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L’eremita (seconda parte) (scena unica-parte ottantaseiesima)


piccioni2


L’eremita
Provo nostalgia per l’eremo… quello che mi avevi proposto. È meglio scegliere piuttosto che subire… anche se le conseguenze non sono sempre quelle che ti aspetteresti. In questo sogno o delirio che sia… anche i passerotti  chiedono un pezzo di pane, ma non dimenticano mai il loro gruppo, si sentono protetti… potrei azzardare che hanno fede.
Vorrei tornare a lezione da loro: mi capita troppo spesso di dimenticare o di non avere la forza per ricordare. Ma non è il silenzio della grotta… avevo paura, lo sai bene… C’era troppo di Dio per la mia povera anima recalcitrante.
Ma incontrare il nulla… ed il nulla si incontra, te lo assicuro… alla lunga non ti lascia solo inadeguato… ti getta nella disperazione, tanto che alla fine non la senti nemmeno più… sei un maiale nel recinto di Circe… ed il fango… quasi fosse un filtro magico… trasforma la tua umanità… ti incolla ad una farsa di vita.

Abelardo
Quando piove non puoi fare a meno di bagnarti. La pioggia è determinata e così il sole ed il vento. Dovresti provare a seguire il loro esempio e a coltivare una volontà irresistibile.  All’inizio farai un po’ di fatica, ma sarà via via meno difficile, fino al punto che atto e volontà si confonderanno… e sarà Dio ad operare con grande soddisfazione di entrambi. E la gioia ti renderà più forte e sempre più desideroso di essere uno strumento. Senza lo strumento non c’è musica… ed il liutaio, ricordalo bene, lavora il legno nel suo laboratorio.

L’eremita
Prima però devi convincerti di essere liutaio…

Abelardo
Ed infatti ti ho consigliato di andare in eremitaggio. Speravo che capissi quanto sono importanti le tue mani… lo avevi scordato e vivevi un passaggio delicato… come un sole circondato dalle nubi, non credevi nelle tue straordinarie capacità, ma nella forza del vapor acqueo… Ora potresti anche riderci su… Sei di nuovo pronto per scaldare il mondo… dipende da te e dal calore… dall’energia che riesci a chiedere a Dio. Perché limitarsi?

Comments

  1. irlandiana says:

    Io penso che troppo spesso pensiamo all’eremo e alla gioia come un qualche cosa da ricercare altrove, chissá, forse in vetta ad una montagna, dove tutto parla di Dio, dove ci sentiamo di nuovo parte della natura, in sintonia. Qualche settimana fa nella nostra Parrocchia é arrivato un nuovo prete che per introdursi alla comunitá, durante la messa ha raccontato un pó di se, da dove viene, della sua famiglia…é il settimo figlio di dieci e uno dei suoi ricordi migliori é sua mamma con il grembiule girato sulla testa…quando quella povera donna si metteva il grembiule in testa, senza dire nulla, si faceva silenzio, tutte le marachelle, grida e vivacitá di quei dieci bambini, per un attimo tacevano. Piú tardi padre Kevin chiese alla madre il perché del grembiule e lei gli rispose che in quell’attimo, col grembiule sulla testa lei parlava con Dio e Dio le dava la forza di non perdere la pazienza. Questo secondo me é un esempio bellissimo di quell’eremo che possiamo crearci in ogni anfratto che la nostra immaginazione puó creare. Bellissima pagina, grazie Carlo e grazie Giulia per aver reso la gioia cosí tangibile. Alberta

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  2. emilioconte says:

    perchè limitarsi? perchè limitarsi nella gioia? La gioia, come dice Giulia (credo sia la nostra Giulia da come scrive, non un nuovo amico), non deve avere limiti, deve traboccare, uscire fuori, contagiare, spandersi…la gioia del cristiano è quella che a un certo punto gli fa desiderare un po’ di deserto per prendere coscienza della sua gioia, per fare un pieno di gioia e portarla agli altri. La mia più profonda speranza è quella di cercare di testimoniare ai miei figli che la gioia è la conseguenza dell’amore e che tutto, proprio tutto, viene da Dio…cosa che i passerotti ben sanno!

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  3. credo però che si debba partire da questo ulteriore disagio, da questa ennesima e feconda crisi per costruire. “Venite in disparte” è un invito rivolto a ognuno di noi, l’eremita l’ha sentito bello forte questo invito – forse per un talento suo, forse con l’aiuto di Abelardo- e lo ha accettato, ha accettato la scommessa per far vincere la vita sulla morte, l’amore sul nulla. Tutti siamo invitati a questa sosta purificatrice delle nostre certezze, dei nostri particolarismi, della nostra voglia di affermazione personale. Tutti siamo invitati a chiederci quale sia il percorso a cui Dio ci chiama, oggi, e a intraprenderne i primi passi.

