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Benedizione/Ad Deum


Benedizione

Ora non temo
la morte
perché mi hai
benedetto.
Fu una carezza
a rivelarci
il testamento di Dio.

Ad Deum

Con gli occhi
dipingi la morte
mentre le mani
cercano
nelle mie la quiete:
accompagnare
la tua anima da Dio
dona senso
all’intera spaventosa vita

Comments

  1. carlocuppi says:

    sento invece personalmente molto mio, mio personale, quell’accompagnare l’anima del morente nelle mani di Dio. A me è capitato con mia madre, dopo un’agonia durata anni, dopo sofferenze atroci…credevo che nulla mifosse rimasto tra le mani alla sua morte, ma in effetti il dono che lei e Dio mi hanno lasciato è non solo la sua eredità spirituale che vado trasmettendo a mia volta ai miei figli, ma lo stesso fatto di averla accompagnata nel trapasso. Credo sia stato un privilegio il mio!

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  2. carlocuppi says:

    Vorrei fare una riflessione partendo dalla prima lirica, sul fatto che nel momento della morte occorre perdonare e ricevere il perdono di amici, conoscenti, avversari. Tutto in atteggiamento di “benedizione”, cioè di dire bene e non ricordare asti e rancori.

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  3. sicuramente la morte di un nostro compagno sarebbe un’esperienza terribile, ma conterrebbe in sè il miracolo di vederci tutti raccolti intorno ad un’eredità spirituale che ci segnerebbe sino alla fine dei nostri giorni. Chiara

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  4. probabilmente anche queste morti premature rientrano nel misterioso disegno divino che noi non possiamo comprendere…forse l’unica è cercare di individuare il messaggio che la morte contiene. Andrea

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  5. per noi è veramente inconcepibile la morte soprattutto quella di un nostro coetaneo, di un bimbo. Ci pare inaccettabile che Dio possa desiderare delle morti premature. Daniela

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  6. per vivere il nostro morire è necassario avere ben presente che al termine della vita ci salveremo spiritualmente solo se nel nostro intimo riusciremo a trovare qualcosa di così vivo e vitale che ci dia la cetezza che non moriremo completamente. Rimarranno gli affetti, i progetti di vita realizzati, le testimonianze date, i compiti assolti. Nelle nostre esperienze quotidiane forse bisognerebbe imparare a delineare la morte perch
    è in tal modo potremo vivere ogni esperienza come una palestra per essere all’altezza della morte. Nicola P.

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  7. Nella prospettiva dinamica ed evolutiva della cultura attuale questa concezione non è più proponibile. La perfezione non sta all’inizio, bensì alla fine e il senso della storia umana sta nel condurre gli uomini a questa meta. I racconti biblici della Genesi vengono letti oggi in questa prospettiva: sono più prospettive che descrizioni di fatti accaduti. Già nella tradizione ebraica la morte veniva considerata come una necessità di natura senza alcun rigerimento al peccato umano;nel Nuovo Testamento come conseguenza del peccato è indicata la morte che porta al distacco da Dio, fonte di vita.

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  8. Nella tradizione cristiana era prevalsa la convinzione che la morte fisica fosse una conseguenza del peccato umano e quindi una punizione di Dio (Gn 2-3):la morte era vissuta come un evento ingiusto e non naturale. Questo pensiero proveniva dal mito della situazione perfetta (età dell’oro; paradiso terrestre…)in seguito negata all’uomo. Enrica F.

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  9. L’apprendimento della morte non suppone solo la consapevolezza che essa rappresenti il termine necessario del cammino umano, ma implica anche e soprattutto la capacità di vivere in modo positivo le sue numerose anticipazioni.

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  10. Teilhard de Chardin affermava che “saremo sempre schiavi della paura della morte finchè penseremo di essere corpi dotati di anima e dimenticheremo che siAMO ESSERI SPIRITUALI CHE STANNO FACENDO UN’ESPERIIENZA CORPOREA. ”
    Se ci convinciamo che siamo esseri spirituali ameremo la nostra realtà fisica come un dono meraviglioso che ci dà l’opportunità di sperimentare nel corpo sensazioni, sentimenti, emozioni e non ci sembrerà allora così strano tentare di imparare a morire per vivere bene e per poter disporre dei criteri necessari per le scelte quotidiane.

