L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte ottantatreesima)


Via di Genova


L’eremita
Se stringo i pugni io provo dolore…ma forse è il dolore la mia forza, un infinito ed incomprensibile dolore che è nato con me e mette a dura prova la mia pazienza. Dicono che sia semplice depressione, ma già da bambino io sentivo il mio destino inscindibilmente legato all’angoscia, una compagna che davvero non mi ha mai lasciato. Arrivai presto al punto in cui ogni desiderio si rintana per la paura… di che cosa poi non lo sapevo… e non lo so neppure ora… il fatto è che non avevo nemmeno il coraggio di immaginarla… col tempo sono diventato un muro di gomma che mantiene ancora un po’ di colore, senza calore però… regalo solo riverberi negli occhi di un passeggero che immancabilmente si illude di poter trovare un riparo. Sembra quasi che il cuore attragga proprio nel momento in cui la freddezza allontana… forse è l’immagine di Dio che nel petto di ognuno cerca la strada verso ciò che di buono tutti abbiamo, anche se ne siamo spesso all’oscuro.

Abelardo
Non ti devi stupire se un fratello ti cerca e vede in te un aiuto. Il mondo è fatto di legami spesso indissolubili anche a discapito della nostra volontà. È un significativo anticipo della nostra appartenenza allo Spirito di Dio. Amare costa fatica perché il cuore non dubita e spalanca le porte della coscienza: è come se fossimo investiti da un vento inarrestabile che ci sconvolge ogni volta… aprire le braccia è così spesso un’impresa che ci fa temere qualcosa di oscuro, ma la fuga ci rende sempre più fragili, incapaci ed ignari della verità. Non c’è sapienza all’infuori del dolore di chi ama: è tutto quel che siamo tenuti ad imparare. La sapienza non è un concetto filosofico, non si impara sui libri… che sono utili solo a chi ha preso in mano il filo sottile della carità. La vita è fatta di pagine bianche, serve a poco leggere quelle degli altri quando si sono abbandonate le proprie. Scrivi ogni giorno anche se non riesci a tenere in mano la penna; ricopia i comandamenti nel tuo cuore, se non credi di poter guardare dentro te stesso, così il tuo libro sarà molto simile a quello di Dio.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

12 pensieri riguardo “L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte ottantatreesima)”

  1. coltivare i legami indissolubili. Coltivarli – dice Abelardo – perchè tali legaMI ci mostrano quanto apparteniamo allo Spirito. E credo che lo Spirito aleggi tra questi legami, rinforzi le relazioni e le benedica, le renda fertili e che portino frutto. Molto frutto. E’ bello permettere a qualcuno di scrivere qualcosa sul libro bianco della nostra vita, come si fa nei rifugi, quando si lascia una traccia del nostro passaggio ringraziando Dio di essere giunti a Lui tramite quella meta. Costa fatica e sacrificio arrivare al rifugio, ma poi c’è sempre un quaderno su cui la penna lascia un segno per la gioia di vivere e di aver goduto della Bellezza di Dio.

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  2. non credo che il dolore sia una forza, quanto l’amore. E’ più potente della morte- come recita il Cantico dei Cantici. Il dolore è piuttosto un passaggio obbligato per giungere a quella perfezione che però appartiene solo a Dio. Il dolore dell’amore è diverso dal dolore di cui parla l’eremita: quella sua angoscia lo fa ripiegare solo su stesso, quell’angoscia che è solo paura di donarsi, di amare totalmente. Perde una occasione di vita importante, ed Abelardo ancora una volta gli mostra uno spiraglio per fare di quella angoscia un abbandono, una fiducia. Come è difficile essere aperti ai cambiamenti quando l’angoscia è padrona di noi:restiamo come paralizzati, le braccia inerti, lungo i fianchi e lo sguardo spento dalla paura. Abbiamo allora bisogno di un’anima che ci trasfiguri, che ci faccia prendere coscienza di chi siamo e di cosa possiamo fare per chi amiamo, anche se abbiamo paura ad ammettere che, sì, anche noi, amiamo!

