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Vita/Vita


Vita

Non nacqui montagna
ma umbratile greto
per agugnare i colori
tra le spine del roveto.
Circola il mare
nelle vene dei pesci
in me dimora
la vita che fugge.

fiori e filo spinato

Vita

Oltre la trincea
che lacera e vulnera
si allunga la linfa
ed è profumo
ed è colore.
Appassirò domani
nella voluttuosa nostalgia
di un Cielo
che dalle radici
mi attende.

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  1. vorrei insistere sul fatto che Dio ci attende, sin dalle radici, dal nostro primo respiro Dio attende che possiamo ritornare a Lui, ma non solo con la morte, bensì tutta la nostra vita altro non è che un percorso per raggiungerLo, faticoso, irto di salite, un cammino spinoso, doloroso ma allo stesso tempo gioioso poichè la meta è Gioia e Bellezza, è Amore allo stato più alto che si possa immaginare…anzi, forse neppure possiamo immaginarlo. Tutta la vita è dunque un prepararsi a questo incontro, a questo nostro nostos, ritorno al Cielo:ogni giorno ci avviciniamo e possiamo allungare un po’ di più i nostri “rami”, non perchè ogni giorno moriamo un po’ (come affermava Seneca), ma perchè ogni giorno Dio stesso ci offre l’occasione di “scoprirLo”, attraverso la trincea, attraverso le spine del roveto, quelle spine che vulnerarono il Suo stesso Figlio…che dirvi ragazzi? Grazie per questi versi, per questa immagine così eloquente, per questa pagina che è Vita! Grazie! Buona domenica a tutti e Buona Quaresima…ormai siamo a metà…che questo post ci faccia a modo suo pensare alla Pasqua!

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  2. l’ALBERO APPASSISCE NELLA NOSTALGIA DI UN CIELO…PER TUTTA LA SUA VITA L’ALBERO TENDE I SUOI RAMI AL CIELO, TUTTA LA VITA TRASCORRE NELL’ELEVARSI QUANTO PIù POSSIBILE AL CIELO…E NOI? pATRIZIA

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  3. e SE APPASSIRò SARà COMUNQUE IN UNA VOLUTTUOSA NOSTALGIA, UNA NOSTALGIA CHE è PIACERE E DOLORE AL TEMPO STESSO, ANTITETICA, OSSIMORICA COME QUELLA STESSA VITA CHE è TRINCEA E PROFUMO, E COLORE… cARLOTTA

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  4. Appassirò infatti domani, per forza, a questo siamo destinati, ma prima, le mie radici, i miei rami, i miei germogli, tutto ciò che avviene prima dell’appassire ha un suo senso, una sua missione, è la vocazione propria di ciascuno, sono i talenti che ciascuno ha con sè, il suo profumo e colore. Daniela

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  5. I mezzi sono il profumo ed il colore, che a loro volta sono in grado di vulnerare i sensi e forse dare all’animo umano una speranza, una certezza che sì la trincea si può superare, magari in silenzio, magari solo con la preghiera, con quel po’ che si ha tra le mani i quanto esseri umani e per questo destinati a morire. Teresa

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  6. anche quel vulnera è lessicalmente ripreso dal verbo latino e rende bene l’idea di un muro che è portatore di dolore, ma la vita non si arrende, si spinge oltre coi pochi mezzi che ha. Luca

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  7. La vita è una trincea, c’è la guerra, la lotta continua, giorno dopo giorno, contro le naturali avversità della vita stessa come ben dicevano Esiodo e Virgilio. Ma la vita è in questa lirica ben descritta come voluptas, e questo è ripreso chiaramente dall’aggettivo “voluttuosa”, che non tanto ha a mio parere sfumatute sessuali, quanto un richiamo lessicale preciso alla voluptas lucreziana, quella voluptas (cfr. Inno a Venere) che dona luce, colore, sorriso alla vita dell’universo. Enrica F.

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  8. Nella seconda lirica invece non si parla mai di Vita:solo il titolo ne parla e fa capire che è vita tutto ciò che ci circonda. Forse è per questo che ci sono echi lucreziani. Roberta

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  9. il mare poi è come la montagna, è dannunziano, riempie di sè pure le vene dei pesci, nel grato la vita dimora, ma è una vita che fugge…anche se a fuggire in realtà è il tempo e con esso la vita. Simone

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  10. è un grato che va a caccia di colori, li cerca tra le spine del roveto, come se il roveto non avesse nulla da offrire, ma c’è colore, qualche fiore impavido vi cresce in mezzo ed allora non solo il dolore la fa da protagonista ma anche il colore ha la sua parte ed è celebrazione di speranza. Paola

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  11. è un greto che è sassoso, sabbioso, può essere arido e secco in alcuni momenti dell’anno, colmo d’acqua in altri. Perchè così è la vita: siamo sempre in movimento, siamo sempre dinamici. Alberto

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  12. mi piace l’immagine di quell’umbratile greto, così appositamente svilita, quasi crepuscolare in relazione a quella montagna più dannunziana. Annalisa

