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Eumeo/ Anagnorisis


Eumeo

Per la fedeltà
d’Argo che d’amore
guaisce nella morte
ti sono grato
e per la nostalgia
con cui bloccasti
un poco
il tempo velenoso.
Sappia Euriclea
che non mi ferì
il cinghiale che
mi prese l’anima

mareggiata2

Anagnorisis

Ho strappato
il sipario
delle apparenze
e posto dinanzi
allo specchio
della memoria
l’uomo,
l’eroe che Argo
dal solo odore
riconobbe
lo sposo atteso
che al cuore
fece ritorno,
naufrago nelle pieghe
della salmastra pelle
di Nettuno vindice.

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  1. un ringraziamento particolare da chi come docente “utilizza” i vostri versi per riflessioni didattiche in classe. Ovviamente è un piacere leggere i vostri post, ma è altrettanto vero che sono così ricchi di spunti letterari che val la pena coinvolgere gli studenti su argomentazioni letterarie di carattere interdisciplinare. Grazie di cuore! Enrica F.

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  2. La bellezza di questa pagina sta in tante cose: nell’immagine che racchiude in sè tante metafore, nei versi che richiamano a ondate determinati concetti e riflessioni, ma soprattutto nel mito che viene rielaborato, nel mito che rimane paideutico con grande gioia di Omero, perchè così lui ha desiderato che fosse secoli fa. La tematica della fedeltà e del riconoscimento, dello specchio e della memoria, dell’uomo che è eroe al tempo stesso, dell’eroe che rimane uomo fino in fondo, di un uomo che recita ma che vuol essere riconosciuto, di un eroe che è stanco di recitare la parte del naufrago e vuol tornare a fare lo sposo e il re della sua Itaca…quanto del nostro Novecento c’è in questi versi, quanto di Omero riecheggia su questa pagina vibrante di emozioni. Siamo un po’ tutti degli Ulisse: tutti cerchiamo la fedeltà e tutti ci sentiamo abbandonati quando questa viene tradita. Tutti a un certo punto abbiamo voglia di strappare il sipario e gridare chi siamo, cosa veramente proviamo dentro, nel profondo. Tutti abbiamo desiderato essere un po’ eroi, anche solo per poco, e ci siamo invece riconosciuti nei limiti delle nostre incapacità. Tutti cerchiamo di aderire alla nostra umanità e dovremmo avere ben impresso nel cuore quel detto di Terenzio:homo sum, humani nihil a me alienum puto, che non a caso è stato un grande uomo di teatro…
    Grazie a Carlo e a Giulia perchè pensando ad Argo è ancora possibile commuoversi…l’avevo dimenticato!

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  3. ho letto davvero dei bellissimi commenti! Mi soffermo sull’importanza del riconoscimento, su quanto sia fondamentale che qualcuno riconosca in noi il buono, il bello che c’è, sotto le meschinità che sono purtroppo il nostro limite, oltre le apparenza dietro cui talvolta ci mascheriamo solo per paura di non essere accettati così come siamo. Alla fine Ulisse si rivelerà, sceglierà di rivelare la sua vera identità e lo farà quando comprenderà che può nutrire della fiducia di chi ha davanti. Anche noi facciamo così:ci mettiamo a nudo solo con chi ci ama e ci ama con tutti i difetti che ci connotano…ci mettiamo a nudo solo con chi ci fidiamo e sappiamo che non tradirà la autenticità con cui osiamo rivelarci, rimanendo vulnerabili ma anche aperti ad accogliere!

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  4. il riconoscimento da parte di Argo è l’unico in cui la trasformazione operata da Atena nella persona di Odissseo non riesce a nascondere la vera identità dell’eroe. In tutte le altre occasioni sarà egli stesso a rivelarsi (come avviene per Euriclea):qui è solo la speciale sensibilità di Argo a penetrare l’inganno del travestimento che nessuna capacità umana è capace di violare!

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  5. Vorrei precisare che subito prima di questo passo citato dai ragazzi (Od XIX) il poeta è stato costretto a descrivere l’origine della cicatrice di Odisseo, mediante una lunga analessi nella quale si narra la caccia al cinghiale durante la quale lìeroe fu ferito. Ma già precedentemente, nel racconto fatto a Penelope, nel quale Odisseo afferma di essere il cretese Etone, egli aveva introdotto il tema dell’anagnorisis mediante gli oggetti. Alla richiesta di Penelope di descrivere qualche oggetto di Odisseo, il mendico parla infatti di una fibbia d’oro, raffigurante un cane da caccia che teneva fra le zampe un cerbiatto, e di un mantello color porpora. Per questo motivo tutti gli archetipi dell’anagnorisis sono presenti in questo brano, che costituisce il più antico esempio a noi noto di un espediente narrativo destinato a così ampia fortuna in tutte le letterature….e grazie per il modo e la perizia tecnica con cui avete ripreso, rielaborato e richiamato tutto ciò. Enrica F.