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  3. mi pare importante il concetto per il quale la sapienza giunge a chi ha in mano il filo della carità. Prima l’amore – dice San Paolo – poi tutto il resto. Tutto può la carità. Deve venire prima di ogni cosa:a chi si sente un muro di gomma dico che la carità è ancora lontana, ma non assente. Dio non permetterebbe mai questo. Essendo a Sua immagine e somiglianza siamo chiamati ad emularLo attraverso il Vangelo ed il cambiamento è sempre possibile:basta volerlo, basta desiderare di allargare le braccia verso quei legami indissolubili che sono segno vivo di Dio. E’ da quei legami che bisogna partire quando ci si sente il cuore di gomma. E’ un cuore che non batte, atrofizzato, un cuore che non sente il bisogno di rigenerarsi nella preghiera. Si può cambiare – dice Abelardo – con la preghiera tutto è possibile, come ben dice Gesù nella parabola del fico sterile (sterile come un muro di gomma) : Mt. 21, 18-22.
    Allora sì che potrai ricominciare a guardare in te stesso, come solo i bimbi sono capaci di fare!
    Davvero una splendida pagina!

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  4. aprire le braccia è il gesto che più frequentemente fanno i bambini, quando corrono incontro a chi amano. E’ un gesto che significa fiducia nell’altro ed anche accoglienza dell’altro, ha questo duplice aspetto che sta poi alla base della relazione vera, che è scambio, scambio di affetto e di fiducia. Il bambino si dona e accoglie contemporaneamente nel suo spalancare le braccia:non so se questo sia l’amore perfetto, ma sicuramente è l’amore spontaneo, sincero, dirompente di chi si affaccia alla vita. Da adulti non siamo più capaci di tali slanci e si diventa muri di gomma.Fortunatamente qualcuno si salva da questa degenerazione…più di qualcuno! Ed è proprio questo qualcuno a far sì che il muro di gomma ritorni per un attimo ad essere di carne, ritorni ad essere quel bimbo spensierato e fiducioso nella vita. Credo si diventi di gomma quando si sono perse le speranze e con esse la fede.

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  5. credo che talvolta non sia facile guardare in se stessi, troppa vergogna proviamo e il dolore preferisce chiudere il libro e la carta si trasforma in gomma…tutto rimbalza sulla nostra sterilità e non siamo che anime che anelano a Dio in cerca di auto. Più siamo freddi e più abbiamo bisogno di calore:questo trasmette il nostro corpo:un desiderio infinito di calore che non sappiamo ricambiare. Per fortuna qualcuna ci raccoglie e prova a donarci una speranza, diventa un segno che siamo ancora a Sua immagine e che ancora abbiamo qualche possibilità per farci perdonare tutto l’amore che abbiamo omesso perchè troppo ripiegati esclusivamente su noi stessi.
    Complimeti, ragazzi, ancora una volta per questa bella pagina che mi avete donato.
    Furio

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  6. e forse è proprio un VICO, un vicolo quello che conduce all’amore perfetto, una strada stretta e in salita, una strada che quasi sfugge agli occhi del viandante distratto che cerca altro nella vita…la sapienza non si impara sui libri, come non si impara sui libri ad amare. Si può scrivere poi, semmai, quel che si è appreso, perchè possa aiutare gli altri a scegliere la propria strada verso Dio. Perchè la meta rimane solo Dio. Mille sono i “vicoli” che a Lui ci possono portare…e vi ringrazio perche con questa pagina mi avete fatto pensare e ringraziare quanti hanno con me legami indissolubili:sono poi poche anime a ben pensarci…anime preziose, segni del Dio vivente in mezzo a noi. Anime che mi hanno preso per mano, che anch’io ho guidato e con le quali la strada verso Dio è stata meno impervia e ricca di esperienze belle!

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  7. aprire le bracciqa dovrebbe essere un atto così naturale, così spontaneo, così prepotente…è come se l’eremita avesse perso tutto ciò, ma ne rimane nel suo sguardo un barlume che qualcuno può ancora cogliere. un segno di speranza, certo, ma un monito soprattutto al cambiamento. Non conta altro nella nostra vita che aver imparato ad amare. Nient’altro! Potremmo arrivare da Dio con le mani pieni di onorificenze, pacchi di stima ricevuta, trofei collezionati, soldi e ricchezze accumulate…ma ciò che avrà importanza sarà solo se abbiamo imparato ad amare. Essere ignari della vita significa di fatto essere ignari dell’amore, sfuggire a un dolore che è liberazione ed autenticità.

