L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantaduesima)


L’eremita
Sarebbe bello se fossimo onde insostituibili malgrado la nostra cattiva volontà. Rimarrebbe la speranza in una vita che ci appare poco utile, quando non dannosa. Se la mia incapacità di vivere alimentasse l’amore, porterei l’angoscia in trionfo. Ma la verità è che io vivo solo tempi morti, in una muta dimensione… la mia… che nemmeno esiste… dico nel mondo reale. E questo affanno nel ricercare ciò che potrebbe dare una svolta… mi fa sentire come un bambino davanti a balocchi infiniti… ognuno è fondamentale per l’inizio del gioco… o almeno così mi sembra… ma non posso averli tutti. E allora tanto vale rimanere in contemplazione di ciò che sarei potuto essere… e non sarò mai. Come se fosse importante… necessaria… la realizzazione di ciò che mi immagino, ma sono io a vedermi così, non Dio… o perlomeno non ho certezze in merito.
Forse la verità è che le domande abbondano solo quando ci si può permettere il lusso di una interrogazione… io sono un privilegiato, se avessi la pancia vuota avrei di certo un altro pensiero dominante… i nostri valori sono così relativi, e i disvalori così confusi che nemmeno ci facciamo caso ormai.

Abelardo
Abbi fiducia, così come ne avevo io… dopo le escursioni mattutine. Arrivavo al convento stanco ed infreddolito… ed il camino il più delle volte mi accoglieva spento ed annerito. Diverse operazioni mi parevano allora fondamentali per la giornata… l’accensione del fuoco, la recita delle orazioni, la preparazione del cibo … mi capitava allora di rimanere sulla soglia per qualche momento… non riuscivo a decidere, ogni atto sembrava indispensabile, solo se compiuto prima degli altri. Allora chiedevo a Dio di indirizzarmi e giungeva per incanto la migliore risoluzione…la fiducia è in primo luogo una richiesta al Signore, non è poi così difficile… chi non chiede non solo non sa, ma non può scegliere. Le cose sono mute. Se ti fossi perso in una landa desolata a chi chiederesti di indicarti la strada? alle pietre o al viandante che ti viene incontro? Dio è il viandante ed è l’unico a conoscere il percorso, a dargli un senso. Con ciò non devi preoccuparti troppo… perché anche i nomi delle cose non sono che mere convenzioni, non ne esprimono l’essenza che è poi lo scopo della creazione… e classificare le approssimazioni è di per se vano.
Chiedi e Dio ti indicherà il percorso di ogni giornata…e ricorda che la richiesta deve essere giornaliera.
Non avere timore, il Signore non si stanca di rispondere e di donare soluzioni che ti stupiranno. I giorni dell’uomo possono sembrare tutti uguali, ma sarebbe un grave errore pensarlo: ogni minuto della nostra vita è una nuova tappa che ci perfeziona, per questo è diverso da quel che lo precede e da quello che verrà ed ha bisogno di una chiave, dell’unica interpretazione che ci può rendere consapevoli dei progressi e quindi sereni.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

17 pensieri riguardo “L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantaduesima)”

  1. Le cose come le persone ci parlano, nel loro silenzio spesso sono segni della presenza di Dio intorno a noi…stupirsi dinanzi a una mareggiata, di fronte a un tramonto, davanti a un bimbo che dà la mano a suo nonno su un sentiero sono cose che dicono molto, che ci offrono la dimensione vera ed autentica della vita, una vita fatta di piccole cose, di dolore, di sacrificio, di piccoli passi per piccoli progressi…ci vuol tempo per imparare ad apprezzare le parole insite in certe cose….è tutto un cerchio questa pagina…si parte da uno spunto e si arriva allo stesso punto di partenza: Dio.
    Da Lì parte tutto. Lì tutto ritorna, attraverso tempi e luoghi differenti…le strade di ciascuno di noi portano a Lui.
    Elisabetta

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  2. Mi pare importante anche il concetto che è bello chiedere, perchè prima di ogni richiesta c’è una scelta e se chedo per qualcuno scelgo l’amore di questo qualcuno e addirittura lo metto dinanzi a me e alle mie richieste. Questo mi pare un bell’atto di amore. Chiedo per me e per migliorare me stesso, non solo per stare bene e per ottenere bei voti o altre cose del genere, chiedo di far accrescere la mia fiducia e la mia fede che sono sempre in discussione….forse qualcuno chiede anche per me ed allora a me non rimane che ringraziare Dio per il dono di questo qualcuno che si fa carico delle mie mancanze….è un grande gesto di amore.
    Fabio