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  11. Nella discussione in classe è emerso come il problema del morire oggi sia legato ad una visione laicista della vita, ad una aspirazione ad un’impossibile onnipotenza, al rifiuto di ogni sofferenza ma anche all’estinzione della speranza di una vita oltre la vita stessa. Patrizia

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  12. Di sicuro anche in passato la morte non era un processo spontaneo ed indolore. Ma probabilmente era diverso l’atteggiamento dell’uomo davanti alla morte sia perchè era vista come un fatto fisiologico e naturale sia perchè era cionsiderata come una prova per accedere ad una vita diversa o come cessazione degli affanni della vita o come compimento dell”esistenza terrena. Alberto

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  13. Lo si apprendeva guardando come morivano coloro che vivevano con noi. Le morti erano pubbliche ed i bambini non erano tenuti lontani dai morenti. Paola

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  14. abbiamo riflettuto ieri in classe su come si muore oggi e come si moriva una volta. Abbiamo già detto che oggi la morte ci viene proposta come uno spettacolo in ogni momento della giornata. Forse quasi per anestetizzare il pensiero stesso della morte. In “altri tempi” invece forse “si sapeva” morire. Laura

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  15. ringrazio di cuore Filippo per le indicazioni testuali date…in effetti ho trascorso buona parte della serata nella lettura e meditando sul fatto che la qualità della nostra vita è diversa se la si vive con la coscienza della nostra limitatezza.. Riflettere sulla morte nostra, dei nostri congiunti, di coloro che amiamo rappresenta sicuramente:
    – un approfondimento della nostra fede
    – un’occasione privilegiata per aiutare il coniuge ed il prossimo
    – un mezzo che ci porta a pregare sempre di più
    – una grazia da afferrare per far crescere in noi l’amore di Cristo

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  16. Mi permetto di dire ancora una cosa prima di ritornare domani con maggior calma. La nostra società si dimostra spesso così indifesa contro la morte da non parlarne. Ma la morte, per il cristiano, non è la fine della vita, quanto il passaggio vrerso la Vita definitiva con Dio e verso la Risurrezione. Qui la nostra fede si esprime in tutta la sua pienezza. “Io non muoio, entro nella vita” – diceva S. Teresina del B.G. E certamente la morte fa paura, lo stesso Cristo ne ha avuta, l’ha temuta dicendo “Padre, allontana da me questo calice”. Ma la speranza nella Risurrezione deve essere per noi la prospettiva della morte. Vi lascio alcuni riferimenti biblici, se qualcuno questa sera avesse tempo e desiderio di riflettere ancora un po’ con l’aiuto della Parola. I Cor 15, 12-25; Eb 11,1; Gv 17,24; Lc 21,36; Mc 13, 33-37; Fil 1,21

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  17. alessandrarisso says:

    Vi riporto un passo di un libro che ha me ha molto colpito (forse Carlo e Giulia lo conoscono gia..), La morte amica di M. de Hennezel:” La morte la nascondiamo come se fosse vergognosa e sporca. Nella morte vediamo solo dolore, assurdità, sofferenza inutile e penosa, scandalo insopportabile: è invece il momento culminante della nostra vita, ne è il coronameto, quello che le dà senso e valore.” (perchè lì, in quel momento, pur essendo di una fragilità unica, di una povertà, di una impotenza unica, siamo grandi nella nostra dignità e nella nostra umiltà!). “Resta comunque un immenso mistero, un grande punto interrogativo che ci portiamo dentro nell’intimità più profonda.”

