L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantacinquesima)

Otre a Pompei

L’eremita
Ho sempre ritenuto che la croce fosse una… per quanto pesante… una croce sola pienamente identificabile con cui misurarmi ogni giorno… una croce ormai conosciuta che si facesse per questo sempre più sopportabile.
Ora mi devo ricredere… sto iniziando a pensare che il vero cruccio che ci dobbiamo portare sulle spalle sia l’incertezza del futuro ovvero la certezza di sempre nuovi mali che prima o poi ci piomberanno addosso, mali che nascono nella nostra immaginazione e diventano sempre più grandi e  difficili da tollerare come la fama di antica memoria… paradossalmente soltanto quando si concretizzano divengono meno potenti… sino a quando altri mali prendono forma e ci dominano ancora… un incubo di vita in cui oscilliamo tra l’idolatria paralizzante della paura e la ricerca di una misera via d’uscita… proprio come Caino…

Abelardo
La vita è fatta di molte prove…dobbiamo essere duttili… e raggiungere la forma perfetta che Dio vuole… il vasaio darà sostanza ad una forma che si è tornita da sé… in preziosa libertà… non è la paura l’unica certezza che devi custodire in fondo al cuore…ma la gioia di perfezionarti per un sicuro incontro… nel paradiso celeste ove Dio soffierà in ognuno di noi una nuova vita.
Nessun vaso andrà perduto o resterà inutilizzato…e non ti preoccupare…per contenere l’infinito non servono solide pareti, né pitture o decorazioni… per contenere l’infinito è sufficiente un’offerta, una richiesta… seppure a denti stretti… un muto pensiero d’amore… Dio conosce ogni nostra difficoltà e non ci chiede l’impossibile…ogni prova ci raggiunge per alimentare la nostra capacità di dare il meglio… ed il meglio non si traduce sempre in quella che gli esseri umani chiamano vittoria… in ogni circostanza il meglio è ciò che Dio vuole… quelli che tu chiami crucci sono in verità soltanto delle nuove opportunità che ti vengono donate per  accettare e comprendere il messaggio… per diventare sempre più accogliente per lo Spirito.