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  4. fermarci, sostare, accettare la lettura del nostro fututo con il criterio di Dio ci interroga profondamente e ci mette in situazione di disagio e di crisi.

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  5. torquatat says:

    l’eremo è un’occasione preziosa per sperimentare nel deserto la Sua vicinanza, la sua misericordia e farla nostra come modo di vivere. Stefania

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  6. torquatat says:

    Gesù ci invita a entrae nel deserto per discernere e arrivare a conoscere la nostra missione, a guaradare avanti. Anna

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  7. torquatat says:

    quell’eremo, simbolo di deserto,è importante soprattutto perche fermarci a riscoprire le grandi cose che il Signore ha fatto per noi ci sospinge verso il futuro, ci aiuta a discernere i criteri della sua azione. Cristiano

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  8. torquatat says:

    Questo è il primo passo, ma è anche il primo frutto del “venite in disparte con me”:poter vedere la nostra vita e quella delle persone che ci sono care, quella del mondo intero con occhi pieni dell’amore di Dio:il suo sguardo va oltre la superficie su cui spesso ci fermiamo per arrivare invece al cuore. Patrizia

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  9. torquatat says:

    Riuscire a riconoscere a queste tentazioni è il primo passo per arrivare a vedere e a gustare le grandi cose che il Signore ha fatto per noi. Patrizia

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  10. torquatat says:

    E’ anche vero che quando ci troviamo nudi di fronte a noi stessi e a Dio nasono in noi le tentazioni, la ricerca delle motivazioni, delle scuse e degli alibi di cui ricoprirci. Stefano

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  11. torquatat says:

    E’ il nulla, l’impotenza, le schifezze che sono in noi che fanno paura. Riconoscerle significa temere, ma all stesso tempo l’eremo offre la possibilità di partire da tutto ciò che è sbagliato per ritornare alla civiltà migliorati. Fabio

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  12. torquatat says:

    Quando nel deserto cadono le nostre difese, le nostre barriere, ci sentiamo – e lo siamo in realtà – nudi di fronte a noi stessi e a Dio. Questo fa paura! Elena

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  13. torquatat says:

    la gioia allora è gioia, la sofferenza è sofferenza, la mancanza di amore, ricevuto o dato, si rivela nitida…Alberto

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  14. torquatat says:

    E soprattutto nel deserto, nell’eremo ogni esperienza prende il suo nome, cadono i paraventi, le convenzioni e le falsità. Gaia

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  15. torquatat says:

    Il deserto ci permette di cogliere l’essenziale della nostra vita, dei nostri rapporti con gli altri. Laura

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  16. torquatat says:

    Questa zona desertica è anche una metafora, è una condizione spirituale che ci permette poco per volta di guardare dentro noi stessi. Carlo

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  17. torquatat says:

    Gesù ci invita a fare lostesso. Venite in disparte – ci dice. Ma in disparte dove? Dove è questo “in disparte”? Deve essere un luogo fisico diverso da quello in cui viviamo tutti i giorni, un luogo che ci deve permettere di vedere la nostra vita da angolatura diversa, come è accaduto all’eremita nell’eremo.
    Paola

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  18. torquatat says:

    Gesù per sottrarsi alle continue richieste della folla, per riposarsi, si ritira in luoghi solitari, desertici e ci invita a unirci a Lui. Il deserto è per Gesù il luogo della tentazione e della purificazione, il luogo dell’incontro col Pare, del riconoscimento della propria missione.
    Annalisa

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  19. torquatat says:

    Ci siamo soffermati sull’idea di eremo e di deserto. In particolare siamo partiti dalla considerazione che nel ritmo delle nostre giornate, spesso frenetico e senza tregua, non è facile riuscire ad ascoltare l’invito di Gesù: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’” (Mc 6,31)
    Lascio ai ragazzi la parola e vi ringrazio di cuore per questa bella opportunità di confronto che ci avete offerto.
    Patrizia

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  20. alessandrarisso says:

    penso alla gioia di cui manca chi incontra il nulla, il nulla di sè:quando incappi nel tuo nulla forse l’unica soluzione è il suicidio, perchè la tua autostima è talmente infima che la voglia di vivere viene completamente a mancare…figuriamoci la fede! E dunque la gioia! La gioia in realtà è proprio il motore e nello stesso tempo la conseguenza della fede. Sorride chi crede, ha il muso chi è scettico e subisce un destino in modo passivo, perchè destino e non disegno di un Padre per un figlio che ama! Il deserto aiuta moltissimo a fare spazio a Dio nel proprio cuore, ma per scegliere il deserto ci vuole un minimo di gioia nel cuore, quello che forse aveva ancora l’eremita e che spesso rimuove, perchè troppo preso dal concreto e poco con gli occhi rivolti a Dio. Abelardo lo mandò in deserto per far crescere fiori sulla sua coscienza, per far crescere la gioia e la speranza che alimentano la fede. Tutti noi come l’eremita bbiamo bisogno di un momento di deserto per prendere coscienza della gioia che abbiamo nel cuore e per alimentarla. Ringrazio Carlo e Giulia che a dicembre ci proposero Bose, li ringrazio perchè in tutti questi mese ci hanno sempre mostrato una via possibile da percorrere per avvicinarci a Dio.