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  18. emilioconte says:

    inoltre il morire sarà sempre accompagnato dalo strappo degli affetti, dall’interruzione di progetti, da speranze mai realizzate. Ma soprattutto è sempre difficle rompere tutta una serie di legami che abbiao stretto con le persone, con cose, con eventi storici che se da una parte ci hanno immerso nella vita e ci hanno ad essa legati, dall’altra ci hanno asicurato contro la paura di quel nulla eterno ed hanno solo rimandato a poi la presa di coscienza della nostra realtà e del nostro limitr… Diceva il Piccolo Principe:” Non sapevo bene che cosa dirgli, mi sentivo maldestro, non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo:il paese delle lacrime è così misterioso”…Per essere uomini occorre amare profondamente ed appassionatamente la vita, tutto della vita, anche le lacrime, ben sapendo che, anche se ne usciao feriti, questo è l’unico modo per vivere la vita completamente.

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  19. emilioconte says:

    La realtà del morire resterà sempre un evento che mette a nudo i nodi irrisolti della nostra vita e su questo probabilmete si fonda la sua assurdità e tragicità. Infatti in prossimità della morte esplodono tutte le contraddizioni che non si sono volute risolvere nel corso dell’esistenza o che non si è potuto per educazione familiare, religiosa, per paura, per limiti di carattere. Nel corso della vita non sempre si riesce a metabolizzare quei segni presenti in essa che ci parlano di inizio e fine, di crescita, di perdita, di nascita e morte, perciò diviene certamente tragico dover affrontare in modo veloce e sofferto tutta una serie di problematiche che si sarebbero dovute interpretare in tempo.

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  20. alberossia says:

    e tante volte è questa spaventosa vita che mi pare un inferno…questo alimeta in me la speranza che dopo andremo a stare meglio, grazie al fatto che la misericordia di Dio è immensa, l’uomo neppure può comprendere quanto grande sia…Enzo Bianchi proprio sotto Natale in una trasmissione televisiva ha detto che l’Inferno non esiste…ed ha colmato il mio Natale di grande speranza!

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  21. alberossia says:

    Non so perchè ma l’idea della morte io l’associo a quella del giudizio. Come diceva San Giovanni della Croce “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, ossia sul rapporto d’amore che nella storia terrena abbiamo costruito con Dio e con gli altri uomini, realizzando quel comandamento, o meglio quel testamento che Gesù ci ha lasciato. L’uomo è ciamato a valutare l’amore dato, ricevuto, mancato, determinando la condizione eterna del suo esistere…questo la tradizione cristiana indica nella realtà del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno.

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  22. Il secondo passo è di K. Jasper: “L’immortalità non è una parte del nostro sapere, ma una ricchezza del nostro amore”

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  23. A questo proposito cito due passi:
    Amare un essere è dire “Tu non morrai”…se io acconsentissi al tuo annullamento io tradirei il nostro amore e pertanto è come se ti abbandonassi alla morte. (G. Marcel)
    Questo vale nei rapporti tra familiari in primis, ma ancor prima è l’ottica del Padre nei confronti dei Suoi figli.

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  24. Da questo punto di vista nasce una realtà di una bellezza sublime: l’uomo sente di essere una possibilità in continuo divenire, un processo mai concluso, un progetto mai pienamente realizzato.

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  25. L’amicizia, l’amore, la solidarietà, la compassione, la libertà fanno sperimentare all’uomo la differenza dalla pura materia e lo colocano nella dimensione dello spirito. Grazie allo sirito l’uomo trascende se stesso e la dimensione spazio-temporale che lo delimita, per aspirare con tutte le sue forze all’eternità.

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  26. L’immortalità, non dimostrabile attraverso argomentazioni razionali, è la risposta a quelle esperienze in cui l’uomo percepisce in se stesso il desiderio di oltrepassare i limiti del tempo e dello spazio, in cui percepisce che c’è una dimensione che sfugge a qualsiasi definizione, una dimensione che chiede il superamento della pura fisicità: lo spirito.

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  27. secondo gli studi di antropologia religiosa c’è nell’uomo un forte ed evidente desiderio di trascendenza, ossia il desiderio che il suo essere non si estingua. Tale speranza non può essere confermata da prove o dimostrazioni, ma poggia su alcune esperienze e sulla consapevolezza che l’uomo ha di sè.

