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L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte ottantaduesima) L’eremita


Spesso sogno che esista una vita così semplice e vorrei davvero immergermi in essa senza rimpianti… vorrei ritrovare la mia anima candida ed ingenua in un luogo dove la purezza sia una condizione naturale… potrebbe forse trattarsi solo di una età… e il Paradiso terrestre potrebbe essere una metafora per spiegare all’uomo le inesorabili tappe dell’esistenza… l’inevitabilità delle responsabilità e le conseguenze immancabili di una scelta sbagliata; forse anche Caino e Abele non sono altro che i due volti di uno stesso uomo entrambi intoccabili per gli occhi del Padre che paziente attende ancora il pentimento e l’autentica adesione del cuore…forse anche Adamo ha sognato per tutta la vita di tornare nell’Eden e ci ha lasciato in eredità questo desiderio… penso spesso a fuggire dal  mondo  anche se mi rendo conto che in realtà voglio fuggire da me stesso… e allora rinuncio perché metterei una pezza nuova su un vestito lacero.

Abelardo
Il tuo cuore è un eterno paradiso in cui puoi decidere di vivere o di morire. Non è lontana la destinazione del Padre, raggiungila e saprai di essere vivo. Vivo in Cristo… Vessillo che difende ed accarezza. Non c’è strada per chi lascia il cammino…vagare è inutile ed improduttivo nella lontananza da quel Dio che mai ti abbandona. Il cammino non è agevole perché bisogna guadagnare l’infinito, ma non ci sono false promesse in fondo, la fatica troverà sempre un compimento. Dio non Si nasconde e Si lascia cercare in tutta libertà.
La vita è le parole sono simboli di Qualcosa che ci attende. Sulla terra non serve scoprire il vero significato di questi simboli, utile è invece la percezione di un rimando, perché Dio non Si incontra con i sensi che la natura che ci mette a disposizione… Dio Si intuisce, non ha un corpo, né un profumo, né una voce. L’intuizione non possiede né una forma, né un colore, ma mette in moto le idee e lo spirito fino a che non si confondono nella creazione. Ripercorrere il cammino di Dio nel nostro piccolo ed ogni giorno essere felici di quel poco o di quel tanto che abbiamo realizzato non può che portarci nella giusta direzione…l’intuizione, lo spirito creatore ha bisogno del fango… non scordarlo mai… devi calarti nell’uomo per l’uomo, accettando ciò che sei e ciò che sono gli altri, spesso inconsapevoli, ma sacri destinatari della tua fatica. La purezza non esiste in astratto, se non nel sorriso di chi onora i talenti. Stringi il vuoto e sentirai la forza delle tue mani…

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  1. Vi lascio alcune indicazioni per la serata sulla tematica trattata dal post.
    Per Gesù la felicità è legata ai poveri, agli afflitti, umili, puri, misericordiosi, pacificatori, purificati (Mt 5,3-12). Egli dice di venire per dare compimento alla Legge (Mt 5,17), ma ordina di fare cose che sembrano impossibili (Mt 5, 22-48):mai irritarti con gli altri, mai offendere il fratello, riconciliarsi sempre con chi portiamo astio, non guardare una donna col desiderio di possederla, non resistere al malvagio e se ti percuote la guancia destra porgigli anche l’altra, a chi vuole toglierti la giacca dagli anche la camicia, ama i nemici, perdona sempre (Mt 6,12), non fare ma nulla er essere notato dagli altri (Mt 6,1), scegli tra Dio e i soldi (Mt 6,24), non giudicare mai nessuno(Mt 7,1-12), sii perfetto come il Padre celeste(Mt, 5,48). Altrove aggiungerà altre parole: gli ultimi saranno i primi (Mt 10,31), il più piccolo è il più grande (Lc 9,48), per essere grande bisogna essere servo di tutti(Mt 23,11), bisogna perdere la vita per riaverla, ma perde la vita chi la conserva come un possesso personale (Mt 16,25).

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  2. forse desidero solo che il mio cuore sia come quel campo: pieno si solchi, pronti a ricevere semi, prontoi a dar frutto, un cuore arato, un cuore che è allegoria della fatica che comporta l’imparare ad amare. Così vorrei arrivare a Dio:nelle mani un cuore come quel campo, terra fertile e erba da mangiare, ricchezza di doni per gli altri…per me stesso tengo il freddo dell’inverno, il tepore della coltre di neve, la secchezza dell’estate, l’umido della pioggia che rigenera e disseta per poter dare e poi ancora dare…e offrire a Dio l’intera vita mia, che altro non è stato che imparare a vivere secondo il Vangelo. Questo sogno sarebbe per me il più bello da realizzare!
    Nicola P.

