Un sorriso (Atto unico-parte settima)

Vaso di Paestum
Un uomo

Che ti importa conoscere il mio nome? tra pochi minuti scenderai e non ci incontreremo mai più.
Preferisco rispettare il codice della cavalleria e non presentarmi. Del resto mi sono già messo abbastanza a nudo e non ti rimane granché da scoprire…

Una donna

Io non ti ho chiesto il tuo nome, mi sono soltanto presentata. E comunque non dai un’interpretazione un po’ troppo rigida della cavalleria?

Un uomo

Per quel che ne so Dante non ha mai detto a Beatrice: <<Io mi chiamo Durante…tanto piacere…>>,  Petrarca non si è presentato alla sua Laura, Rudel non ha conosciuto la dama di Tripoli di cui si era innamorato unicamente per averne sentito parlare.

Una donna

Non capisco bene il mio rapporto con queste eroine della letteratura… ma comunque non puoi negare che Dante e Beatrice si siano salutati e che il poeta ne abbia ricavato beatitudine e salvezza. Almeno… questo è ciò che insegnano a scuola.
Ma se ritieni opportuno non salutarmi…

Un uomo

Dante e Petrarca scoprirono soltanto un modo nuovo per parlare dell’amore umano in un’età che scopertamente non lo consentiva: Laura e Beatrice, per quanto realmente vissute, sono simboli, figure che affondano la loro esistenza o inesistenza… nei canti dei trovatori provenzali, uomini che credevano in un codice che mirava rigorosamente all’inappagamento.
E sul fatto di salutarti devo rifletterci.
Ci sono diversi tipi di saluto e se ci hai fatto caso noi non ci siamo salutati quando sei entrata nello scompartimento.

Una donna

Certo non ci conoscevamo… ma a dire il vero io ti ho sorriso ed il mio sorriso equivaleva ad un saluto. Tu non mi hai ricambiato, perché mi hai spiegato di non saper più sorridere.

Un uomo

Nemmeno ora ci conosciamo: tu sai praticamente tutto di me, voglio dire, le cose importanti ed intime, mentre io non sono ancora riuscito a capire che tipo sei.
E quanto al codice cavalleresco, io credo di interpretarlo nel modo corretto.
La prima regola della cortesia riguardava la rinuncia all’amore carnale, perché l’appagamento lo  avrebbe sminuito.
La seconda regola atteneva alla discrezione, mai scoprirsi nei propri versi. I poeti antichi non indicavano il loro nome nelle composizioni perché si trattava di un amore extraconiugale.
La terza concerneva appunto la celebrazione di un amore adultero: non ci poteva essere appagamento nell’amore coniugale, poiché la passione per definizione doveva essere d’impossibile realizzazione.
In ultimo valeva la devozione per una donna che era assoluta padrona dell’uomo.

Una donna

Ma io non sono una donna sposata, né ho intenzione di instaurare con te una storia, né di diventare la tua padrona.
Non vorrei che gli esempi che ti ho fatto in precedenza ti avessero portato fuori strada, non era mia intenzione adescarti.

(Continua)