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  28. Da sempre l’uomo si è posto il problema della propria sorte dopo la morte. Già le civiltà primitive avevano presenti nozioni dell’esistenza dell’anima dopo la morte fisica, come attestano le antichissime pratiche di sepoltura dei defunti, come ad esempio l’uso di cospargere il cadavere di ocra, simbolo di vita; la sepoltura in posizone fetale e orientata ad Est, per indicare la speranza della rinascita.

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  29. Esiste o non esiste l’aldilà? La riflessione umana ha alternato risposte diverse, lasciando il disacorso aperto…aperto alle religioni, alla fede, perchè ben si capisce che nessun ragionamento può arrivare a dimostrare o a negare l’esistenza dell’aldilà. In qesto ambito qualsiasi posizione (pro o contro l’aldilà) è assunta per fede.

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  30. irlandiana says:

    Vi prego di non interrompere i vostri commenti a causa del mio, sono molto belli e mi hanno aiutata a condividere pensieri che é importante non restino soffocati soprattutto ora che sono dinuovo lontana, ma sempre vicina a tutti voi. Alberta

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  31. Questo Natale é stato alquanto speciale. Vivendo lontana da casa é sempre viva nel mio cuore la preghiera di essere presente allorché una persona che amo sia richiamata a Dio. Questo Natale sono stata graziata due volte. La prima perdita é stata testimoniata da me, Carlo e Giulia, era una nostra amica. Il giorno dopo Carlo ha scritto la poesia riportata sopra alla quale io risposi scrivendo un’altra poesia, la mia prima poesia.
    “Preparazione”
    Partecipai al tuo rituale
    in un’ora mi hai rivelato
    la tua vita.
    Resterá tra le mie dita
    sul mio volto
    e la morte
    non fa piú paura.
    Non si puó pensare di essere in qualche modo pronti per condividere un momento tale, non si é mai pronti, come non si é mai pronti nel dare alla luce un figlio, ci si ritrova nella situazione e basta, e si scopre allora che l’essere pronti dipende da noi ma che non siamo soli, cosí come una madre é aiutata dal vagito stesso del suo piccolo, la persona morente ci aiuta a capirire quel momento come parte della vita stessa, cos’altro é se non un’ulteriore rinascita, rinascita alla non sofferenza, alla luce. All’apparente mancanza di dignitá data dall’ambiente ospedaliero si sovrappone la mia, la tua presenza. Essere li é stato importante per me stessa, tenere la mano di questa persona, accarezzarle il volto, in una intimitá unica di quel momento. Il privilegio é stato mio. Una persona che muore non é mai sola, io penso che una schiera di angeli sia sempre presente a raccogliere ogni sospiro, che Dio stesso si faccia letto per sorreggere ogni inquietudine. Ho conosciuto la morte e non fa paura, ogni lacrima versata non é per loro ma per me, perché mi mancheranno, in modo materiale. Saranno sempre vivi nei mille ricordi che ho e che ora piú che mai hanno assunto un’importanza direi sacra, e veglieranno sempre su di me e sulla mia famiglia.Alberta

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  32. la morte e con essa la vecchiaia diventano tabù, perdendo però in tal senso il senso profondo dell’esistenza. Annalisa

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  33. Oggi dimenticare la morte non solo significa rimuovere ogni discorso sulla dimensione personale ed esistenziale, ma dare solo spazio alla figura del giovane sano bello ed efficiente. L’uomo non viene colto nel suo divenire(nascita vita e morte) nel suo essere collocato nel tempo, ma nell’illusione di un’immobilità della sua condizione migliore. Laura

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  34. La morte fa notizia, ma il racconto sulla morte non prevede mai una riflessione sulla sua dimensione esistenziale. Ognuno è invitato a vivere come se non ci fosse. Ivan ll’ic, protagonista del racconto di Tolstoj si trova ad affrontare nella solitudine la realtà della malattia e della morte. Si rende conto che ha vissuto in un sistema che considera la morte scandalosa:bisogna vivere come se non esistesse. La menzogna che lo circonda gli fa però comprendere la profonda perversione di un mondo che tenta in ogni modo di rimuovere il problema della morte, allontanando così anche la possibilità di cogliere il senso della vita. Enrica F.