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  3. questo Qualcosa che ci attende dovrebbe farmi riflettere. Dimentico sempre che Qualcuno mi attende, che dovrò presentarmi a Qualcuno con le mani piene del mio cuore…devo preoccuparmi del mio cuore, di ciò che c’è dentro.

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  4. mi piace l’idea di avere un cuore che sia un eterno paradiso in cui poter decidere di vivere o morire. Laddove vita e morte coincidono, perchè se decido di amare sono disposto a far morire la parte egoistica di me. E quindi vivere non è altro che donare, che amare ed il paradiso stesso non è che il luogo – come diceva Dante – dell’Amore perfetto. Probabilmetnte qui sulla terra non sappiamo realizzarlo, ma non dobbiamo vagare…dobbiamo tenere fissa la meta.

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  5. E’ proprio vero, siamo un dono, ci siamo dimenticati di quello che siamo stati per i nostri genitori, siamo venuti al mondo come i doni piú preziosi, e continuamo ad esserlo ogni giorno nel cuore di Dio, non solo per noi stessi ma perché strumenti di nuovi doni, di nuove vite. Ogni giorno ci é data la possibilitá di riscoprirci come dono grazie alle persone che fanno parte della nostra vita. E’ attraverso il loro amore che possiamo riscoprire ció che di piú puro é in noi, attraverso la loro fiducia, la loro pazienza, il loro guardare senza giudicare. Questa é la nostra responsabilitá perché anche noi possiamo far si che il nostro prossimo ritrovi il meglio di se.
    E’ una grande responsabilitá, ma basta essere in pace con se stessi, umili, che questa responsabilitá diviene parte della quotidianitá come ogni altra azione, parte di noi senza che neppure ce ne accorgiamo, perché nient’altro siamo che strumenti, a noi sta decidere di cosa! Alberta

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  6. Dio si intuisce, è vero, ma si incontra, è possibile incontrare la Bellezza e la Carità ogni qual volta Egli si manifesti e si incarni. Siamo tutti, tutti indistintamente strumenti di questa incarnazione…abbiamo immense possibilità di donare felicità a chi ci sta accanto!

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  7. non è lontana la destinazione del Padre: la via per essere felici ha un solo modello: Cristo che dona tutto – persino la propria vita – per il bene di tutti.
    Difficile da seguire, ma Dio non ci lascia mai soli su questa via, ci tiuene sempre per mano. E’ una pagina che mi rende serena. grazie!

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  8. in classe abbiao parlato alungo delle Beatitudine partendo proprio da questo post. Ci sembra che le Beatititudini non debbano essere intese come rivolte solo ad una ristretta cerchia di persone, ma che sia un messaggio universale. Paolo

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  9. la via per arricchirsi davanti a dio è una sola: seguire Gesù, il primo povero ed umile di cuore, totalmente impegnato a fare la volontà del Padre. Sono tanti i sentieri lungo i quali si sviluppa questa via.
    Una ad esempio è la crescita nella propria coscienza filiare, l’altra è rappresentata dall’operosità della fede…spero che i ragazzi possano intervenire a tal proposito.

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  10. Chi vive nello spirito delle Beatitudini si abbandona alla PROVVIDENZA di Dio. Cosa mangiare, bere o indossare non sono un problema. Non è un invito alla pigrizia o alla sterile inedia quanto un incoraggiamento a cercare prima la Verità, puntando su ciò che più conta: l’amicizia, gli affetti, il perdono, la solidarietà, la purezza del cuore, la povertà dello spirito. Rispetto a questa cose il possesso del denaro è davvero relativo – anzi, può diventare causa di allontanamento dalla via giusta – una tentazione che chiude il cuore nell’egoismo impedendo di realizzare l’anelito più profondo della vita che è l’amore, il dono di sè per l’altro, l’amore verso Dio.

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  11. la vita secondo lo spirito delle Beatitudini, e secondo lo spirito francescano, è una sorta di stravolgimento della “logica esistenziale” di ognuno, chiamato a”dare più che a ricevere”, ad addossarsi anche i pesi di quelli che non ce la fanno nella vita, a giocare in perdita nel dono di sè, sapendo che la vittoria sul male è garantita per coloro che credono in Lui, già qui sulla terra e, definitivamente oltre la morte, nell’eternità della vita eterna.
    Grazie per avermi invitato a visitare questo bel luogo dello Spirito.
    Padre Ariel

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  12. desiderabili su questa terra. Credo sia questo lo stato di purezza e felicità dell’Eden a cui allude l’eremita. Ma l’interpretazione cristiana della beatitudine richiede una logica nuova, differente da quella ordinaria propria del mondo: beati non sono i fortunati nella vita o i ricchi o quelli che hanno successo in questo mondo. Ci tengo a sottolineare ciò ed è molto importante. Beati sono piuttosto coloro che nel nome del Signore hanno fame e sete, piangono, sono costruttori di pace, espongono la loro libertà all’annientamento per la causa del Vangelo, cercano giustizia anche a costo di morire.
    Si tratta, amici miei, di una nuova sapienza, inedita. Questo significa, per bocca di Abelardo, ripercorrere il cammino di Dio ogni giorno, nel nostro grande “piccolo”!