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  13. non nacqui montagna ma greto, greto umbratile, nacqui ventre, utero, dentro me scorre acqua, dentro me dimora la vita…la vita è, il tempo invece è quello che fugge, ma la vita è, quella vita che è continua lotta, che è stare in prima linea, che è fronte di guerra, quella vita che ora ci sei e tra un’ora chissà, e tu speri sempre in qualcosa di meglio, in un cielo che sia tutto tuo, da riempire del tuo profumo, del tuo colore …perchè sono tuoi, solo tuoi, inconfondibilmente tuoi e Lui lo sa, Lui ti riconosce, Lui ti conosce dal profondo, conosce ogni tuo pensiero prima ancora che tu possa concepirlo. Appassirai un domaNI, CERTO…CON QUESTA VITA CHE FUGGE TE NE ANDRAI ANCHE TU, ANIMA fragile, petalo indifeso e caduco, effimero rametto, là in mezzo a quel filo spinato, la ruggine non ti fa paura…ti fa paura il non raggiungere quella meta di cui hai da sempre nostalgia, di cui non hai più paura, ora che hai capito che che il cerchio si chiude, ora che la morte non è che nascita a una vita nuova, ora che questa vita la vivi davvero con pienezza e gioia, come faceva San Francesco, con quel po’ che aveva tra le mani, la sua anima soltanto…
    E’ una pagina bellissima. Bellissima davvero!

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  14. E sia chiaro che Dio stesso riempie noi di Sè…con la Sua attesa! Lui attende…noi anche…di tornare a Lui…nostalgia…che non a caso viene dal greco: ritorno doloroso! Ma voluttuoso!

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  15. si allunga la linfa, essa ha un’estensione, ha un corso, come quello del tempo, della vita che fugge. Vita è linfa, quella linfa che nelle vene scorre, le vene dei pesci, le radici del pesco, le nostre stesse vene, quella vita che parte dalle nostre radici, la nostra storia, e prosegue nei nostri figli, i nostri rami…quanto bella è questa vita, con le sue trincee che feriscono e i suoi dolori, con quella lotta, quella lotta di Amore sulla guerra, di Venere su Marte, la lotta della stessa vita sulle avversità, sul tempo stesso che sfugge dalle mani. E finchè la vita dimora in me c’è quella linfa che si allunga al cielo e lo riempie di colore, lo riempie di profumo…Riempiamo Dio di noi!

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  16. circola il mare così come si allunga la linfa: bella metafora! La vita è ambivalente, circola e fugge, è trincea ma allo sesso tempo linfa. Diventa per così dire una sorta di vox media, con le sue croci e le sue gioie. Ed in quell’anafora traspare tutta la forza della lotta contro quel reo tempo che fugge…la vita è quasi acqua:non la puoi trattenere tra le mani, essa scivola via, fluisce come linfa per l’appunto che dalle radici risale al cielo. Siamo tutti alberi che tendiamo i nosri rami all’azzurro senza sapere che proveniamo da una terra che non è nera (come diceva Omero) bensì blu!

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  17. metaforica e possente immagine, questo pesco che con eleganza e speranza sfiora il filo spinato per andare incontro al cielo. Così è la vita: una sfida, una lotta, una fuga del tempo, essa è colore ed è profumo, è nostalgia del cielo e di Dio, è un ritorno al Padre, dall’acqua all’acqua, dal fango al fango, dalla terra alla terra in un ciclo d’amore e sofferenza che avrà fine in quel sorriso di eterna misericordia che ancora adesso mi porto nel cuore.
    Anche questa pagina ha dato una svolta alla mia giornata e vi sono grata per ciò.

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  18. vorrei ancora poi sottolineare una certa umiltade che circola tra i versi, non montagna ma greto, radici, e quei fiori che sfidano la lacerazione…è un grido alla gioia della vita!
    Vi faccio molti complimenti e vi abbraccio con stima.
    Nicola P.

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  19. testi curati, alla ricerca di lessemi particolari, quasi degli arcaismi, forse per sottolineare una maggior aderenza a quelle radici che spingono verso l’altrove, quell'”agugnare” quel “vulnera” impreziosiscono la pagina ricca di richiami ungarettiani e montaliani, lucreziani pure. Ad esempio già l’endiadi “lacera e vulnera” oltre ad essere assai musicale grazie all’allitterazione marcata e all’ictus che ben rende l’idea della ferita POTREBBE BENISSIMO ESSERE DI MATRICE LUCREZIANA.

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  20. nacqui per una vita che fugge. Una vita che è lotta ma è anche profumo e colore. Povera cosa siamo, ma abbiamo colore ed abbiamo profumo, sfidiamo le spine, aspettiamo al di là della trincea di aprire un momtaliano varco…ed è subito cielo! ed è ancora colore!

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  21. Splendida questa circolaritá, la circolaritá di un universo che non é al di fuori ma dentro di noi. Il tutto circola nelle vene del piccolo e le parti ritrovano l’armonia di un corpo unico; il tempo di questa primavera si spoglia della pesantezza del tempo stesso perché tutto ritornerá al cielo, tutto é cielo. Quanta leggerezza, quanta pace grazie di cuore Alberta

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  22. bellissima immagine di una “vita” che va sfidando quasi la morte, di una vita che va oltre, che sfida i tempo che sfugge, che tende a un Qualcosa di assoluto, che non del tutto appassirà…di questo si ha la consapevolezza che aiuta a stare nel greto allungandosi verso il Cielo!
    C’è per me una certa ripresa del bel passo scorso di Abelardo, come se si fosse cercato in qualche modo di far eco nei nostri cuori delle sue parole. Grazie.

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  23. questa splendida, splendida davvero, pagina è così ricca di musicalità e colore, di gioia che va oltre, che circola nelle vene, come linfa che mi fa star bene. Le parole sono note che hanno un colore proprio, oserei dire quasi una vita propria, si animano, prendono forma e contorni e disegnano nella mia mente icone di poesia passata…c’è tanto di lucreziano in questa pagina, tanto dell’inno a Venere…Complimenti!

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