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  3. mi è piaciuto molto anche il discorso sull’ATTO e le priorità, l’atto legato alle persone. Nella mia scala di valori ci sono io e poi tante persone, Dio è tra gli ultimi. Sono poche le azioni che faccio per Lui, ma forse qualcuna c’è che compio in nome Suo….ditemi che c’è speranza….
    Alessandro

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  4. Credo anche io sia più fruttuoso contemplare ogni tanto chi siamo, piuttosto che ciò che saremmo potuti essere. Dio mi vuole e soprattutto mi ama così ed ogni giorno mi ama, anche con le mie piccolezze, ed ogni giorno mi sprona ad essere a sua immagine e somiglianza. Questo è ciò che sono:sono a sua immagine e somiglianza. Questo deve essere il mio progetto.
    Grazie ancora una volta per gli spunti di riflessione che con affetto e competenza ci offrite.
    Patrizia

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  5. Prendersi il tempo per contemplare quello che di divino c’è in noi….sarebbe un buon inizio, sarebbe la carica per riconoscersi parte di un universo voluto per Amore. Tiziana

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  6. mi ha colpito il concetto della chiave che serve ad interpretare il senso del tempo. Qual è la chiave che mi permette di entrare nel mio tempo e di goderne a piene mani? Mi ha messo molto in crisi questa pagina perchè mi ha fatto riflettere su come uso male il tempo a mia disposizione: sono consapevole che esso sia un dono ma lo utilizzo per scopi non sempre nobili…ed è nobile talvolta anche prendersi del tempo per fare silenzio, per stare ad ascoltare il mare, per una pausa dello spirito, questo spirito che è e vive sempre di corsa…prendersi il tempo per fermarsi e imparare a respirare con fiato nuovo. Questo devo imparare a fare.

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  7. Le soluzioni e le risposte del Signore spesso ci stupiscono perchè non seguono una logica a noi conosciuta, una logica umana, sono risposte che tante volte neppure comprendiamo, soluzioni che ci paiono essere ulteriori problemi e che fanno sorgere in noi ulteriori domande. E’ qui che entra in gioco la fiducia ed il senso profondo di abbandono nel Signore, quel desiderio di sentirsi da Lui guidati, quella certezza di essere da Lui sostenuti. Ma questo può essere alimentato solo attraverso la preghiera, la confessione e la comunione. Poi il quotidiano fa il resto e ci rende anche strumenti dell’amore di Dio per gli altri. Grazie!

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  8. Trovo molto bello il fatto che Abelardo esorti l’eremita a chiedere ogni giorno, ogni giorno una richiesta, piccola, ma in questa piccolezza c’è comunque il gesto concreto di rivolgersi a Dio, di avere un dialogo con Lui, di cercare delle risposte. E’ questo l’importante: trovare lo spazio, il tempo per Dio. E’ di questo che ha bisogno l’eremita e Abelardo dà indicazioni precise, Giulia a sua volta rincara la dose e credo che a ciascuno di noi faccia bene recuperare un po’ di quel dialogo col Padre che è il senso poi della vita, per recuoperare la fiducia soprattutto in noi stessi e del Bene che possiamo essere per chi ci sta accanto. Paolo

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  9. La stoltezza dell’uopmo sta nel credere di avere una quantità infinita di tempo dinanzi a sè. Si deve pensare al tempo in sè per rendersi conto di quanto esso sia prezioso. Invece noi pensiamo sempre a come e per cosa usare il tempo, ma non al valore del tempo in sè. Se è vero che cotidie mori, ogni attimo del mio tempo è prezoso, la vita stessa è preziosa, non tanto per ciò che faccio, quanto per come la vivo, per quanto apprezzo di essere vivo. Federico

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  10. E’ decisamente più facile dare importanza a ciò che è materiale, come il vile denaro, piuttosto che apprezzare ciò che non si vede, come il tempo, come gli affetti, come l’amore che chi ci ha generati ci elargisce..diao sempre tutto perscontato ma alla fine ciò che più cona in questa vita è ciò che non si vede, che non ha un prezzo, o per lo meno, il prezzo non è quantificabile in denaro. Bisogna andare oltre le apparenze, bisona ritornare ai valori assoluti…noi siamo spesso come annichiliti.
    Carlotta