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  13. Felici, beati sono coloro che godono della beatitudine e sperimentano una condizione positiva di gioia, di pienezza di vita, di pace, di salvezza, di ricchezza, di fecondità e di saggezza nel raggiungimeto dei diversi beni desiderabili su q

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  14. Credo che tutto il Discorso della montagna sia la carta fondamentale del messaggio etico di Gesù ed esprimono la radicalità a cui la vita cristiana è chiamata, allo scopo di conseguire la santità e la perfezione voluta dal Padre.

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  15. come ogni uomo il cristiano ricerca la felicità e cerca le vie adeguate per viverla in questo mondo. Nella fede egli accoglie la rivelazione di Cristo e grazie allo Spirito Santo comprende la saggezza e la verità delle “vie” di Dio, che spesso secondo la logica che ora va per la maggiore, sono ritenute stolte od impossibili da percorrere.

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  16. Dio non si nasconde e si lascia cercare. Questo mi pare il punto di partenza di ogni cammino che si rispetti. Dio non si nasconde, non gioca a nascondino, è là negli occhi del bambino che fai giocare così come nell’espressione di dolore che disegna la bocca di un ammalato. Dio è in chiunque offra la sua vita per gli altri con gratuità. E’ nel povero che si accontenta della pioggia, perchè il suo tichettio lo rende allegro, è nel vecchio che gioisce per quella mano tesa e inaspettata nel momento del bisogno, è nel tramonto che tante volte abbiamo ammirato su questo post. Ed è nelle nostre parole, ogni volta che rendiamo grazie a Dio, ogni volta che diamo senso a questo “incontro”, un incontro che è virtuale, ma sincero:qui nessuno cerca di conquistare qualcuno, qui nessuno si finge ciò che non è. Si riflette sulle parole di Abelardo, su versi su immagini che ci toccano in qualche modo l’anima, e lo si fa non perchè abbiamo bisogno di mostrare chi siamo e come siamo, ma perchè siamo alla ricerca di quella purezza a cui anela l’eremita. Ecco, mi pare che sia importante (in relazione a quanto diceva Alessandra) sottolineare la purezza dei nostri incontri, che non sono astratti, sono solo parole, è vero, ma spesso sono preghiere.

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  17. mi piacerebbe davvero che la vita fosse così semplice e ritrovare il candore dell’anima che da bimbi abbiamo, ritornare a quella purezza…la vita ci macchia, ci corrompe, ci rende impuri, ci contamina con la cattiveria, l’invidia…quel candore, quella purezza spariscono presto dalla nostra anima e forse per tutta la vita desideriamo riconquistarle, ma questo è possibile, a patto di grandi sacrifici. Quando in passato vedevo le fotografie che Carlo e Giulia pubblicavano di quei luoghi così selvaggi e quasi incontaminati, quegli scorci di terra e di mare che sapevano di purezza, di Natura e di Bellezza, allora sì, pensavo che attraverso le opere di Dio è possibile ritornare perlomeno a respirare l’antica e perduta purezza primordiale, ma deve essere un desiderio, uno stimolo che parte dal di dentro. La natura aiuta molto, ma dobbiamo in primis noi purificare, mondare la nostra anima, renderla trasparente, fare in modo che essa sia solo lo specchio degli occhi di Dio. Nell’incontro con gli altri è questo che dovrei desiderare, solo questo. Dovrei desiderare l’incontro e la relazione non per soddisfare me stessa, ma per permettere a quella purezza che ho dentro di emergere e di essere segno di Dio.

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  18. paradiso ed inferno, come Caino e Abele sono parte, facce della medesima realtà:questa è la nostra vita, un’alternanza di bene e male, di gioia e dolore…siamo il tutto ed il nulla allo stesso tempo, possiamo in noi attingere al tutto o al nulla, sta a noi scegliere. Ritorniamo così al discorso del libero arbitrio. Se stringiamo il vuoto tra le mani saremo pieni…come per le beatitudini, pensateci, “beati gli afflitti…” la negazione per l’affermazione. E’ proprio vero che l’ottica di Dio non è simile a quella umana, nella maggiorparte dei casi, è proprio vero che non siamo capaci di rinunciare a noi stessi per Dio, a spogliarci di noi per l’Altro…quanto Vangelo abbiamo ancora da masticare!

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