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  35. Oggi si parla di continuo di morte, a tal punto che dinanzi ad essa rimaniamo quasi indifferenti. Carlo

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  36. alberossia says:

    Come diceva Bowles, noi detestiamo l’inesorabilità della morte e pensiamo alla vita come ad u pozzo inesauribile. Prendere coscienza del limite significa maturare la consapevolezza del nostro vivere e del nostro essere, passare dallo stadio infantile a quello adulto.

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  37. carlocuppi says:

    E’ importante cogliere la finitezza dell’esperienza umana nel mondo, non per affogare nell’amgoscia o paralizzare l’azione, ma al contrario per vivere e comprendersi con pienezza.

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  38. Solo l’uomo che progetta la propria esistenza tenendone conto i limiti, vive autenticamente: nell’ottica della morte egli può cogliere pienamente il senso dei propri progetti, delle proprie possibilità e dei propri progetti. Andrea

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  39. In realtà essa è la possibilità più propria dell’esserci, perchè svela all’uomo la necessità di progettarsi in un tempo finito. Federico

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  40. In tal modo la morte si delinea come possibilità della impossibilità: l’impossibilità incombe sull’esistenza e la minaccia. Elisabetta

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  41. Ma all’orizzonte di ogni uomo c’è la morte, che sembra vanificare ogni progetto. Carlo

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  42. egli aveva definito l’essere dell’uomo come poter-essere, cioè come possibilità che si realizza nella costruzione di vari progetti. Annalisa

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  43. Martin Heidegger parlò della morte come possibilità di cogliere il senso dell’esistenza e di vivere autenticamente. Paola

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  44. renatoscrepis says:

    mi viene in mente l’immagine di un pittore, un pittore che ha sempre dipinto, dipinto con le sue lunghe, affusolate, nervose e sensibili mani, un pittore che forse ora deve dipingere un bizarro autoritratto in cui il suo volto è il volto della morte, e le mani lasciano spazio solo agli occhi, fissi sulla morte, perchè le mani ancora hanno la forza di aggrapparsi alla vita, per quanto essa spaventosa sia….chi ha scritto questi versi ha il dono del Cielo di aver compreso cos’è la vita in profondità, di aver capito che essa è un quadro che dobbiamo dipingere e che alla fine portiamo in dono a Dio. Ci sono anime che hanno la dolcezza angelica di accompagnare alla morte i loro cari, anime che forse sentono la morte vicina, prossima…forse proprio per questo talvolta la vita diventa spaventosa, più spaventosa della morte stessa:che senso ha questa vita se non abbiamo nessuno da accompagnare ad Deum?

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  45. mi chiedo quale sia il testamento di Dio. Quale testamento Dio ci potrà mai lasciare? quello dell’amore….che però non dobbiamo mettere in pratica o scoprire nel momento della morte, anche se meglio tardi che mai! Andrea

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  46. personalmente più che la morte mi fa paura la sofferenza che prelude alla morte. Penso alla morte come a qualcosa di naturale, biologico, scontato, contro la quale nulla si può fare. Rimane solo da accettarla e basta. Luciano

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  47. io credo invece che il guardare alla morte come a una futura vita sia comunque uno sprone per vivere bene qui sulla terra, sfruttando al massimo le possibilità che ci sono offerte per guadagnarci la vita eterna. Elisabetta

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  48. Io rimango su posizioni epicuree:se ci sono io non c’è la morte, se c’è la morte la cosa non mi tange perchè tanto nulla sentirò. Carlo

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  49. non credo che sarei capace di accompagnare qualcuno alla morte, non ora..ci vuole maturità e sapienza, cuore grande per fare tutto ciò. Daniela

