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L’eremita (seconda parte) (Scena unica-parte ottantacinquesima)


sasso a cuore


L’eremita
Ma in terra le nostre azioni devono sempre e comunque tener conto di quel che potrebbero pensarne le anime dei trapassati. Immagino che conti di più il giudizio di chi è già giunto nella pace, di chi magari soffre per i nostri comportamenti terreni. Abbiamo davvero una grande responsabilità, non solo nei confronti dei viventi… se ci riflettessimo anche solo qualche momento ogni scelta sarebbe più ponderata… se  pensassimo che i riflessi delle nostre azioni pesano ancora di più in Cielo, per le nostre persone care, saremmo di certo più prudenti… solo da poco ho abbracciato questa prospettiva e a dirti la verità mi sta regalando una grande serenità… percepisco quasi il loro sorriso di cui mi piacerebbe essere all’altezza… sarebbe bello che si instaurasse sempre una interdipendenza d’amore.

Abelardo
Sciogli lo zucchero tra le braccia e mira all’essenziale. Non regalare il tempo alle obiezioni, quel che conta è ineffabile, ma non agli occhi di Dio. Quelli solo importano perché desiderano il bene di ciascuno. Ogni tappa ha un ciclo di eventi predefiniti, perché l’Amore è uno solo e ha regole immortali. Ogni uomo deve scavare tumuli di macerie per suo conto… non giudicare e non sarai giudicato, se non sull’amore che sei stato capace di provare. E ce n’è abbastanza, credimi. Ci mancherebbe che dovessimo preoccuparci anche di ciò che scoprono le anime una volta giunte alla loro destinazione. Solo Dio può supplire a ciò che non fu compiuto, non tu che devi pensare a salvarti l’anima. Vedi il purgatorio può risultare insopportabile per le anime novelle, ma è proprio questa la sua funzione… la purificazione comprende in sé come effetto naturale quello di elevarci ad un maggior livello di comprensione. Anche i purganti devono insomma scoprire particolari apparentemente insignificanti della loro vita, ma che in Cielo assumono immensa importanza. Alcune anime, le più sensibili, si rendono subito conto che c’è un legame profondissimo tra i loro cari che stanno ancora in vita e le anime più antiche. Il rispetto diventa allora la prima cosa e vorrebbero che il mondo a sua volta diventasse lo specchio di una sollecitudine sovrumana. Capisco che sia bello sentirsi più leggeri, sentirsi parte di un disegno, strumento di un disegno ultraterreno, ma non bisogna perdere di vista il proprio percorso che è comunque voluto da Dio. Se mentre cammini non guardi la strada finirai per inciampare, anche se le stelle sono bellissime e assai desiderabili. Sintonizza il cuore sulle occupazioni di ogni giornata e non cercare vittorie eclatanti e definitive, non ce ne sono.

Comments

  1. solo Dio può supplire a ciò che non fu compiuto…Egli riempie tutto il nostro vuoto d’amore e lo colma di calore. E probabilmente è proprio in purgatorio che comprenderemo il valore che ha il nostro vuoto, quel vuoto che poco per volta sarà riempito dall’Amore di cui tanta nostalgia avevamo sulla terra…

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  2. salvabar says:

    io credo che Abelardo sia stato così diretto nei confronti dell’eremita perchè c’è solo una cosa che conta:le nostre azioni devono tener conto del giudizio di Dio. Di quello e basta. Per me è un po’ troppo categorico, a ragione – intendiamoci – ma credo che l’eremita volesse dire che oltre al giudizio divino abbiamo anche altre responsabilità…chè poi è la stessa responsabilità, perchè ciò che può desiderare un’anima ormai in Cielo non penso sia diverso da ciò che è nella mente di Dio.

