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L’eremita (seconda parte) (scena unica-parte ottantasettesima)


L’eremita
In questo momento, a dire tutta la verità, ho voglia di scoprire il mondo ed ho paura che sia troppo tardi, che non mi resti molto tempo. So che è sciocco pensarlo, perché nessuno di noi può sapere quando verrà il momento… tuttavia è una sensazione dominante; è curioso che… trovati i motivi… seppure provvisori… per amare la vita, nasca questo senso estremo di precarietà… alla fine avvelena anche i desideri più banali…o  meglio fa dei desideri più banali veri e propri miti, sogni irraggiungibili che resteranno segreti e inconfessati… l’inutile diventa utile all’ennesima importanza, come dire… quasi insostituibile.

Abelardo
Cristo è morto in croce. Credi che non amasse la vita? Eppure Si è immolato… Lui che poteva superare facilmente i nostri limiti e le nostre paure, ha scelto di morire  per amore e non solo, ha scelto di farSi uccidere.
Aveva poco più di trent’anni… eppure non ha esitato… perché non c’era un altro modo per donarci la salvezza. A te Dio ha regalato più tempo, ma non pensare che voglia qualcosa di meno impegnativo… che la tua vita possa continuare insomma sotto silenzio… nella opacità che corrompe cuore ed anima…la croce ti aspetta e tu devi trasformare il tuo corpo martoriato in energia… l’uomo ha tante risorse…la bellezza della vita sta anche nello scoprirle.

L’eremita
Sarà… ma oggi mi manca la speranza…io credo che sperare sia un dono che si riceve come la fede… può essere che si perda anche per strada, come la carità… a me è accaduto, non sono stato abbastanza forte per tenere il mio punto… una volta ero di una generosità sconfinata… poi il mondo ha premuto… ha premuto perché  la considerassi una specie di malattia, una debolezza imperdonabile… ed invece era la mia forza, la mia integrità, la mia anima… in una parola.  Certo aveva il prezzo della sofferenza e dell’incomprensione, ma come hai detto bene tu, anche Cristo lo ha pagato… ma io non sono riuscito ad andare sino in fondo, ho ancora tempo forse… e ne ho gia avuto più di Lui… questo potrebbe essere un motivo per sconfiggere la sfiducia…

Abelardo
Potresti affermare che di notte le cose non esistono… solo perché tu non puoi vederle?

L’eremita
No di certo.

Abelardo
E allora guarda con gioia alla speranza… lei ti coinvolgerà. La speranza esiste anche se tu non riesci a sperare. Chi è senza gambe dovrebbe gioire per chi cammina… ognuno di noi è in fondo un ingranaggio a dir poco originale, non ne esistono due uguali, eppure… eppure ogni uomo ha una sua funzione specifica che si interseca perfettamente con quella degli altri uomini. Pensa ad un grande orologio: se lo smonti e lo rimonti e alla fine  rimane fuori anche una sola piccola vite… puoi comprendere da te che cosa accade…

L’eremita
L’orologio resta fermo… o perlomeno non cammina come dovrebbe…

Abelardo
Così puoi intuire anche il dolore di Dio… il più appassionato orologiao… dopo tanto sforzo per creare un mondo mirabile… gli effetti sono sotto gli occhi di tutti…  questo sì che è un dolore incolmabile… Dio avrebbe più ragioni di te per essere senza speranza… Eppure continua a credere nell’uomo, senza un’esitazione, un cedimento… Perdona loro perché non sanno quello che fanno… anche Cristo ha avuto paura che il Padre perdesse la speranza… ma non è accaduto e non accadrà mai… l’assenza aiuta l’uomo a ritrovarsi, la presenza a dargli la forza per un nuovo viaggio, ogni cosa ha il suo tremito d’amore… d’amore, non di timore… e anche la paura di perdere la propria vita in realtà è soltanto un’infinita e finalmente sentita nostalgia.