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  6. ma anche un segno distintivo impresso sul corpo della persona poteva essere determinante per il riconoscimento…penso ad Edipo dai piedi trafitti…Laura

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  7. Nella commedia nuova e nel romanzo ellenistico il romanzo avviene di solito attraverso oggetti personali, anelli, fibule, collane, o vestiti che opermettono di stabilire l’identità delle persone abbandonate o rapite in tenera età, in modo da garantire il lieto fine della vicenda. Marcella

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  8. Nelle Coefore di Eschilo Elettra riconosce suo fratello Oreste dall’impronta del piede e da una ciocca di capelli lasciate sulla tomba di Agamennone. Luisa

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  9. Il tema dell’anagnorisis dell’eroe, così come quello del suo travestimento, (non a caso si parla di sipario strappato!) è largamente diffuso nella letteratura classica posteriore ad Omero (tragedia, commedia e romanzo) tanto da diventare talvolta uno dei punti chiave dell’intreccio o addirittura il mezzo per avviare la lysis. In genere il riconoscimento avviene attraverso “segni”( gnorismata) di varia natura.

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  10. In particolare il passo dell’Odissea XIX,467-475 dove avviene l’anagnorisis di Ulisse da parte di Euriclea e meritatamente famoso per il pathos intenso che lo caratterizza, messo in luce attraverso le forti reazioni emotive e la gestualità della nutrice. Fino a quel momento solo il cane Argo aveva riconosciuto Ulisse senza che egli facesse nulla per rivelarsi. Cristina

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  11. Trattata con rispetto e benevolenza nella reggia, Euriclea ricambia con toccante tenacia questi sentimenti, diventando così l’archetipo del personaggio della nutrice che fu destinato a grande fortuna nella letteratura posteriore, soprattutto nel teatro tragico e comico greco e latino. Giorgio

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  12. Inoltre in Omero Euriclea ha sempre parole di conforto e di speranza per la regina, considerata più come una figlia che una padrona. Annalisa

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  13. Il poeta rappresenta Euriclea come una donna anziana che ha trascorso quasi tutta la sua vita alla reggia, trattata con affetto sia da Penelope che da Telemaco. Il figlio di Ulisse la chiama addirittura “nonna”. Paola

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  14. I personaggi femminili che compaiono nell’Odissea appartengono di solito all’aristocrazia e solo di raro Omero si concentra su donne di più umile condizione. E’ il caso di Euriclea, la nutrice di Odisseo che riconosce il suo signore dalla cicatrice che Ulisse ha sopra il ginocchio, infatti da ragazzo l’eroe durante una battuta di caccia era stato ferito da un cinghiale con u colpo di zanna che gli aveva lasciato un segno inconfondibile. Alessandro

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  15. il riconoscimento della fedeltà è quella certezza che deve aver provato Gesù sulla croce, sta in quel grido “Abbà, Abbà, perchè mi hai abbandonato!”…per poi comprendere che il Padre mai ci abbandona. Il riconoscimento sta nell’anima con la quale abbiamo decidere di condividere la nostra vita, sta nei nosri figli che sono specchio di noi stessi, rappresentano la nostra verità, il nostro lato autentico…quel sipario strappato è solo una difesa che crolla all’improvviso dinanzi all’amore, alla fedeltà dimostrata:è bellissimo! Quando due anime giacciono nude l’una accanto all’altra e si raccontano di sè, senza il timore di sentirsi mai tradite…auguro a tutti voi di poter vivere questa sensazione, che va oltre i sensi e porta dritti a Dio, perchè è purezza e autenticità, perchè significa donarsi senza veli al’altro, chiunque esso sia, l’atro che ci accoglie (come fa Eumeo con lo straniero mendico) e si sfoga, si racconta…tira fuori tutta la riconoscenza che ha per la vita stessa.
    Grazie! Bellissimi versi.
    Furio

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  16. Nel passo omerico c’è una duplice intenzione: dare risalto alla fedeltà di Eumeo e contrapporre la situazione in cui egli vive attualmente con l’esistenza che avrebbe potuto condurre se Odisseo fosse rimasto ad Itaca. La costruzione dell’episodio dimostra da parte di Omero una grande sapienza psicologica. E le due liriche hanno ben lavorato anche su quest’aspetto

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  17. vi dirò che sono rimasto incantato da quell’immagine che avete scelto, che mi ha fatto venire in mete l’idea del naufragio, del vagare in balia dei flutti, lì tra le pieghe della pelle di un dio…il naufragio è sempre qualcosa di negativo, ma se è tra le braccia di un dio forse c’è comunque speranza di un approdo…ecco, molto poco mi ricordo di personaggi come Eumeo ed Euriclea, ma questa idea che mi ha colto di sorpresa leggendo la vostra pagina mi ha donato comunque una speranza e la certezza che anche nel dolore abbiamo sempre un dio accanto a noi…