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  3. emilioconte says:

    ogni uomo deve scavare tumuli di macerie per conto suo…come a dire che l’amore è un tesoro che trovi dopo aver lavorato e scavato molto in te stesso, fino al punto di metter da parte te stesso per farti dono per gli altri…quanti tumuli hanno scavato i nostri santi! Non giudicare! Oggi è quasi freddo Abelardo nel suo esprimersi con una serietà che taglia. Saremo giudicati sull’amore che abbiamo provato, cioè sull’amore che abbiamo donato e ricambiato. Mi pare già questa una preoccupazione immensa…se solo ci si fermasse con maggior attenzione a riflettere si comprenderebbe quanto in realtà diamo per scontato. quanto amore diamo per scontato senza dimostarlo…anche nei confronti dei nostri cari morti…quante volte ci ricordiamo di loro e in preghiera parliamo con loro, li invochiamo perchè la nostra vita possa essere da loro guidata, loro che sono ormai nella grazia e vicini al Padre…
    Questa pagina mi lascia pensare che non siamo mai soli, che le anime di coloro che ci hanno amato continuano ad amarci ancor di più dal Cielo…e questo mi dona serenità|!

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  4. alberossia says:

    un’altra considerazione la farei sul fatto di sentirsi parte di un disegno ultraterreno, ovvero di un disegno voluto e desiderato da Dio per il nostro bene e per il bene di chi ci sta accanto. Difficile vedere le trame, le linee rette di tale disegno, spesso è tutto incomprensibile e privo di senso, spesso sembra quasi che il destino si accanisca su di noi. E’ in questi casi che a me capita di pregare le anime dei miei genitori morti, perchè mi sostengano e mi facciano capire quali siano le scelte da fare che possano essere più gradite a Dio.

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  5. alberossia says:

    è chiaro Abelardo:tu devi pensare a salvarti l’anima…messa lì, tra le righe, questa frase sembra quasi senza importanza, ma Abelardo è pungente…preoccupati del nunc, della tua anima da purgare ora e non cercare vittorie eclatanti perchè non ce ne sono. L’unica vittoria è giungere a Lui col nostro mucchietto di amore tra le dita…meglio forse se in questo caso abbiamo avuto le mani bucate e lo abbiamo profuso a più non posso.

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  6. irlandiana says:

    Devo ammettere che uno dei motivi per cui Credo é proprio la certezza che il senso della vita sia proprio nella morte, voglio dire che non posso immaginare di essere per poi un giorno non essere piú, di scoprire che i legami che mi uniscono a questa vita, cosí pregni di gioia e sofferenza, non avranno piú senso alcuno…l’amore non avrebbe piú senso,…é impensabile!
    E questo amore che sconfigge il tempo serve proprio per renderci ancor piú ricettacolo, ricettacolo di Dio, la meta non é piú una corsa affannosa ma un cammino dove ogni passo é paziente, umile… e guardiamo ció che troviamo lungo la strada perché attraverso noi guardano gli amori che ci hanno lasciato, attraverso loro forse é piú facile vedere Dio e mettersi nelle sue mani misericordiose perché il Suo volere si compia. Il filo che ci connette gli uni agli altri non potrá mai rompersi se é Dio a tesserlo.
    Se mi permettete vorrei recitare insieme a voi un Eterno riposo per tutte quelle anime dimenticate (da noi ma non da Dio), che non hanno nessuno quí sulla terra che continui a guardare la meraviglia del creato per loro. Buona serata a tutti Alberta