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  21. le parole di Giulia sono tra le più belle e vere che si potessero esprimere sui dubbi dell’eremita e le certezze di Abelardo…mi colpisce soprattutto questo del passo da lei scritto:per una volta non si dice che siamo noi ad essere a immagine e somiglianza di Dio, ma si dice che è Dio che si è fatto come noi. Qesto è fondamentale per comprendere che quella grotta piena di Dio non deve fare paura, non deve portare disagio, ma è una grotta piena di umanità, quell’umanità che può, che sa elevarsi come comprese bene Dante, come altrettanto bene ha sottolineato Giulia. La fede è una grazia che va scelta ogni giorno:questo si deve scegliere! Tante volte invece scegliamo se stare dentro o fuori la grotta, facciamo fatica a spostare quella pietra che sta dinanzi alla grotta come la pietra che chude il sepolcro di Cristo e che rappresenta tutto ciò che oggi ci impedisce di gioire cristianamente..aiutiamoci a riconoscerla e a capire, con l’aiuto del Signore, come fare a ribaltarla. Grazie per questa riflessione che ancora una volta mi avete permesso di rendere manifesta.

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  22. Le parole dell’eremita e di Abelardo mi fanno pensare che la gioia cristiana è semplicemete sapere che Dio ci ama, e questa consapevolezza costante e fiduciosa deve improntare tutta la nostra vita. Non credo che la gioia cristiana sia un moto d’animo nè un sentimento, bensì una scelta consapevole e razionale: è una gioia meditata, sofferta, una gioia che non si improvvisa ma richiede sacrificio, fatica e che riponde ad un comando del Signore. Ovviamente da questa consapevolezza deriva una condizione di affidamento sereno a Dio che si manifesta in uno stato emozionale positivo. Tutto ciò che nella vita può donarci gioia può allo stesso modo ed improvvisamente diventare fonte di dolore e delusione:l’unica cosa che non può che dare gioia è Dio, Egli non cambia mai e i suoi frutti che sono solo e sempre buoni. La gioia è la naturale conseguenza del fare entrare Dio nel nostro quotidiano, della scelta di lasciarci amare da Dio, così come siamo:non perchè bravi, non perchè cristiani, non perchè in grado di testimoniarlo, non perchè santi, ma solo perchè suoi figli. Dio si è fatto come noi, ha sofferto ed è risorto perchè potessimo lasciarci amare da Lui senza timori, senza vergogna, senza dover dimostrare di essere capaci di essere suoi testimoni. Ci ha scelto peccatori, donandoci la possibilità di imparare a scegliere Lui con gioia, Lui e non i nostri egoismi, le nostre paure ed insicurezze. Ci viene a cercare uno per uno, chiama l’eremita per nome, là nella grotta, riempie la grotta di Sè, ci chiama ogni volta che ci smarriamo, ci chiama per nome e se non capiamo o fingiamo di non comprendere si mette accanto a noi, cammina con noi, finchè non sentiamo scaldarsi il cuore e sperimentiamo la gioia di essere strumenti utili. Se ci lasciamo amare da Cristo, se accettiamo che Lui non ha bisogno delle nostre capacità, possiamo finalmente sperimentare la pace e la gioia del cuore. Questa è la conversione che ci permette di vivere in comunione con Lui, di testimoniarLo e portarLo agli altri perchè bello, ci permetterà di cambiare le priorità nella nostra vita. La fede è una grazia che va scelta ogni giorno perchè non vada sprecata, svilita, calpestata. Nelle difficoltà, nel dolore, della disperazione che talvolta la vita ci scaraventa addosso, la speranza può nascere solo dalla consapevolezza che Dio si è fatto come noi, è morto e risorto per ciascuno di noi, ed ama ciascuno per com’è….ci vuole una gran forza per stare dinanzi a Dio, per sostenere il Suo sguardo, per starGli di fronte senza sentirsi schiacciati, ma solo amati…che gioia però quando si riesce a comprendere il senso di tutto ciò!
    Giulia