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  11. La mia riflessione sul de brevitate vitae è che noi ragazzi non ci accorgiamo che “cotidie mori!” e che nessuno ci restituisce il tempo perduto. Questo non significa che bisogna piangere sulle occasioni perdute in una nostalgia che non porta frutto, ma forse è il caso di prenderci il nostro tempo, di fare nostro il tempo che abbiamo di dargli un valore, di dare valore anche solo a un solo minuto, anche solo prsoffermarci a sentire il nostro respiro e ringraziare Dio per il respiro stesso. Paola

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  12. Il fatto è che l’uomo non è capace di andare oltre ai beni tangibili. Solo se si tratta di enaro e cose materiali allora ha un atteggiamento riconoscente e non si rende conto che alcuni beni, come il tempo, hanno invece un valore immenso. L’uomo spreca il tempo e non lo impiega per arricchire interiormente se stesso. Solo alla fine della vita, dice Seneca, l’uomo si accorge dell’importanza del tempo e lì sarebbe pronto asacrificare tutti i suoi averi pur di vivere, m ciò non è possibile.
    Ho meditato molto su questo post, sulle parole di Giulia e mi sono resa conto di quanto tempo spreco, di come il tempo non sia in funzione delle persone, ma di cose futili o solo di me stessa. Grazie per avermi dato una strigliata!
    Benedetta

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  13. Seneca afferma che solo quando la morte si presenta dinanzi agli ochi, allora gli uomini supplicano e pregano perchè gli sia concesso altro tempo, ma esso è limitato e ci vuole una vita intera per imparare a usarlo bene affinchè possiamo giungere alla morte con serenità.
    Cristina

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  14. partiamo per oggi dal passo di Seneca citato.
    “Mi meraviglio quando vedo alcuni che chiedono tempo e quelli a cui lo chiedono soo pronti a concederlo. Entrambi guardano allo scopo per cui il tempo è stato chiesto, nessuno dei due al tempo in sè. Lo si chiede come se fosse nulla e viene concesso come se fosse nulla. Si gioca con la cosa più preziosadi tutte”.
    Per il fatto che il tempo è qualcosa di immateriale, gli uomini lo sprecano e si perdono in attività febbrili senza accorgersi di qunto ogni istante sia prezioso.
    Io appartengo a questa categoria. Non so gestire e organizzare il mio tempo, non gli do il suo giusto vaore. Lo spreco pensando che farò domani le cose che posso fare oggi ma rimandando perdo solo altre preziose occasioni di “vivere” il tempo.
    Luca