Comments

  1. un pensiero insolito mi ha colto dinanzi a questa bella e significaTIVA PAGINA: ho pensato ai grandi santuari, Fatima, Lourdes, Medjugorije, dove davvero si percepisce un brivido che ha radici nel profondo e grande silenzio, che non è sinonimo di mancanza di suoni, ma intreccio di voci e dialoghi impercettibili, tra Colui che è adorato e colui che adora. Penso anche alle piccole e minuscole cappelline…a quella di piazza Venezia, dove mi sono fermato spesso, la piazza più caotica di Roma:un’oasi di silenzio, di adorazione, di dialogo anche lì impercettibile per l’orecchio umano, ma profondo con Chi sa ascoltae e ama incontrarci nel silenzio…che non è assenza, ma presenza! Isole di silenzio orante e adorante nel cuore del vivere caotico dell’uomo. In questi casi le ginocchia, seppur stanche, si piegano, perchè non si può rimanere indifferenti all’Adorazione, anche all’adorazione di quel dolore di Dio: è una presenza che è più di un’apparizone; ci viene chiesto di credere senza vedere, ascoltare senza sentire, percepire senza guardare, cogliere una presenza che non ti sconvolge ma ti avvolge.
    Grazie ancora una volta ma aver illuminato la mia giornata. Paolo

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  2. la consolazione è che Dio continua a credere nell’uomo, che il Suo amore e la Sua misericordia è infinita nonotante i nostri cedimenti e timori…purtroppo il timore prevale sull’amore, il timore di soffrire è maggiore dell’amore che porta a dare la propria vita per gli altri…e finchè sarà questa la logica delle nostre azioni continueremo a non sapere che cosa veramente facciamo.

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  3. “Perdona loro perchè non sanno quello che fanno”…così il Figlio si rivolse al Padre e che dolore dovette scaturire, da quale disillusione e dolore nacque la Salvezza! Quante volte agisco senza sapere quel che faccio, parlo, scrivo, comunico senza sapere veramente che senso abbiano parole e gesti…quante volte ciò che dico e penso è rivolto a Dio? Quante volte agisco nel rispetto del prossimo? Quante volte il mio egoismo è superiore all’amore? Quante volte ancora il Padre dovrà perdonarmi….e quanta strada ancora per comprendere che cos’è l’amore!

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  4. carlocuppi says:

    il dolore di Dio…pensiamo che nella Sua onnipotenza Egli non provi dolore…chissà cosa deve aver pensato il Figlio dell’uomo su quella croce ed il Padre, quando il Figlio ha invocato il Suo aiuto…proprio questa è la fede, inspiegabile alla mente umana. Credo che il dolore di Dio sia tanto, immenso, per ogni sofferenza di ogni sua creatura, anche la più piccola, soprattutto la più piccola ed innocente. Il dolore di Dio si manifesta ogni istante, ogni volta che uno dei suoi figli prende in spalla la propria croce…pensiamo che se ne stia lassù, nell’Olimpo, nell’Iperuranio, lontano e distratto in un mondo di nuvole…Dio soffre in mezzo a noi, con noi e per noi. Sempre. Da sempre.

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  5. emilioconte says:

    una vita sotto silenzio…chi sceglie la clausura sceglie il silenzio, ma non è un silenzio opaco…è un silenzio luminoso. Spesso invece noi creiamo e facciamo tanto chiasso, molto rumore per nulla, di sostanza non c’è poi granchè, è un rumore che non porta frutto, sterile. Bisogna trasformare il silenzio in canto, così come avviene nei monasteri, bisogna trasformare il dolore in energia. E’ vero che abbiamo tante risorse, ma solo nel silenzio riusciamo a comprendere quanto grandi esse siano e quanto in alto ci possano portare!

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  6. alessandrarisso says:

    è importante non perdere la voglia di scoprire il mondo, il desiderio di perdersi in questo mondo, di immergersi nella bellezza della natura e sentire un brivido dinanzi a quel glicine, il suo lilla che si riflette nella trasparenza delle gocce, quelle gocce che sono la scoperta del mondo stesso…piccoli segni dinanzi ai quali ancora imparare a stupirsi!

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  7. alberossia says:

    la speranza…quante volte mi è capitata di perderla, quante volte le ingiustizie mi hanno fatto pensare che fosse inutile continuare a sperare nella giustizia degli uomini. Talvolta, dinanzi alla malattia di mio figlio ho reduto anche all’ingiustizia di Dio ed ho perso del tutto la speranza…fede, speranz e carità, ma al di sopra di tutto la carità…così recita la Scrittura. Però senza speranza non puoi neppure essere caritatevole, o per lo meno io non risco ad esserlo. Ho molto bisogno dell’aiuto del Padre…troppo facile è perdersi in un lago piatto senza speranza, a crogiolarsi del proprio malessere. Dio la speranza non l’ha mai persa, neppure quando ha visto gli uomini che crocifiggevano suo figlio. Anche allora ha avuto speranza che l’uoo potesse comprendere e salvarsi. Alberto

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