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  50. personalmente mi fa paura, mi fa molta paura l’idea di non sapere cosa ci sia un domani, l’idea del nulla eterno. Cristina

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  51. emilioconte says:

    quel senso da donare all’intera spaventosa vita mi ricorda tanto Lucrezio, quel poeta che nell’inconsapevolezza ha cercato a suo modo Dio, pur rimanendo fisso sulle sue posizioni epicuree…quel poeta spaventato tanto dall’idea della morte, da amare la vita e da non capirla fino alla follia, fino al suicidio, incapace di vivere e di essere sereno, Lucrezio ha cercato nella morte, che non gli faceva paura, un senso alla sua vita. Ma non ha avuto il dono grande di essere accompagnato da nessuno in questa scelta, è stata una scelta disperata e di immensa solitudine la sua!

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  52. Intanto un grazie di core a Carlo e a Giulia per come hanno voluto affrontare questo “capitolo”, per la “luce” che sulla morte questo post getta in modo tagliente. E’ un tema difficile questo. L’uomo tende spesso, anche inconsciamente, a rimuovere l’esperienza della propria finitezza; tale rifiuto incrementa di conseguenza la paura ed impedisce di accettare la morte come un evento radicato nella condizione umana e quindi la vita appare quasi spaventosa in uno stato d’animo del genere. Carlo e Giulia in realtà a mio parere in questa pagina hanno tentato di restituire un senso alla morte quasi vivendo la speranza dentro la paura. Di fatto in queste liriche gli autori cercano di comprendere essi stessi la tragicità dell’evento cercando uno stretto legame tra la morte e la vita, poichè è chiaro che per loro la vita è un cammino verso la morte, è una vocazione, un esistere per la morte. Troppo facile lasciarsi tentare da congetture filosofiche…meglio accogliere incondizionatamente questo mistero come un dono, forse, poichè vita e morte sono comunque nelle mani di Dio come eventi che l’uomo non si può dare, ma può solo ricevere!

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  53. alberossia says:

    In tal senso l’uomo è visto cme una macchina, i cui ingranaggi si logorano nel tempo. Ma come si può sostenere che la morte non interessa, non deve interessare l’uomo? Davvero non c’è differenza tra la morte dell’uomo e quella degli altri esseri viventi? Davvero la morte annulla il senso dell’esistenza per cui è davvero inutile vivere?

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  54. carlocuppi says:

    Ecco, il limite di questi filosofi a mio parere è quello di pensare alla morte come semplice fatto biologico e fine naturale di ogni essere vivente, ignorando però la dimewnsione esistenziale entro cui l’uomo la comprende e la pensa.

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  55. carlocuppi says:

    Sartre, nella stessa direzione, ha affermato che “la morte è un puro atto, come la nascita; essa interrompe la vita senza conferirle acuna inautenticità. E’ assurdo che siamo nati, è assurdo che moriamo. La vita non è che una “inutile passione”.

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  56. carlocuppi says:

    A sua volta Wittgenstein ha scritto nel suo Tractatus che “la morte non è un evento della vita, non si vive la morte”.
    Su questo io discordo a piena voce!

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  57. carlocuppi says:

    Mi soffermo sul fatto che la morte, in quanto fatto naturale, interessa ogni essere vivente e dunque non è riferibile solo alla realtà umana. Da questo presupposto derivano le posizioni di alcuni filosofi. Dopo la lettura colma di speranza che queste due liriche mi trasmettono, per la serenità e la consapevolezza con cui trattano con sensibilità e trasporto il tema della morte, inizio un excursus che credo coinvolgerà soprattutto i nostri ragazzi. Riprendendo ciò che Paolo ha detto inizio con Epicuro, il filosofo greco che sosteneva che l’uomo per raggiungere la felicità non deve interessarsi al problema della morte, neppure temerla dasl momento che “quando ci siamo noi non c’è la morte e quando c’è la morte non ci siamo noi”.