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  18. Quanto è bello questo passo che avete così magistralmente interpretato: quando Odisseo sotto le mentite spoglie di un mendicante lacero e vecchio si presenta alla capanna di Eumeo, il servo dimostra un profondo rispetto per le leggi che tutelano l’inviolabilità e la sacralità dell’ospite, chiunque esso sia. Poi l’incontro con il mendico si dimostra anche occasione per dimostrare la fedeltà che quest’umile personaggio ha mantenuto nei confronti del suo signore: In un sistema economico nel quale la fonte principale di ricchezza era rappresentata dall’allevamento del bestiame, Eumeo è il tipico rappresentante di quella classe di servitori che non risiedono nella reggia ma che spesso vi si recano per rifornire di carne il suo signore. In cambio essi ricevono atro cibo, per lo più farina e vino. Eumeo ha un ricordo molto lontano e sbiadito della sua famiglia, la sua famiglia è praticamente la reggia di Ulisse e nei suoi confronti il porcaro nutre proprio un affetto filiale. La figura del suo signore ha finito infatti per prendere il posto della figura paterna, almeno nel senso in cui ilpadre rappresenta il capo della gerarchia domestica assegnando a tutti compiti, ruoli e responsabilità. Venendo a mancare per venti anni questo microcosmo domestico della reggia ha visto interrotto il suo buon andamento. Di questo si lamenta Eumeo con il mendico. Egli non si lamenta mai della sua condizione, poichè è pago di ciò che ha, consapevole che il suo lavoro, per quanto umile, lo mette al riparo dalla fame e dal freddo, garantendogli una sicurezza di vita comunque apprezzabile per quei tempi. Ciò di cui si lamenta Odisseo è che il disordine che regna nell’isola gli ha tolto qualcosa che per lui era molto importante, più importante del benessere materiale: gli ha tlto un senso di stabilità, sulla quale fondare saldamente le proprie certezze umane ed affettive!
    E certe scelte lessicale operate da Giulia e Carlo ci servono proprio da spia per comprendere bene questa posizione di Eumeo ed i valori che lo stesso Odisseo per Omero doveva incarnare.

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  19. ma che bella pagina avete creato!! Ricchissima di spunti di riflessione soprattutto su tutta quella letteratura della memoria e dell’apparenza che essa così bene richiama! Vorrei sottolineare il fatto che più mi colpisce di questo post, ed è l’icona di Ulisse in quanto uomo, uomo che crede nella fides, perchè è proprio la fides che lo spinge a tornare a casa ed è a casa che l’eroe ha la più grande manifestazione di quella stessa fides che egli ha conservato immutata negli anni nel suo cuore e nella sua memoria:Eumeo, Euriclea, Telemaco e Penelope dimostranoall’Odisseo naufrago una grande fedeltà. Fedeltà provava nell’animo Odsseo, fedeltà gli dimostrano i suoi cari, ancora una volta il viaggio di Ulisse si compie all’insegna della ciclicità, il cerchio si chiude nell’anagnorisis non solo dell’eroe ma della stessa fides, che – lo ricordo per i non addetti ai lavori – è uno dei mos maiorum e non a caso Livio Andronico traduce l’Odissea e non l’Iliade.
    A Carlo e a Giulia vanno i miei complimenti per l’elaborazione del passo omerico e la sensibilità con cui hanno trattato ancora una volta il mito rendendolo più vicino a noi.
    Nicola P.

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  20. mi piace quando afferma che Ulisse fa ritorno al cuore, dopo tante donne Calipso, Circe, Nausicaa, Ulisse torna al cuore, torna a casa, torna da Penelope…per lei Ulisse è soprattutto sposo, prima di essere eroe! Federico

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  21. lo specchio della memoria è anche da intendersi come lo specchio delle acque nelle quali Ulisse per anni ha vagato, cercando di riconoscere in quel riflesso il signore di Itaca, un’Itaca che sembrava troppo irraggiungibile! Carlo

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  22. potrebbe anche essere Eumeo a parlare, o lo stesso Ulisse la parsona loquens, lui stesso che a un certo punto decide di rivelarsi, di rivelare l’uomo, l’eroe e lo sposo che è…non il padre…anche questo mi ha colpito…forse i tanti anni che lo hanno tenuto lontano da Telemaco non lo hanno fatto sentire un padre…Andrea

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  23. Vorrei dire due parole sul titolo della secoda lirica: l’anagnorisis è un procedimento tipico del teatro antico, forse è per questo che si parla già dai primi versi di sipario strappato, c’è un richiamo al teatro greco! Fiorenza

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  24. Non il cinghiale, ma l’attesa forse ferisce Eumeo, la speranza del ritorno del suo signore…questo tempo ad aspettare lo avvelena, gli avvelena l’anima.
    Paolo

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  25. è bella anche quella nostalgia, nostos, ritorno, con cui Ulisse ha bloccato, cristallizzato il tempo ad Itaca nell’attesa…non si parla di attesa, si dice solo che il tempo è velenoso, forse perchè è l’attesa stessa ad essere velenosa, e questa attesa viene ben ripresa nella seconda lirica da quello sposo atteso…atteso e mai tradito, altro richiamo alla fedeltà iniziale della prima lirica…ancora una volta ciclicità di versi. Bravissimi! Enrica F.

