L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantunesima)


L’eremita
Io sto dormendo un lungo sonno. Mi desto a tratti, ma preferisco tornare a dormire. Il buio è insomma una condizione quasi naturale. Sperimento un senso di insicurezza assoluta che spesso rende problematici anche gli atti più normali della vita quotidiana… e non è qualcosa di razionale a polarizzarmi… è che sono inguaribilmente convinto del fallimento…come se all’origine della mia breve vita si fosse deciso che dovessi sempre perdere per chissà quale disegno… è questo – spesso penso – il senso della mia vita… un continuo smarrimento… un’interminabile paura di non essere all’altezza…ma di che cosa? Nessuno mi misura più da tanto tempo, anzi sembra quasi che il mondo sia contento della mia mediocrità e ne rida di gusto… e a me poco importa, a differenza di quando ero ragazzo…
Ridete pure, vi punisco con la solitudine, non sono io ad essere solo, lo siete voi senza di me che non partecipo al gioco.

Abelardo
Un giorno mi piaceva camminare sulla montagna che  stava dirimpetto al convento, ci andavo spesso al mattino presto quando la brina induriva il terreno… e se non ci fosse stato un sentiero ben conosciuto… la nebbia mi avrebbe fatto smarrire tante di quelle volte…ed ogni giorno… specie d’inverno sfidavo a mio modo l’ignoto, godevo di quella solitudine ovattata e a volte terrorizzante…non so dirti perché mi recassi sulla montagna, non c’era un motivo razionale, qualcosa che dovessi fare, qualcosa che mi aspettasse… c’era solo la nebbia ed il freddo pungente. Eppure non vi avrei rinuciato per nulla al mondo, a dire il vero mi capitava spesso di trascurare anche le orazioni, tanto ero concentrato sulle asperità del terreno. Ecco la vita, vedi, è spesso un’abitudine irresistibile, o almeno dovrebbe esserlo. Ci si innamora di cose all’apparenza insignificanti, ma sono degli alimenti potenti per il nostro animo, più del cibo, sì, più del cibo di cui tu sei tanto ingordo. Non dobbiamo cercare di dare a tutte le azioni della nostra vita una finalità che possiamo controllare… diversamente rimaniamo paralizzati… Dio ci ha creato per il Suo progetto, non per il nostro; se così non fosse non saremmo mortali in questa vita, mi sembra intuitivo… eppure tu continui a vivere pensando a qualche cosa di compiuto qui in terra. Che vantaggio ne avresti? Pensaci bene… potresti essere soddisfatto di un progetto che finisce con la tua fragile vita? E di che ti potresti gloriare? E soprattutto con chi? Dio non ha tempo… che per l’eternità… è certo che ti devi impegnare di più, un disegno immortale richiede energie incomparabili, ma anche momenti di recupero delle energie che possono essere misteriosamente lunghi o corti… non siamo solo corpo per fortuna, e i bisogni dell’anima non sono misurabili dalla nostra limitata intelligenza… ed anche questo è intuitivo, l’anima risponde solo alla Mente superiore che l’ha creata… questo si che è un concetto che potrebbe spaventare le nostre deboli congetture, se non fosse che questa Mente è nello stesso tempo Amore e Amore dall’eternità. Chiedi a Dio ogni sera che… che ti dia la forza di affrontare la vita, è una richiesta molto semplice, ma se ci rifletti, contiene tutti i progetti che potresti immaginare e che il Signore ha immaginato per te. Domani, Signore, dammi la forza di affrontare la vita… E ringraziaLo una buona volta per quello che ti ha dato oggi, tu non Lo ringrazi quasi mai… il solo fatto di tenerti in vita è un miracolo che dovrebbe insegnarti la meraviglia, e tu, piuttosto che ringraziare… pensi alla morte. Questo va contro natura, va davvero contro natura: tutte le creature, ognuna a suo modo, ringraziano il Creatore…ed anzi… spesso le creature sono un mezzo, un tramite meraviglioso per ringraziare altre creature…io stesso, a pensarci bene, credo fossi il ringraziamento di Dio alla montagna… per la protezione dai venti forse o forse dalle acque impetuose che avrebbero potuto distruggere il convento… La verità è che ogni essere ha bisogno di calore e di fratellanza… e questi alimenti giungono in tutto l’universo attraverso i modi, le azioni, potremmo dire noi, più indecifrabili ed inaspettate…il mare bagna ogni luogo, ma noi siamo le insostituibili onde, chi più breve chi più lunga…  ogni onda raggiunge lo scopo che le è stato assegnato dalle correnti.

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10 risposte a "L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte novantunesima)"

  1. Io credo che Abelardo voglia che l’eremita pensi alla solitudine, al valore della sua solitudine, che ci pensi sotto un’ottica diversa, non come un’esclusione ma come una ricerca, un rompere l’abitudine. Questo é il valore della solitudine, quella che porta al silenzio e all’ascolto, quella che ci permette di partecipare alla folla restando noi stessi, isolandoci dal caos e da tutto quello che la societá vuol farci credere che siamo. Cerchiamo la solitudine per vedere l’onda che é in ognuno di noi ed ascoltare quello che siamo davvero, ascoltare il nostro nome senza altri attributi. Grazie Abelardo per ricordarmi che nulla é per caso, che io non sono per caso e quindi non posso essere inutile…Alberta

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  2. e soprattutto per noi è fondamentale voler partecipare al gioco, non bisogna rimanere fuori dal gioco…guai! Si è emarginati dal gruppo e questo rende soli e la solitudine non piace a nessuno, tamntomeno a noi adolescenti. Giulia

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  3. e contrariamente a quanto accade all’eremita noi ci sentiamo misurati di continuo, a casa, a scuola, nello sport, con gli amici, in palestra…è un continuo misuare gli altri, misurare se stessi, come se ci fosse non un gioco, ma una vera competizione che poi ti ferisce nel momento in cui non sfondi. Matteo

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  4. è troppo presto per noi parlare di fallimento, non abbiamo neppure sogni da realizzare…la nostra è una condizione diversa da quella dell’eremita. Laura

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  5. sono momenti, momenti in cui poi s cerca lo sballo per svegliarsi, per emergere da una noia e da un torpore che a bulla porta…è noia, non fallimento. Tiziano

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  6. la paura di non essere all’altezza…quante volte capita, quante volte ci si sente così. Ma non solo all’altezza del FARE le cose quanto all’altezza di poter essere amici, fratelli, colleghi, genitori….all’altezza di essere veramente una PERSONA, una persona che pensa col cuore, che è in dialogo, che non agisce per sè. ma per l’altro. Spesso non sono all’altezza degli insegnamenti di Cristo, non metto in pratica il Vangelo, non amo il prossimo come me stesso….è soprattutto da questo punto di vista che mi capita di non sentirmi all’altezza, ed allora mi sento una persona incompiuta, sulla quale c’è ancora molto da lavorare.

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  7. personalmente di pare impossibile vivere senza pensare a qualcosa di compiuto. C’è da capire cosa c’è da compiere. Ma qualcosa bisogna pur compiere, in famiglia per esempio rivestiamo comunque un ruolo e compiamo sicuramente il Bene. Con questo voglio dire che l’atto, la “cosa” compiuta può essere anche qualcosache lascia semi senza troppo far clamore e i cui frutti si potrebbero vedere anche un domani quando noi non ci saremo più.

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