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  23. vorrei tornare a lezione…la nostalgia di tornare a lezione dagli umili…san Francesco aveva preso tante lezioni dalle creature umili del Signore e proprio partendo dal basso era riuscito a volgere lo sguardo al cielo e ad abbandonare qanto di più supwerfluo avesse a disposizione. Anche lui era andato in un eremo e lì si riempiva di Dio per poi poterlo donare ai poveri che incontrava sul suo cammino. Il nulla credo che il santo lo abbia incontrato nel momento in cui comprese che valore avessero le sue ricchezze…quelle erano il nulla, il tutto era altrove, nello sguardo dei poveri, dei lebbrosi, dei malati, degli affamati.
    Nell’eremo Francesco incontrò il Tutto e non si accontentò di tenerlo per sè…coi suoi confratelli iniziò la predicazione di questo Tutto, “mio Tutto”, chiamava il Signore…lui aveva compreso il tutto, il senso ultimo della vita, lui aveva capito che cosa fosse il vangelo, lui era liutaio e musica al tempo stesso e soffrì molto, moltissimo, senza mai smettere di lodare il Signore…la figura di Francesco mi commuove sempre. Mi commuove sapere che era uomo, come me, come te…ed ha risposto con gioia ad una chiamata! ed io, io, come rispondo?

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  24. i passerotti, come quei piccioni bellissimi in mezzo a quei colpi di luce probabilmente hanno la gioia, bastano a loro stessi, e ha ragione l’eremita:hanno fede, ma perchè sono appagati, hanno nel cuore la gioia! La nostra gioia è davvero il miglior strumento che possediamo per predicare il cristianesimo, anche solo per esserne testimoni. Ma si chiede l’eremita:”Come e dove si trova questa gioia? Forse nel mio eremo?” Si trova attraverso la strada tracciata da Gesù nelle beatitudini. I santi, persone veramente felici, che veramente hanno conosciuto la gioia di vivere, potrebbero raccontarci quanto sia vero il Vangelo e quanto sia sicura la strada della gioia che esso ci indica. Il cristiano sa che può sbagliare peccando, ma sa anche che Dio è sempre vicino a chi lo invoca con fede vera: “Ti sia fatto secondo la tua fede” (Mt 8,13)

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  25. A parer mio qui Abelardo dice all’eremita una cosa semplicissima: per tutti i figli di Dio la gioia è una grazia, non un dovere. Non c’è bisogno di cercare chissà dove emozioni da infilare nelle pieghe del nostro quotidiano, come un’imbottitura cucita in un vestito. Si tratta solo di scoprire (di ririscoprire per poi non dimenticare…!) sempre meglio un dono che si è già ricevuto, “come uno che tira fuori dal suo tesoro cose nuove insieme alle antiche” (Mt 13,52). In un cammino di riscoperta di questo dono, che trova poi le sue espressioni naturali nella tenerezza, nell’acoglienza e anche nel soffrire insieme, io credo che l’uomo riconosca quante forme d’amore Dio stende sui suoi figli.

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  26. la gioia ti renderà più forte e sempre più desideroso di essere uno strumento:la forza del cristiano sta proprio nella gioia con cui annuncia il vangelo attraverso le sue parole e le sue azioni.

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  27. “guardate gli uccelli del cielo …” bastano a loro stessi:abbiamo in noi tutte le potenzialità per farci suoi strumenti, per essere in questo mondo operatori di pace, per essere segno di un Dio che è Amore…e invece non ci accontentiamo mai…cerchiamo ovunque ricchezza e benessere e davvero la grotta sarebbe troppo piena di Dio da far paura…ma la cosa spaventosa è il confondere quel Dio col nulla, e purtroppo ciò avviene troppo facilmente, poichè abbiamo perso l’abitudine alla preghiera, all’ascolto e all’osservare nello stupore le piccole cose. L’eremita aveva imparato che anche la roccia ha una sua ragione di vita, così come il girasole, così come quei piccioni…così come me e te. come l’eremita e quel signore che ti siede accanto sull’autobus…tutto ciò che è desiderato da Dio ha un suo perchè ed un suo ruolo preciso…che a noi per lo più sfugge tragicamente…e ci perdiamo il bello ed il verò di questo poco tempo che ci scivola via tra impegni di poco conto a cui non sappiamo rinunciare in nome di chissà quale falsa chimera!
    Apprezzo sempre con grande piacere queste vostre belle pagine che scuotono cuore e coscienza!
    Furio

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  28. alberossia says:

    essere uno strumento nelle mani di Dio, suonare di Lui…quante volte le nostre parole, le nostre azioni, i nostri pensieri sono così distanti dall’essere suoi strumenti…quante priorità scegliamo invece di correre incontro a un fratello che ci chiede aiuto! Quante volte le nostre mani non sono le mani di Dio, e non sono in grado di offrire una carezza, di donare un po’ di calore..bisogna incessantemente pregare e chiedere a Dio la forza e la purezza di cuore, la gratuità d’animo d’essere suoi strumenti.

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