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  15. Scrivo poco sulle tantissime considerazioni che ho fatto su questo post. Lascio poi agli altri il merito di sviscerare determinati spunti di riflessione.
    La prima considerazione è che nessuna vita è inutile. Neppure quella di Francesco, quel ragazzo spastico che accompagnavo a Lourdes quando avevo solo 14 anni. Francesco viveva su una barella, veniva nutrito tramite flebo, si esprimeva solo con gli occhi e con gesti, scatti inconsulti, non comandati dal cervello. Gridava, sibilava. A modo suo, però, “diceva”. Neanche la vita di Francesco è stata inutile, per lo meno è servita a me..a me Francesco ha cambiato la vita sulla soglia dell’adolescenza e mi ha insegnato tanto suòlla dignità e sul valore della vita.
    Altro punto: il vivere tempi morti. Il tempo è vivo, noi non viviamo mai in mute dimensioni. E’ la dimensione stessa che ci parla di Dio. Abelardo replica all’eremita dicendo che ogni minuto è una tappa che ci perfeziona. Ecco, non so se si possa parlare di perfezione. Rimando a tal proposito soprattutto i ragazzi alla lettura del De brevitate vitae che mi pare possa integrarsi egregiamente in questa pagina di Abelardo:per me la chiave sta nel comprendere come usare il nostro tempo e Seneca da questo punto di vista è un magister!
    Terzo punto: rimanere in contemplazione di ciò che sarei potuto essere. Nulla di più inutile. Questo sì che è inutile. Se hai tempo tanto vale imparare ad entrare in relazione con Dio, a contemplarre Dio e ciò che di divino c’è in te.
    Ed ancora: i nostri valori sono così relativi. Devono essere valori assoluti, valori proprio in virtù del fatto che essi VALGONO in sè e sono indiscutibili. Ed ancora una volta mi viene in mente Seneca…re omnium pretiosissima luditur…
    Abelardo parla anche di ATTO. Qual è l’atto indispensabile, l’atto prioritario? Quando le cose da fare sono troppe, qual è l’atto che è in cima alla scala di valori? Siamo pressati dalle cose da fare, siamo spesso in ritardo…ma per chi? Fermati e prega! E poi con calma scegli a cosa dare la priorità. Le nostre AZIONI sono legate spesso alle PERSONE. Sono queste, le persone, di fatto ad avere la priorità, e Dio viene prima di tutto.
    Ed ancora….chi non chiede non può scegliere. Da anni vado a Lourdes per ringraziare e per chiedere, per poter scegliere di aiutare, forse anche di convertire. Chiedere per gli altri.
    Le cose per me non sono mute. Credo piuttosto che nelle cose ci sia Dio a parlarci. Perchè non abituarci a guardare le cose con un altro sguardo, uno sguardo rinnovato, come se le cose stesse fossero strumenti di Dio, cose per mezzo delle quali Dio entra in relazione con noi. Talvolta non ci sono viandanti ed allora è troppo facile credere di essere stati abbandonati dal Padre….guardiamo piuttosto quelle orme che abbiamo alle nostre spalle e non perdiamo la fiducia.
    Grazie a Carlo per questa pagina che ancora una volta mi permette di fare il punto della situazione sul mio cammino.
    Giulia

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  16. queste bellissime parole di Alberta fanno eco a quanto detto da Abelardo. Se iniziassi ogni giorno salutando il Signore con il segno della croce, probabilmente inizierei meglio la mia giornata, la inizierei per lo meno in nome di Dio, cosa che invece non faccio mai. La prima azione è quella di spegnere la sveglia, la seconda è infilare gli occhiali e poi…poi si corre in nome di che? Il fato è che io pretendo di sapere il percorso di ogni giornata, penso di poterlo prevedere…ma non ho che in mano che solo un’apparenza della mia vita…figuriamoci quando poi questa mia vita interagisce con quella altrui.
    Iniziare ogni giorno facendo il segno della croce, così come chi pratica lo yoga fa salutando il sole…noi occidentali salutiamo la sveglia, neppure chi ha dormito accanto a noi…e questo mi fa riflettere molto e pensare a quanto sono ingrato nei confronti di Dio e dei doni che ha posto nelle mie mani.
    Credo che questo post farà bene soprattutto ai ragazzi.
    Un abbraccio a tutti.

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  17. Personalmante sento questo brano come un richiamo alla Confessione. Le mie giornate passano piú o meno organizzate nei bisogni quotidiani ma quando penso al mio Essere ho come l’impressione di essere quella che non chiede né alla pietra né al viandante. Sono cosí abituata a darmi delle risposte da sola, a giustificarmi, a pensare che un giorno verrá l’occasione, che domani tutto sará piú chiaro. Ma intanto vivo in funzione di un futuro che non arriva mai perché l’ho completamente dissociato da me, dal mio presente, e la confessione si allontana sempre di piú. Ogni volta che entro in Chiesa penso a Confessarmi e poi l’errore che faccio é il pensare, pensare a quello che dovrei dire. E’ come se mettessi il bene e il male in uno stesso contenitore e mischiassi cosí tanto da non distinguere piú l’essenza dei due, e le parole divengono cosí insignificanti da farmi dubitare di chi io veramente sia. Forse non dovrei preoccuparmi affatto di ció che dovrei dire, Dio mi conosce meglio di chiunque altro, forse l’unica cosa da dire dinnanzi ad un confessionale é appunto il chiedere. Semplicemente chiedere di essere un’onda insostituibile, non in senso egocentrico, ma nel senso di dono. Cosí che ogni momento della giornata possa essere donato a Dio. In fondo basta in segno della Croce a riconoscere e invocare la Trinitá, ed ogni atto, anche quello piú semplice diviene fondamentale, prioritario nell’attimo presente in cui viene svolto. Grazie, perché mi sento come sollevata, buona Domenica a tutti. Alberta

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