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  26. la fedeltà a Ulisse non viene dimostrata solo dal cane ma anche da tante persone: questo suo ritorno in patria è una vittoria soprattutto perchè Ulisse vede concretizzata la fedeltà nei suoi confronti di alcune persone, anche se umili, come Eumeo e Euriclea, ma non per questo meno importanti nel poema. Eugenio

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  27. Il tempo passato, quella memoria, si presenta così ad Odisseo attraverso l’immagine del suo vecchio cane, unico essere vivente capace di anagnorisis, che subito dopo muore, felice almeno di aver rivisto il suo padrone. Per istinto e forse per quel muto dolore di cui sono capaci gli animali, egli ha atteso l’arrivo di Odisseo per lasciarsi morire, senza neppure aver la forza di far festa al suo padrone…è una pagina meravigliosa e vi faccio tanti tanti complimenti per come l’avete rielaborata e ripresentata.

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  28. mi soffermo solo su un particolare di questo episodio che così bene avete ripreso: Odisseo è costretto ancora una volta all’inganno di un travestimento prima di dimostrare il proprio valore e acquisire prestigio con la piena rivelazione della sua identità.
    Questa sarà poi una tematica molto cara a Pirandello!
    Sono rari purtroppo gli episodi nella letteratura antica così pieni di malinconia come quello che vede Odisseoritornare a casa dopo vent’anni:un vecchio mendicante, lacerato soprattutto nell’anima, costretto ad assistere allo scempio del suo mondo, come se fosse fuori di esso, come se fosse spettatore:sembra di essere su un palcoscenico, dove Ulisse interpreta il ruolo di se stesso…ma il sipario non si può strappare subito…Eumeo, Argo, Euriclea hanno bisogno di segni tangibili, di un profumo, di una cicatrice per poter vivere la gioia del nostos del loro signore.

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  29. Ma chi sono questi pochi fedeli, questi personaggi che attendono Ulisse da anni, vent’anni, e che mai hanno avuto la tentazione di venir meno al foedus col loro signore? (Chiedo scusa per questa contaminatio di termini latini e greci, ma credo che sia volontà degli autori creare una tale sinergia lessicale, spia della quale è lo stesso Nettuno, e non Poseidone!)
    Sono il porcaio Eumeo, la vecchia nutrice Euriclea, il cane Argo e soprattutto il figlio Telemaco.
    Una riflessione:qui si parla di tutti questi personaggi, tranne di Telemaco, ma ho pensato che forse proprio Telemaco potrebbe essere la persona loquens della seconda lirica, nei cui versi si parla di uomo, eroe e sposo, non di padre…del resto Ulisse fu forse un padre per Telemaco? Forse di nome, per legame di sangue ma non certo di fatto..ed allora si meriti il signore di Itaca il titolo di uomo, prima ancora di eroe e di sposo, ma non di padre, ahimè!
    Versi che lasciano assai pensare…sono felice che abbiate ripreso il mythos! GRAZIE!!

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  30. Ulisse si palesa a pochi che gli sono fedeli, questa fides è essenziale per comprendere il perchè dell’anagnorisis, ed è importante che fides ed anagnoriris siano stati da Cerlo e Giulia posti in primo piano, con un primo verso e con un titolo, perchè la lysis del poema avviene proprio grazie a questi due elementi.

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  31. bella, bella , bellissima pagina, con quella mareggiata che è Nettuno in persona, quelle pieghe delle onde…oggi riuscite a farmi fare un bagno nell’Odissea, in quel XVII libro che è per l’appunto il libro dell’anagnorisis, del riconoscimento.
    Dopo aver terminato il suo racconto, Odisseo riceve dai Feaci la nave che lo riporterà ad Itaca, dove l’eroe (uomo e sposo e padre!) viene dalle onde deposto sulla riva ancora sprofondato nel sonno a cui si è abbandonato…e quest’icona che avete scelto richiama alla mia mente proprio la deposizione di Ulisse sulla spiaggia di Itaca. Inizia così l’ultima parte del poema, in cui Omero narra la nemesi di Ulisse ed il suo ricongiungimento a Penelope. E’ il nostos vero e proprio!

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