamo che leggere il dizionario alla voce appagamento:<<Atto, effetto dell’appagare o dell’appagarsi.>> Come lei potrà facilmente constatare l’essere appagati o inappagati, implica pur sempre il compimento di una qualche attività; se andiamo invece a consultare il significato di rassegnazione troviamo:<<Disposizione d’animo di chi è pronto ad accettare la volontà altrui.>> L’accettazione non comprende alcuna attività, signor Disé; lei non ha fatto alcunché per sposarsi o per non sposarsi, fin dall’inizio lei è stato scelto ed ha subito fino in fondo l’altrui volontà… lei è un essere senza spina dorsale, un povero diavolo senza ambizioni né aspirazioni… ma cosa vive a fare signor Disé… me lo vuol dire?
– Signornò si ricomponga, non vorrà distruggermi il concorrente… in definitiva è soltanto un gioco… dia almeno al signor Sicuro la possibilità di rifarsi nella terza ed ultima domanda… se lo aggredisce così me lo emoziona… pubblicità!
– Per voi, amici, che avete acceso il televisore solo in questo momento, diremo che siamo giunti alla terza domanda con il nostro simpatico concorrente, il signor?  il signor?
– Sicuro… Sicuro Disé…
– Perdonate, cari telespettatori questa piccola amnesia… da qui sono passati così tanti concorrenti che se dovessi ricordarmi il nome di ognuno dovrei essere un piccolo calcolatore… allora, signor Disé… lei è consapevole del fatto che se non risponde correttamente alla terza ed ultima domanda è fuori dalla partita?
– Sì. Le regole le fate voi…
– Bene… mi deve dire per venti mila euro se ha mai amato e se sì, in quali occasioni… venti mila euro e la possibilità di continuare la trasmissione e diventare perché no, anche campione del telequiz… cronometro…
TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC… TOC…
– No, non ho mai amato…
– Mi dispiace… signor Disé… ma la risposta e sbagliata… come ha fatto a compiere un errore così grossolano? lo sa che mi costringe ad escluderla dalla trasmissione… non vorrei, lei è così simpatico… ma la prima risposta è quella che conta…
– Non mi sembra giusto d’essere escluso in questo modo… questo gioco è truccato… ricorrerò alla magistratura… avrete ancora notizie di me attraverso i miei avvocati… insomma, mi avete chiesto se sono stato felice e a quanto pare io non lo sarei mai stato; si è discusso poi della mia infelicità e anche qui avete negato che io sia tale in virtù di una vera o presunta rassegnazione; ma se sono davvero rassegnato e la rassegnazione si identifica, come mi avete fatto notare, con la mancanza d’ogni attività, son proprio curioso di vedere come riuscirete a conciliare la mia condizione con l’amore… ah, son proprio curioso…
– Signornò, a lei la parola…
– Se sfogliamo per un ultima volta il vocabolario, si convincerà ancora del rigore della nostra scelta. <<Amore: inclinazione profonda verso qualcosa o qualcuno.>> Come potrà facilmente comprendere un’inclinazione non ha  bisogno di essere espletata attraverso un’attività; è assimilabile ad un dono di natura; una persona l’ha o non l’ha a prescindere dal fatto che la metta in pratica. Ma per venire al caso concreto, lei ha amato, signor Disé, forse in modo che potremmo definire discutibile, ma tutti sappiamo che ci sono molti modi di concepire questo sentimento e noi non siamo certo qui per smentirlo. Per restare agli episodi che questa sera sono stati esaminati, lei ha amato tutto ciò che non ha avuto il coraggio di ottenere: una carriera, una moglie di suo gradimento, un’amante che incarnasse le residue fantasie… ma ha amato in primo luogo e soprattutto se stesso adorando la sua pigrizia come fosse l’ultima dea o qualcosa di elitario che gli altri non potessero raggiungere o capire… ognuno si consola con quello che può… signor Disé… ritorni quando sarà più preparato….
– Ed ora passiamo al prossimo concorrente… ma prima…pubblicità!”
(Continua)

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