L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte ottantaquattresima)

leggio


L’eremita
Talora invidio coloro che accolgono la morte con un sorriso, senza la minima paura e con il cuore pieno di una energia sconosciuta, potentissima e avvolgente. Emanano una commozione… potrei dire così… che sembra sconvolgere l’ordine delle cose, come se l’autunno fosse legato inestricabilmente ad una eterna primavera che gli osservatori non possono vedere, ma sicuramente percepire. Chi sa di morire saluta la vita ad ogni istante e ama anche l’indifferenza altrui, quella che a chi la vive… pesa per fortuna come un macigno… chi sa di morire ha paura di non essere più portatore della bellezza… ed in realtà è portatore di una bellezza sublime ed indicibile… appunto invidiabile. Mi piacerebbe vivere così, ma forse è impossibile senza la convinzione di essere ad un passo dal Padre. Mi auguro di incontrarLo in questo modo, con ancora negli occhi l’immagine del mondo, anche la più insignificante sarebbe carica di una nostalgia… di una nostalgia che è forse un dolcissimo pentagramma per la musica del Cielo.

Abelardo
Prepararsi a morire, mio caro, è come rientrare nell’utero materno…da  adulti è difficile… ma quando si avvicina l’ora diviene una cosa naturale…ci si rannicchia quasi trattenendo il respiro per sentire il battito del cuore materno… di Maria… con la stessa sollecitudine e premura con cui la madre del Cristo guardava a Gesù… ci si rannicchia con la consapevolezza del Figlio che sa di non essere abbandonato, ma anche con la voglia di capire come batte il cuore di una madre che non può far niente per impedire al Figlio di compiere il destino voluto dal Padre… c’è ardore nella Madre e c’è ardore nel Figlio che Si offre in sacrificio… perché il mondo sia sempre più bello, desti sempre più una mirabile nostalgia… proprio così… è destino di ognuno ripercorrere il cammino della croce, guardando sino all’ultimo la propria Madre, la propria vita alimentatrice di speranze e  bellezza… e c’è un momento in cui il nostro piccolo feto   fiducioso inizia a percepire il calore dell’eternità… è pronto per un nuovo parto ed il timore è solo quello di un istante… poi la Luce, quella di una Vita meravigliosa da scoprire. Quando nasciamo il cono di luce nasce con noi, quando moriamo inizia e finisce in Dio, non possiamo che raggiungerLo per la via più breve, per questo in Cielo non abbiamo più bisogno del libero arbitro, non c’è più un mondo da attraversare nella direzione di una scelta che ci appartiene, ormai Dio ci cattura e ci attrae nel Suo sorriso di eterna misericordia.

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