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  8. bella questa pagina, è molto lirica e quella foto è una trovata geniale, perchè a leggere dell’eremita a uno gli verrebbe da pensare al dolore, ma Abelardo capovolge il suo punto di vista:dal dolore all’amore. Non si imopara ad amare che con molto dolore:è doloroso abbandonare se stessi, sacrificare se stessi, mettere in primo luogo l’altro anzichè se stesssi. All’inizio è faticoso, perchè si procede con la coscienza che dubita e non col cuore che invece non ha mai dubbi. I dubbi del cuore non esistono. Il cuore sa sempre dove sta la verità, spesso una verità scomoda che la NOSTRA COSCIENZA TENTA INVANO DI CELARE. Invano!

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  9. il mondo è fatto di legami indissolubili. Belli questi legami, veri, questi legami, fraterni, di sangue. Che cos’è un legame? Il fatto di avere una madre, un padre, dei fratelli, dei parenti, ma anche il fatto di trovare persone in questo nostro cammino con le quali fare strada insieme, tanta strada, per anni, , gli uni accanto agli altri, dividendo sudore e sorrisi, pacche sulla spalla e mazzate. Nella mia vita sono stati questi legami a dare un senso alla mia persona, a farmi sentire vivo ed ancora necessario, a trasmettermi la gioia per la vita stessa quando mi sentivo come un muro di gomma. Senza questi legami, veri e indissolubili, non sarei qui ora, con il desiderio di interrogarmi sulla mia anima e sull’amore di Dio, con la voglia di mettere in discussione il mio essere muro di gomma e con le braccia aperte gridando “GRAZIE” a quanti mi hanno saputo accogliere e aiutato a migliorarmi.

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  10. bella e commovente questa pagina…la fotografia è davvero originale e richiama l’Amore di Dio. Forse anche Dio Ama con dolore e Dio è immensa ed infinita sapienza:la sapienza di Chi sa attendere che il figlio torni con le braccia aperte e senza timore, ma con la fiducia che ci sia ancora qualcosa da scrivere sul suo cuore.
    L’amore perfetto credo lo conosca solo Dio, noi vi tendiamo e questa tensione costa sacrificio e fatica, ma poi ripaga. So che esiste un amore fatto di privazioni, quello dei genitori per i propri figli, un amore fatto di contemplazione, di preghiera assidua e costante, un amore che è fatto di gesti concreti, dello spogliarsi dei propri beni per darne a chi non ne ha, un amore fatto di condivisione, di ascolto e di silenzi, di parole giuste dette al momento giusto. Dio ha fatto sì che potessimo fare tutto ciò in vita nostra, c’è sempre una possibilità che Egli ci offre per imparare ad amare. Sta a noi coglierla come un fiore prezioso che germina amore soprattutto nel nostro animo.

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  11. C’é sempre un passeggero a dirci che nulla é inutile in noi, che anche nei momenti in cui ci sentiamo aridi e quasi arresi all’angoscia del vivere siamo in grado d’esser d’aiuto a qualcuno, Anche se il nostro corpo fosse ridotto ad un nulla e la nostra anima fosse persa in un dolore incapibile, mai cessiamo d’essere i Suoi strumenti, Lui ha sempre fiducia in noi , Lui sempre ci Ama.
    Grazie per questo squarcio di Speranza che sembra aprire il mondo intero. Alberta

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  12. mi sembra bello lo spiraglio di luce e calore che l’eremita intravvede in sè stesso: anche nei momenti più bui c’è qualcuno che può darci un segno che la nostra vita è preziosa, che nonostante la gomma di cui siam fatti c’è la possibilità di un ca,biamento. Io credo che il vero cristiano sia quello disposto alla conversione, al cambiamento. Non è da cristiani dire “Io sono così e non posso cambiare”. Ci viene sempre e di continuo offerta da Dio la possibilità di mutare la freddezza in calore, le stesse persone, gli incontri che Dio ci pone accanto, parlo di quei legami indissolubili a cui accenna Abelardo, sono segni che possiamo operare in noi un cambiamento, grazie alla grazia che tali legami fanno scendere sulla nostra persona. Lo Spirito circola tra due persone che sono in relazione autentica, che parlano, condividono, si stimano, si cercano perchè sono vere! Ci tengo a sottolineare tutto questo in un momento in cui gli incontri e le relazioni si fanno via internet:nulla di autentico, nessuno Spirito aleggia tra parole scritte che spesso dipingono di noi un’immagine alterata, inautentica.

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