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  7. Che pagina strana…gli occhi di Dio…gli occchi di Dio mirano al bene di ciascuno, di chi “vola” da Lui anzitempo, di chi attende in un letto di ospedale, ma il problema è per chi rimane, non per chi va. Abelardo è un po’ tagliente:solo gli occhi di Dio contano…è come se dicesse all’eremita di preoccuparsi di compiere azioni che possano essere gradite agli occhi di Dio, non agli occhi di un caro scomparso.
    Io conosco bene il sentimento di responsabilità che l’eremita cerca di descrivere…è come se non volessimo far soffrire chi ci ha lasciato, chi ci ha lasciato un’eredità morale, etica, di valori e non vogiamo venir meno alla fides nei confronti di questa eredità. Ma solo il nostro esempio, il nostro operato, la nosra gratuità e coerenza in certi valori potrà donare gioia a colui o colei che in Cielo ci hanno preceduto ed è ora solo uno strumento, si fa voce per volontà di Dio affinchè possiamo essere qui sulla terra costruttori del Suo Regno.
    Ho un’anima che mi illumina dal Cielo, che si fa portavoce del volere divino, che mi illumina i passi quando sono indeciso e mi rimprovera se penso o dico male, se agisco male…è un’anima che molto ho amato in vita e per fedeltà, per quella fides e quel foedus che a essa mi lega mi rendo conto che tante sbandate non le ho mai prese, che certi pilastri sono sempre stati solidi nel mio agire, sul mio cammino, un cammino che mi ricongiungerà a essa ma prima di tutto a Dio. Nell’abbraccio con Diuo ritroverò l’abbraccio del mio angelo, della mia guida che qui sulla terra mi ha insegnato l’amore, là in Cielo continua a insegnarmelo, un po’ come Beatrice fece con Dante. Credetemi non è follia, ma solo una relazione forte che continua nonostante il tempo e la distanza:l’amore va oltre le entità spazio-temporali, supera barriere incomprensibili per noi uomini…se solo comprendessimo che siamo davero nelle mani di Dio e proprio per questo Lui non ci lascia mai soli, ma sempre ci pone accanto una “luce”, una persona che renda la nostra strada a Lui un cammino verso la Gioia e la Verità piena.
    Io pure sento certe responsabilità, ma con gli anni ho compreso che sono responsabilità verso un Padre che per salvarmi ha mandato a morire anche per me Suo Figlio!
    Grazie per qauesta pagina, che mi ha fatto sentire presente la mia anima celeste e mi ha fatto sorridere ancora una volta, col viso rivolto a Dio.

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  8. carlocuppi says:

    ho inteso le parole dell’eremita in un’ottica foscoliana, anche se non comprendo bene il senso di quel termine “giudizio”…non ho esperienze del genere, non so quindi se nel dialogo con le anime dei trapassati essi possano dare giudizi sulle persone…credo però che possano guidarci al bene, che possano suggerirci un comportamento da seguire secondo quanto potrebbe piacere a Dio più che a loro stese…ma di fatto, come già avete sottolineato, sarebbe una gran cosa se prima di agire riflettessimo un attimo solo non tanto sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri cari scomparsi, quanto su come quell’azione piacerebbe che fosse fatta proprio a Dio in persona…risponde ai Suoi comandi? è per questo retta e giusta? Forse ha ragione Abelardo, la nostra prima preoccupazione è piacere a Dio, prima ancora che ai nostri cari defunti, ma chissà che questo senso di responsabilità nei confronti delle anime trapassate non ci avvicini a Dio? Forse sono uno strumento del Suo amore per noi…ci indica una strada che porta all’Amore!

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  9. alessandrarisso says:

    particolari apparentemente insignificanti sui quali inciampiamo…per poi scoprire un domani che in Cielo essi hanno immensa importanza…come questa pietra a forma di cuore, ce la si trova sulla strada, ma se sei troppo preso a guardare la meta essa ti sfugge e il suo metaforico significato svanisce…forse era solo uno dei tanti “segni” per dare un senso nuovo al cammino, per rinnovare la speranza ed il senso del cammino stesso…lì, tra tante pietre anonime, ce n’è una che colpisce l’attenzione:la nostra strada deve mirare al cuore, nel cuore c’è Dio!
    Credo che sia proprio perchè c’è Dio nel cuore che possiamo avere una corrispondenza d’amorosi sensi con chi non è più in vita…un dialogo che continua, NONOSTANZE IL MURO FREDDO DELLA MORTE.Ed ecco allora che la morte non fa più paura…

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  10. Abelardo mi pare assai incisivo e chiaro in questo passo:l’unica cosa di cui ci dobbiamo preoccupare è il Signore. Dobbiamo agire come agirebbe Cristo. Dobbiamo agire basandoci solo ed esclusivamente a questo particolare essenziale:saremo giudicati sull’amore. E di questo, solo di questo che tu devi preoccuparti. Sull’amore che sei in grado di provare e di donare soprattutto nei confronti dei vivi e nei confronti, per rispetto, dei morti. Questa è la nostra unica preoccupazione, questo deve starci a cuore dall’alba a notte!

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