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  58. Quei due volti rivolti al Cielo, per me rappresentano la speranza dell’aldi là, la luce che prospettava Paolo, la luce che prospetta il Vangelo. La morte non fa paura, non mi fa paura la mia di morte se avrò la presenza accanto di chi più ho amato, se accanto a me ci sarà qualcuno che oltre ad accompagnarmi nella vita avrà il craggio e la vocazione, l’amore e la dedizione, il rispetto e la preoccupazioni di accompagnarmi e consegnarmi nelle mani di Dio. Solo per questo gesto allora sarà valsa la pena vivere. Solo per questo gesto! Nicola P.

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  59. Dobbiamo diventare secchi, come grani morti; solo allora, solo se saremo diventati morti o come morti, dalla terra e da noi stessi crescerà il nuovo seme che ci assicura i germi di cui abbiamo necessità. Senza questa accettazione e trasformazione della morte l’Occidente non avrebbe appreso l’arte della dolorosa ed al tempo stesso gioiosa trasformazione. Eeusi e i poeti, il Vangelo e i filosofi, ci assicurano che laggiù, nella notte che non è tale, c’è un nuovo inizio, una vita beata, una luce, una speranza, una luce mirabile che illumina il buio.

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  60. Bellissime sculture, quei due volti, all’unisono, rivolti ad Deum, quei due volti che sembrano implorare Dio di chissà quale grazia..forse la non-separazione, come avrà certamente desiderato Eloisa al momento del trapasso di Abelardo…chisssà…quante emozioni mi evocano quei due volti, prima tra tutte lo stare insieme, il vivere insieme, l’uno accanto all’altro certi momenti forti, come quello rappresentato dalla morte.
    Non mi soffermo su quel che provoca in me l’idea della morte, ma voglio ricrdarvi cosa accadeva tanti millenni fa…Una spiga innalzata al cielo e mostrata agli iniziati: questo gesto veniva fatto ad Eleusi ed è uno dei simboli della civiltà greca e cristiana. Intorno a questo gesto ruotano gli “aforismi” di tutti i tempi: “Dai morti proviene il nutrimento, la crescita ed il seme”. “La morte per i mortali non è un male, bensì solo un bene, una liberazione”. “Ciò ce tu semini non prende vita, se prima non muore”. “In verità, in verità vi dico:se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;se invece muore esso porta molto frutto”.
    Piace, in ogni epoca, celebrare questo ciclo di morte – resurrezione, proprio sotto l’emblema di questo ciclo nasce l’Occidente.

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  61. Talvolta fa più paura questa nostra fragile vita che non la stessa morte. Come diceva l’eremita forse morire talvolta diviene quasi una liberazione, quando non si sa vivere. Quando non si sa vivere la vita è spaventosa. E’ spaventosa quando non sappiamo reagire, rispondere alla vita stessa. Allora si vorrebbe davvero affogare, annaspare…ma questo, dice Abelardo, non è segno di mitezza. Il mite prende per mano chi sta per morire, è come se lo raccogliesse, se raccogliesse la sua anima, tutto il suo operato, tutto ciò che egli è e si facesse carico di affidarlo con la preghiera a Dio. Questo è considerare la morte amica: accompagnarti alla morte, con dolcezza, col sorriso, con la presenza, il tocco della mano, lo sguardo sereno…bellissimo sarebbe andarsene così. Bellissimo!

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  62. alessandrarisso says:

    dolce, dolcissima visione della morte, soprattutto questa pagina è la chiave per farci capire come si sta accanto a chi sta per morire, a chi ci lascia, lascia questo mondo ed ancora ha qualcosa da dire, da dare…noi gli staimo accanto e lo accompagniamo, lo teniamo per mano, quasi come se lo consegnassimo alle mani del Padre… mani, carezze, sguardi…cos’è l’aldilà, come sarà il “dopo”? quanta speranza in questi versi, la speranza che davvero caratterizza e deve caratterizzare questa nostra spaventosa vita.

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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI ...

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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La poesia nella natura

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